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Crea una Proposta di Valore forte per vendere di più

Oggi parliamo di argomento che viene troppo spesso sottovalutato: la Proposta di Valore.

Se non sai di cosa stiamo parlando, continua a leggere! Capirai quanto è importante una Proposta di Valore per il tuo Business.

Che cos’è una Proposta di Valore?

Una Proposta di Valore (conosciuta forse più con la dicitura inglese “Value Proposition“) è una chiara dichiarazione dei risultati tangibili che un cliente ottiene dall’utilizzo dei tuoi prodotti o servizi. Deve parlare dei problemi che i tuoi clienti ideali devono affrontare e dei risultati che otterranno se passeranno dallo status quo attuale ad utilizzare ciò che gli offri tu.

In breve, il tuo prodotto o servizio è semplicemente uno strumento. Ai compratori interessano solo i risultati che offre. Una forte Proposta di Valore è in grado di trasmettere questo messaggio. Fa sapere alle persone che tu puoi fare la differenza e aiutarle a raggiungere i loro obiettivi.

A cosa serve una Proposta di Valore forte?

Le proposte di valore ben articolate possono essere utilizzate per fare chiamate o inviare messaggi ed e-mail altamente efficaci che evidenzino i problemi/le sfide principali dei tuoi clienti e i risultati chiave a cui portano i tuoi prodotti/servizi. Possono anche essere utilizzati per creare presentazioni incentrate sull’acquirente e proposte personalizzate.

Bisogna però fare chiarezza su una cosa. Non esiste un’unica Proposta di Valore adatta ad ogni situazione ‒ non stiamo parlando di Unique Selling Proposition, insomma ‒. Ne avrai diverse, che variano a seconda di:

  • Con chi stai parlando: a seconda del mercato in cui operano, le persone si preoccupano di cose radicalmente diverse, anche quando trattano lo stesso prodotto o servizio.
  • Qual è la situazione dell’azienda con cui sei in trattativa d’affari: diverse situazioni finanziarie, diversi momenti storico- economici o particolari eventi modificano la percezione di ciò che è importante.
  • Cosa stai vendendo: i vari prodotti/servizi che vendi possono avere Proposte di Valore totalmente diverse, quindi è indispensabile conoscere alla perfezione tutta la tua produzione.

Quando trovi le parole giuste, quelle che fanno scattare la scintilla, le persone rispondono in modo inaspettato. Personalizzare la tua Proposta di Valore significa renderla ancora più attraente alle orecchie del tuo potenziale cliente.

La tua Proposta di Valore è abbastanza forte?

Come puoi capire se hai una proposta di valore debole? Un segnale rivelatore è che praticamente nessuno risponde alle tue e-mail o ti risponde al telefono. Un altro indicatore chiave è che i potenziali clienti ti respingono velocemente con affermazioni come “Lo abbiamo già”, “In questo momento non ci serve” o ancora “Stiamo già lavorando con l’azienda Tal de Tali”.

In questo modo la trattativa viene stroncata sul nascere e tu hai perso una possibile vendita. È per questo che ti serve una Proposta di Valore più forte.

Proposta di Valore

Come rendere la tua Proposta di Valore più forte

Uno dei modi migliori per scoprire il vero valore dei tuoi prodotti o servizi è chiedere ai tuoi clienti.

Ciò è particolarmente importante se è un momento in cui le vendite non stanno andando molto bene, stai cercando di posizionarti in un nuovo settore o stai lanciando un nuovo prodotto.

I peggiori clienti da intervistare sono i tuoi clienti di lungo corso super felici. Non riescono a ricordare i problemi e le sfide che hanno dovuto affrontare prima di passare al prodotto/servizio della tua azienda (il che è un bene, ma non serve per il tuo scopo del momento!). Piuttosto, scegli i clienti acquisiti negli ultimi 6-12 mesi. Si ricordano molto bene di quanto tu e il tuo prodotto/servizio siate stati importanti per loro. Sapranno dirti con precisione in che modo hai influito sui loro risultati di business.

Quando fai queste “mini-interviste”, ricorda che sei semplicemente lì per fare domande e imparare. Non porti come se dovessi vendere qualcos’altro. Anche se ti viene servita un’opportunità su un piatto d’argento, mettila da parte fino a quando non avrai posto tutte le tue domande. Fidati, sono molto importanti!

Come elaborare le domande per le interviste ai clienti

Per ottenere preziose informazioni dalle tue interviste, pianifica in anticipo le tue domande. Di seguito sono riportate alcune idee di partenza, ma otterrai dati migliori se personalizzi le tue domande con le informazioni della tua Azienda.

Ecco 10 domande con cui puoi iniziare il colloquio coi tuoi clienti:

  1. Prima di iniziare a utilizzare il nostro prodotto/servizio, come gestiva le cose?
    • Quali problemi sperava potesse risolvere?
    • Quali obiettivi si aspettava di raggiungere grazie ad esso?
  2. Cosa l’ha spinta al cambiamento? Perché ha deciso di passare al nostro prodotto/servizio?
  3. Su una scala da 1 a 10, ciò che le abbiamo offerto quanto è riuscito ad aiutarla a raggiungere il risultato desiderato? Perché ha dato proprio questo voto?
  4. Ha realizzato risultati positivi che non si aspettava?
  5. Quali sono stati i tre vantaggi più importanti che ha ottenuto utilizzando il nostro prodotto/servizio o lavorando insieme a noi?
  6. Quale valore ha apportato la nostra offerta alla sua azienda? Come quantificherebbe il ​​valore di questi miglioramenti?
  7. Che impatto ha avuto su __? Quali sono state le sue conseguenze in termini di __? Qual è stato l’effetto su __?
  8. Come ha migliorato il suo business? In che modo ha influito sull’aumento dei suoi profitti?
  9. Che cosa le ha permesso di fare il nostro prodotto/servizio che prima non poteva fare?
  10. Quali aree della sua azienda hanno beneficiato del nostro lavoro insieme?

Poni queste domande a più clienti possibili, per avere molti punti di vista differenti. Inoltre, assicurati di prendere appunti in abbondanza in modo da non dimenticare nulla.

Conoscere il proprio valore dal punto di vista del cliente, è essenziale per il successo nelle vendite.

Quando capisci veramente i problemi che stai risolvendo e il valore commerciale che porti ai clienti, vuol dire che stai lavorando davvero bene per fare aumentare le Vendite. Non ti farai più scoraggiare da un rifiuto. Non metterai più in dubbio che esista un mercato per quello che vendi. Alla fine, quando sai che puoi fare davvero la differenza, vendi molto di più!

Una proposta di valore davvero potente apre rapidamente le porte alla vendita. Quindi, anziché effettuare più chiamate o inviare più e-mail, una strategia migliore è analizzare ciò che è possibile modificare alla base del tuo business, a partire dalla Proposta di Valore.

E tu sei pronto a migliorare le tue vendite con una Proposta di Valore forte?

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Come raccontare la tua azienda

L’importanza dello storytelling aziendale

Raccontare la tua azienda significa comunicare ciò che fai, come lo fai e soprattutto perché, in modo coinvolgente ed empatico. È quello che in termini tecnici si definisce storytelling aziendale.

Con lo storytelling le aziende cercano di connettere, in senso mentale, il proprio business ai clienti. Tieni bene in mente che raccontare la storia della tua azienda non è la stessa cose che scrivere contenuti per il blog o le pagine del tuo sito. In poche parole, in questo caso non è sufficiente scrivere buoni contenuti per la SEO. Dovrai mettere per iscritto i valori e gli ideali che vi guidano e, se riuscirai a farlo bene, trasformerai questo racconto nella vision della tua azienda.

Ti sembra un’impresa impossibile? Bhè, ammettiamo che c’è un certo livello di difficoltà, considerato che dovrai essere in grado di catturare l’attenzione dei lettori/potenziali clienti in pochi secondi (prima che abbandonino la lettura).

Tranquillo, con i nostri consigli per scrivere un buon storytelling aziendale, riusciremo a farti raccontare al meglio la storia della tua azienda. Continua la lettura per scoprire come.

storytelling aziendale

Perché raccontare la tua azienda si rivela una mossa strategica

Funziona dall’alba dei tempi: alcune società primitive magari non avevano la ruota, altre ancora non conoscevano alcuna forma di scrittura, ma in tutte le civiltà sono sempre esistite le storie. Raccontate, illustrate, trascritte, tramandate, le narrazioni hanno il potere di attrarre le persone e farle sentire parte di esse. Se la storia è ben raccontata, la persona tenderà per natura a dare fiducia al narratore e a fidarsi di lui.

Capisci dunque che, nel caso dello storytelling aziendale, se riesci a coinvolgere i lettori/ prospects hai fatto bingo.

Dunque raccontare la tua azienda con una storia ben costruita si rivelerà una mossa di marketing fortemente strategica nel momento in cui il lettore, magari di passaggio, ti reputerà interessante e continuerà a esplorare il tuo sito/guardare il tuo video/scoprire ciò che produci. Diventerà, cioè, un potenziale cliente.

Ricorda che i consumatori, quando cercano qualcosa soprattutto sul web, lo fanno perché hanno un bisogno e/o devono risolvere un determinato problema. Se nella tua storia riesci a includere esattamente questi problemi e come tu li abbia compresi e sia partito da lì per realizzare ciò che fai, non potrai che attrarre la loro attenzione.

Dunque la storia aiuterà i lettori/clienti a fare le proprie scelte, perché crea un contrasto fra diverse situazioni: essi saranno naturalmente spinti alla soluzione (ciò che tu offri) in quanto in grado di cambiare la sua situazione attuale.

Ora vi è un po’ più chiaro il perché raccontare la storia della vostra azienda è una mossa davvero strategica?

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Come creare una storia aziendale di successo

Come NON fare storytelling aziendale

Per iniziare a spiegarvi come creare la storia della vostra azienda….iniziamo col dirvi cosa NON dovete fare assolutamente.

Raccontare la storia della vostra azienda non significa dire in che anno è stata fondata, come si è sviluppata o quali traguardi ha raggiunto. Tutto questo alle persone NON interessa.

Le persone vogliono sapere soprattutto cosa fate e perché lo fate. Tutto il resto sono chiacchiere inutili.

Esporre dati per dimostrare quanto valete è importante, ma difficilmente essi rimarranno impressi nella mente dei clienti.  A essere ricordate, invece, sono le emozioni.

Perciò, come scrivere una storia che faccia leva sull’emotività dei tuoi prospect e rimanga loro ben impressa?

Come scrivere una storia aziendale che resti impressa nella mente dei clienti

Informazioni. Motivazioni. Emozioni.

Queste sono le tre parole d’ordine per scrivere una storia di successo che resti impressa nella mente dei tuoi clienti.

Ma andiamo con ordine.

Per prima cosa, dovrai impostare la forma del racconto e il linguaggio da utilizzare basandoti sulle caratteristiche della tua azienda. In poche parole, dovrai scrivere una storia che sia coerente con l’immagine coordinata della tua azienda, ovvero a come essa appare agli occhi dei clienti.

Dovrai poi avere bene in mente chi è il tuo cliente ideale, con tutte le sue caratteristiche sociali e demografiche, per poter cogliere appieno le sue necessità. Sarà in questa fase che potrai spiegare che hai capito i problemi dei tuoi prospect e magari, per rendere il racconto più empatico, che anche tu hai esattamente gli stessi.

Per questo motivo, dovresti partire nel racconto con le motivazioni che ti hanno spinto a fare quello che fai. Torniamo ancora a ribadire, dunque, che l’importante è il PERCHÉ.

Uno storytelling aziendale efficace parte sempre dal perché, anche se è molto più facile trovare storie aziendali che iniziano a raccontare il cosa (fa l’azienda) e il come (lo fa). Un buono schema per raccontare la tua azienda sarebbe:

  • PERCHÉ la tua azienda fa ciò che fa
  • COME la tua azienda riesce a risolvere il problema dei prospect
  • COSA offre concretamente l’azienda

Perché scrivere la storia proprio in questo ordine? La risposta viene dal cervello umano: se dire cosa si fa viene registrata dalla parte logica e analitica, lo spiegare il perché e il come colpisce la parte emotiva, quella che si occupa dei sentimenti della persona.

Ricordate ciò che abbiamo detto all’inizio? Lo storytelling serve proprio a creare quel tipo di connessione emotiva.

Iniziando il racconto dal perché, dunque, si stimola per primo il lato emotivo, ponendo le basi per i contenuti educativi e per generare consapevolezza nei confronti di un bisogno o un problema del prospect. Grazie a questo primo passaggio, si può definire la mission dell’azienda, impostando di conseguenza il tono delle comunicazioni e dei contenuti successivi.

La trama del tuo racconto

Come ci insegna il buon vecchio Propp, una storia ha uno schema ben preciso: ha dei personaggi e degli elementi fissi. Nel tuo racconto aziendale, essi dovranno comparire in modo chiaro per renderla vincente.

#1 I personaggi

Dovrete fare in modo che i protagonisti della vostra storia siano proprio i lettori/clienti ideali. Essi saranno gli eroi che, grazie all’aiutante (la vostra azienda) e al suo oggetto magico (i vostri prodotti/servizi) saranno in grado di risolvere il problema (che in questo caso difficilmente consisterà nel “salvare la principessa”, ma il concetto è questo) e giungere al lieto fine (la loro soddisfazione).

Per parlare perfettamente ai vostri lettori ed entrare in connessione con loro, dovrete fare una rappresentazione del vostro cliente ideale. Sapete chi è e come parla (e dunque ricerca anche sul web quello di cui ha bisogno)?

Da questa analisi potrete decidere anche da che punto di vista parlare e quale persona usare. Considerate che:

  1. La prima persona si usa per mostrare una certa autorità, ma è consigliabile solo se chi parla ha un nome e un volto e dunque è riconoscibile, come ad esempio il titolare dell’azienda.
  2. Se si usa la seconda persona, sia singolare che plurale (quella che va per la maggiore nei casi di storytelling aziendale), si dà confidenza al lettore e si è più diretti. In questo modo si riusciranno a esplicitare meglio le sue difficoltà, i suoi obiettivi e le sue le sfide quotidiane, riuscendo ad entrarci in sintonia.
  3. La terza persona viene usata per esporre case-study di successo o testimonianze dei clienti soddisfatti che incarnano l’esempio da seguire per i prospect.

#2 Il problema

In ogni storia che si rispetti arriva il momento del conflitto: la principessa viene rapita da uno stregone malvagio e il re è disperato per le sorti della figlia, per intenderci.

Allo stesso modo, il tuo lettore/cliente arriverà da te perché sarà sorto un problema che lui sta cercando di risolvere. È esattamente questo il perché da esplicitare fin dall’inizio che dicevamo poco fa: offrite da subito il movente dell’azione.

Ricordatevi che senza bisogni, nessuno comprerebbe niente. Riuscirete a distinguervi dai vostri competitors se al centro della vostra storia aziendale metterete i problemi che i vostri potenziali clienti si trovano ad affrontare. Inserire un conflitto nella storia non significa ovviamente creare un dramma, l’importante è coinvolgere il pubblico, farlo sentire protagonista e incoraggiarlo a interagire; perché sia interessato e motivato, il conflitto deve quindi somigliare esattamente alle esigenze tipiche dei clienti.

#3 La soluzione

È a questo punto che potrete dire cosa fate per risolvere il problema del vostro cliente: offrite l’oggetto magico che l’eroe può usare per salvare la principessa. Tu e il tuo prodotto sarete la migliore soluzione per il problema con cui si è identificato il lettore.

La storia è arrivata a una conclusione che, si spera, sia un lieto fine per voi. Qual è il passo successivo che si desidera far compiere al potenziale cliente? Potrebbe essere ad esempio una call to action che porta a un form di contatto.

L’importante è non lasciare il lettore/cliente in sospeso. Battete il ferro finché è caldo: se è arrivato in fondo alla storia, sarete riusciti a conquistarlo. Non lasciatelo fuggire! Adesso il lead è caldo e forse pronto a passare all’acquisto.

Qualche consiglio finale per fare storytelling aziendale che funziona

Oltre a costruire bene la struttura della tua storia, fai attenzione a qualche altro elemento:

  1. Sii breve e conciso: non scrivere un racconto aziendale troppo lungo che il lettore non avrà voglia di portare a termine. Sii ben esplicativo e preciso nei tuoi riferimenti, ma non ti dilungare in inutili chiacchiere. Sai anche tu che preferiresti leggere un testo di 15 righe piuttosto che di 6 pagine, no?
  2. Sii onesto: raccontare fischi per fiaschi non ti porterà nulla di buono. Per guadagnare la fiducia dei tuoi prospect dovrai essere sincero riguardo quello che fai, come lo fai e sui motivi che ti hanno spinto ad iniziare. Accertati poi che tutte le comunicazioni della tua azienda siano coerenti l’una con l’altra.

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Le Social Crisis dei Luxury Brand

Ultimamente c’è stata una vera e propria epidemia di scivoloni e episodi imbarazzanti per i Luxury Brand sulle piattaforme Social.

A partire dal rumorosissimo caso di Dolce&Gabbana VS mercato asiatico, molte case di moda sono state coinvolte in casi di comunicazioni ambigue, di cattivo gusto o interpretate negativamente dal pubblico dei Social.

Allusioni sessuali, luoghi comuni razzisti o sessisti hanno causato danni più o meno grandi all’immagine dei Brand coinvolti e li ha costretti a ricorrere a scuse pubbliche e, in alcuni casi, al ritiro dei prodotti dal mercato.

Scopriamo insieme come il pubblico dei Social stia sempre più dettando il linguaggio della moda, trascinando i Luxury brand in ripetute e rumorose Social Crisis.

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Crisi Social: i Luxury Brand nella bufera

Tutto ebbe inizio con Dolce&Gabbana

La celebre maison guidata dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana è quella che ha subìto il peggiore colpo all’immagine a causa dei suoi scivoloni social. Tutte ebbe inizio con la diffusione di un video promozionale per una sfilata in Cina ricco di stereotipi di cattivo gusto, seguito da screenshot con affermazioni razziste di Stefano Gabbana. In seguito si è scatenata un’ondata di indignazione generale sui Social che ha portato alla cancellazione dello show. Gli stilisti hanno scelto di diffondere delle scuse pubbliche tramite un video che forse è riuscito a peggiorare ulteriormente la loro posizione. Tutt’oggi, la casa di moda risente delle conseguenze negative del social shaming successivo a questo caso.

Prada e Gucci: colpevoli di aver fatto riferimento alla black face

Entrambe le maison italiane sono cadute nell’accusa di riferimenti razzisti. Prada è stata colpevolizzata a causa di un portachiavi a forma di scimmietta con grandi labbra rosse, secondo alcuni un chiaro riferimento allo stereotipo della black face (la caricatura fatta dai bianchi degli afroamericani). Incidente simile per Gucci, che aveva prodotto un maglione a collo molto alto con cut-out contornato di rosso in corrispondenza della bocca.

Entrambe le case di moda hanno seguito lo stesso iter: ritiro immediato del prodotto dal mercato e scuse pubbliche sulle rispettive pagine Social. Soluzione rapida e drastica prima dell’innesco di un climax catastrofico.

Delle due, Gucci ha voluto fare un passo in più per scavalcare le accuse di razzismo: l’azienda ha annunciato l’apertura di una posizione come Direttore globale e regionale per la diversità e l’inclusività, l’avvio di uno scholarship program di Multicultural Design, un Awareness Program e un Exchange Program multiculturale.

L’insensibilità di Burberry

Burberry è finita nel mirino per un accessorio esibito al collo da una modella sulla passerella della London Fashion Week: un cappio vero e proprio. La scelta è stata ben presto tacciata di insensibilità nei confronti di un tema delicato come il suicidio. Sia la maison che il suo direttore creativo, Riccardo Tisci, sono corsi ai ripari con delle scuse pubbliche sui Social.

Anche in questo caso, come ha fatto Gucci, Burberry ha deciso di fare un passo in più per dimostrare il pentimento. In un comunicato è stato dichiarato l’obiettivo di implementare gli aiuti alle organizzazioni “che promuovono diversità e inclusività e che provvedono all’assistenza di persone in difficoltà”, in particolar modo dando sostegno ai Samaritani, i quali “offrono un ricovero sicuro e discreto a chiunque”.

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

La creatività dei Luxury Brand si scontra con i dettami dei Social?

Tutti questi casi fanno sorgere spontanea una domanda: sono i Luxury Brand a prendersi troppe libertà creative o è il pubblico dei Social ad essere eccessivamente censorio?

Sicuramente non è facile dare una risposta. Le case di moda da sempre rompono tabù e fanno scelte considerate estreme dalla società, per poi essere semplicemente precursori di mode che si normalizzano a livello culturale successivamente. È arrivato il momento in cui il giudizio popolare, così facile da esprimere e ricevere tramite le piattaforme Social, limiti questo eclettismo?

Forse i Luxury Brand (come del resto, chiunque) devono solo capire come muoversi nell’insidioso mondo Digital per evitare Social Crisis che rischiano di compromettere la loro immagine.

Qualcuno ci è riuscito, altri meno. Quel che è certo che chi riesce a sopravvivere sui Social, avrà lunga vita.

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Come promuovere la tua Azienda

Partiamo da un presupposto semplice: se non dedichi del tempo a promuovere la tua Azienda, nessuno la conoscerà. E se nessuno la conosce, nessuno la segue, né desidera i suoi prodotti/servizi e dunque non ci saranno Vendite.

Per questo esiste il marketing, che per molti rimane un concetto astratto e complicato.

La verità è che il marketing non è difficile, ma richiede impegno.

Scopriamo insieme alcuni segreti di marketing che ti aiuteranno a promuovere la tua Azienda.

promuovere la tua azienda: uomo d'affari che tende la mano per una stretta di mano

promuovere la tua azienda: uomo d’affari che tende la mano per una stretta di mano

Come promuovere la tua azienda

Lo strumento di marketing più efficace in assoluto

Quando la maggior parte delle persone pensa al marketing, pensa ai volantini, agli spot televisivi o a qualche altro tipo di pubblicità a pagamento. Non pensa al fatto che le persone stesse possono essere strumenti di marketing.

Lo strumento di marketing più importante ed efficace che hai sono le persone nella tua Azienda, tu e tutta la tua squadra.

Il mondo intero sta spendendo incredibili quantità di tempo su Internet facendo ricerche o utilizzando i Social Media. Più queste fonti vengono utilizzate per informarsi e comunicare, più diventa prezioso il contatto personale. Devi assolutamente dominare il tuo mercato usando il Web Marketing per assicurarti che il tuo Target continui a pensare a te, ma non lasciare che la tua strategia di Marketing si riduca solo ad esso.

Invia email, fai telefonate, fai visita personalmente ai tuoi Clienti e pubblicizza la tua Azienda con tutti i mezzi di marketing tradizionali e non tradizionali!

Ricorda che prima di tutto tu sei nel business della gente, non nel tabellone pubblicitario, nei social media o nei canali di Youtube. Devi arrivare alle persone e per farlo “devi scendere al loro livello”.

Brandizza la tua Azienda…

Come commercializzi e brandizzi te stesso e il tuo business per avere una crescita enorme?

Alcuni imprenditori pensano che se hanno un prodotto o un servizio, allora, come per magia, arriveranno i clienti e faranno un sacco di soldi. Ma i veri imprenditori non si limitano a fare affidamento sulla pubblicità per costruire il loro marchio.

Ma cosa si intende per marchio (o brand, all’americana)? Il branding è “il processo implicato nella creazione di un nome e un’immagine unici per un prodotto nella mente del consumatore, principalmente attraverso campagne pubblicitarie con un tema coerente“.

Ma il branding richiede sempre di fare pubblicità? La pubblicità richiede sempre di spendere soldi? Non esattamente. Spesso le aziende e gli imprenditori si concentrano troppo sullo stabilire un grosso budget per attirare l’attenzione ma non sanno come costruire un marchio con i fatti.

…e te stesso: il Personal Branding

La verità è che ognuno ha un marchio… chiunque. Pensa a te stesso, facendoti conoscere per qualcosa che solo tu fai o che solo tu sei, stai facendo Personal Branding. E hai creato questo brand facendo promozione gratuita! Infatti, ciò che induce le persone a percepirti nel modo in cui lo fanno dipende da quello che ti vedono FARE la maggior parte del tempo. Ad esempio:

  • I millennial sono stati etichettati come texters pigri
  • I ricchi sono stati etichettati come avidi
  • I rapper sono stati marchiati come teppisti

E tu, come sei stato brandizzato? Se non lo sai, dovresti preoccupartene. Dovresti essere in grado di identificare il tuo marchio con tre parole che descrivono ciò che fai la maggior parte del tempo.

Il tuo marchio determinerà il tuo valore sul mercato. Il tuo marchio decreterà, in definitiva, il tuo successo. È importante quindi stabilire chiaramente cosa offri e cosa rappresenti. Cos’è che ti rende speciale?

Dedica del tempo al tuo marchio ogni giorno, valorizzalo, rafforzalo per far conoscere al mondo chi sei attraverso ciò che fai.

promuovere la tua azienda: un ragazzo e una ragazza vicini che usano il loro smartphone

promuovere la tua azienda: un ragazzo e una ragazza vicini che usano il loro smartphone

Scopri nuovi modi di promuovere la tua Azienda

In passato, potevi fare pubblicità attraverso quattro canali principali: la tv, i giornali stampati, la radio oppure creandoti una rete di contatti esterni al tuo ufficio.

Oggi puoi (e dovresti!) ancora usare questi mezzi, ma ci sono modi più nuovi e più efficaci per essere conosciuti.

Per costruire il tuo marchio e vendere i tuoi prodotti, devi farti conoscere in tutta la tua città, in tutta la Regione, in tutto il Paese, fino a conquistare il mondo intero. O almeno, dovresti puntare a questo!

Ecco i quattro nuovi mezzi che devi padroneggiare per diventare il Re dei Media:

  1. Giornale stampato -> Blogging: avere un blog aziendale o un blog personale è come avere la possibilità di scrivere i tuoi contenuti su un giornale a grande (potenzialmente infinita) distribuzione tutti i giorni. Scrivi contenuti di qualità e ti assicurerai di attirare tanti Potenziali Clienti che, se continuerai a scrivere cose interessanti, continueranno a tornare e, magari, penseranno a te per il loro prossimo acquisto.
  2. Radio -> Podcasting: oggi le persone desiderano ascoltare ciò che vogliono, quando vogliono. Se anche tu otterrai un tuo podcast, praticamente è come se avessi il tuo personale programma radiofonico senza pagare alcuna Radio.
  3. Tv -> YouTube: non c’è più bisogno di essere invitati in trasmissioni di punta su importanti palinsesti per essere visti e ascoltati. Oggi le star del video nascono in Rete, in particolare su questa piattaforma in cui chiunque può caricare qualsiasi contenuto video. Attraverso il tuo canale YouTube aziendale potresti presentare la tua Azienda, i suoi valori, la sua mission.
  4. Networking di persona -> Social Media: in passato, dovevi impiegare soldi, tempo, energie e tutte le tue capacità dialettiche per allargare la tua rete di contatti. Oggi puoi collegarti con le persone su Facebook, LinkedIn, Instagram, Twitter e ogni altra piattaforma di social media su cui il tuo Cliente Ideale trascorre il proprio tempo. Ovviamente, fare networking faccia a faccia è ancora molto efficace e importante, ma se non lo si fa parallelamente anche sui Social Media, non si può dire di aver davvero creato una rete di contatti.

Non usare solo uno di questi strumenti: usali tutti!

Ricorda: se non dedichi del tempo a promuovere la tua Azienda con le giuste tattiche, nessuno la conoscerà e nessuno comprerà da te.

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Una Strategia di Marketing sempre efficace: la Unique Selling Proposition per differenziarsi dalla concorrenza

La Unique Selling Proposition, traducibile come “argomentazione esclusiva di vendita“, è un concetto che sta alla base della teoria pubblicitaria ideata da Rosser Reeves negli anni ’40. In breve, l’USP è una frase che spiega cos’è che caratterizza il tuo prodotto/servizio che lo rende unico e, di conseguenza,  attraente agli occhi del consumatore.

L’USP è un concetto di Marketing a Risposta Diretta, ovvero una forma di Marketing Elementare, che è in grado di dare una risposta immediata alle necessità del consumatore.

Negli ultimi anni, però, si è messa in dubbio l’efficacia dell’USP nel Marketing contemporaneo, così come quella della leva del “Reason Why“. Niente di più sbagliato: La Unique Selling Proposition è una strategia che ancora oggi funziona e aiuta a differenziarsi dalla concorrenza.

Zoom su unico omino giallo sorridente

Lente di ingrandimento in primo piano con zoom su omino giallo sorridente in una fila di omini grigi tristi

Perchè USP e Reason Why sono ancora fondamentali

Il concetto di “Reason Why” è strettamente connesso a quello di USP. È “la ragione per la quale” un consumatore dovrebbe comprare proprio il vostro prodotto e risponde ad un’esigenza elementare della psiche umana, quella di dare una spiegazione razionale a qualsiasi azione.

Perciò, è impossibile dire che questo concetto, alla base del processo di acquisto nella mente del consumatore, non funzioni più. La scelta di una persona di spendere denaro per un prodotto o servizio è sempre condizionata da un’impulso emotivo, che ha poi però bisogno di essere giustificata a livello razionale. La Reason Why fornisce tutte le motivazioni che provano la veridicità del messaggio promozionale, o meglio, dell’USP.

L’USP è in grado infatti di comunicare al consumatore l’unica e fondamentale cosa che gli interessa e che, di conseguenza, ricorderà. Spiega cioè il perché il tuo prodotto o servizio risolve i suoi problemi, esaudisce i suoi desideri o soddisfa i suoi bisogni. Questa sarà la spiegazione, la “Reason Why”, dell’acquisto.

Concetti “primitivi” del Marketing come Unique Selling Proposition e Reason Why risultano dunque essere non solo concetti ancora utili, bensì pilastri fondamentali nel processo di costruzione di una campagna promozionale.

 

Ombrello giallo su sfondo di cielo e ombrelli in bianco e nero

Ombrelli in bianco e nero su sfondo di cielo nuvoloso con focus su ombrello giallo

Le critiche alla Unique Selling Proposition che non stanno in piedi

Appare evidente già da quello che abbiamo anticipato che le attuali critiche verso il funzionamento dell’USP risultano sterili e irragionevoli. Esse si fondano principalmente sull’idea che essendo il mercato di oggi pieno di concorrenti che puntano a svalutare a affossare gli altri, ciò che diventa importante è come tu riesca a differenziarti rispetto a loro per primeggiare e vendere di più. In pratica, focalizzano la loro attenzione esclusivamente sul Posizionamento del Brand anziché sul reale motivo che li spinge a fare marketing, ovvero il loro prodotto.

L’USP e il Brand Positioning sono due concetti divergenti: FALSO

Il primo punto su cui le critiche risultano particolarmente inadeguate è il mettere l’USP e il Brand Positioning in contrapposizione. Infatti, sia l’uno che l’altro servono per comunicare ai clienti la tua promessa di vendita. Si può dire dunque che i due concetti hanno molti punti in comune e sono interconnessi tra loro; la principale differenza è ciò su cui focalizzano la loro attenzione.

  • L’USP è uno strumento nato in un periodo in cui la concorrenza non era agguerrita come oggi poiché il mercato lasciava scoperte molte nicchie: parlare esclusivamente dell’unicità del prodotto/servizio che vendevi era sufficiente per entrare nella mente del consumatore come risposta ai suoi bisogni.
  • Il Brand Positioning è invece un concetto nato in epoca più recente, dal momento in cui prodotti offerti e aziende concorrenti hanno iniziato a comparire sul mercato in gran numero e in poco tempo. Il focus del posizionamento si è spostato dunque sulla concorrenza: il punto di partenza diventa la comunicazione avversaria. Tu dovrai andare ad occupare il posto che il concorrente ha lasciato scoperto e differenziarti per essere l’unico del settore a produrre un certo prodotto/servizio e risolvere uno specifico problema del consumatore.

L’altra differenza è sulle tempistiche: se l’USP, essendo uno strumento di Marketing a Risposta Diretta ha effetti verificabili nel breve periodo, il Brand Positioning impiega più tempo per avere efficacia e ha obiettivi  a medio-lungo termine.

L’USP non funziona in un mercato altamente concorrenziale: FALSO

L’errore in questo ragionamento sta nel non capire che nella definizione stessa di USP risiede il concetto di differenziazione. Ricordiamo infatti che secondo il suo ideatore, Reeves, l’USP deve rispettare tre criteri principali

  1. Deve dire all’acquirente: “Se compri questo prodotto, otterrai questo specifico beneficio“,
  2. Deve proporre qualcosa di diverso da ciò che offrono i tuoi concorrenti o qualcosa che loro non possono offrire
  3. Deve avere così tanta efficacia da riuscire ad attirare nuovi clienti verso il tuo prodotto/azienda.

Noi aggiungiamo un quarto punto, che è un cardine della comunicazione aziendale, ma che tuttavia non è mai scontato:

4. Devi idearlo avendo in mente il tuo potenziale cliente e ciò che interessa a lui

In poche parole, l’USP è la base per costruire tutta la tua Strategia di Marketing, perché è il modo più diretto e immediato di avvantaggiarti nel posizionamento sul mercato e dunque, di avere una possibilità di vendere più degli altri.

Diventa dunque uno strumento di differenziazione anche e soprattutto in un mercato altamente competitivo.

 

Lavagna con disegno di strategia

Lavagna con disegno di lampadine gialle sommato a disegno di ingranaggi colorati che sono uguali a un grafico in crescita

L’USP come strumento del Brand Positioning che sfida la concorrenza

L’evoluzione dei mercati ha fatto crescere ed evolvere l’USP, che si adatta perfettamente alle necessità di un mercato globale, concorrenziale e in rete. Questo strumento “primitivo” per gli impulsi che scatena nei consumatori, ha un valore particolare se considerato in una strategia più amplia in funzione del Brand Positioning.

Si potrebbe dire che l’USP rende operativo e funzionante nel breve termine il Brand Positioning. Questo perché, quando si utilizzano strategie di Marketing a Risposta Diretta, si comunica il proprio messaggio differenziante in modo immediato ed impattante e si mettono i propri fattori di unicità costantemente davanti agli occhi dei propri clienti.

E quelli che sono già tuoi clienti, che dunque seguono il tuo Brand e conoscono sia i tuoi prodotti che la tua Immagine Aziendale, si sentiranno ribadire continuamente perché proprio il tuo brand è perfetto per loro. È in questo modo, come “effetto secondario” di tante azioni di Marketing a Risposta Diretta, che realizzerai Brand Positioning.

Viceversa, si può dire che mentre costruisci la tua Immagine Aziendale e ti affermi come occupante di una certa nicchia di mercato, spingi le persone a fare costantemente qualcosa, nello specifico, a consumare il tuo prodotto.

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L’importanza dell’immagine coordinata

L’abito fa il monaco, diceva qualcuno tempo fa. In sostanza, il modo in cui ci presentiamo , dice chi siamo, è il primo nostro biglietto da visita, il primo strumento che abbiamo per delineare la nostra identità come individui e, soprattutto, come aziende. E, lo sappiamo, il primo impatto, nella maggior parte dei casi, è decisivo. Soprattutto per un’azienda che ha l’esigenza fondamentale di comunicare per render maggiormente riconoscibili i suoi prodotti, il suo brand e, semplicemente, incrementare le vendite.

Immagine Coordinata e Grafica Aziendale

Per un’azienda, ad esempio, la cura della forma con cui i contenuti vengono realizzati è un aspetto centrale: determina il modo in cui l’azienda si presenta ai suoi clienti attraverso l’immagine del brand che influenza, in maniera determinante, il modo in cui si rende riconoscibile e fidelizza i suoi clienti. Occorre quindi delineare una strategia complessiva che, anzitutto, definisca quella che è l’identità dell’azienda e le modalità attraverso cui esprimerla graficamente (caratteri, colori, elementi grafici per logo) e successivamente preveda specifici strumenti e modalità per la sua implementazione coerente con quello che è il messaggio, fondamentale, che l’azienda intende comunicare su di sé. Questa strategia di “immagine coordinata” fa in modo tale che l’azienda esprima, sempre, la sua identità (riproducendo elementi grafici del proprio logo, colori e caratteri) pur sviluppando, ad esempio, linee grafiche nuove dedicate a specifici progetti.

In questo modo la comunicazione dell’azienda riesce ad esprimere con maggiore chiarezza quelli che sono i messaggi chiave che, di conseguenza, possono esser recepiti, compresi e condivisi con maggiore immediatezza e semplicità. D’altronde, nella maggior parte dei casi, rimaniamo colpiti, inconsciamente, da ciò che è in grado di trasmetterci una certa dimensione di armonia.

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Antitrust: multa per Apple e Samsung per Obsolescenza Programmata

A volte pensiamo che quello che abbiamo tra le mani duri per sempre o comunque, per certi aspetti, che ci si avvicini. Quando compriamo qualcosa, ad esempio, inconsciamente vorremmo che si conservasse, così come è incurante dello scorrere del tempo.

Fino a quando non arriva un qualsiasi momento in cui ci rendiamo conto che così non è. E ci rimaniamo pure male perché come sempre pure alle “cose” ci dedichiamo e ci facciamo affidamento.

Cosa accade nel settore tecnologico?

La tecnologia, o meglio i progressi a cui siamo costantemente sottoposti, ondata dopo ondata, ci hanno abituati, per certi aspetti, a  cambiamenti rapidi e avvicendamenti “naturali” dei prodotti che animano la nostra vita quotidiana. Tutto in sostanza, ha da essere di “ultima generazione” per raggiungere migliori livelli di performance, svolgere il lavoro nel minor tempo possibile e consumare, almeno sulla carta, un quantitativo minore di energia.

Un processo che si configura come essere del tutto normale se consideriamo la velocità con cui l’innovazione incede nella vita di tutti i giorni. Insomma, cambiare quello che non funziona più o che non funziona più bene come una volta ci può anche stare il problema è che non può trattarsi di avvenimenti “programmati” o peggio ancora “condizionati”.

Che cos’è l’Obsolescenza Programmata?

Il tema dell’obsolescenza programmata, ovvero la capacità che i produttori hanno, talvolta, di condizionare e programmare la durata dei prodotti, è di grande attualità e richiamo, e affonda le sue origini agli inizi degli anni 20 del secolo scorso, il 1923 per l’esattezza, quando con il “cartello Phoebus”, i principali produttori di apparati elettronici si misero d’accordo per mettere in commercio lampadine con una durata massima programmata di mille ore con l’intento di incrementare le vendite.

Potrebbe anche starci che alla fine un prodotto, dopo un certo periodo di tempo, venga ad esser sostituito ma il tema, alla base, è che il consumatore, nelle sue scelte, deve esser sempre libero e soprattutto informato di tutto quello che riguarda il prodotto che ha acquistato. Quando, infatti, l’obsolescenza programmata, non reca informazioni può, semplicemente, tradursi in danno per gli utenti. E infatti, su queste basi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), alla fine di ottobre, ha multato Apple e Samsung per aver programmato, in maniera poco trasparente, l’obsolescenza dei suoi dispositivi.

La multa a Samsung e Apple

Le due multinazionali, infatti, hanno bombardato gli utenti di messaggi funzionali al download di aggiornamenti di sistema pensati per dispositivi superiori che una volta scaricati non consentivano di tornare alle condizioni precedenti e che, soprattutto, provocavano gravi rallentamenti ai rispettivi device rendendoli, quindi, “obsoleti”.

Pratiche scorrette secondo l’Antitrust, che ha multato le due compagnie per un totale di 15 milioni di euro, riscontrando una netta e concreta mancanza di trasparenza nei confronti degli utenti tenuti all’oscuro dalle multinazionali sulle conseguenze, negative, degli aggiornamenti scaricati.

Il problema che ha sollevato l’Antitrust è la mancanza di trasparenza nei confronti degli utenti e soprattutto la non possibilità di tornare alle condizioni precedenti rispetto all’installazione degli aggiornamenti. Si provoca in questo senso un danno che difficilmente può esser sanato e si condiziona l’utente, anche in maniera psicologica, all’acquisto di nuovi dispositivi quando magari quelli precedenti rimangono a tutti gli effetti funzionanti.

Come ha rilevato l’Autorità Francese per la protezione ambientale e l’energia in un recente rapporto, l’impatto psicologico è rilevante soprattutto con riferimento all’obsolescenza percepita di alcuni dispositivi che quotidianamente utilizziamo: sappiamo, ad esempio, che i nostri dispositivi funzionano bene e comunque ci consentono di fare quello che, alla fine, ci serve. Ciononostante, dopo un certo periodo di tempo siamo portati, inconsciamente, a considerarli come obsoleti, da sostituire per prenderne altri più “al passo coi tempi” mentre, invece, risultano esser perfettamente funzionanti.

Potrebbe accadere ancora, anzi, quasi sicuramente accadrà vista la pervasività dell’innovazione che riguarda i dispositivi che animano la nostra vita quotidiana e soprattutto la difficoltà di rintracciare violazioni come quella riscontrata dall’antitrust.

Possibili soluzioni

La soluzione, tuttavia, non sempre potrebbe esser rappresenta dalla semplice condanna di atteggiamenti sbagliati. La multa per obsolescenza programmata , ad esempio, rimane sempre sanzionatoria di un atteggiamento svolto nel passato e non incentiva, in modo spontaneo, un miglioramento e un cambiamento di paradigma.

Interessante, invece, sarebbe proporre, insieme alla multa, nuovi approcci di accordo con le grandi multinazionali dell’elettronica finalizzati per lo sviluppo di nuove strategie con cui tutelare gli utenti, fornendo informazioni sui prodotti in maniera dettagliata e relativa assistenza, e al contempo, promuovere la vendita di nuovi dispositivi. Ad esempio, oltre che sanzionare, le grandi multinazionali, potrebbero incentivare comportamenti finalizzati a raccogliere dispositivi datati o non funzionanti offrendo in cambio ai clienti sconti particolari e personalizzati per l’acquisto di nuovi prodotti messi sul mercato.

Il caso dell’obsolescenza programmata e della multa ai due giganti, ci mostra che, ancora una volta, la tecnologia e il mercato non sono buoni o cattivi a prescindere ma sono sempre e solo strumenti. Il significato reale che questi hanno sta sempre nell’utilizzo che ne facciamo.

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Quali sono gli errori da evitare nella Comunicazione Aziendale?

Come evitare gli errori più comuni ed esser più efficaci?

Comunicare è l’aspetto, forse più importante, della nostra esistenza.

Da “Neanderthal” in poi, l’esigenza di comunicare, di dire chi siamo e quello che facciamo è stata necessaria anzitutto per creare counsciousness attorno a noi: un circuito di fiducia, fatto di persone che condividono e apprezzano quello che siamo e che soprattutto ci protegge dall’esterno nell’ottica primordiale di rappresentare un elemento in più per la sopravvivenza.

Comunicare, possiamo dire, è concretamente tra i bisogni essenziali, come mangiare e respirare. Senza, banalmente, non saremmo ciò che siamo.

Sebbene vi siano, quindi, attitudini innate, comportamentali, del modo di comunicare, vi sono anche alcune regole chiave. A maggior ragione per le imprese la cui esigenza di comunicare è dettata dalla motivazione di incrementare le vendite e dunque aumentare il volume del business aziendale, con maggiori probabilità di assumere risorse e creare nuove opportunità per i clienti.

Comunicare male è peggio che non comunicare

Per le aziende soprattutto vi sono una serie di errori, fondamentali, da evitare nell’attività di comunicazione in senso lato:

Assenza di Obiettivo

Ciascuna azione è finalizzata al raggiungimento di uno scopo. Se non definiamo gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere nella comunicazione aziendale, sia in senso generale che specifico (ad esempio con riguardo a un evento o a un prodotto) rischiamo di produrre una comunicazione non efficace, che non raggiunge il target e non informa;

Chiarezza

Non esser chiari, nelle comunicazioni promosse, genera l’effetto completamente opposto. Se non pubblichiamo e diffondiamo informazioni chiare e semplici da comprendere i nostri interlocutori, clienti e utenti generici, rimangono confusi e a lungo andare non seguono più le nostre attività. Occorre sintetizzare invece quello che è il messaggio che intendiamo dare e, di conseguenza, disporre di un team capace di scrivere contenuti in maniera efficace ed esaustiva.

Target identification

Ciascuna comunicazione aziendale deve saper individuare, anzitutto, i target di riferimento, coloro che sono i destinatari effettivi della comunicazione, sia in senso alto e sia individuando soggetti specifici (magari suddivisi per settore e/o area di interesse). Genericamente ci si affida a un lavoro, continuo, di “mappatura degli stakeholder” per monitorare tutti i soggetti con cui, come azienda, entriamo in contatto al fine di 1) capire con chi ci relazioniamo in generale; 2) chi sono i nostri clienti; 3) come “personalizzare” la comunicazione in base ai target affinché risulti quanto più efficace possibile (in termini di condivisioni e risposte a una specifica call to action). Non farlo equivale a non aver obiettivi.

Focus

Una comunicazione efficace che sia tale deve evitare di disperder energie su contenuti poco coerenti con quella che è l’attività aziendale. Bisogna concentrarsi nella produzione di contenuti efficaci e tarati, in maniera specifica, che rendono bene all’utente, potenziale cliente, quali sono i prodotti che vendiamo, allo stesso modo in cui è fondamentale chiarire, bene, quella che è la nostra identità e come ci differenziamo rispetto ai nostri competitor. Il focus deve intendersi non solo nel contenuto ma anche negli strumenti: mancare di considerazione, ovvero non prevedere messaggi diversi a seconda degli strumenti (es. sito web, social, carta stampata) significa non riuscire ad esser incisivi perché è come parlare due lingue diverse.

Engagement

La comunicazione efficace si basa sulla capacità di poter esser condivisa, promossa, veicolata e stimolare alla conversione ovvero alla realizzazione di specifiche azioni (es. acquistare un prodotto). Se non progettiamo la nostra comunicazione aziendale anche nell’intento di favorire l’engagement dei nostri target di riferimento (clienti o utenti generici) rischiamo di non raggiungere gli obiettivi e di, letteralmente, fare un buco nell’acqua.

Competitor Analysis

Per programmare una strategia di comunicazione efficace e, di conseguenza, attuarla con risultato, occorre anche occuparsi di capire chi sono i nostri competitor, chi sono i soggetti con cui, nella realizzazione della specifica attività di business, entriamo in competizione. Non farlo significa non capire come possiamo andare a “personalizzare” la nostra comunicazione, renderla specifica e unica, far capire al cliente perché scegliere noi piuttosto che un nostro competitor.

Trends

Un errore abbastanza comune può esser quello di non prevedere, nella strategia di comunicazione aziendale, degli strumenti di analisi dei trend comunicativi maggiormente diffusi per il nostro settore di business. Ad esempio non sapere qual è il brand del momento o il prodotto più venduto nella nostra categoria piò rivelarsi poco intelligente. Perché non ci consente di tarare la nostra comunicazione su quelle che realmente potrebbero esser le aspettative di clienti e utenti.

Conclusioni

Si tratta di errori che tutti quanti, prima o poi, possiamo commettere in diversi casi. Importante è saperlo e compiere le giuste mosse per evitarli e far in modo che, come detto, comunicare non risulti peggio di non comunicare. Ragionando, inoltre, anche in termini strategici di sviluppare sempre coerenza tra quello che è il contenuto della Comunicazione Interna (verso dipendenti, collaboratori) e quello che invece è ciò che promuoviamo in Comunicazione Esterna (sia quella online che offline). Passaggio fondamentale è considerare, infine, che tutte le attività che abbiamo suggerito poco prima sono da intendersi una tantum ma devono esser inserite in un quadro complessivo di sviluppo di lungo periodo con un approccio flessibile attraverso cui l’azienda periodicamente analizza la propria comunicazione, il relativo impatto e vi appronta i necessari cambiamenti. Nell’ottica, semplicemente, di un continuo percorso di apprendimento e, dunque, miglioramento.

Possiamo aiutarti a non commettere gli errori più diffusi della comunicazione aziendale grazie alla nostra esperienza decennale al fianco delle aziende.

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Perché è importante svolgere Campagne Sponsorizzate sui Social?

La grande novità delle campagne sponsorizzate sui social network è che puoi raggiungere solo gli utenti che ti interessano realmente, targettizzando la tua pubblicità per genere, posizione geografica, età, interessi. Si chiama Social Advertising e da alcuni anni è una tipologia di marketing su cui le aziende investono sempre di più.

Gli obiettivi delle campagne sponsorizzate su Facebook, su Twitter o su Instagram possono essere diversi: aumentare la base utenti sui social network (like, followers, ecc.), generare click e conversioni verso un sito web, accrescere l’engagement (like, condivisioni, menzioni, ecc.), promuovere un’App o un video o un nuovo prodotto, rafforzare la brand identity.  Oltre ai tradizionali annunci testuali e ai banner pubblicitari, esistono anche forme di advertising indiretto: sui social i clienti esprimono le proprie opinioni in tanti modi, dalle recensioni ai post nei gruppi, fino ai sondaggi e all’uso delle applicazioni. Monitorare anche le conversazioni che hanno luogo sui social, con un programma efficace di social listening, consente di intervenire tempestivamente nel caso in cui venisse menzionato il proprio brand o nel caso in cui ci si rendesse conto che la campagna sponsorizzata non sta avendo il successo sperato.

Usare le sponsorizzazioni sui social media è quindi un modo per non sprecare le risorse economiche destinate al marketing e avere subito il quadro sui dati delle persone raggiunte e sulla tipologia della loro risposta.

Se vuoi avere al tuo fianco dei professionisti del settore mentre affronti la delicata sfida dei social, rivolgiti a Mg Group Italia e metteremo a tua disposizione un team completo e affidabile, capace di superare ogni ostacolo con creatività e flessibilità.

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Il Marketing Sensoriale: la comunicazione parte dai sensi

Perché pensare a un marketing per i 5 sensi?

Abbiamo decine e decine di teorie su cosa sia meglio utilizzare per attirare clienti.
Alcuni dicono sia meglio usare le immagini, altri spingono sui video, altri ancora mettono al centro lo storytelling e in molti ormai ci parlano perfino di neuromarketing.
Ma se la risposta fosse molto più semplice? Cosa accadrebbe se la risposta fosse semplicemente quella di fare appello alle caratteristiche fondamentali ed essenziali dell’essere umano, come i cinque sensi?

Questo modo di impostare la pubblicità è noto come “marketing sensoriale” e sta investendo il mondo digitale.

Cos’è il marketing sensoriale?

Il marketing sensoriale è un insieme di tecniche utilizzate per raggiungere i sensi dei potenziali clienti e influenzare il loro comportamento modificando la percezione del marchio e lo stato d’animo che le tecniche usate provocano. Perciò si può parlare anche di branding sensoriale, che è un tipo di marketing che attrae tutti i sensi nella definizione dell’identità del brand.

Come sappiamo i cinque sensi sono: vista, udito, gusto, tatto e olfatto. Il marketing sensoriale è semplicemente il processo per conquistare la fiducia e l’attenzione di un cliente facendo appello a ciascuno di questi cinque sensi.

Non a caso è diventato popolare tra una varietà di industrie e aziende in tutto il mondo come parte della loro strategia complessiva.

Perché funziona il marketing sensoriale?

Oggi il vero fulcro del marketing è sempre l’esperienza del cliente. Questo è vero per il design del sito web, quanto per la creazione del prodotto e del packaging. Tutto quello che non stimola l’utente, che non lo diverte e non lo stupisce di certo non è un elemento importante del marketing.
Come potete immaginare anche il marketing sensoriale si basa molto su questo concetto. Il marketing sensoriale offre un’esperienza completa. Per questo motivo, si distingue come un modo univoco, interattivo, per conquistare l’attenzione del pubblico. Uno dei più grandi errori di marketing che un marchio può fare è quello di creare un’esperienza fruibile da un solo senso alla volta.

 

Come fare appello ai sensi del pubblico?

Mentre alcuni marchi possono sembrare candidati ovvi per il marketing sensoriale, altri potrebbero sembrare difficili da utilizzare. Ma fortunatamente, questa tattica è molto adatta a una varietà di settori. Ecco come applicarlo al tuo:

Ottieni emozioni

Le emozioni stanno entrando nel marketing più oggi di quanto non abbiano mai fatto prima. Se vuoi creare fiducia tra i tuoi clienti verso il ​​tuo marchio, devi iniziare facendo un appello emotivo. Brand come Airbnb lo fanno splendidamente, con la loro campagna “Belong Anywhere”.
Più profondamente riesci a connetterti emotivamente con il tuo pubblico, più è probabile che ricordino il tuo marchio. Questo, a sua volta, ti darà l’opportunità di fare appello anche ai loro altri sensi.

Gioca sul senso dell’olfatto

L’olfatto è un senso potente, e i test hanno dimostrato che gli odori gradevoli possono migliorare l’umore del 40%. Trova un modo per incorporare il profumo nel tuo marchio.

Dunkin Donuts, il famoso produttore americano di ciambelle, ha utilizzato il marketing sensoriale in Corea del Sud, emettendo un odore di caffè nell’aria mentre suonava un jingle aziendale. Probabilmente ti potrà sembrare estremo: ma ci sono anche altri modi per giocare sull’olfatto dei tuoi clienti. Due opzioni intelligenti includono la collocazione di annunci profumati nelle principali riviste o l’utilizzo di una fragranza nei tuoi negozi.

Non dimenticare il suono

Il suono assume molte forme nella pubblicità. Può essere un jingle o uno slogan che non riesci a toglierti dalla testa. Oggi, la pubblicità sensoriale richiede che tutte le marche trovino un modo per utilizzare il suono nelle loro iniziative di branding. Anche quando sembra difficile, sappi che c’è sempre un modo per farlo.
Per esempio, il gigante della lingerie Victoria’s Secret suona musica classica nei suoi negozi per far sentire i clienti immersi in un’esperienza di shopping esclusiva.

Fai usare il tatto ai tuoi clienti

Il tatto è un senso forte, facile da usare per la maggior parte dei marchi. C’è praticamente sempre un modo per il tuo marchio di sfruttare una materia da toccare. Usando cartoncini cartacei di alta qualità per la pubblicità, o costruendo un packaging particolarmente morbido.
Indipendentemente dal modo in cui lo incorpori, assicurati di non trascurare questa essenziale opportunità sensoriale nel tuo marketing.

Rendilo bello

La vista è, naturalmente, uno dei sensi più potenti nel mondo della pubblicità. Fortunatamente, è anche facile da sfruttare. Per aumentare il valore usando il senso della vista, assicurati che il sito della tua azienda sia bello e attraente per i clienti e fai in modo di rivolgerti a dei professionisti per progettare i tuoi social media o la grafica pubblicitaria.

Il colore è una componente importante in questo filone: pensa alla Coca-Cola, alla Virgin Airlines, al giallo del Mulino Bianco. Se non hai già una combinazione di colori per la tua azienda, il momento per crearne una è ora. Rivolgiti ad una web agency professionale per non fare gli errori che potresti commettere scegliendo da solo.

Marketing sensoriale per aiutare a costruire il tuo marchio

Oggi, approfittare del marketing sensoriale è uno dei modi più intelligenti per i marchi per innescare emozioni e mantenere alto l’engagement emotivo dei clienti. Si può inoltre usare per i marchi di tutti i settori e di tutte le tipologie. Quindi, indipendentemente dal fatto che tu venda capi di abbigliamento o prodotti tecnologici, questa è una tattica che puoi usare per far crescere l’awareness e la reputation del tuo marchio.

Progettato per mettere in primo piano l’importanza dell’esperienza del cliente, il marketing sensoriale è un metodo efficace per qualsiasi azienda che voglia rendere più significative e convincenti le interazioni con i suoi clienti. Inoltre, è accessibile e facile da usare e, quando lo si usa correttamente, ha il potenziale per rinnovare la propria strategia di marketing.

Per ulteriori informazioni sul marketing sensoriale o per iniziare a utilizzarlo per il tuo marchio, contatta oggi gli esperti di Mg Group Italia: scopri con noi un’esperienza di business diversa e gratificante. Ti aspettiamo per una consulenza gratuita.