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Google Maps: arrivano i messaggi per negozi e aziende

Gli utenti di Google Maps da sempre utilizzano primariamente l’app per avere informazioni su come raggiungere fisicamente luoghi sparsi sul Globo Terrestre. Col tempo però, la piattaforma è diventata un vero e proprio prontuario per scoprire giorni e orari di apertura, dati di contatto nonché le recensioni dei clienti di negozi e aziende individuabili sulle mappe.

Tuttavia, per entrare in contatto con un’attività commerciale fino ad oggi era sempre stato necessario abbandonare l’app per affidarsi a servizi di messaggistica esterna. Da oggi, Google risolve questa disfunzione, integrando dentro Maps una piccola piattaforma di messaggistica che servirà agli utenti per richiedere informazioni direttamente ai gestori delle strutture.

La novità era stata anticipata dall’azienda di Mountain view nei mesi scorsi ma fino ad oggi era stata fatta provare in versione beta solo in alcuni paesi. Adesso il servizio sembra confermato e in arrivo a breve sugli smartphone  con sistemi Android e iOS.

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Messaggistica di Google Maps: guida per gli utenti

La nuova funzione di messaggistica figurerà nell’App con la dicitura “Messaggi” e verrà inserita nel menù a tendina che compare sulla sinistra dello schermo, sia su smartphone che su PC, quando si clicca sulla localizzazione di un’attività commerciale sulla mappa.

Pare che per avviare la conversazione, per gli utenti sarà sufficiente fare swype da sinistra verso destra. Cliccando invece sull’icona “Messaggi”, si aprirà una sorta di storico delle conversazioni in cui l’utente potrà visualizzare tutte le comunicazioni intercorse con l’attività commerciale.

La nuova sezione di Google Maps non avrà quindi l’aspetto di una piattaforma di messaggistica istantanea, come del resto non ne ha lo scopo. Infatti, poiché i messaggi scambiati con negozi e aziende saranno di natura tecnica e informativa, si presume che le persone usufruiscano di questa funzionalità prima, o comunque in differita, rispetto all’uso di Maps come navigatore. “Messaggi” assomiglierà dunque più ad una casella di posta collegata a filo diretto con le attività commerciali.

Grazie a “Messaggi” potremo scoprire comodamente da casa e soprattutto direttamente su Google Maps, se i nostri negozi preferiti fanno promozioni o se hanno riassortito un prodotto che ci interessa, se fanno aperture straordinarie o se accettano animali e così via.

Indiscrezioni parlano della possibilità, in futuro, di poter “seguire” le attività commerciali direttamente sull’App per sapere in tempo reale degli sconti o delle offerte a tempo limitato riservate a chi usa l’app di Google.

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Messaggistica di Google Maps: guida per le aziende

Sull’altro versante, le aziende che vorranno interagire con i propri clienti grazie a questo nuovo strumento, dovranno scaricare la nuova applicazione Google My Business, per registrare la propria attività ed abilitarla alla ricezione di questo tipo di messaggi. In questo modo i negozi verranno indicizzati sul motore di ricerca direttamente con il pulsante per i messaggi integrato.

La comodità di “Messaggi” di Google Maps sta anche nel fatto che non è necessario per le aziende possedere un sito internet preesistente per ottenere questa funzione. Basterà che il gestore dell’attività scarichi sul proprio smartphone Google My Business e colleghi la sua attività al proprio profilo Google.

Inoltre, Google sta aggiornando l’applicazione lato business per consentire agli imprenditori o ai proprietari di locali di creare sull’app una loro piccola scheda sull’attività che consenta di visualizzare delle particolari promozioni, aggiornabili ogni giorno.

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Google Ads: breve guida all’utilizzo!

Google Ads (ex Google Adwords) è uno strumento Google per la pianificazione di campagne di advertising, ossia campagne pubblicitarie, all’interno della rete di ricerca oppure su siti partner di Google.

Come funziona Google Ads?

Attraverso Google Ads è possibile creare annunci pubblicitari che aiutino gli utenti a raggiungere il sito internet dell’azienda oppure landing page ad esso collegate.

Gli annunci che è possibile creare attraverso questo potente strumento, sono principalmente due:

Rete di ricerca: brevi annunci testuali che rimandano al sito web o ad una landing page per sponsorizzare i prodotti o i servizi aziendali; vengono visualizzati nella SERP (Search Engine Results Page), ossia nella pagina che Google restituisce quando effettuiamo una ricerca.

Rete Display: annunci visuali che contengono, oltre al testo, anche immagini o animazioni; vengono inseriti all’interno di siti partner di Google e sono visibili all’utente durante la normale navigazione.

La scelta delle parole chiave

Nel caso di campagne Ads per la rete di ricerca, la prima cosa da fare è scegliere le parole chiave attorno alle quali ruoterà il nostro annuncio.

In altre parole, dobbiamo scegliere le keywords correlate al prodotto o al servizio che vogliamo promuovere e che si ritiene abbiano maggiori possibilità di essere digitate dai potenziali clienti per la ricerca dei prodotti o servizi che stiamo offrendo; saranno proprio queste parole ad attivare il nostro annuncio.

In che modo Google Ads decide quali annunci pubblicare?

Ogni volta che un utente fa una ricerca online avviene un’asta (molto veloce e che non possiamo vedere) attraverso la quale Google decide quali annunci pubblicare.

In pratica Google Ads calcola il ranking (il posizionamento) del nostro annuncio a partire da diversi fattori:

  • Offerta: quanto siamo disposti a pagare per quella determinata keywords.
  • Qualità dell’annuncio: quanto l’annuncio che abbiamo creato è pertinente rispetto alle ricerche fatte dall’utente
  • Estensione dell’annuncio: sono le informazioni aggiuntive, come numero di telefono dell’attività o specifiche pagine del sito web, che possiamo aggiungere all’interno dell’annuncio

Come si decide il budget da investire?

Prima di pensare al budget da investire in una campagna di Google Ads, è bene chiarire quale sia l’obiettivo che vogliamo raggiungere con la nostra campagna. Il budget sarà determinato di conseguenza.

Le campagne di Google Ads possono essere impostate per raggiungere diversi obiettivi, in particolare possono aiutarci ad ottenere:

  • Più clic indirizzati al nostro sito oppure ad una landing page
  • Il maggior numero di visualizzazioni possibili

Cosa serve per creare una campagna con Google Ads?

Per sponsorizzare prodotti o servizi con Google Ads, occorrono pochi semplici strumenti:

  • Un indirizzo Gmail
  • Un sito web o una landing page verso i quali direzionare l’utente (cliccando sul nostro annuncio gli utenti devono andare da qualche parte!)
  • Un sistema di pagamento, come la carta di credito
  • Conoscenza dello strumento

In relazione a quest’ultimo punto, dobbiamo sottolineare che nonostante possa sembrare semplice, creare una campagna con Google Ads richiede conoscenze specifiche di web marketing. Google Ads è uno strumento in continuo aggiornamento ed è necessario studiare costantemente per non sprecare inutilmente le nostre risorse in tentativi inutili e costosi.

Mg Group Italia è una web agency formata da figure professionali specifiche, in grado di progettare soluzioni uniche che ti permettano di ottenere risultati concreti e misurabili. Che si tratti di una piccola, media o grande azienda, i nostri esperti saranno in grado di utilizzare efficacemente il tuo budget senza farti perdere tempo e denaro.

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Come usare Google Trends per la tua linea editoriale

Lanciato nel 2006, Google Trends è un tool indispensabile per chi desidera strutturare con intelligenza la propria strategia editoriale.

Google Trends, attraverso dati e grafici, fornisce (gratuitamente) informazioni dettagliate e complete circa le tendenze delle ricerche effettuate online dagli utenti, utili a comprendere l’andamento (il trend) degli argomenti e delle parole più cercate.

Come si usa Google Trends?

Vediamo insieme quali sono le principali componenti di questo prezioso tool in grado di aiutarci nella pianificazione di articoli o post per i social.

Home page e menu laterale

Nella home page di Google Trends troviamo il form dove inserire la ricerca relativa alle query inserite dagli utenti. Possiamo accedere anche alle ricerche di tendenza, organizzate giorno per giorno oppure in tempo reale, e ai trends di tutto l’anno nel menù in alto a sinistra.

La ricerca

La ricerca che vogliamo effettuare può essere filtrata per tempo, categoria di interesse oppure per fonte di riferimento: ricerca organica, Google immagini, Google News per studiare i trend delle ultime novità, Google Shopping e ricerca di You tube.

I risultati della ricerca

Una volta inserita la ricerca per la quale vogliamo ottenere i dati, Google Trends ci mostra subito una panoramica relativa all’interesse mostrato nel tempo attorno a quella specifica query.

Sotto la panoramica troviamo un’analisi per area geografica, che può essere relativa alle singole regioni (se abbiamo impostato una nazione come filtro) oppure alle nazioni (se abbiamo scelto di fare una ricerca globale).

Nella parte in basso invece Google Trends mostra l’andamento delle query associate e degli argomenti.

Query associate e argomenti

Il box “Argomenti” indica quali sono gli argomenti più cercati dagli utenti insieme al termine che abbiamo inserito all’inizio nella barra di ricerca.

Il box “Query associate” invece, indica i termini esatti cercati dagli utenti insieme alla query che abbiamo deciso di analizzare.

Per entrambe i casi, vengono indicate due metriche:

  • Più cercati: argomenti e query associate più cercate. Il punteggio è in scala relativa: 100 indica il più cercato e 50 indica quello con la metà di ricerche rispetto a primo;
  • In aumento: argomenti o query associate la cui frequenza ha registrato l’aumento maggiore nell’ultimo periodo di tempo. I risultati contrassegnati con la dicitura: +5000% hanno registrato un aumento molto elevato, probabilmente perché si tratta di argomenti o query associate nuove che avevano poche (o nessuna) ricerche precedenti;

La funzione “confronto”

Un’altra funzione (forse la più importante) messa a disposizione da Google Trends è la funzione “Confronto”.

Con questa funzione possiamo, per l’appunto, confrontare fino a 5 ricerche contemporaneamente, in modo da capire quali siano le ricerche stabili oppure quelle più di nicchia.

Con queste informazioni avremo la possibilità di ragionare se e quanto conviene puntare su keywords di nicchia per la nostra strategia online.

Adesso, abbiamo a disposizione una panoramica completa per capire la risonanza delle ricerche svolte dagli utenti online.

Come può aiutarci Google Trends a pianificare una linea editoriale vincente?

Google Trends, mostrandoci l’andamento delle ricerche degli utenti, ci indica “quando” è utile affrontare un determinato argomento per intercettare l’interesse del pubblico oppure per aggiornare vecchi post e riproporli in una nuova veste.

Grazie ai dati forniti da Google Trends possiamo individuare la tendenza di un argomento e capire se è il momento giusto per inserirlo all’interno della nostra linea editoriale oppure se può essere il punto di partenza di un nuovo filone di post.

Ad esempio, le impennate delle query e degli argomenti ci forniscono predizioni su quali sono e saranno i trends in crescita da sfruttare.

E ancora, la panoramica per regione o per città, può dirci dove vengono effettuate determinate ricerche così da permetterci di organizzare articoli con informazioni specifiche per quelle aree oppure per pianificare post dedicati per quelle aree in cui la ricerca è più alta.

Perché sono importanti i dati forniti da Google Trends?

Perché è importante pubblicare quando l’utente è alla ricerca di quello specifico contenuto. In questo senso, Google Trends ci aiuta ad anticipare i desideri degli utenti per offrirgli ciò di cui hanno bisogno nel momento in cui gli serve o forse addirittura prima.

Per chi vuole pianificare una buona strategia SEO, Google Trends è uno strumento intuitivo e decisamente utile. Da solo però non è sufficiente.

I dati relativi alle tendenze delle ricerche devono essere uniti a informazioni sui volumi di ricerca attorno a specifiche keywords e al CPC (costo per click) per comprendere il costo.

Sono indispensabili strumenti e piattaforme professionali che ci permettano di entrare nel dettaglio di questi volumi di ricerca e ci aiutino a identificare parole chiave corrette.

Il team di Mg Group Italia possiede i software e la professionalità necessaria ad analizzare trends di ricerca utili per pianificare strategie editoriali di blog e social che siano in grado di coinvolgere gli utenti nel momento in cui manifestano specifici desideri attraverso le loro ricerche.

Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, i nostri professionisti ti aiuteranno a identificare i topic migliori attorno ai quali costruire la tua strategia online.

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Quanto paga Google per essere il motore di ricerca esclusivo di Apple?

Secondo i report della Goldman Sachs, Google ha pagato ad Apple ben 9 miliardi di dollari per l’anno 2018.

Che Apple abbia numerosi accordi con diversi motori di ricerca è un fatto ampiamente risaputo, tuttavia, non è mai stato ammesso pubblicamente quanto essi potessero fruttare.

Tra i rapporti più noti (e travagliati) c’è sicuramente quello con il motore di ricerca Bing, utilizzato in principio da Apple come opzione base per le ricerche web di Siri, del sistema operativo iOS e di Spotlight per Mac.

Nel settembre dell’anno scorso, Apple ha poi deciso di cambiare partner e affidarsi a Google.

Bing resta comunque legato ad Apple per quanto riguarda la ricerca di immagini di Siri e ad altre grandi aziende come Yahoo e Amazon.

I rapporti tra Apple e Google

Secondo le indiscrezioni emerse durante la causa legale del 2014, in cui la Oracle Corporation accusava Google di aver utilizzato senza licenza alcuni brevetti Java, già all’epoca Google pagava ad Apple 1 miliardo di dollari l’anno per rimanere l’opzione esclusiva di ricerca per IPad e IPhone.

La cifra è poi aumentata considerevolmente negli anni: nel 2017 è arrivata a 3 miliardi l’anno, nel 2018 a 9 e si stima che possa raggiungere i 12 miliardi di dollari per il 2019.

In pratica, l’accordo che permette a Google di essere il motore di ricerca predefinito di Apple è costato a Google ben 9 miliardi di dollari per il 2018.

In realtà, attraverso quest’accordo, Google paga Apple non tanto per essere il suo motore di ricerca predefinito, quanto per acquistare il più importante canale di traffico al mondo: iOS.

È stimato infatti che oltre il 50% degli utenti di Google provenga da dispositivi iOS; perciò, essere il motore di ricerca predefinito di milioni di dispositivi Apple in tutto il mondo significa acquisire un canale di traffico imbattibile e avere accesso ad una risorsa pressoché inesauribile: i dati degli utenti.

Ecco spiegata l’origine di una cifra tanto alta.

Tuttavia, secondo il The Wall Street Transcript, considerato che i pagamenti di Google sono quasi totalmente profitti netti per Apple, si può ipotizzare che Google contribuisca quasi al 5% dei profitti operativi totali di Apple.

Questo, unito alla grande popolarità di Google, potrebbe portare Apple ad essere comunque disponibile a mantenere l’accordo anche per cifre più basse.

Continua a seguire il Blog di Mg Group Italia per restare aggiornato sulle novità e i grandi cambiamenti del marketing digitale.

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Link Building e indicizzazione online: come migliorarla

Per essere trovati online non basta solo avere un buon sito web dinamico e produrre contenuti di qualità, ma occorre anche essere ben indicizzati nei motori di ricerca.

In altre parole, abbiamo bisogno di apparire tra i primissimi risultati di Google.

Dobbiamo aumentare migliorare la nostra visibilità online per essere trovati da un numero sempre maggiore di utenti e, per fare questo, la tecnica di Link Building può tornarci molto utile.

Link Building e indicizzazione online: come avviene

Quando effettuiamo una ricerca online, ci vengono forniti una serie di siti in linea con quello che stiamo cercando; per ordinare questi risultati vengono utilizzati diversi criteri, uno di questi prende in considerazione la quantità e la qualità dei link che rimandano a questi siti.

La presenza di numerosi link in entrata verso un sito internet infatti, permette agli utenti di trovarlo e raggiungerlo con più facilità e i motori di ricerca come Google percepiscono positivamente questo comportamento, premiando i migliori siti in termini di traffico con una migliore indicizzazione online.

La tecnica che aiuta ad aumentare i link in entrata ad un sito web è detta Link Building, letteralmente “costruzione di link”.

Link Building: cosa non fare

Come abbiamo appena detto, un’alta presenza di link che rimandano al nostro sito web ci permette di essere maggiormente visibili online; a patto però che si tratti di link di qualità, ossia di link posizionati in siti affini al nostro e che siano di utilità agli utenti che li consultano.

I motori di ricerca valutano non solo la quantità di link in entrata ad un sito ma anche, e soprattutto, la loro qualità, vale a dire la loro pertinenza con l’argomento cercato dall’utente e l’utilità che possono avere nel suo percorso di ricerca online.

Questo dipende dal fatto che in passato gli utenti, consapevoli di questo meccanismo, utilizzavano la tecnica di link building in modo massiccio e spropositato per aumentare il ranking nei motori di ricerca ed essere intercettati meglio.

Una pratica che ha subito non poche penalizzazioni nel tempo da parte di Google.

Il traffico generato da questi link non era, di fatto, un traffico di qualità, poiché gli utenti si ritrovavano a navigare in pagine web che non avevano nulla a che fare con le ricerche effettuate.

Link Building: cosa fare

Per generare un traffico di qualità sulle nostre pagine web è indispensabile costruire una rete di link in entrata altrettanto di qualità.

Non è però semplice operare a in tal senso, considerando poi che la tecnica di Link Building non è sufficiente da sola ad aumentare il nostro ranking su Google: occorre scegliere delle keywords idonee, valutare eventuali modifiche a livello di codice per aumentare la velocità del sito e programmare una linea editoriale di contenuti interessanti specifica per la SEO.

Tutte cose che non è possibile improvvisare: servono specifiche nozioni tecniche ed una pianificazione attenta e costante nel tempo.

Con Mg Group Italia non dovrai lavorare da solo: potrai avere a disposizione un team di esperti pronto ad aiutarti e consigliarti in ogni fase di realizzazione del tuo piano. Sviluppatori, Copywriter e Social Media Strategist metteranno al tuo servizio le loro conoscenze e la loro professionalità.

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Come funziona Google Shopping?

Google Shopping è uno dei molti strumenti offerti dall’inesauribile universo Google; si tratta di un motore di ricerca tramite il quale è possibile entrare in contatto con prodotti attraverso annunci sponsorizzati.

Precedentemente noto come Google Products Search, e ancor prima come Froogle, ha cambiato pelle nel 2012, rinnovandosi e diventando l’attuale Google Shopping.

Come funziona Google Shopping?

Per utilizzare questo servizio è prima necessario aprire un proprio E-commerce online con i prodotti che vogliamo vendere.

E’ un passo importante e dobbiamo farlo pianificando attentamente la nostra strategia di vendita. Dobbiamo tenere conto del target che vogliamo raggiungere e capire come si comporta online. Aprire un E-commerce senza prima aver analizzato il mercato, significa vanificare le risorse che abbiamo a disposizione.

Non preoccuparti se sembra difficile, Google ti aiuta anche in questo, tramite Google Market Finder.

Una volta stabilito il nostro target e creato il nostro negozio digitale, dobbiamo collegarlo alla piattaforma Google Merchant Center ed esportarvi gli articoli completi di nome, prezzo, descrizione e foto, attraverso la compilazione di un file che Google Shopping provvederà a consultare periodicamente per tenere sempre aggiornate le informazioni.

A questo punto non resta che collegare l’account di Google Merchant a quello di Google Ads (prima Google Adwords); in questo modo basterà creare campagne sponsorizzate tramite quest’ultima piattaforma perché i nostri prodotti appaiano come annuncio nella parte superiore della pagina oppure nella colonna a destra. Non resta che iniziare a vendere e tenere sempre d’occhio i dati con Google Shopping Insights.

Che si tratti di piccoli o grandi imprenditori, Google Shopping offre infinite possibilità; spesso però l’ostacolo della conoscenza impedisce di sfruttarne appieno le potenzialità.

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Google presenta la nuova versione del ReCaptcha

Nati per contrastare il problema della sicurezza informatica, i Google ReCaptcha si sono con il tempo resi indispensabili per l’intercettazione dei bot, piccole intelligenze artificiali, spesso dannose per la navigazione online degli utenti.

Come lavorano i Google ReCaptcha?

I Google ReCaptcha cercano di capire se il dispositivo è utilizzato da un essere umano o da un robot, abbreviato bot. Per farlo, vengono posti dei quesiti di natura visiva all’utente che approda su un sito internet: l’individuazione di auto, alberi o negozi all’interno di un gruppo di foto, oppure chiedendo di riscrivere un mix di lettere e numeri sfocati.

Grazie a questa procedura riescono a capire se il device è utilizzato da un essere umano oppure da un robot. Purtroppo, come avrai certamente potuto constatare tu stesso, questa logica rende la user experience dell’utente lenta e fastidiosa.

Il Nuovo Google ReCaptcha, versione 3

Alla fine di Ottobre 2018, Google ha annunciato il rilascio della 3 versione dei ReCaptcha. Da questa versione in poi non sarà più necessario identificare cartelli stradali o individuare le facciate dei negozi, ma ogni controllo sarà effettuato senza che l’utente se ne accorga.

Come cambia il Google ReCaptcha?

Un sistema invisibile opererà nelle retrovie del sito assegnando al comportamento degli utenti un punteggio. Nello specifico, questo nuovo sistema consentirà ai webmaster di migliorare il riconoscimento a due fattori oppure la validazione dell’identità tramite telefono, garantendo maggior sicurezza durante la navigazione.

Perché è importante usare i Google ReCaptcha?

I Bot sono intelligenze artificiali che, grazie al machine learning, possiedono la straordinaria capacità di imparare dai propri errori e incrementare quindi la loro intelligenza modificando il comportamento grazie all’interazione con gli utenti. Ovviamente si parla di “straordinario” in senso lato, poiché questo è esattamente il modo in cui noi esseri umani apprendiamo qualsiasi cosa sin da piccoli.

L’apprendimento rappresenta per i Bot qualcosa di illimitato e altamente produttivo, poiché li rende in grado di lavorare autonomia, ed è proprio questa caratteristica ad averli resi particolarmente appetibili per gli utenti.

Esistono molte tipologie di bot nella rete. I più famosi, e con i quali probabilmente avrai avuto a che fare senza neanche accorgetene, sono i ChatBot. Si tratta di intelligenze artificiali in grado di simulare la risposta umana e vengono impiegati per la messaggistica istantanea di vario genere: customer care, news e meteo in tempo reale.

Altri tipi di Bot invece vengono utilizzati dagli utenti hacker per raggiungere diversi obiettivi. I Bot Tecnici ad esempio, come gli spider o gli web crawler, lavorano nel background della rete analizzando le ricerche e visitando siti per aumentarne l’indicizzazione online. Cosa, ovviamente, non molto gradita a Google che cerca di premiare i siti più visitati (realmente) perché contengono contenuti di qualità.

Sempre nell’ottica di incrementare la visibilità dell’utente online, esistono i Social Bot, che, tramite l’utilizzo di profili fake sui social, incrementano i follower sulle varie piattaforme online, spesso per diffondere le cosiddette fake news, ossia notizie false e tendenziose.

Difendersi da attacchi pericolosi come quelli dei BotNet è importante e i Google ReCaptcha possono aiutarti. Ma a volte anche questo non basta; è necessario possedere competenze specifiche per proteggere davvero i nostri pc, tablet e smartphone. Noi di Mg Group Italia possediamo la professionalità per assicurarti una sicurezza a 360°.

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Google Market Finder: un nuovo strumento per espandere il tuo business

Hai mai pensato di ampliare il tuo mercato e iniziare a vendere all’estero? Sappi che le opportunità di questa scelta sono illimitate e non è poi così difficile espandersi oltre i confini nazionali quando hai strumenti come Google Market Finder a disposizione.

Google Market finder: di cosa si tratta?

Market Finder è una piattaforma messa a disposizione da Google che aiuta ad analizzare i mercati globali e a comprendere quali tra questi siano quelli più adatti ai prodotti che desideri vendere online.

Sono disponibili due versioni, Lite e Completa, entrambe gratuite. Con la prima non è necessario accedere al proprio account Google, si possono consultare report limitati e non è possibile salvare i mercati ideali. La seconda invece richiede l’accesso tramite e-mail ma fornisce risorse illimitate e permette di salvare i mercati di interesse in una dashboard personalizzata.

Come si usa Google Market Finder?

Google Market Finder ti chiederà di inserire il link della tua attività e la categoria di prodotti o servizi della quale ti occupi. In questo modo ti verranno forniti solo informazioni e consigli pertinenti al tuo settore. Per fare questo Google Market Finder utilizza i dati relativi alle ricerche online, attinenti al tuo settore, effettuate dagli utenti, il reddito pro capite disponibile, il loro comportamento durante l’acquisto e le modalità di pagamento preferite. Questa prima fase serve per dare forma al cliente tipo di ogni mercato e indirizzarti verso quelli più promettenti.

Una volta stabiliti i tuoi prossimi mercati, Google Market Finder ti fornirà tutte le informazioni pratiche per espanderti concretamente: dalla localizzazione della tua attività, alle possibili modalità di pagamento, fino ad arrivare alle assunzioni di personale e agli aspetti più strettamente fiscali e legislativi. In questo modo sarai in grado di orientarti in mercati che non conosci senza perdere tempo o correre inutili rischi legati alla difficoltà di reperire informazioni su di essi.

Con Google Market Finder scopri il futuro del tuo business

Ma non finisce qui. Google Market Finder ti aiuta anche a intercettare i tuoi futuri clienti. Sia chiaro, questa piattaforma ti permetterà di entrare in contatto con un fulcro di informazioni globali che ti saranno utili per agganciare nuovi clienti, ma non faciliterà il contatto con loro.

Il resto del lavoro dipenderà da te, ma niente paura: Google Market Finder ti aiuta anche a pianificare una strategia di marketing adeguata. Ogni informazione scorre nel mondo attraverso canali specifici che devono essere compresi per non indirizzare a vuoto i tuoi investimenti. Un utente americano navigherà in internet in maniera diversa da un utente vietnamita, così come un utente danese comprerà in modo diverso da un utente italiano. Culture diverse creano clienti diversi, che devono essere intercettati con modalità distinte. Per veicolare i tuoi prodotti verso questi specifici mercati esteri, sarà quindi indispensabile capire come si comportano gli utenti, la lingua che utilizzano, qual è il modo migliore per raggiungerli, il device più adatto per agganciarli o il social migliore per comunicare con loro.

Perché è importante utilizzare Google Market Finder?

Gli utenti italiani online sono 54 milioni, quelli globali si aggirano attorno ai 4,2 miliardi, di cui 2 solo in Asia. È chiaro che le possibilità di vendita nei mercati esteri sono illimitate e delineano un futuro ben definito e che vede l’online un elemento imprescindibile per il successo della tua attività.

Orientarsi in mercati sconosciuti però non è semplice. Oltre agli ovvi ostacoli linguistici, ce ne sono molti altri di natura fiscale, legale o logistica. Ecco perché è importante non improvvisare, ma informarsi, pianificare ed organizzare scrupolosamente il nostro progetto di espansione, per non rischiare di utilizzare tempo e risorse in modo poco efficiente.

Google Market Finder ti aiuta proprio in questo. E’ lo strumento di oggi che ti aiuta a trovare il mercato di domani.

Ti interessa conoscere meglio le prospettive che Google Market Finder ti può offrire e scoprire quali imperdibili opportunità può riservarti il mercato globale? Hai bisogno di un esperto che ti guidi verso il raggiungimento dei tuoi obiettivi?

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Google Shopping Insights: cosa si vende di più?

Google è il primo posto al mondo dove oggi andiamo, quando non sappiamo la risposta, per chiedere qualsiasi cosa. E, qualche volta, addirittura, ci orientiamo in base a quanto Mr. Google consiglia di fare e dire. Soprattutto quando vogliamo comprare qualcosa, Google è il primo posto dove andiamo a cercare una foto o semplicemente, la descrizione e recensione del Prodotto che ci interessa. Insomma, Mr. Google la sa lunga, di più di quanto noi possiamo a volte immaginare.

Infatti, Google Shopping Insights, è uno dei più recenti prodotti della casa, non ancora disponibile in Italia ma solo, per ora, negli Stati Uniti, che mette in campo una serie di strumenti innovativi molto utili per commercianti e venditori.

Cosa compreremo domani? Ce lo dice Google Shopping Insights

Incrociando l’enorme mole di dati proveniente da Google Shopping e da Google Search, Google Shopping Insights ci permette di avere una panoramica dell’andamento del nostro business e nello specifico la “popolarità” di un determinato prodotto, brand o categoria monitorando la propensione all’acquisto degli utenti. Il sistema è fatto in modo tale da tralasciare ricerche che possono sembrare casuali e di concentrarsi su quelle che effettivamente, in base al contesto e al numero di volte in cui vengono ripetute, possono fornire una certa intenzione dell’utente di acquistare un prodotto.

Il tutto è arricchito da una significativa componente di personalizzazione: la ricerca, infatti, può esser tarata in base a keyword che ci consentono di identificare un prodotto, brand o categoria, e anche con riferimento a un periodo specifico di nostro interesse e, addirittura, rispetto a una specifica area geografica, regione o città per vedere dove quel determinato prodotto viene maggiormente acquistato.

Negli Stati Uniti, ad esempio, Google Shopping Insights sviluppa una profilatura di circa 55.000 prodotti, 45.000 brand suddivisi in circa 5000 categorie con un campo di indagine che spazia su circa 210 aree designate di mercato (Designated Market Areas).

Come incrementare le vendite della mia azienda?

Entriamo nel vivo: proviamo a cercare un prodotto specifico, es. cravatte (“neckties”). La query, all’istante, genera un grafico che mette in luce l’evoluzione del trend di popolarità del prodotto nel periodo predefinito dell’ultimo mese. Il trend è ricavato dalla mole di ricerche, ripetute e quindi propedeutiche all’acquisto, eseguite dagli utenti. A tutela della privacy, i dati delle singole preferenze espresse vengono presentati come aggregato e quindi non risulta possibile risalire al dettaglio individuale.

Automaticamente, Google Shopping Insights propone una lista dei brand maggiormente “popolari”, sempre in base alle ricerche, sul nostro prodotto “neckties”

Il valore di popolarità va da 0, nulla o scarsa in base alle ricerche, a 100, volume massimo di “queries” per quel periodo, quella categoria, quell’area geografica.

Se vogliamo, poi, possiamo anche personalizzare l’area di ricerca su una regione (anzi stato visto che parliamo degli Stati Uniti) o una città specifica: strumento utilissimo per un venditore che intende espandere la propria attività in territori limitrofi o semplicemente rafforzarsi sul proprio contesto.

Ma Google Shopping Insights non si ferma qui, anzi.

Il prodotto fornisce, inoltre, uno strumento chiave di business intelligence: l’analisi dei potenziali competitor. La ricerca, infatti, può esser associata a un brand specifico e, in questo modo, con una comparazione possiamo avere una panoramica generale su quale brand sia maggiormente “desiderabile”, in base ai dati raccolti. E di conseguenza possiamo esultare, se siamo primi, o rimboccarci le maniche per invertire il trend e dirigerci verso attività di business più redditizie.

In sostanza, per il vantaggio competitivo, unico, rappresentato da Google in termini di flusso di utenti e per gli strumenti messi a disposizione, Google Shopping Insights può aprire una nuova frontiera del commercio elettronico e, al contempo, nuovi scenari per le strategie di business intelligence.

Se da un lato il boom del commercio elettronico verificatosi negli ultimi tempi ha dato il via a una progressiva “estinzione” di piccoli commercianti e venditori al dettaglio, dall’altro Google Shopping Insights può dare il via a un interessante rovesciamento della medaglia.

Grazie agli strumenti di analisi dei trend sulla popolarità di alcuni prodotti, il piccolo commerciante e il venditore al dettaglio possono avere l’opportunità di comprendere, in breve tempo, l’andamento di vendita, ipotetico, di prodotti e servizi, rapportarlo a quello dei propri competitor, riuscendo, se possibile, a riprogrammare le proprie attività verso settori di maggiore profitto. Si tratta di una sfida interessante soprattutto per il nostro “made in Italy” i cui protagonisti sono anche i piccoli imprenditori artigiani presenti sul territorio nazionale che molte volte fanno fatica a competere con i big player. Non si tratta semplicemente e soltanto di strumenti con cui salvare le piccole dimensioni commerciali ma di aprire nuove frontiere di sviluppo del business e job creation attraverso il mix, sapiente, tra la creatività artigiana e le opportunità emergenti dai big data e promosse, in questo caso, da Mr. Google.

Contattaci ed insieme studieremo il mercato e i tuoi competitors per creare la strategia vincente per la tua azienda

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Google annuncia la chiusura del suo social network Google+

Google+ era nato con le migliori aspettative, di tutti, utenti e, perchè no, anche aziende, interessate a sfruttare, in brand promotion, l’enorme flusso di dati del motore di ricerca di Montain View. Ma qualcosa è andato storto o meglio è andato non come previsto. D’altronde è una costante di successo dell’innovazione: l’effetto disruptive del continuo avanzamento da un prodotto ad un altro e la considerazione, semplice, che poi alla fine non tutti i mali vengono per nuocere ovvero un fallimento genera una nuova creazione.

Il fallimento del social network di Mountain View

Google+ nasce tra i migliori auspici nel 2011 con l’intento della casa madre di fare ingresso, a tutti gli effetti, nel mercato dei social network avendo dalla propria l’enorme flusso quotidiano di utenti su Gmail e sul motore di ricerca. La casa madre di Mountain View attua una strategia di fidelizzazione very strong e in pratica ciascun utente dei prodotti Google, Gmail e Youtube soprattutto, viene “automaticamente” registrato su Google+ per utilizzare “al meglio” i servizi richiesti. Google intende caratterizzare la propria piattaforma di social networking, come un prodotto capace di concorrere, in breve tempo, con i big Twitter e Facebook.

Cosa è accaduto negli ultimi anni?

In breve tempo, il social network made in Google inizia a perdere colpi soprattutto perchè gli utenti non vogliono sentirsi pilotati nelle loro scelte di aderire o meno ad alcuni contenuti e soprattutto preferiscono avere e mantenere esperienze digitali diversificate senza dovere, per forza, migrare verso un unico contenitore. D’altronde, la propensione all’utilizzo dei social, in ottica user generated content, sta anche nella possibilità di poter utilizzare più strumenti, anche mixandoli, per veicolare messaggi differenti.

Google comunque, continua a rilanciare il proprio prodotto: lo espande, ne amplia le funzioni e le capacità di condivisione contenuti sempre nell’intento di costruire, finalmente, la propria rete sociale. Il salto, però, non riesce. Manca una componente fondamentale, alla base non solo di una piattaforma ma di ogni processo sociale, sia una petizione o una votazione: manca l’engagement, la capacità essenziale di uno strumento collettivo di saper “coinvolgere” gli Utenti, stimolando il loro interesse a condividere contenuti di vario genere e, dunque, a frequentare e avvertire lo spazio virtuale della “piattaforma” come spazio proprio di affermazione e promozione.

Perchè è fallito Google+?

Google+ diventa il social network meno “sociale” della storia e si caratterizza per un singolare paradosso: quello di esser un prodotto di un gigante del web, in termini di flussi e utenti giornalieri, con un flusso bassissimo. Dati recenti comunicati da Mountain View, infatti, affermano che circa il 90% degli utenti di Google+ non supera i 5 secondi totali di accesso alla piattaforma.

E di conseguenza, su queste basi, fallisce anche una delle rilevanti direzioni di sviluppo: quella verso le aziende che, in teoria, avrebbero avuto tutto da guadagnare, in termini di followers e brand promotion, veicolando i propri contenuti sui canali Google. Senza engagement degli utenti non c’è circolazione di informazioni e contenuti e, quindi, nessuna promozione del brand.

A marzo 2018, una nuova, definitiva (almeno per ora) tegola: google annuncia che tra il 2015 e il 2018 un bug della piattaforma, sconosciuto agli sviluppatori, ha causato la probabile violazione dei dati personali di circa 500.000 utenti. La claudicante piattaforma di casa Google+ viene, quindi, annunciata in chiusura: insieme ai bassissimi livelli di engagement, la perdita di fiducia generata dalla mancanza di sicurezza nella protezione dei dati danno il colpo di grazia o meglio archiviano definitivamente la parentesi del social network made in Google che sarà chiuso, ufficialmente, entro agosto 2019, lasciando agli utenti il tempo necessario per migrare altrove le proprie informazioni.

La lezione di Google per il cambiamento della propria azienda

Tutto ciò può sembrare un fallimento, un percorso determinato da scelte poco lungimirante e soprattutto, all’apparenza, poco comprensive delle dinamiche in corso soprattutto con riferimento allo sviluppo del mercato dei social network. Ma si tratta solo di apparenza guardando un po’ più da vicino la storia dello sviluppo evolutivo di Google, che poi altro non è se non la storia delle innovazioni digitali che, progressivamente, hanno modificato e trasformato la nostra vita quotidiana e le relazioni. Google, in particolare, è un’azienda che, per certi aspetti, non ha mai tralasciato la sua natura essenziale di startup: ha sempre promosso sperimentazioni di nuovi prodotti con continui cambi di strategie e modifiche affrontando il potenziale rischio di “fallimento” con una “visionaria” capacità, tipica da startupper, di leggere il successo che può nascere dopo ogni caduta. E infatti, come già avvenuto nel passato, l’azienda sperimenta e affronta “fallimenti” ma senza tralasciare i percorsi intrapresi, anzi. Ciascun percorso, ciascun passaggio, ciascuna sperimentazione, con i relativi “fallimenti”, vengono analizzati, metabolizzati, ragionati per rielaborare le complessive strategie di business development dell’azienda. É la base, anche, del successo e della crescita di tante applicazioni che usiamo ogni giorno e che, all’inizio, erano niente altro che semplici startup.

Pensiamo al Futuro

Da quanto realizzato nel passato si fa tesoro e, in ottica di apprendimento e miglioramento continuo, gli errori del passato possono rappresentare la base per la progettazione di nuovi prodotti di successo di domani. Questa è la mentalità che seguiamo in MG Group Italia, azienda dinamica che supporta i propri clienti in piani specifici di brand promotion sul web e sui social attraverso l’integrazione di differenti strumenti al fine di fornire strategie aggiornate che consentono ai propri clienti e partner commerciali di trasformare il cambiamento in concrete opportunità.

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