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Brand Safety: come proteggere il proprio marchio

Rete di recinzione in ferro
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Web, croce e delizia delle imprese e dei consumatori! Tutti noi sappiamo infatti che la rete è piena di perle, ma anche di immondizia: fake news, siti spazzatura, contenuti violenti, razzisti, xenofobi e molto altro ancora. Pensare che il marchio di una qualsiasi azienda che voglia vendere e per vendere abbia bisogno di comunicare sentimenti positivi e autorevolezza, possa finire accostato ad uno di questi contenuti immondizia dà immediatamente l’idea di cosa sia e a cosa serva la brand safety.

Cos’è la brand safety

La brand safety è un insieme di tecniche, utilizzate durante la pianificazione di una campagna advertising, per collocare correttamente le unit pubblicitarie di un marchio, come ad esempio i banner o i video. In particolare attraverso la brand safety si punta ad evitare che la pubblicità venga posizionata accanto a contenuti di natura razzista, violenta o sessista o, in ogni caso, tra contenuti inopportuni, poco affidabili o lesivi della verità e dell’oggettività.

L’accostamento a contenuti offensivi viene scambiato per endorsement

Secondo una ricerca di YouGov del 2017 oltre il 30% degli utenti è tendenzialmente portato a credere che una pubblicità posta accanto ad un contenuto sia una specie di endorsement per il contenuto stesso. Ovviamente questo vale anche per i contenuti offensivi che, sempre secondo la ricerca, urtano il 47% dei navigatori, lasciando in essi traccia di sentimenti negativi associati anche al brand e alla pubblicità che inavvertitamente si sono trovati su quella pagina.

Per questa ragione sono sempre più numerosi i manager e gli esperti di marketing che si adoperano per cercare di ottenere posizionamenti affidabili per le proprie campagne advertising. Anche in questo caso una ricerca del 2017 ci aiuta a capire quali siano le nuove tendenze: secondo la ‘Trust Media Brand’ le tre priorità che i manager considerano quando acquistano pubblicità sul web sono:

  1.  l’audience target delivery per il 64%, ovvero la possibilità di targetizzare con esattezza la consegna dei messaggi ad un tipo di pubblico individuato per specifiche caratteristiche socio-demografiche o comportamentali,
  2.  la viewability per il 54%, ovvero la possibilità che l’annuncio venga visto sullo schermo per almeno alcuni secondi e per una alta percentuale dei suoi pixel
  3.  la brand safe environments per il 46%, ovvero – come abbiamo già visto – l’attenzione a non accostare l’annuncio a contenuti inopportuni.

La rivincita degli editori premium

Per alcuni anni la Programmatic Advertising è sembrata lo strumento più potente dei marketer del futuro: per programmatic si intende infatti la possibilità di scegliere il pubblico cui far vedere un annuncio avvalendosi dei dati forniti da cookie e pixel, e dal altri sistemi di monitoraggio, che consentono di acquisire le caratteristiche dell’utente che rientra nei target e poi di acquistare in maniera automatizzata, sulla base di questi dati, gli spazi pubblicitari.
Ma oggi, tenuto conto delle nuove normative in materia di dati (in particolare il gdpr) e degli avanzamenti tecnologici nel settore del machine learning, molte aziende stanno rivalutando il valore del contesto di pubblicazione degli annunci, visto che non basta lavorare solo sulle caratteristiche dell’utente che li visualizzerà (targeting audience-based) ma bisogna essere certi che il contesto di visualizzazione sia di qualità e non inquinato dai contenuti spazzatura. Non è un caso infatti che nell’ultimo anno molti inserzionisti abbiano spostato la propria spesa su editori e inventory premium, ovvero con un costo più alto cui corrisponde una più alta qualità. Anche i vertici di Google hanno dovuto ammettere i problemi presentati da inventory pubblicitarie non completamente ripulite dai siti dediti al più bieco clickbaiting, ovvero dediti alla diffusione di fake news, foto, video sensazionalisti creati solo per acchiappare click, che possono seriamente pregiudicare la reputazione dei marchi, e di conseguenza hanno promesso un inasprimento dei controlli, degli standard e delle procedure per individuare safe area per gli advertiser.

Come garantire una buona Brand Safety?

A questo punto  si pone per le imprese che scelgono la strada del webmarketing chiaramente il problema di difendere il proprio marchio quando acquistano pubblicità su google display o in modalità programmatic. Come si può attuare una efficace strategia di Brand Safety?
Ogni aziende e settore dovrebbe immaginare delle azioni specifiche, insieme a specialisti in questa attività,  ma a livello generale si può dire, che gli strumenti da impostare in ogni caso sono i seguenti.

  1. individuare con chiarezza il proprio standard e il proprio sistema di valori e le caratteristiche del proprio mercato. Sicuramente pirateria online, siti per adulti o relativi a armi, odio, xenofobia, conflitti militari, droghe illegali, terrorismo, spam sono una grande parte della inventory da escludere per la pubblicità del proprio marchio, però possono esserci altri argomenti e contenuti inopportuni da considerare solo su determinate campagne.
  2. fare una targetizzazione precisa degli utenti, tramite micro-clusterizzazioni, che eviti di avere un pubblico troppo generalista.
  3. prima di cominciare la campagna è bene impiegare del tempo per compilare una dettagliata blacklist globale, contenente i nomi degli editori e le url dei siti spazzatura da evitare. Più specifica e approfondita è la blacklist richiesta ai vendor, agenzie e publisher, più ridotti sono i rischi di essere associati a pagine inopportune
  4. Durante la campagna è necessario invece procedere ad un attento monitoraggio, aggiungendo alle pagine bloccate tutte quelle che si presentano come inopportune e che non erano state inserite nella blacklist iniziale.
  5. Alla fine della campagna è bene fare una seria analisi dei risultati, degli insight e inserire tutto in un report da utilizzare per la campagna seguente.

Con questi e altri accorgimenti che potranno suggerirvi i professionisti del settore è possibile difendere il proprio marchio da epic fail e crisi comunicative generate da posizionamenti sbagliati dei propri banner e video advertising. Chi avesse necessità di fare un approfondimento su questo tema può interrogare noi di Mg Group che siamo nati per assistere le imprese nelle nuove sfide generate dal web.

I nostri professionisti sono a portata di mouse o della tastiera del vostro smartphone: contattateci al più presto e individueremo velocemente una strategia personalizzata di web marketing e brand safety per la vostra azienda.

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