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Una Strategia di Marketing sempre efficace: la Unique Selling Proposition per differenziarsi dalla concorrenza

La Unique Selling Proposition, traducibile come “argomentazione esclusiva di vendita“, è un concetto che sta alla base della teoria pubblicitaria ideata da Rosser Reeves negli anni ’40. In breve, l’USP è una frase che spiega cos’è che caratterizza il tuo prodotto/servizio che lo rende unico e, di conseguenza,  attraente agli occhi del consumatore.

L’USP è un concetto di Marketing a Risposta Diretta, ovvero una forma di Marketing Elementare, che è in grado di dare una risposta immediata alle necessità del consumatore.

Negli ultimi anni, però, si è messa in dubbio l’efficacia dell’USP nel Marketing contemporaneo, così come quella della leva del “Reason Why“. Niente di più sbagliato: La Unique Selling Proposition è una strategia che ancora oggi funziona e aiuta a differenziarsi dalla concorrenza.

Zoom su unico omino giallo sorridente

Lente di ingrandimento in primo piano con zoom su omino giallo sorridente in una fila di omini grigi tristi

Perchè USP e Reason Why sono ancora fondamentali

Il concetto di “Reason Why” è strettamente connesso a quello di USP. È “la ragione per la quale” un consumatore dovrebbe comprare proprio il vostro prodotto e risponde ad un’esigenza elementare della psiche umana, quella di dare una spiegazione razionale a qualsiasi azione.

Perciò, è impossibile dire che questo concetto, alla base del processo di acquisto nella mente del consumatore, non funzioni più. La scelta di una persona di spendere denaro per un prodotto o servizio è sempre condizionata da un’impulso emotivo, che ha poi però bisogno di essere giustificata a livello razionale. La Reason Why fornisce tutte le motivazioni che provano la veridicità del messaggio promozionale, o meglio, dell’USP.

L’USP è in grado infatti di comunicare al consumatore l’unica e fondamentale cosa che gli interessa e che, di conseguenza, ricorderà. Spiega cioè il perché il tuo prodotto o servizio risolve i suoi problemi, esaudisce i suoi desideri o soddisfa i suoi bisogni. Questa sarà la spiegazione, la “Reason Why”, dell’acquisto.

Concetti “primitivi” del Marketing come Unique Selling Proposition e Reason Why risultano dunque essere non solo concetti ancora utili, bensì pilastri fondamentali nel processo di costruzione di una campagna promozionale.

 

Ombrello giallo su sfondo di cielo e ombrelli in bianco e nero

Ombrelli in bianco e nero su sfondo di cielo nuvoloso con focus su ombrello giallo

Le critiche alla Unique Selling Proposition che non stanno in piedi

Appare evidente già da quello che abbiamo anticipato che le attuali critiche verso il funzionamento dell’USP risultano sterili e irragionevoli. Esse si fondano principalmente sull’idea che essendo il mercato di oggi pieno di concorrenti che puntano a svalutare a affossare gli altri, ciò che diventa importante è come tu riesca a differenziarti rispetto a loro per primeggiare e vendere di più. In pratica, focalizzano la loro attenzione esclusivamente sul Posizionamento del Brand anziché sul reale motivo che li spinge a fare marketing, ovvero il loro prodotto.

L’USP e il Brand Positioning sono due concetti divergenti: FALSO

Il primo punto su cui le critiche risultano particolarmente inadeguate è il mettere l’USP e il Brand Positioning in contrapposizione. Infatti, sia l’uno che l’altro servono per comunicare ai clienti la tua promessa di vendita. Si può dire dunque che i due concetti hanno molti punti in comune e sono interconnessi tra loro; la principale differenza è ciò su cui focalizzano la loro attenzione.

  • L’USP è uno strumento nato in un periodo in cui la concorrenza non era agguerrita come oggi poiché il mercato lasciava scoperte molte nicchie: parlare esclusivamente dell’unicità del prodotto/servizio che vendevi era sufficiente per entrare nella mente del consumatore come risposta ai suoi bisogni.
  • Il Brand Positioning è invece un concetto nato in epoca più recente, dal momento in cui prodotti offerti e aziende concorrenti hanno iniziato a comparire sul mercato in gran numero e in poco tempo. Il focus del posizionamento si è spostato dunque sulla concorrenza: il punto di partenza diventa la comunicazione avversaria. Tu dovrai andare ad occupare il posto che il concorrente ha lasciato scoperto e differenziarti per essere l’unico del settore a produrre un certo prodotto/servizio e risolvere uno specifico problema del consumatore.

L’altra differenza è sulle tempistiche: se l’USP, essendo uno strumento di Marketing a Risposta Diretta ha effetti verificabili nel breve periodo, il Brand Positioning impiega più tempo per avere efficacia e ha obiettivi  a medio-lungo termine.

L’USP non funziona in un mercato altamente concorrenziale: FALSO

L’errore in questo ragionamento sta nel non capire che nella definizione stessa di USP risiede il concetto di differenziazione. Ricordiamo infatti che secondo il suo ideatore, Reeves, l’USP deve rispettare tre criteri principali

  1. Deve dire all’acquirente: “Se compri questo prodotto, otterrai questo specifico beneficio“,
  2. Deve proporre qualcosa di diverso da ciò che offrono i tuoi concorrenti o qualcosa che loro non possono offrire
  3. Deve avere così tanta efficacia da riuscire ad attirare nuovi clienti verso il tuo prodotto/azienda.

Noi aggiungiamo un quarto punto, che è un cardine della comunicazione aziendale, ma che tuttavia non è mai scontato:

4. Devi idearlo avendo in mente il tuo potenziale cliente e ciò che interessa a lui

In poche parole, l’USP è la base per costruire tutta la tua Strategia di Marketing, perché è il modo più diretto e immediato di avvantaggiarti nel posizionamento sul mercato e dunque, di avere una possibilità di vendere più degli altri.

Diventa dunque uno strumento di differenziazione anche e soprattutto in un mercato altamente competitivo.

 

Lavagna con disegno di strategia

Lavagna con disegno di lampadine gialle sommato a disegno di ingranaggi colorati che sono uguali a un grafico in crescita

L’USP come strumento del Brand Positioning che sfida la concorrenza

L’evoluzione dei mercati ha fatto crescere ed evolvere l’USP, che si adatta perfettamente alle necessità di un mercato globale, concorrenziale e in rete. Questo strumento “primitivo” per gli impulsi che scatena nei consumatori, ha un valore particolare se considerato in una strategia più amplia in funzione del Brand Positioning.

Si potrebbe dire che l’USP rende operativo e funzionante nel breve termine il Brand Positioning. Questo perché, quando si utilizzano strategie di Marketing a Risposta Diretta, si comunica il proprio messaggio differenziante in modo immediato ed impattante e si mettono i propri fattori di unicità costantemente davanti agli occhi dei propri clienti.

E quelli che sono già tuoi clienti, che dunque seguono il tuo Brand e conoscono sia i tuoi prodotti che la tua Immagine Aziendale, si sentiranno ribadire continuamente perché proprio il tuo brand è perfetto per loro. È in questo modo, come “effetto secondario” di tante azioni di Marketing a Risposta Diretta, che realizzerai Brand Positioning.

Viceversa, si può dire che mentre costruisci la tua Immagine Aziendale e ti affermi come occupante di una certa nicchia di mercato, spingi le persone a fare costantemente qualcosa, nello specifico, a consumare il tuo prodotto.

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Il Marketing tradizionale è morto?

Nel bel mezzo di una rivoluzione digitale come quella in corso, è lecito chiedersi: il marketing tradizionale è ancora utile?

Se il nostro pubblico è online, ha senso promuovere l’azienda offline?

Il digitale rappresenta una parte importante del marketing, eppure il marketing tradizionale può ancora essere efficace.

Perché è ancora importante investire nel Marketing tradizionale?

È FISICO

Il marketing tradizionale conserva la fisicità che, inevitabilmente, il marketing digitale ha perso.

Alcune forme di promozione, come quella cartacea, hanno ancora un ruolo importante nelle strategie di marketing: scrivere articoli su giornali o riviste specializzate può aiutarci, ad esempio, a migliorare la nostra immagine e la nostra credibilità professionale.

PERMETTE IL CONTATTO UMANO

Il marketing tradizionale permette di interagire realmente con le persone e con i sensi e le loro percezioni.

Presenziare a fiere di settore, per esempio, è importante, per incontrare i nostri clienti di persona, conoscerli e instaurare con loro un legame fisico concreto.

In questo senso, anche l’impatto visivo è importante: cartelloni, brochure e biglietti da visita contribuiscono a generare un’immagine di noi che sia reale.

HA UNA MARCIA IN PIU’ NELLE PICCOLE REALTA’ LOCALI

Per piccole aziende che operano in realtà locali molto ristrette, essere presenti concretamente è importante per costruire relazioni solide e stabili.

Il marketing digitale permette di arrivare ovunque, ma il marketing tradizionale permette di essere presenti fisicamente quando i nostri clienti hanno bisogno di noi e questo è un elemento non trascurabile quando si lavora in piccoli contesti.

Quindi…

Tutto ciò che è reale implica l’utilizzo dei sensi che il digitale non permette (almeno per ora).

Inoltre, tutto quello che è materiale resta: è un valore aggiunto immediato che possiamo dare al cliente senza chiedere nulla in cambio.

I gadget ne sono un esempio pratico e attuale, soprattutto in vista delle festività natalizie.

Gli esclusivi servizi di grafica pubblicitaria di Mg Group Italia ti permettono di realizzare grafiche aziendali applicabili su qualsiasi tipo di supporto. Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno per progettare materiale esclusivo per i tuoi clienti. 

Ricordati: quello che a prima vista sembra un investimento di poco conto, può rivelarsi una strategia d’impatto ad alto contenuto emotivo per instaurare rapporti duraturi nel tempo.

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L’Article Marketing è utile per essere più visibile?

L’Article Marketing è una tecnica che ha l’obiettivo di promuovere il brand e migliorare il traffico al sito web attraverso la redazione di testi aggiornati, di qualità e pertinenti che poi vengono inseriti in siti internet specifici con lo scopo di aumentare il traffico.

Per fare questo è possibile rivolgersi a Copywriter specializzati nella scrittura di contenuti appositamente creati per l’indicizzazione nei motori di ricerca, ossia in ottica SEO – Search Engine Optimization.

Quali sono le opportunità dell’ Article Marketing?

La tecnica dell’Article Marketing ci aiuta ad aumentare la notorietà e l’autorevolezza delle nostre pagine, rendendole più visibili nei motori di ricerca e generando traffico di qualità.

In questo modo avremo a disposizione lead di valore che sono arrivati sulle nostre pagine partendo proprio da un contenuto che hanno trovato utile ed interessante.

Fare Article Marketing può penalizzare il mio sito?

Nel caso in cui i contenuti vengano pubblicati in siti di bassa qualità, l’Article Marketing può risultare controproducente.

Google potrebbe valutare negativamente la nostra strategia e decidere di penalizzarci nei motori di ricerca.

La stessa cosa accade quando Google percepisce la nostra attività come sleale, come nel caso, ad esempio, della Black Hat (Cappello Nero), ossia l’utilizzo di Bot automatici che servono a moltiplicare i link (anche fasulli) che rimandano al nostro sito internet.

Conviene fare Article Marketing?

Molto di questa scelta dipende dalla possibilità o meno di avere contenuti unici, originali e interessanti.

Se abbiamo a disposizione questa tipologia di testi è più sensato utilizzarli direttamente sul nostro sito e lavorare sul brand, piuttosto che pagare per vederli pubblicarli in siti spesso poco attendibili.

È chiaro però che qualsiasi sia la decisione che prenderai, scrivere contenuti sempre aggiornati e che rispondano alle domande degli utenti è indispensabile per essere adeguatamente indicizzati.

I Copywriter di Mg Group Italia sono qui per questo: possono aiutarti a stabilire una linea editoriale vincente e a scrivere testi coinvolgenti e brillanti per entrare in contatto con i tuoi prossimi clienti.

Contattaci per sapere di più su tutti i nostri servizi legati ai contenuti web.

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L’importanza dell’immagine coordinata

L’abito fa il monaco, diceva qualcuno tempo fa. In sostanza, il modo in cui ci presentiamo , dice chi siamo, è il primo nostro biglietto da visita, il primo strumento che abbiamo per delineare la nostra identità come individui e, soprattutto, come aziende. E, lo sappiamo, il primo impatto, nella maggior parte dei casi, è decisivo. Soprattutto per un’azienda che ha l’esigenza fondamentale di comunicare per render maggiormente riconoscibili i suoi prodotti, il suo brand e, semplicemente, incrementare le vendite.

Immagine Coordinata e Grafica Aziendale

Per un’azienda, ad esempio, la cura della forma con cui i contenuti vengono realizzati è un aspetto centrale: determina il modo in cui l’azienda si presenta ai suoi clienti attraverso l’immagine del brand che influenza, in maniera determinante, il modo in cui si rende riconoscibile e fidelizza i suoi clienti. Occorre quindi delineare una strategia complessiva che, anzitutto, definisca quella che è l’identità dell’azienda e le modalità attraverso cui esprimerla graficamente (caratteri, colori, elementi grafici per logo) e successivamente preveda specifici strumenti e modalità per la sua implementazione coerente con quello che è il messaggio, fondamentale, che l’azienda intende comunicare su di sé. Questa strategia di “immagine coordinata” fa in modo tale che l’azienda esprima, sempre, la sua identità (riproducendo elementi grafici del proprio logo, colori e caratteri) pur sviluppando, ad esempio, linee grafiche nuove dedicate a specifici progetti.

In questo modo la comunicazione dell’azienda riesce ad esprimere con maggiore chiarezza quelli che sono i messaggi chiave che, di conseguenza, possono esser recepiti, compresi e condivisi con maggiore immediatezza e semplicità. D’altronde, nella maggior parte dei casi, rimaniamo colpiti, inconsciamente, da ciò che è in grado di trasmetterci una certa dimensione di armonia.

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Antitrust: multa per Apple e Samsung per Obsolescenza Programmata

A volte pensiamo che quello che abbiamo tra le mani duri per sempre o comunque, per certi aspetti, che ci si avvicini. Quando compriamo qualcosa, ad esempio, inconsciamente vorremmo che si conservasse, così come è incurante dello scorrere del tempo.

Fino a quando non arriva un qualsiasi momento in cui ci rendiamo conto che così non è. E ci rimaniamo pure male perché come sempre pure alle “cose” ci dedichiamo e ci facciamo affidamento.

Cosa accade nel settore tecnologico?

La tecnologia, o meglio i progressi a cui siamo costantemente sottoposti, ondata dopo ondata, ci hanno abituati, per certi aspetti, a  cambiamenti rapidi e avvicendamenti “naturali” dei prodotti che animano la nostra vita quotidiana. Tutto in sostanza, ha da essere di “ultima generazione” per raggiungere migliori livelli di performance, svolgere il lavoro nel minor tempo possibile e consumare, almeno sulla carta, un quantitativo minore di energia.

Un processo che si configura come essere del tutto normale se consideriamo la velocità con cui l’innovazione incede nella vita di tutti i giorni. Insomma, cambiare quello che non funziona più o che non funziona più bene come una volta ci può anche stare il problema è che non può trattarsi di avvenimenti “programmati” o peggio ancora “condizionati”.

Che cos’è l’Obsolescenza Programmata?

Il tema dell’obsolescenza programmata, ovvero la capacità che i produttori hanno, talvolta, di condizionare e programmare la durata dei prodotti, è di grande attualità e richiamo, e affonda le sue origini agli inizi degli anni 20 del secolo scorso, il 1923 per l’esattezza, quando con il “cartello Phoebus”, i principali produttori di apparati elettronici si misero d’accordo per mettere in commercio lampadine con una durata massima programmata di mille ore con l’intento di incrementare le vendite.

Potrebbe anche starci che alla fine un prodotto, dopo un certo periodo di tempo, venga ad esser sostituito ma il tema, alla base, è che il consumatore, nelle sue scelte, deve esser sempre libero e soprattutto informato di tutto quello che riguarda il prodotto che ha acquistato. Quando, infatti, l’obsolescenza programmata, non reca informazioni può, semplicemente, tradursi in danno per gli utenti. E infatti, su queste basi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), alla fine di ottobre, ha multato Apple e Samsung per aver programmato, in maniera poco trasparente, l’obsolescenza dei suoi dispositivi.

La multa a Samsung e Apple

Le due multinazionali, infatti, hanno bombardato gli utenti di messaggi funzionali al download di aggiornamenti di sistema pensati per dispositivi superiori che una volta scaricati non consentivano di tornare alle condizioni precedenti e che, soprattutto, provocavano gravi rallentamenti ai rispettivi device rendendoli, quindi, “obsoleti”.

Pratiche scorrette secondo l’Antitrust, che ha multato le due compagnie per un totale di 15 milioni di euro, riscontrando una netta e concreta mancanza di trasparenza nei confronti degli utenti tenuti all’oscuro dalle multinazionali sulle conseguenze, negative, degli aggiornamenti scaricati.

Il problema che ha sollevato l’Antitrust è la mancanza di trasparenza nei confronti degli utenti e soprattutto la non possibilità di tornare alle condizioni precedenti rispetto all’installazione degli aggiornamenti. Si provoca in questo senso un danno che difficilmente può esser sanato e si condiziona l’utente, anche in maniera psicologica, all’acquisto di nuovi dispositivi quando magari quelli precedenti rimangono a tutti gli effetti funzionanti.

Come ha rilevato l’Autorità Francese per la protezione ambientale e l’energia in un recente rapporto, l’impatto psicologico è rilevante soprattutto con riferimento all’obsolescenza percepita di alcuni dispositivi che quotidianamente utilizziamo: sappiamo, ad esempio, che i nostri dispositivi funzionano bene e comunque ci consentono di fare quello che, alla fine, ci serve. Ciononostante, dopo un certo periodo di tempo siamo portati, inconsciamente, a considerarli come obsoleti, da sostituire per prenderne altri più “al passo coi tempi” mentre, invece, risultano esser perfettamente funzionanti.

Potrebbe accadere ancora, anzi, quasi sicuramente accadrà vista la pervasività dell’innovazione che riguarda i dispositivi che animano la nostra vita quotidiana e soprattutto la difficoltà di rintracciare violazioni come quella riscontrata dall’antitrust.

Possibili soluzioni

La soluzione, tuttavia, non sempre potrebbe esser rappresenta dalla semplice condanna di atteggiamenti sbagliati. La multa per obsolescenza programmata , ad esempio, rimane sempre sanzionatoria di un atteggiamento svolto nel passato e non incentiva, in modo spontaneo, un miglioramento e un cambiamento di paradigma.

Interessante, invece, sarebbe proporre, insieme alla multa, nuovi approcci di accordo con le grandi multinazionali dell’elettronica finalizzati per lo sviluppo di nuove strategie con cui tutelare gli utenti, fornendo informazioni sui prodotti in maniera dettagliata e relativa assistenza, e al contempo, promuovere la vendita di nuovi dispositivi. Ad esempio, oltre che sanzionare, le grandi multinazionali, potrebbero incentivare comportamenti finalizzati a raccogliere dispositivi datati o non funzionanti offrendo in cambio ai clienti sconti particolari e personalizzati per l’acquisto di nuovi prodotti messi sul mercato.

Il caso dell’obsolescenza programmata e della multa ai due giganti, ci mostra che, ancora una volta, la tecnologia e il mercato non sono buoni o cattivi a prescindere ma sono sempre e solo strumenti. Il significato reale che questi hanno sta sempre nell’utilizzo che ne facciamo.

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Quali sono gli errori da evitare nella Comunicazione Aziendale?

Come evitare gli errori più comuni ed esser più efficaci?

Comunicare è l’aspetto, forse più importante, della nostra esistenza.

Da “Neanderthal” in poi, l’esigenza di comunicare, di dire chi siamo e quello che facciamo è stata necessaria anzitutto per creare counsciousness attorno a noi: un circuito di fiducia, fatto di persone che condividono e apprezzano quello che siamo e che soprattutto ci protegge dall’esterno nell’ottica primordiale di rappresentare un elemento in più per la sopravvivenza.

Comunicare, possiamo dire, è concretamente tra i bisogni essenziali, come mangiare e respirare. Senza, banalmente, non saremmo ciò che siamo.

Sebbene vi siano, quindi, attitudini innate, comportamentali, del modo di comunicare, vi sono anche alcune regole chiave. A maggior ragione per le imprese la cui esigenza di comunicare è dettata dalla motivazione di incrementare le vendite e dunque aumentare il volume del business aziendale, con maggiori probabilità di assumere risorse e creare nuove opportunità per i clienti.

Comunicare male è peggio che non comunicare

Per le aziende soprattutto vi sono una serie di errori, fondamentali, da evitare nell’attività di comunicazione in senso lato:

Assenza di Obiettivo

Ciascuna azione è finalizzata al raggiungimento di uno scopo. Se non definiamo gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere nella comunicazione aziendale, sia in senso generale che specifico (ad esempio con riguardo a un evento o a un prodotto) rischiamo di produrre una comunicazione non efficace, che non raggiunge il target e non informa;

Chiarezza

Non esser chiari, nelle comunicazioni promosse, genera l’effetto completamente opposto. Se non pubblichiamo e diffondiamo informazioni chiare e semplici da comprendere i nostri interlocutori, clienti e utenti generici, rimangono confusi e a lungo andare non seguono più le nostre attività. Occorre sintetizzare invece quello che è il messaggio che intendiamo dare e, di conseguenza, disporre di un team capace di scrivere contenuti in maniera efficace ed esaustiva.

Target identification

Ciascuna comunicazione aziendale deve saper individuare, anzitutto, i target di riferimento, coloro che sono i destinatari effettivi della comunicazione, sia in senso alto e sia individuando soggetti specifici (magari suddivisi per settore e/o area di interesse). Genericamente ci si affida a un lavoro, continuo, di “mappatura degli stakeholder” per monitorare tutti i soggetti con cui, come azienda, entriamo in contatto al fine di 1) capire con chi ci relazioniamo in generale; 2) chi sono i nostri clienti; 3) come “personalizzare” la comunicazione in base ai target affinché risulti quanto più efficace possibile (in termini di condivisioni e risposte a una specifica call to action). Non farlo equivale a non aver obiettivi.

Focus

Una comunicazione efficace che sia tale deve evitare di disperder energie su contenuti poco coerenti con quella che è l’attività aziendale. Bisogna concentrarsi nella produzione di contenuti efficaci e tarati, in maniera specifica, che rendono bene all’utente, potenziale cliente, quali sono i prodotti che vendiamo, allo stesso modo in cui è fondamentale chiarire, bene, quella che è la nostra identità e come ci differenziamo rispetto ai nostri competitor. Il focus deve intendersi non solo nel contenuto ma anche negli strumenti: mancare di considerazione, ovvero non prevedere messaggi diversi a seconda degli strumenti (es. sito web, social, carta stampata) significa non riuscire ad esser incisivi perché è come parlare due lingue diverse.

Engagement

La comunicazione efficace si basa sulla capacità di poter esser condivisa, promossa, veicolata e stimolare alla conversione ovvero alla realizzazione di specifiche azioni (es. acquistare un prodotto). Se non progettiamo la nostra comunicazione aziendale anche nell’intento di favorire l’engagement dei nostri target di riferimento (clienti o utenti generici) rischiamo di non raggiungere gli obiettivi e di, letteralmente, fare un buco nell’acqua.

Competitor Analysis

Per programmare una strategia di comunicazione efficace e, di conseguenza, attuarla con risultato, occorre anche occuparsi di capire chi sono i nostri competitor, chi sono i soggetti con cui, nella realizzazione della specifica attività di business, entriamo in competizione. Non farlo significa non capire come possiamo andare a “personalizzare” la nostra comunicazione, renderla specifica e unica, far capire al cliente perché scegliere noi piuttosto che un nostro competitor.

Trends

Un errore abbastanza comune può esser quello di non prevedere, nella strategia di comunicazione aziendale, degli strumenti di analisi dei trend comunicativi maggiormente diffusi per il nostro settore di business. Ad esempio non sapere qual è il brand del momento o il prodotto più venduto nella nostra categoria piò rivelarsi poco intelligente. Perché non ci consente di tarare la nostra comunicazione su quelle che realmente potrebbero esser le aspettative di clienti e utenti.

Conclusioni

Si tratta di errori che tutti quanti, prima o poi, possiamo commettere in diversi casi. Importante è saperlo e compiere le giuste mosse per evitarli e far in modo che, come detto, comunicare non risulti peggio di non comunicare. Ragionando, inoltre, anche in termini strategici di sviluppare sempre coerenza tra quello che è il contenuto della Comunicazione Interna (verso dipendenti, collaboratori) e quello che invece è ciò che promuoviamo in Comunicazione Esterna (sia quella online che offline). Passaggio fondamentale è considerare, infine, che tutte le attività che abbiamo suggerito poco prima sono da intendersi una tantum ma devono esser inserite in un quadro complessivo di sviluppo di lungo periodo con un approccio flessibile attraverso cui l’azienda periodicamente analizza la propria comunicazione, il relativo impatto e vi appronta i necessari cambiamenti. Nell’ottica, semplicemente, di un continuo percorso di apprendimento e, dunque, miglioramento.

Possiamo aiutarti a non commettere gli errori più diffusi della comunicazione aziendale grazie alla nostra esperienza decennale al fianco delle aziende.

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Perché è importante svolgere Campagne Sponsorizzate sui Social?

La grande novità delle campagne sponsorizzate sui social network è che puoi raggiungere solo gli utenti che ti interessano realmente, targettizzando la tua pubblicità per genere, posizione geografica, età, interessi. Si chiama Social Advertising e da alcuni anni è una tipologia di marketing su cui le aziende investono sempre di più.

Gli obiettivi delle campagne sponsorizzate su Facebook, su Twitter o su Instagram possono essere diversi: aumentare la base utenti sui social network (like, followers, ecc.), generare click e conversioni verso un sito web, accrescere l’engagement (like, condivisioni, menzioni, ecc.), promuovere un’App o un video o un nuovo prodotto, rafforzare la brand identity.  Oltre ai tradizionali annunci testuali e ai banner pubblicitari, esistono anche forme di advertising indiretto: sui social i clienti esprimono le proprie opinioni in tanti modi, dalle recensioni ai post nei gruppi, fino ai sondaggi e all’uso delle applicazioni. Monitorare anche le conversazioni che hanno luogo sui social, con un programma efficace di social listening, consente di intervenire tempestivamente nel caso in cui venisse menzionato il proprio brand o nel caso in cui ci si rendesse conto che la campagna sponsorizzata non sta avendo il successo sperato.

Usare le sponsorizzazioni sui social media è quindi un modo per non sprecare le risorse economiche destinate al marketing e avere subito il quadro sui dati delle persone raggiunte e sulla tipologia della loro risposta.

Se vuoi avere al tuo fianco dei professionisti del settore mentre affronti la delicata sfida dei social, rivolgiti a Mg Group Italia e metteremo a tua disposizione un team completo e affidabile, capace di superare ogni ostacolo con creatività e flessibilità.

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Il Marketing Sensoriale: la comunicazione parte dai sensi

Perché pensare a un marketing per i 5 sensi?

Abbiamo decine e decine di teorie su cosa sia meglio utilizzare per attirare clienti.
Alcuni dicono sia meglio usare le immagini, altri spingono sui video, altri ancora mettono al centro lo storytelling e in molti ormai ci parlano perfino di neuromarketing.
Ma se la risposta fosse molto più semplice? Cosa accadrebbe se la risposta fosse semplicemente quella di fare appello alle caratteristiche fondamentali ed essenziali dell’essere umano, come i cinque sensi?

Questo modo di impostare la pubblicità è noto come “marketing sensoriale” e sta investendo il mondo digitale.

Cos’è il marketing sensoriale?

Il marketing sensoriale è un insieme di tecniche utilizzate per raggiungere i sensi dei potenziali clienti e influenzare il loro comportamento modificando la percezione del marchio e lo stato d’animo che le tecniche usate provocano. Perciò si può parlare anche di branding sensoriale, che è un tipo di marketing che attrae tutti i sensi nella definizione dell’identità del brand.

Come sappiamo i cinque sensi sono: vista, udito, gusto, tatto e olfatto. Il marketing sensoriale è semplicemente il processo per conquistare la fiducia e l’attenzione di un cliente facendo appello a ciascuno di questi cinque sensi.

Non a caso è diventato popolare tra una varietà di industrie e aziende in tutto il mondo come parte della loro strategia complessiva.

Perché funziona il marketing sensoriale?

Oggi il vero fulcro del marketing è sempre l’esperienza del cliente. Questo è vero per il design del sito web, quanto per la creazione del prodotto e del packaging. Tutto quello che non stimola l’utente, che non lo diverte e non lo stupisce di certo non è un elemento importante del marketing.
Come potete immaginare anche il marketing sensoriale si basa molto su questo concetto. Il marketing sensoriale offre un’esperienza completa. Per questo motivo, si distingue come un modo univoco, interattivo, per conquistare l’attenzione del pubblico. Uno dei più grandi errori di marketing che un marchio può fare è quello di creare un’esperienza fruibile da un solo senso alla volta.

 

Come fare appello ai sensi del pubblico?

Mentre alcuni marchi possono sembrare candidati ovvi per il marketing sensoriale, altri potrebbero sembrare difficili da utilizzare. Ma fortunatamente, questa tattica è molto adatta a una varietà di settori. Ecco come applicarlo al tuo:

Ottieni emozioni

Le emozioni stanno entrando nel marketing più oggi di quanto non abbiano mai fatto prima. Se vuoi creare fiducia tra i tuoi clienti verso il ​​tuo marchio, devi iniziare facendo un appello emotivo. Brand come Airbnb lo fanno splendidamente, con la loro campagna “Belong Anywhere”.
Più profondamente riesci a connetterti emotivamente con il tuo pubblico, più è probabile che ricordino il tuo marchio. Questo, a sua volta, ti darà l’opportunità di fare appello anche ai loro altri sensi.

Gioca sul senso dell’olfatto

L’olfatto è un senso potente, e i test hanno dimostrato che gli odori gradevoli possono migliorare l’umore del 40%. Trova un modo per incorporare il profumo nel tuo marchio.

Dunkin Donuts, il famoso produttore americano di ciambelle, ha utilizzato il marketing sensoriale in Corea del Sud, emettendo un odore di caffè nell’aria mentre suonava un jingle aziendale. Probabilmente ti potrà sembrare estremo: ma ci sono anche altri modi per giocare sull’olfatto dei tuoi clienti. Due opzioni intelligenti includono la collocazione di annunci profumati nelle principali riviste o l’utilizzo di una fragranza nei tuoi negozi.

Non dimenticare il suono

Il suono assume molte forme nella pubblicità. Può essere un jingle o uno slogan che non riesci a toglierti dalla testa. Oggi, la pubblicità sensoriale richiede che tutte le marche trovino un modo per utilizzare il suono nelle loro iniziative di branding. Anche quando sembra difficile, sappi che c’è sempre un modo per farlo.
Per esempio, il gigante della lingerie Victoria’s Secret suona musica classica nei suoi negozi per far sentire i clienti immersi in un’esperienza di shopping esclusiva.

Fai usare il tatto ai tuoi clienti

Il tatto è un senso forte, facile da usare per la maggior parte dei marchi. C’è praticamente sempre un modo per il tuo marchio di sfruttare una materia da toccare. Usando cartoncini cartacei di alta qualità per la pubblicità, o costruendo un packaging particolarmente morbido.
Indipendentemente dal modo in cui lo incorpori, assicurati di non trascurare questa essenziale opportunità sensoriale nel tuo marketing.

Rendilo bello

La vista è, naturalmente, uno dei sensi più potenti nel mondo della pubblicità. Fortunatamente, è anche facile da sfruttare. Per aumentare il valore usando il senso della vista, assicurati che il sito della tua azienda sia bello e attraente per i clienti e fai in modo di rivolgerti a dei professionisti per progettare i tuoi social media o la grafica pubblicitaria.

Il colore è una componente importante in questo filone: pensa alla Coca-Cola, alla Virgin Airlines, al giallo del Mulino Bianco. Se non hai già una combinazione di colori per la tua azienda, il momento per crearne una è ora. Rivolgiti ad una web agency professionale per non fare gli errori che potresti commettere scegliendo da solo.

Marketing sensoriale per aiutare a costruire il tuo marchio

Oggi, approfittare del marketing sensoriale è uno dei modi più intelligenti per i marchi per innescare emozioni e mantenere alto l’engagement emotivo dei clienti. Si può inoltre usare per i marchi di tutti i settori e di tutte le tipologie. Quindi, indipendentemente dal fatto che tu venda capi di abbigliamento o prodotti tecnologici, questa è una tattica che puoi usare per far crescere l’awareness e la reputation del tuo marchio.

Progettato per mettere in primo piano l’importanza dell’esperienza del cliente, il marketing sensoriale è un metodo efficace per qualsiasi azienda che voglia rendere più significative e convincenti le interazioni con i suoi clienti. Inoltre, è accessibile e facile da usare e, quando lo si usa correttamente, ha il potenziale per rinnovare la propria strategia di marketing.

Per ulteriori informazioni sul marketing sensoriale o per iniziare a utilizzarlo per il tuo marchio, contatta oggi gli esperti di Mg Group Italia: scopri con noi un’esperienza di business diversa e gratificante. Ti aspettiamo per una consulenza gratuita.

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Il coccodrillo Lacoste è andato in ferie: nuovo logo con le specie in via d’estinzione

Lo storico coccodrillo di Lacoste ha dovuto cedere il passo a specie ben più deboli in nome del rispetto dell’ambiente e del futuro del pianeta.

Il brand famoso soprattutto per le polo ha scelto di rivolgersi ad una fascia di pubblico che da anni non accenna a diminuire, ovvero alla fascia sempre più alta degli ambientalisti, coloro che orientano i propri consumi su prodotti ‘green’ o, ‘vegan’, ecocompatibili, biodegrabili o semplicemente su aziende che dimostrano attenzione nei confronti dell’ambiente e degli animali.

E così Lacoste ha cambiato il suo coccodrillo per una delle 10 specie animali minacciate su una serie di polo a edizione limitata, progettate per attirare l’attenzione sullo stato globale della biodiversità.

1775 polo Lacoste, tanti quanti sono gli animali delle 10 specie che restano sul pianeta

L’occasione per il lancio della linea di polo in edizione limitata, per la quale è stato scelto il suggestivo nome ‘SaveOurSpecies’, è stata offerta  il 1 ° marzo 2018 dalla Paris Fashion Week e ha fatto registrare il tutto esaurito immediatamente.
Sulla passerella, durante la sfilata del brand, sono state presentate le polo con i nuovi loghi, che rappresentano 10 animali in via d’estinzione, scelti tra mammiferi, uccelli, rettili insieme al partner del progetto, la IUCN, l’Organizzazione internazionale per la conservazione della natura.

Il marchio francese ha prodotto in totale 1.775 polo ed ognuna di esse è stata venduta la prezzo di 150 euro.

Per ogni specie, il numero di polo prodotte corrisponde al numero di individui noti ancora in vita e in libertà.

Ecco la lista degli animali e del numero delle polo prodotte.

 

  1. Iguana di Anegada, 450 polo
  2. La focena del Golfo di California, 30 polo
  3. La tigre di sumatra, 350 polo
  4. Il gibbone di Cao Vit, 150 polo
  5. Il kakapo, 157 polo
  6. Il condor della California, 231 polo
  7. Il lepilemure settentrionale, 50 polo
  8. Il saola (o bue Vu Qang), 250 polo
  9. Il rinoceronte di Giava, 67 polo
  10. La tartaruga rugosa birmana, 40 polo

 

Il ricavato della vendita delle polo sarà devoluto all’IUCN, che da 70 anni opera nel campo della conservazione della natura e dell’uso sostenibile delle risorse naturali.

Chi ha deciso di sostituire il coccodrillo?

La collaborazione Save Our Species, che è stata avviata dall’agenzia pubblicitaria francese BETC che aiuterà l’organizzazione benefica a coordinare i progetti di prima linea in tutto il mondo per contribuire a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie minacciate e dei loro habitat.

Il coccodrillo Lacoste è uno dei marchi più iconici del mondo, orgogliosamente esposto nelle famose polo del marchio negli ultimi 85 anni”, ha affermato Lacoste in una nota. “Per la prima volta nella storia del marchio, BETC ha proposto un cambiamento del logo.”

“Lacoste e BETC hanno lavorato a stretto contatto con gli esperti di IUCN per definire e selezionare dieci specie minacciate, e poi il disegno degli animali è stato progettato dal laboratorio di design della Lacoste, adottando esattamente lo stesso approccio incentrato sul ricamo che è stato usato per il coccodrillo storico”, ha continuato.

Le polo Lacoste per Save Our Species segnano l’inizio di una partnership triennale tra il marchio e l’International Union for Conservation of Nature.

In realtà non è la prima volta che Lacoste ha modificato il suo famoso logo. Il marchio di moda francese ha precedentemente ingaggiato il graphic designer Peter Saville e i designer brasiliani Fernando e Humberto Campana per creare gamme di polo che giocano con diversi coccodrilli ricamati. Una scelta coraggiosa ma di grande impatto: quando un logo storico cambia, anche solo per un’edizione limitata, fa molto parlare di se.
E in questo caso la Lacoste è sicuramente riuscita a far parlare bene, molto bene, di sé stessa, del suo marchio. Un obiettivo che tutte le aziende dovrebbero perseguire quando vogliono far diventare influente il proprio marchio, avvalendosi dell’aiuto di marketers esperti e grazie alla conoscenza del proprio territorio.

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Come migliorare la Reputazione dell’Immagine Online

Difendere la propria immagine online nella società contemporanea, quella dove sempre e comunque ‘the show must go on’, è diventato un obiettivo imprescindibile per chi vuole avere un business di successo, qualsiasi esso sia.
‘Non ti curar di loro e passa’, il vecchio adagio popolare italiano che invitata a ignorare le malelingue, non è più del nostro tempo e va ribaltato: oggi l’imperativo è ‘curati di chiunque parla male di te e fermati subito per convincerlo del contrario’. Perché? Il motivo è semplice: da quando esistono il web e i social media tutto ciò che viene detto resta, a futura memoria, scritto su pagine virtuali consultabili da chiunque in qualsiasi momento.
Per questo la reputazione online della tua azienda e dei tuoi prodotti è fondamentale se vuoi vendere online, convincere i clienti, generare un passaparola positivo.

Non trascurare la tua Immagine Online

Agire per avere un’immagine curata (andresti mai ad incontrare un cliente con i vestiti completamente sporchi di fango?) e puntare a conquistare quante più recensioni positive ai tuoi prodotti è possibile conquistare.

Cosa succede però se iniziano ad aumentare drasticamente le recensioni negative?

O se peggio ancora il nome della tua azienda viene associato a parole come “delusione” o “fregatura”? Succederebbe che il danno d’immagine sarebbe enorme, con colpi quasi mortali alla tua brand reputation e quindi alla futura curva del tuo fatturato.

Web Reputation: é sempre meglio prevenire che curare

Meglio – ed è sempre bene ricordarsene – prevenire che curare: investire per monitorare la propria Reputation, ad esempio con il social listening o la sentiment analysis, e per migliorarla con scelte che puntano ad affermare la propria influenza su un territorio e a comunicare positività, impegno sociale, attenzione all’ambiente.

In ogni caso è possibile anche intervenire in seguito, quando il danno di immagine si è già prodotto, utilizzando strategie SEO e Web Marketing professionali orientate a rendere sempre meno visibili le notizie e i commenti negativi, e a migliorare la brand reputation del tuo marchio.

E’ giusto rispondere ai commenti negativi?

Facciamo degli esempi: quello perfetto è quello che conoscono tutti i ristoratori, i negozianti, gli organizzatori di eventi che ricevono recensioni negative da un cliente su piattaforme come TripAdvisor o su forum diversi. In questo caso si tratta di un problema di reputazione e di immagini di piccole proporzioni, da risolvere con tecniche semplici scegliendo una tra le strade diverse disponibili. Ciò che suggeriamo di fare ovviamente è di rispondere con un linguaggio semplice e chiaro, possibilmente gentile, perché una mancata risposta significa automaticamente ammissione di colpa.

Ricordatevi sempre di fare prima un’analisi dei motivi che possono aver spinto quel cliente a scrivere la recensione negativa: ha una qualche fondata ragione? Se pensate di si, e dovete essere onesti con voi stessi, allora intervenire subito per rimuovere o correggere il problema generato nella vostra azienda. E se è possibile spiegate nella risposta al cliente in che modo siete intervenuti per evitare che i disagi si ripetano.

E’ possibile eliminare i lunghi post negativi?

In caso di post più lunghi contenenti giudizi negativi, ben indicizzati e in prima pagina sui motori di ricerca, la situazione è più complessa ma non sarà lo stesso impossibile intervenire. Si tratta in sostanza di produrre ulteriori nuove notizie, attraverso comunicati stampa, annunci, racconti o compagne di comunicazione, che possano far scendere in secondo piano quello negative che ora sono in cima alle SERP dei motori di ricerca.

Social network, siti internet, stampa amica: vanno utilizzati tutti i canali possibili per diffondere le nuove notizie. E’ fondamentale inoltre assumere un consulente SEO capace di creare una strategia per far in modo di occupare le prime pagine dei risultati di Google con articoli che parlano positivamente dei prodotti è una scelta saggia che consigliamo.

Cronaca negativa? La situazione è molto difficile ma va saputa affrontare in modo efficace

L’ultimo caso di cui vogliamo parlarvi è quello che vede le aziende coinvolte in qualche scandalo negativo, in qualche incidente in cui si siano feriti degli esseri umani o in qualche vicenda giudiziaria.

In casi come questi i commenti sui social o nei forum sono l’ultimo dei problemi perché a diffondere le notizie negative capaci di azzoppare definitivamente la brand reputation di un’azienda saranno direttamente le agenzie di stampa, le televisioni, più in generale gli organi di stampa. In casi come questi può essere d’aiuto aver predisposto prima un piano per la comunicazione di crisi e quindi affrontare le ore più difficili in maniera efficace.

Se invece la situazione diventa velocemente irrecuperabile allora poi non resta che tentare le strade più impervie:

  • In primis contattare il proprio team legale, o semplicemente il vostro legale: se siete convinti di essere finiti in una gogna mediatica, di essere innocenti e accusati ingiustamente, allora dovete querelare chi lo fa e intimargli di cancellare (o rettificare) i contenuti accusatori.
  • Come secondo passaggio cercate di fare appello al diritto all’oblio: anche se non è possibile far cancellare tutto a causa della tutela legittima del diritto di cronaca probabilmente potreste riuscire ad ottenere qualche miglioramento.
  • Infine inventate una nuova iniziativa, meglio se benefica, grande e molto visibile, che possa riabilitare l’immagine della vostra azienda e darvi una posizione migliore da cui ripartire.

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Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online.

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