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Annunci o traffico organico? Usa entrambi per Vendere di più!

Se utilizzi la ricerca di Google (e chi non lo fa), potresti aver notato che i risultati sponsorizzati (I cosiddetti pay-per-click di Google o semplicemente PPC) stanno conquistando sempre più spazio nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca. Ovvero, il traffico organico sta perdendo campo in favore degli annunci.

L’agenzia americana WordStream ha svolto qualche ricerca sull’impatto che i nuovi formati di annunci, più grandi, più evidenti e più coinvolgenti stanno avendo sull’utente medio che svolge una ricerca su Google. I risultati sono sorprendenti.

Negli Stati Uniti (dove è stata svolta la ricerca) i clic sulle voci di ricerca sponsorizzate battono i clic organici in un rapporto di quasi 2:1 per le parole chiave con un elevato intento commerciale. In altre parole, ben il 64,6% delle persone fa clic sugli annunci sponsorizzati di Google Ads quando vuole acquistare un articolo online.

Bisogna puntualizzare: nel complesso, le ricerche organiche ottengono comunque più clic rispetto ai link sponsorizzati, ma non tutte le  parole chiave ricercate sono uguali. Le ricerche di parole chiave con un alto intento commerciale – ovvero, quelle query con cui gli utenti cercano un prodotto o servizio da acquistare (ad esempio: “dove acquistare lavastoviglie in acciaio inossidabile“) – valgono molto di più per le aziende rispetto alle ricerche di parole chiave informative basilari (ad esempio: ” chi è Guglielmo Marconi”). La ricerca di WordStream ha scoperto che per le parole chiave con un alto valore commerciale, le inserzioni pubblicitarie fanno precipitare le voci di ricerca organiche (gratuite) in fondo alla lista.

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Perché il traffico organico sta subendo l’incombere degli annunci?

Con grande gioia dei web marketer, le versioni più recenti di annunci a pagamento – che consentono alle aziende di raggiungere i potenziali clienti in modo più preciso ed efficace – sono la causa dell’aumento del CTR (Click-Trouhg-Rate) per le ricerche di parole chiave ad alto intento commerciale. Questi nuovi formati di pubblicità includono:

  • Annunci Shopping: a maggio 2012, Google ha trasformato la Ricerca prodotti Google precedentemente gratuita in un modello puramente commerciale. Gli annunci con scheda di prodotto (che prendono il nome di Annunci Shopping) includono immagini di grandi dimensioni e vengono attivati ​​automaticamente se qualcuno cerca un prodotto che si trova nel tuo account Merchant Center.
  • Annunci di Chiamata: questo potente formato di annunci pensato per dispositivi mobili consente ai clienti di chiamare un numero di telefono aziendale direttamente con un clic.
  • Annunci Display a piè di pagina: attira l’attenzione degli utenti prima che abbandonino la pagina.
  • Estensione Social: l’estensione in un annuncio di Google Ads è una funzione che consente di visualizzare ulteriori informazioni sull’attività commerciale nell’annuncio; in questo caso specifico puoi collegare le tue pagine social in modo da creare ulteriori opportunità di traffico sui tuoi canali.
  • Remarketing: consente alle aziende di tracciare i visitatori del proprio sito utilizzando i cookie, per poi “inseguirli” durante la loro navigazione sul web; in questo modo, verranno mostrati loro i tuoi banner pubblicitari fino a quando non faranno clic e verrà effettuata una conversione.
  • Estensione di località: funziona automaticamente se colleghi il tuo annuncio al profilo Google MyBusiness. Mostra il tuo indirizzo e il tuo numero di telefono ai ricercatori locali, invitandoli in modo diretto a venire presso il tuo negozio. Questa estensione viene mostrata solo ai clienti nelle vicinanze.
  • Estensione e-mail: chiedi agli utenti di fornire un indirizzo e-mail direttamente dalla pagina dei risultati della ricerca.
  • Estensione di prezzo: le estensioni di prezzo possono aggiungere valore ai tuoi annunci di testo della rete di ricerca dando maggiore risalto ai tuoi servizi e prodotti e collegando direttamente gli utenti ai contenuti del tuo sito web che ritengono interessanti

Associa queste e altre interessanti novità pubblicitarie al fatto che circa la metà dei ricercatori non riesce ancora a distinguere tra voci di ricerca a pagamento e organiche e puoi capire perché gli annunci stanno sopraffacendo il traffico organico. La pubblicità su Google diventerà un mezzo per sopravvivere, a patto che si conquistino parole chiave con un alto intento commerciale.

annunci o traffico organico

Annunci VS traffico organico: una guerra su due fronti

Mentre le innovative opzioni per gli annunci che vi abbiamo presentato crescono rapidamente in termini di volume ed efficacia, Google sta combattendo una vera e propria guerra contro la SEO spam (uso eccessivo e ingannevole delle tecniche SEO). Negli ultimi anni sono stati fatti aggiornamenti significativi che rendono più difficile posizionarsi nella ricerca organica, tra cui:

  • Panda Update (febbraio 2011): con questo aggiornamento Google ha penalizzato i siti con contenuti scarni e ricchi di pubblicità. Il 12% dei risultati di ricerca è stato colpito da questa novità.
  • Aggiornamento di Google Analytics (ottobre 2011): Google ha smesso di fornire un accesso affidabile ai dati delle query di ricerca organiche. Gli inserzionisti devono dunque utilizzare Google Ads (precedentemente Google AdWords) per ottenere l’accesso completo ai dati delle query di ricerca.
  • Matt Cutts minaccia di penalizzare l’uso ingannevole della SEO (marzo 2012): Alla conferenza SXSW, Matt Cutts (per anni il principale Google spokesperson) lancia un avvertimento ai siti che fanno “sovraottimizzazione”, dichiarando: “vogliamo rendere questo campo di gioco un po’ più equo”.
  • “Lo sparo sentito in tutto il mondo della SEO”(aprile 2012) – Google individua circa 1 milione di siti Web che fanno un uso dei link innaturale e ordina ai rispettivi webmaster di cessare queste attività manipolative.
  • Penguin Update (maggio 2012) – Anche conosciuto come Webspam Update, in sostanza è una penalità per che pratica “sovraottimizzazione”; Google svaluta i siti che utilizzano Keyword Stuffing e tattiche di link spam.

Le conseguenze di questi aggiornamenti – che nel mondo digitale si possono definire già datati  è che il posizionamento organico è diventato molto più difficile (e più costoso), quasi impossibile da misurare e produce un ROI sempre più imprevedibile.

SEO vs. PPC: chi sta vincendo questa guerra?

È troppo presto per dichiarare una vittoria per una o per l’altra parte. L’unica cosa che emerge da questa ricerca è che il terreno di battaglia è pronto e gli eserciti si stanno già muovendo.

Per questo motivo, per un’azienda che desidera usare il web per trovare nuovi clienti e ampliare il proprio volume di affari, noi consigliamo di usare entrambi gli strumenti, affidandone la gestione a dei professionisti.

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Il Digital Marketing si trasforma con il Punteggio di Ottimizzazione

Il reparto di Digital Marketing nella tua azienda va a gonfie vele? Bene! Ma sai dire per quanto tempo questa affermazione sarà valida?

Già, perché purtroppo o per fortuna il mondo del digitale si evolve molto rapidamente e con esso le esigenze dei consumatori.

Secondo una ricerca di Think with Google, , il 41% dei Millennial si aspetta di essere riconosciuto dai propri dispositivi o durante la navigazione e più della metà (il 51%) si aspetta che le esperienze online riflettano le proprie preferenze effettive o potenziali. Il dato più importante, soprattutto per chi opera nel marketing, è che quasi un terzo degli utenti abbandona i contenuti che non soddisfano queste aspettative.

Per soddisfare le sempre crescenti richieste dei consumatori sul web e garantire al contempo la loro privacy, è necessario adottare le migliori strategie di data-driven marketing. E per riuscirci, molti brand devono trasformare il proprio Marketing Digitale.

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: Scritta in rosso "optimization"

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: Scritta in rosso “optimization”

Le aziende e la Digital Marketing Transformation

Perché questa digital transformation avvenga, è necessario un cambiamento a partire dai vertici che coinvolga tutte le modalità con cui un’azienda affronta il marketing, interpreta i dati e misura il rendimento delle campagne.

Il guadagno sarebbe incredibile: si stima che le aziende che hanno messo in atto la trasformazione digitale abbiano un Aumento del Fatturato del 20% e un Risparmio del 30% sui costi.

Eppure, solo il 2% dei brand lo fa ed è considerato il migliore in fatto di digital marketing transformation.

Usa il Punteggio di Ottimizzazione per migliorare il tuo Digital Marketing

Per fare tutto questo, Google mette a disposizione un utile strumento, accessibile dal proprio account di Google Ads, che assegna un Punteggio di Ottimizzazione alle campagne. In poche parole, vi fornisce consigli personalizzati in base alla campagna per garantire al cliente un’esperienza più appagante e a voi migliori risultati.

Come funziona il Punteggio di Ottimizzazione?

Nel concreto, lo strumento assegna alle campagne un punteggio compreso tra 0% (risultato peggiore) e 100% (risultato migliore). Se c’è un margine di miglioramento, fornisce consigli personalizzati in tempo reale, insieme al relativo impatto stimato. Quindi ti basta un solo clic su un pulsante per applicare oltre la metà dei consigli.

Secondo le parole di Nick Leeder, VP di Google Ads:

“Il punteggio di ottimizzazione si rivolge ai clienti e alle agenzie che vogliono dare una marcia in più al loro rendimento sulla Ricerca Google e avere più tempo libero. Se stavi aspettando una soluzione per sfruttare le potenzialità del data-driven marketing, con informazioni migliori e un controllo più approfondito, la tua attesa è finita: adotta lo strumento per il punteggio di ottimizzazione.”

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: scritta "adwords" formata da caselle dello scarabeo poggiate su un tavolo di legno

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: scritta “adwords” formata da caselle dello scarabeo poggiate su un tavolo di legno

Unisciti a quel 2%!

Vuoi unirti a quel 2% di aziende che primeggiano in fatto di Digital Marketing Transformation?

Per prima cosa, devi adeguarti ad un’idea: così come cambiano velocemente le tecnologie e le aspettative dei consumatori, così devi fare tu. Insomma, in termini di Marketing Digitale, l’unica certezza è il cambiamento.

Perciò, se oggi le tue campagne funzionano, puoi sinceramente affermare di essere pronto al cambiamento dei desideri e delle aspettative che (sicuramente) arriverà presto?

Grazie al Punteggio di Ottimizzazione, puoi stare al passo con le tendenze digitali. Inizia il cambiamento!

Se vuoi saperne di più sugli strumenti che ti aiutano da implementare il tuo Digital Marketing, affidati agli esperti di MG Group Italia! Siamo più grandi insieme. 

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Internazionalizza il tuo Sito con la SEO multilingua

Sempre più aziende puntano all’internazionalizzazione per espandere il proprio mercato d’azione. Per farlo, si rivela indispensabile applicare strategie di SEO multilingua sul proprio sito web.

Non si tratta, ovviamente, di fare una semplice traduzione dei contenuti e delle parole chiave, bensì di adattare totalmente il sito alla cultura del mercato a cui ci si vuole rivolgere. Questo perché per essere efficace e portare Nuovi Clienti, il sito deve rimanere funzionale e usabile anche in lingua straniera.

Scopriamo insieme come fare una buona SEO multilingua per rendere efficace il tuo sito anche all’estero.

SEO multilingua

SEO multilingua

La fase preparatoria di una strategia SEO multilingua

Prima di affrontare un progetto di internazionalizzazione del proprio sito web, è necessario fare un’approfondita analisi dei mercati a cui ci si vuole rivolgere. Si tratta in primo luogo di studiare in quali paesi/regione/zona geografica c’è domanda dei prodotti/servizi che tu offri.

Successivamente, sarà indispensabile comprendere quali sono i bisogni dei potenziali clienti e soprattutto come ricercano sul web le soluzioni per soddisfarli. Bisogna, insomma, entrare nella testa del consumatore straniero.

Per farlo, sarà necessario imparare a conoscere i costumi del popolo a cui ci rivolgiamo e come ad esempio sono abituati a chiamare i prodotti/servizi che noi vendiamo. Solo dopo aver acquisito questi elementi di base, ma fondamentali, potranno essere stabilite le giuste keyword e si potrà iniziare ad ottimizzare i contenuti in chiave SEO.

Successivamente, sarà necessario pensare agli altri elementi che compongono una buona strategia di Web Marketing e che possono essere implicati nell’uso di un’altra lingua. Ci saranno domande necessarie da porsi per mantenere una buona integrazione fra tutti gli elementi al fine di perseguire gli obiettivi del business.

Dovreste porvi alcune domande, come ad esempio:

  1. verranno prodotti contenuti e testi ad hoc per il sito in lingua straniera? Chi si occuperà della loro revisione? Sarà possibile tenerli costantemente aggiornati?
  2. la differente lingua cambierebbe la user experience dei visitatori del sito?
  3. abbinata alla SEO multilingua, si prevede un servizio di customer care nei diversi idiomi scelti?

SEO multilingua: indicazioni tecniche per dominio e url del sito

Nel caso si scelga di mantenere lo stesso sito per tutti i mercati (perché si potrebbe scegliere di farne anche di diversi in base al Paese o Regione di destinazione se si opta per una strategia di SEO multiregional), si possono seguire alcune semplici indicazioni tecniche per la versione tradotta del sito.

Utilizzare le sottodirectory

Si può ricorrere a queste tecnica per proporre le diverse versioni del sito in diverse lingue. Così, se il sito originale in italiano corrisponderà all’url www.tuosito.it, la versione in inglese sarà www.tuosito.it/en, quella tedesca www.tuosito.it/de e così via.

Utilizzare domini di terzo livello

Si può optare per variare i generic Top Level Domain names (gTLDn), meglio conosciuti come domini di terzo livello, se si utilizzano domini di primo livello internazionali come .com, .net, .org. In questo caso, la versione base www.tuosito.com servirà per selezionare la lingua e it.tuosito.com, en.tuosito.com e de.tuosito.com saranno gli urli risultanti una volta scelta.

Fai sapere ai motori di ricerca che il tuo sito esiste in più lingue

Grazie alle sitemap contenute nei siti web, i motori di ricerca leggono le informazioni contenute in esso per mostrare agli utenti contenuti di maggior valore per loro. Nel nostro caso specifico, possiamo dire che recepiscono le differenti versioni del sito per mostrare all’utente quella nella lingua da lui parlata.

Ad esempio, alcuni fattori utilizzati da Google per capire a quale pubblico si rivolge un sito, sono:

  • i contatti indicati nel footer o nella pagina dedicata, fra cui l’indirizzo e il/i numero/i di telefono
  • i link in entrata: se provenienti prevalentemente da un paese, il sito si rivolge probabilmente al pubblico di quel paese
  • l’indirizzo IP nel server
  • l’indirizzo utilizzato nella scheda locale di Google My Business
  • gli eventuali riferimenti geografici presenti nei contenuti

Per quanto per i motori di ricerca attuali queste ricerche siano automatismi che funzionano bene, è sempre consigliabile far sapere esplicitamente a Google dell’esistenza di diverse versioni in diverse lingue dello stesso sito web.

Questo può essere fatto tramite la Google Search Control. Al suo interno si può manualmente indicare a quale nazione fa riferimento il sito web (a patto che abbia un dominio di primo livello internazionale, come spiegato nel paragrafo precedente).

SEO multilingua

SEO multilingua

Come scrivere i contenuti e le keyword per una strategia SEO multilingua

Come sappiamo bene, i contenuti di un sito web sono importanti per una strategia SEO efficace tanto quanto le accortezze tecniche. Per questo, scriverli nel modo giusto è fondamentale.

Come anticipato, non basta tradurre letteralmente i contenuti della versione italiana. Anzi, farlo è altamente sconsigliato. Questo perché le intenzioni di ricerca di un utente straniero potrebbero essere espresse in maniera nettamente diversa in base al mercato geografico di riferimento e a fattori contingenti, culturali e di semantica.

La traduzione letterale (o con traduttori automatici) può essere utilizzata solo in un primo momento, ovvero nella fase di comprensione delle possibili parole chiave ricercate in una determinata lingua. Dopodiché è consigliabile abbandonarla e affidarsi, preferibilmente, ad un traduttore professionista.

Trova le Keyword giuste per la tua strategia multilingua

Un utile strumento per trovare le keyword più giuste per la tua strategia di SEO multilingua è Google Market Finder. Questo strumento può essere usato già in una fase preliminare per capire quali siano i mercati migliori dove estendere il proprio business, in quanto offre una panoramica del volume medio di ricerca di una certa parola chiave nei vari paesi.

Sarà poi possibile scoprire le varie sfumature della lingua e, di conseguenza, delle keyword utilizzate nei differenti paesi anche se si parla la stessa lingua. Questo è particolarmente importante per i numerosi Paesi di lingua anglofona.

Se avete bisogno di ulteriori consigli per creare la vostra strategia di SEO multilingua, contattate i professionisti di MG Group!

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I più interessanti Insight sui consumatori del 2018

Per affrontare al meglio il 2019, gli esperti di Think With Google hanno rilasciato un report sugli Insight più interessanti del 2018 che riguardano i consumatori.

Scoprire come si comportano i consumatori sul web può essere un utile strumento per le Aziende al fine di pianificare efficaci strategie di Web Marketing.

I dati che verranno forniti si riferiscono ad una ricerca fatta esclusivamente sulla popolazione americana. Tuttavia, essendo gli Americani un buon (se non il migliore) modello del comportamento Occidentale, riteniamo che questi dati possano essere di ottima utilità anche per il mercato italiano.

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

I più interessanti Insight sui Consumatori del 2018

I consumatori di oggi comprano online in ogni momento

Dalla ricerca effettuata su un campione di 3613 statunitensi sui comportamenti di acquisto, è emerso che l’84% di loro effettua fino a 6 ricerche contemporaneamente per fare un singolo acquisto. Per farlo, utilizzano nel 25% dei casi il proprio smartphone.

Il motivo per cui i Consumatori fanno così tante ricerche nello stesso momento è perché ricercano maggiori informazioni possibili al fine di ottimizzare la propria decisione di acquisto. Fondamentalmente, la maggior parte dei consumatori è indecisa. Ad esempio, è stato dichiarato da 9 acquirenti su 10 che nel momento in cui decidono di acquistare uno smartphone non hanno ancora un’idea precisa su quale marchio scegliere.

I brand, dunque, possono e dovrebbero approfittare dell’indecisione dei Consumatori per mettere in atto strategie che li aiutino a posizionarsi fin da subito al primo posto nella mente dell’acquirente.

Un consiglio per il 2019: aiuta gli acquirenti a ritrovare i tuoi articoli che hanno già cercato per non farli disperdere in un mare di informazioni.

Fanno ricerche sul Web utilizzando lo stesso linguaggio con cui parlano

Lo scorso anno gli Utenti del Web hanno utilizzato query di ricerca con un tono sempre più conversazionale. Questo perché ciò permette loro di formulare domande più mirate e specifiche riguardo ai prodotti/servizi che stanno cercando. Inoltre, utilizzare un linguaggio comune li fa sentire più sicuri di ottenere esattamente ciò di cui hanno bisogno.

In linea con questa tendenza, gli utenti hanno iniziato ad usare la prima persona verbale nelle proprie ricerche, come ad esempio “come possa arrivare all’ufficio postale più vicino?” “di quanta vernice ho bisogno per dipingere una parete lunga 3 metri?” e così via. Si pensi che le frasi cercate nei browser su smartphone che contengono “ho bisogno” sono aumentate durante lo scorso anno del 65%.

Un consiglio per il 2019: individua le parole e le frasi chiave associate alla tua attività e ai tuoi prodotti/servizi più ricercati, focalizzandoti sulle frasi con tono conversazionale che potrebbero essere formulate da un Utente standard. In questo modo ti assicurerai di realizzare una comunicazione realmente efficace.

Vicino e veloce

I consumatori odierni desiderano trovare le informazioni o il prodotto/servizio di cui hanno bisogno nel più breve tempo possibile. Non solo, essi vogliono anche che l’oggetto della loro ricerca si trovi vicino a loro, dunque sfruttano abbondantemente i servizi di localizzazione. Si pensi che:

  • Le ricerche da smartphone che includono “vicino a me” e che contengono le diverse varianti delle espressioni “posso comprare” o “comprare” sono aumentate del 500% negli ultimi due anni.
  • C’è stato inoltre un aumento del 200% delle ricerche da smartphone che comprendono “aperto” + “ora” + “vicino a me“, come ad esempio: “farmacia aperta vicino a me ora“.

Un consiglio per il 2019: sii vicino ai tuoi utenti sfruttando le ricerche eseguite vicine alla tua attività o a chi vende il tuo stesso prodotto/servizio.

Gli utenti fanno ricerche per avere più certezze 

Gli utenti sul Web cercano su Google informazioni per migliorare le proprie esperienze offline.

Le persone cercano i dettagli su prezzi, mappe, programmazioni, menù, recensioni per essere più tranquille e programmare in anticipo le proprie esperienze. Si potrebbe dire che il processo di ricerca è ormai parte integrante dall’esperienza stessa, in quanto contribuisce a creare aspettative negli utenti.

Un consiglio per il 2019: fornisci tutte le informazioni necessarie per consentire agli utenti di sceglierti con tranquillità.

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell'e-mail personale

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell’e-mail personale

Cercano i prodotti “simili a…”

Durante le loro ricerche, gli utenti potrebbe scoprire che il prodotto/servizio di cui hanno bisogno è fuori dal proprio budget. Per questo motivo, cercano di rimediare cercando qualcosa che gli assomigli ma a miglior prezzo.

Le ricerche da smartphone che contengono l’espressione “simile a” sono aumentate di oltre il 60% negli ultimi due anni; ad esempio: “pavimento simile al parquet“.

Un consiglio per il 2019: stai attento alle ricerche per un’intera categoria merceologica, non solo per il tuo brand.

I possessori di tecnologie voice apprezzano la brand experience

Negli ultimi anni le tecnologie voice e gli smart speaker hanno riscosso un incredibile successo anche in Italia. Da un sondaggio effettuato dal team di Think With Google su un campione di 1500 Statunitensi in possesso di un device con attivazione vocale, è stato scoperto che questi dispositivi vengono considerati veri e propri assistenti personali nella vita quotidiana.

Per questo motivo, la brand experience e anche i messaggi promozionali vengono accettati di buon grado dei possessori di tecnologie voice, proprio come se a consigliare loro un prodotto/servizio sia un amico/consulente che ha imparato a conoscerli. I soggetti su cui è stata fatta la ricerca hanno affermato che questa esperienza con i brand è decisamente più coinvolgente.

Un consiglio per il 2019: inizia ad usare i servizi offerti dagli smart speaker per fornire una migliore brand experience.

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Google Maps: arrivano i messaggi per negozi e aziende

Gli utenti di Google Maps da sempre utilizzano primariamente l’app per avere informazioni su come raggiungere fisicamente luoghi sparsi sul Globo Terrestre. Col tempo però, la piattaforma è diventata un vero e proprio prontuario per scoprire giorni e orari di apertura, dati di contatto nonché le recensioni dei clienti di negozi e aziende individuabili sulle mappe.

Tuttavia, per entrare in contatto con un’attività commerciale fino ad oggi era sempre stato necessario abbandonare l’app per affidarsi a servizi di messaggistica esterna. Da oggi, Google risolve questa disfunzione, integrando dentro Maps una piccola piattaforma di messaggistica che servirà agli utenti per richiedere informazioni direttamente ai gestori delle strutture.

La novità era stata anticipata dall’azienda di Mountain view nei mesi scorsi ma fino ad oggi era stata fatta provare in versione beta solo in alcuni paesi. Adesso il servizio sembra confermato e in arrivo a breve sugli smartphone  con sistemi Android e iOS.

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Messaggistica di Google Maps: guida per gli utenti

La nuova funzione di messaggistica figurerà nell’App con la dicitura “Messaggi” e verrà inserita nel menù a tendina che compare sulla sinistra dello schermo, sia su smartphone che su PC, quando si clicca sulla localizzazione di un’attività commerciale sulla mappa.

Pare che per avviare la conversazione, per gli utenti sarà sufficiente fare swype da sinistra verso destra. Cliccando invece sull’icona “Messaggi”, si aprirà una sorta di storico delle conversazioni in cui l’utente potrà visualizzare tutte le comunicazioni intercorse con l’attività commerciale.

La nuova sezione di Google Maps non avrà quindi l’aspetto di una piattaforma di messaggistica istantanea, come del resto non ne ha lo scopo. Infatti, poiché i messaggi scambiati con negozi e aziende saranno di natura tecnica e informativa, si presume che le persone usufruiscano di questa funzionalità prima, o comunque in differita, rispetto all’uso di Maps come navigatore. “Messaggi” assomiglierà dunque più ad una casella di posta collegata a filo diretto con le attività commerciali.

Grazie a “Messaggi” potremo scoprire comodamente da casa e soprattutto direttamente su Google Maps, se i nostri negozi preferiti fanno promozioni o se hanno riassortito un prodotto che ci interessa, se fanno aperture straordinarie o se accettano animali e così via.

Indiscrezioni parlano della possibilità, in futuro, di poter “seguire” le attività commerciali direttamente sull’App per sapere in tempo reale degli sconti o delle offerte a tempo limitato riservate a chi usa l’app di Google.

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Messaggistica di Google Maps: guida per le aziende

Sull’altro versante, le aziende che vorranno interagire con i propri clienti grazie a questo nuovo strumento, dovranno scaricare la nuova applicazione Google My Business, per registrare la propria attività ed abilitarla alla ricezione di questo tipo di messaggi. In questo modo i negozi verranno indicizzati sul motore di ricerca direttamente con il pulsante per i messaggi integrato.

La comodità di “Messaggi” di Google Maps sta anche nel fatto che non è necessario per le aziende possedere un sito internet preesistente per ottenere questa funzione. Basterà che il gestore dell’attività scarichi sul proprio smartphone Google My Business e colleghi la sua attività al proprio profilo Google.

Inoltre, Google sta aggiornando l’applicazione lato business per consentire agli imprenditori o ai proprietari di locali di creare sull’app una loro piccola scheda sull’attività che consenta di visualizzare delle particolari promozioni, aggiornabili ogni giorno.

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Google Market Finder: un nuovo strumento per espandere il tuo business

Hai mai pensato di ampliare il tuo mercato e iniziare a vendere all’estero? Sappi che le opportunità di questa scelta sono illimitate e non è poi così difficile espandersi oltre i confini nazionali quando hai strumenti come Google Market Finder a disposizione.

Google Market finder: di cosa si tratta?

Market Finder è una piattaforma messa a disposizione da Google che aiuta ad analizzare i mercati globali e a comprendere quali tra questi siano quelli più adatti ai prodotti che desideri vendere online.

Sono disponibili due versioni, Lite e Completa, entrambe gratuite. Con la prima non è necessario accedere al proprio account Google, si possono consultare report limitati e non è possibile salvare i mercati ideali. La seconda invece richiede l’accesso tramite e-mail ma fornisce risorse illimitate e permette di salvare i mercati di interesse in una dashboard personalizzata.

Come si usa Google Market Finder?

Google Market Finder ti chiederà di inserire il link della tua attività e la categoria di prodotti o servizi della quale ti occupi. In questo modo ti verranno forniti solo informazioni e consigli pertinenti al tuo settore. Per fare questo Google Market Finder utilizza i dati relativi alle ricerche online, attinenti al tuo settore, effettuate dagli utenti, il reddito pro capite disponibile, il loro comportamento durante l’acquisto e le modalità di pagamento preferite. Questa prima fase serve per dare forma al cliente tipo di ogni mercato e indirizzarti verso quelli più promettenti.

Una volta stabiliti i tuoi prossimi mercati, Google Market Finder ti fornirà tutte le informazioni pratiche per espanderti concretamente: dalla localizzazione della tua attività, alle possibili modalità di pagamento, fino ad arrivare alle assunzioni di personale e agli aspetti più strettamente fiscali e legislativi. In questo modo sarai in grado di orientarti in mercati che non conosci senza perdere tempo o correre inutili rischi legati alla difficoltà di reperire informazioni su di essi.

Con Google Market Finder scopri il futuro del tuo business

Ma non finisce qui. Google Market Finder ti aiuta anche a intercettare i tuoi futuri clienti. Sia chiaro, questa piattaforma ti permetterà di entrare in contatto con un fulcro di informazioni globali che ti saranno utili per agganciare nuovi clienti, ma non faciliterà il contatto con loro.

Il resto del lavoro dipenderà da te, ma niente paura: Google Market Finder ti aiuta anche a pianificare una strategia di marketing adeguata. Ogni informazione scorre nel mondo attraverso canali specifici che devono essere compresi per non indirizzare a vuoto i tuoi investimenti. Un utente americano navigherà in internet in maniera diversa da un utente vietnamita, così come un utente danese comprerà in modo diverso da un utente italiano. Culture diverse creano clienti diversi, che devono essere intercettati con modalità distinte. Per veicolare i tuoi prodotti verso questi specifici mercati esteri, sarà quindi indispensabile capire come si comportano gli utenti, la lingua che utilizzano, qual è il modo migliore per raggiungerli, il device più adatto per agganciarli o il social migliore per comunicare con loro.

Perché è importante utilizzare Google Market Finder?

Gli utenti italiani online sono 54 milioni, quelli globali si aggirano attorno ai 4,2 miliardi, di cui 2 solo in Asia. È chiaro che le possibilità di vendita nei mercati esteri sono illimitate e delineano un futuro ben definito e che vede l’online un elemento imprescindibile per il successo della tua attività.

Orientarsi in mercati sconosciuti però non è semplice. Oltre agli ovvi ostacoli linguistici, ce ne sono molti altri di natura fiscale, legale o logistica. Ecco perché è importante non improvvisare, ma informarsi, pianificare ed organizzare scrupolosamente il nostro progetto di espansione, per non rischiare di utilizzare tempo e risorse in modo poco efficiente.

Google Market Finder ti aiuta proprio in questo. E’ lo strumento di oggi che ti aiuta a trovare il mercato di domani.

Ti interessa conoscere meglio le prospettive che Google Market Finder ti può offrire e scoprire quali imperdibili opportunità può riservarti il mercato globale? Hai bisogno di un esperto che ti guidi verso il raggiungimento dei tuoi obiettivi?

Richiedi una Consulenza Gratuita senza Impegno e inizia subito a pianificare la tua nuova strategia online.

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Google Shopping Insights: cosa si vende di più?

Google è il primo posto al mondo dove oggi andiamo, quando non sappiamo la risposta, per chiedere qualsiasi cosa. E, qualche volta, addirittura, ci orientiamo in base a quanto Mr. Google consiglia di fare e dire. Soprattutto quando vogliamo comprare qualcosa, Google è il primo posto dove andiamo a cercare una foto o semplicemente, la descrizione e recensione del Prodotto che ci interessa. Insomma, Mr. Google la sa lunga, di più di quanto noi possiamo a volte immaginare.

Infatti, Google Shopping Insights, è uno dei più recenti prodotti della casa, non ancora disponibile in Italia ma solo, per ora, negli Stati Uniti, che mette in campo una serie di strumenti innovativi molto utili per commercianti e venditori.

Cosa compreremo domani? Ce lo dice Google Shopping Insights

Incrociando l’enorme mole di dati proveniente da Google Shopping e da Google Search, Google Shopping Insights ci permette di avere una panoramica dell’andamento del nostro business e nello specifico la “popolarità” di un determinato prodotto, brand o categoria monitorando la propensione all’acquisto degli utenti. Il sistema è fatto in modo tale da tralasciare ricerche che possono sembrare casuali e di concentrarsi su quelle che effettivamente, in base al contesto e al numero di volte in cui vengono ripetute, possono fornire una certa intenzione dell’utente di acquistare un prodotto.

Il tutto è arricchito da una significativa componente di personalizzazione: la ricerca, infatti, può esser tarata in base a keyword che ci consentono di identificare un prodotto, brand o categoria, e anche con riferimento a un periodo specifico di nostro interesse e, addirittura, rispetto a una specifica area geografica, regione o città per vedere dove quel determinato prodotto viene maggiormente acquistato.

Negli Stati Uniti, ad esempio, Google Shopping Insights sviluppa una profilatura di circa 55.000 prodotti, 45.000 brand suddivisi in circa 5000 categorie con un campo di indagine che spazia su circa 210 aree designate di mercato (Designated Market Areas).

Come incrementare le vendite della mia azienda?

Entriamo nel vivo: proviamo a cercare un prodotto specifico, es. cravatte (“neckties”). La query, all’istante, genera un grafico che mette in luce l’evoluzione del trend di popolarità del prodotto nel periodo predefinito dell’ultimo mese. Il trend è ricavato dalla mole di ricerche, ripetute e quindi propedeutiche all’acquisto, eseguite dagli utenti. A tutela della privacy, i dati delle singole preferenze espresse vengono presentati come aggregato e quindi non risulta possibile risalire al dettaglio individuale.

Automaticamente, Google Shopping Insights propone una lista dei brand maggiormente “popolari”, sempre in base alle ricerche, sul nostro prodotto “neckties”

Il valore di popolarità va da 0, nulla o scarsa in base alle ricerche, a 100, volume massimo di “queries” per quel periodo, quella categoria, quell’area geografica.

Se vogliamo, poi, possiamo anche personalizzare l’area di ricerca su una regione (anzi stato visto che parliamo degli Stati Uniti) o una città specifica: strumento utilissimo per un venditore che intende espandere la propria attività in territori limitrofi o semplicemente rafforzarsi sul proprio contesto.

Ma Google Shopping Insights non si ferma qui, anzi.

Il prodotto fornisce, inoltre, uno strumento chiave di business intelligence: l’analisi dei potenziali competitor. La ricerca, infatti, può esser associata a un brand specifico e, in questo modo, con una comparazione possiamo avere una panoramica generale su quale brand sia maggiormente “desiderabile”, in base ai dati raccolti. E di conseguenza possiamo esultare, se siamo primi, o rimboccarci le maniche per invertire il trend e dirigerci verso attività di business più redditizie.

In sostanza, per il vantaggio competitivo, unico, rappresentato da Google in termini di flusso di utenti e per gli strumenti messi a disposizione, Google Shopping Insights può aprire una nuova frontiera del commercio elettronico e, al contempo, nuovi scenari per le strategie di business intelligence.

Se da un lato il boom del commercio elettronico verificatosi negli ultimi tempi ha dato il via a una progressiva “estinzione” di piccoli commercianti e venditori al dettaglio, dall’altro Google Shopping Insights può dare il via a un interessante rovesciamento della medaglia.

Grazie agli strumenti di analisi dei trend sulla popolarità di alcuni prodotti, il piccolo commerciante e il venditore al dettaglio possono avere l’opportunità di comprendere, in breve tempo, l’andamento di vendita, ipotetico, di prodotti e servizi, rapportarlo a quello dei propri competitor, riuscendo, se possibile, a riprogrammare le proprie attività verso settori di maggiore profitto. Si tratta di una sfida interessante soprattutto per il nostro “made in Italy” i cui protagonisti sono anche i piccoli imprenditori artigiani presenti sul territorio nazionale che molte volte fanno fatica a competere con i big player. Non si tratta semplicemente e soltanto di strumenti con cui salvare le piccole dimensioni commerciali ma di aprire nuove frontiere di sviluppo del business e job creation attraverso il mix, sapiente, tra la creatività artigiana e le opportunità emergenti dai big data e promosse, in questo caso, da Mr. Google.

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Google annuncia la chiusura del suo social network Google+

Google+ era nato con le migliori aspettative, di tutti, utenti e, perchè no, anche aziende, interessate a sfruttare, in brand promotion, l’enorme flusso di dati del motore di ricerca di Montain View. Ma qualcosa è andato storto o meglio è andato non come previsto. D’altronde è una costante di successo dell’innovazione: l’effetto disruptive del continuo avanzamento da un prodotto ad un altro e la considerazione, semplice, che poi alla fine non tutti i mali vengono per nuocere ovvero un fallimento genera una nuova creazione.

Il fallimento del social network di Mountain View

Google+ nasce tra i migliori auspici nel 2011 con l’intento della casa madre di fare ingresso, a tutti gli effetti, nel mercato dei social network avendo dalla propria l’enorme flusso quotidiano di utenti su Gmail e sul motore di ricerca. La casa madre di Mountain View attua una strategia di fidelizzazione very strong e in pratica ciascun utente dei prodotti Google, Gmail e Youtube soprattutto, viene “automaticamente” registrato su Google+ per utilizzare “al meglio” i servizi richiesti. Google intende caratterizzare la propria piattaforma di social networking, come un prodotto capace di concorrere, in breve tempo, con i big Twitter e Facebook.

Cosa è accaduto negli ultimi anni?

In breve tempo, il social network made in Google inizia a perdere colpi soprattutto perchè gli utenti non vogliono sentirsi pilotati nelle loro scelte di aderire o meno ad alcuni contenuti e soprattutto preferiscono avere e mantenere esperienze digitali diversificate senza dovere, per forza, migrare verso un unico contenitore. D’altronde, la propensione all’utilizzo dei social, in ottica user generated content, sta anche nella possibilità di poter utilizzare più strumenti, anche mixandoli, per veicolare messaggi differenti.

Google comunque, continua a rilanciare il proprio prodotto: lo espande, ne amplia le funzioni e le capacità di condivisione contenuti sempre nell’intento di costruire, finalmente, la propria rete sociale. Il salto, però, non riesce. Manca una componente fondamentale, alla base non solo di una piattaforma ma di ogni processo sociale, sia una petizione o una votazione: manca l’engagement, la capacità essenziale di uno strumento collettivo di saper “coinvolgere” gli Utenti, stimolando il loro interesse a condividere contenuti di vario genere e, dunque, a frequentare e avvertire lo spazio virtuale della “piattaforma” come spazio proprio di affermazione e promozione.

Perchè è fallito Google+?

Google+ diventa il social network meno “sociale” della storia e si caratterizza per un singolare paradosso: quello di esser un prodotto di un gigante del web, in termini di flussi e utenti giornalieri, con un flusso bassissimo. Dati recenti comunicati da Mountain View, infatti, affermano che circa il 90% degli utenti di Google+ non supera i 5 secondi totali di accesso alla piattaforma.

E di conseguenza, su queste basi, fallisce anche una delle rilevanti direzioni di sviluppo: quella verso le aziende che, in teoria, avrebbero avuto tutto da guadagnare, in termini di followers e brand promotion, veicolando i propri contenuti sui canali Google. Senza engagement degli utenti non c’è circolazione di informazioni e contenuti e, quindi, nessuna promozione del brand.

A marzo 2018, una nuova, definitiva (almeno per ora) tegola: google annuncia che tra il 2015 e il 2018 un bug della piattaforma, sconosciuto agli sviluppatori, ha causato la probabile violazione dei dati personali di circa 500.000 utenti. La claudicante piattaforma di casa Google+ viene, quindi, annunciata in chiusura: insieme ai bassissimi livelli di engagement, la perdita di fiducia generata dalla mancanza di sicurezza nella protezione dei dati danno il colpo di grazia o meglio archiviano definitivamente la parentesi del social network made in Google che sarà chiuso, ufficialmente, entro agosto 2019, lasciando agli utenti il tempo necessario per migrare altrove le proprie informazioni.

La lezione di Google per il cambiamento della propria azienda

Tutto ciò può sembrare un fallimento, un percorso determinato da scelte poco lungimirante e soprattutto, all’apparenza, poco comprensive delle dinamiche in corso soprattutto con riferimento allo sviluppo del mercato dei social network. Ma si tratta solo di apparenza guardando un po’ più da vicino la storia dello sviluppo evolutivo di Google, che poi altro non è se non la storia delle innovazioni digitali che, progressivamente, hanno modificato e trasformato la nostra vita quotidiana e le relazioni. Google, in particolare, è un’azienda che, per certi aspetti, non ha mai tralasciato la sua natura essenziale di startup: ha sempre promosso sperimentazioni di nuovi prodotti con continui cambi di strategie e modifiche affrontando il potenziale rischio di “fallimento” con una “visionaria” capacità, tipica da startupper, di leggere il successo che può nascere dopo ogni caduta. E infatti, come già avvenuto nel passato, l’azienda sperimenta e affronta “fallimenti” ma senza tralasciare i percorsi intrapresi, anzi. Ciascun percorso, ciascun passaggio, ciascuna sperimentazione, con i relativi “fallimenti”, vengono analizzati, metabolizzati, ragionati per rielaborare le complessive strategie di business development dell’azienda. É la base, anche, del successo e della crescita di tante applicazioni che usiamo ogni giorno e che, all’inizio, erano niente altro che semplici startup.

Pensiamo al Futuro

Da quanto realizzato nel passato si fa tesoro e, in ottica di apprendimento e miglioramento continuo, gli errori del passato possono rappresentare la base per la progettazione di nuovi prodotti di successo di domani. Questa è la mentalità che seguiamo in MG Group Italia, azienda dinamica che supporta i propri clienti in piani specifici di brand promotion sul web e sui social attraverso l’integrazione di differenti strumenti al fine di fornire strategie aggiornate che consentono ai propri clienti e partner commerciali di trasformare il cambiamento in concrete opportunità.

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Che cos’è Google my Business?

Chi cerca un negozio, un’azienda o un servizio molto probabilmente oggi userà la barra di ricerca di Google. Per questo se sei il titolare di un’impresa non puoi rinunciare ad usare la scheda gratuita di Google My Business che permette ad attività e organizzazioni di gestire la propria presenza online, compresi Ricerca e Maps. Con questa scheda puoi verificare le informazioni che i tuoi clienti cercano (indirizzo, orari, sito web, etc) e interagire con essi: se aggiungi foto della tua attività e rispondi alle recensioni o alle domande la tua attività ha il 42% di possibilità in più che il clienti cerchi le informazioni stradali per raggiungerla.

Ma non finisce qui: con Google My Business acquisisci informazioni importanti, come le statistiche sulle modalità con cui i clienti hanno cercato la tua azienda, o la percentuale di coloro che ti hanno chiamato al telefono. Con questi dati puoi creare la tua strategia per avviare campagne su Google Ads e rendere il tuo marchio sempre più forte.
Non ci sono motivi per non usarlo! Se hai bisogno di assistenza o vuoi avviare una campagna di marketing locale più larga e completa puoi contattare noi di Mg Group.

Da tanti anni ci occupiamo di web, anche per piccole imprese locali, e sapremo proporti solo ciò che è meglio per te.

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Google Pay sbarca in Italia

E’ arrivato anche Google. Dopo Apple Pay (nel maggio 2017) e Samsung Pay (in Italia ad aprile 2018) ora è il turno di Google Pay, il servizio di “Big G” che permette di gestire le carte di credito e debito direttamente nell’account Google.  Era già presente in 20 paesi nel mondo e ora arriva anche in Italia e siamo certi che darà una spinta al mercato dei pagamenti digitali che cresce costantemente come continua a crescere tutto il mondo degli acquisti e dei device digitali.

Come funziona Google Pay?

Google Pay – come tutte le app di pagamento – è pensata per sostituire il portafogli con il telefono: consentirà di pagare su app e siti web, su tutte le piattaforme controllate di Mountain View (da Google Play a YouTube) e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless.

La nuova app combina elementi delle applicazioni di pagamento già esistenti, ovvero Android Pay e Google Wallet. Mentre il primo veniva utilizzato per effettuare pagamenti presso punti vendita come Samsung Pay o Apple Pay, il Wallet ha permesso agli utenti di inviare e ricevere denaro ad amici e contatti rapidamente. L’integrazione tra le due app nel tempo dovrebbe dare un servizio sempre più completo e in prospettiva arrivare a sostituire il denaro per qualsiasi tipo di transazione.

Ciò che rende Google Pay migliore rispetto a Samsung Pay o Apple Pay è che non è legato a un particolare produttore di smartphone, ma funzionerà su qualsiasi dispositivo Android che supporti NFC (near field communication). NFC è un particolare sistema che consente i pagamenti costruendo una rete wireless ad alta frequenza tra lo smartphone e il Pos quando sono avvicinati l’uno all’altro. Purtroppo non sono ancora moltissimi gli esercenti che hanno questo tipo di dispositivo, ma non c’è dubbio che cresceranno esponenzialmente e velocemente con il passare dei mesi.

Pagare nei negozi

Nei negozi può essere utilizzata da tutti gli utenti Android con un dispositivo dotato di tecnologia NFC. Cioè con all’interno chip che permettono di pagare avvicinando il dispositivo al Pos.

Per usarla basta scaricare gratuitamente la app dallo store e inserire le proprie carte di credito e di debito, tra quelle emesse dalle banche supportate. Al momento sono Banca Mediolanum, Boon, Hype, Nexi, N26, Revolut e Widiba. Nei prossimi mesi si aggiungeranno anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Al momento di pagare basterà attivare lo schermo del telefono e appoggiarlo al terminale.

I negozi che offrono questo tipo di pagamento hanno in mostra il simbolo NFC/contactless o il logo Google Pay.

 

E’ possibile utilizzare Google Pay online?

Online invece può essere utilizzata anche dagli utenti iOs, cercando l’icona Google Pay a fianco ai metodi di pagamento tradizionali. Basta un click sull’icona e molto velocemente Google Pay condividerà con il sito di e-commerce o con la app i dati di fatturazione dell’utente e quelli della carta impostata. E’ tutto molto semplice e puoi vedere come funziona dal video tutorial rilasciato da Google. Sono già centinaia i siti e le app che accettano questo metodo di pagamento e Google sta lavorando perché siano sempre di più.
Non basta, perché in effetti ciò che rende Google Play più rilevante rispetto ai suoi predecessori è l’integrazione con altre app di Big G. Ciò significa che gli utenti saranno in grado di accedere alle sue funzionalità da altre app di Google, sia Chrome, Play Store o anche Google Assistant. Pertanto, se gli utenti di Chrome navigano attraverso un sito di prenotazione di un film, possono pagarlo aprendo l’interfaccia di Google Pay in Chrome.

 

Pagare tramite smartphone? Ora è sempre sicuro.

La sicurezza, questione molto importante, è ottima su tutti i sistemi di pagamento tramite smartphone e anche per quanto riguarda Google Pay non dovrebbero esserci problemi: il sistema NFC non trasmette infatti direttamente i dati relativi alla carta memorizzata, ma trasmette token criptati e generati dal chip Secure Element il quale assicura anche sicurezza fisica.

 

Digital payment: le prospettive.

Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano, nell’ambito della presentazione del rapporto dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano ha illustrato molti dati interessanti. «Nel 2017 i pagamenti digitali con carta in Italia sono cresciuti di oltre il 10%, raggiungendo i 220 miliardi di euro, pari al 28% dei consumi delle famiglie italiane» ha dichiarato Perego. «Le modalità più innovative di pagamento digitale (eCommerce, ePayment, Mobile Payment & Commerce, Contactless Payment, Mobile POS) valgono oggi il 21% del totale dei pagamenti digitali con carta, mentre nel 2016 si fermavano al 15%».
«La crescita dei New Digital Payment proseguirà nei prossimi anni (superando nel 2020 i 100 miliardi di euro), a scapito di strumenti di pagamento più inefficienti come il contante e, in parte, in sostituzione degli Old Digital Payment» ha proseguito Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce. «Il contributo maggiore a questa crescita sarà probabilmente riconducibile ai Contactless Payment e ai Mobile Proximity Payment, finalmente in fase di decollo. Senza dimenticare i servizi di mobilità: oggi sono 8 milioni le soste pagate tramite cellulare, in 50 comuni è possibile attivare un servizio di Car Sharing e in 110 uno di bike sharing».

 

E la tua azienda? E’ attrezzata per il digitale?

Dati molto interessanti, che ci dicono dove sarà il futuro domani. Una consapevolezza che è anche una grande indicazione: per non restare indietro le aziende italiane dovranno velocemente e continuamente aggiornare il proprio modello di business e soprattutto i propri strumenti tecnologici.
E voi cosa aspettate? il vostro sito è aggiornato, avete già un ecommerce, state curando la vostra visibilità sui motori di ricerca?

MG Group è nata per sostenere le imprese italiane nello sforzo di affrontare le nuove sfide del digitale e del web.

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