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Il Digital Marketing si trasforma con il Punteggio di Ottimizzazione

Il reparto di Digital Marketing nella tua azienda va a gonfie vele? Bene! Ma sai dire per quanto tempo questa affermazione sarà valida?

Già, perché purtroppo o per fortuna il mondo del digitale si evolve molto rapidamente e con esso le esigenze dei consumatori.

Secondo una ricerca di Think with Google, , il 41% dei Millennial si aspetta di essere riconosciuto dai propri dispositivi o durante la navigazione e più della metà (il 51%) si aspetta che le esperienze online riflettano le proprie preferenze effettive o potenziali. Il dato più importante, soprattutto per chi opera nel marketing, è che quasi un terzo degli utenti abbandona i contenuti che non soddisfano queste aspettative.

Per soddisfare le sempre crescenti richieste dei consumatori sul web e garantire al contempo la loro privacy, è necessario adottare le migliori strategie di data-driven marketing. E per riuscirci, molti brand devono trasformare il proprio Marketing Digitale.

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: Scritta in rosso "optimization"

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: Scritta in rosso “optimization”

Le aziende e la Digital Marketing Transformation

Perché questa digital transformation avvenga, è necessario un cambiamento a partire dai vertici che coinvolga tutte le modalità con cui un’azienda affronta il marketing, interpreta i dati e misura il rendimento delle campagne.

Il guadagno sarebbe incredibile: si stima che le aziende che hanno messo in atto la trasformazione digitale abbiano un Aumento del Fatturato del 20% e un Risparmio del 30% sui costi.

Eppure, solo il 2% dei brand lo fa ed è considerato il migliore in fatto di digital marketing transformation.

Usa il Punteggio di Ottimizzazione per migliorare il tuo Digital Marketing

Per fare tutto questo, Google mette a disposizione un utile strumento, accessibile dal proprio account di Google Ads, che assegna un Punteggio di Ottimizzazione alle campagne. In poche parole, vi fornisce consigli personalizzati in base alla campagna per garantire al cliente un’esperienza più appagante e a voi migliori risultati.

Come funziona il Punteggio di Ottimizzazione?

Nel concreto, lo strumento assegna alle campagne un punteggio compreso tra 0% (risultato peggiore) e 100% (risultato migliore). Se c’è un margine di miglioramento, fornisce consigli personalizzati in tempo reale, insieme al relativo impatto stimato. Quindi ti basta un solo clic su un pulsante per applicare oltre la metà dei consigli.

Secondo le parole di Nick Leeder, VP di Google Ads:

“Il punteggio di ottimizzazione si rivolge ai clienti e alle agenzie che vogliono dare una marcia in più al loro rendimento sulla Ricerca Google e avere più tempo libero. Se stavi aspettando una soluzione per sfruttare le potenzialità del data-driven marketing, con informazioni migliori e un controllo più approfondito, la tua attesa è finita: adotta lo strumento per il punteggio di ottimizzazione.”

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: scritta "adwords" formata da caselle dello scarabeo poggiate su un tavolo di legno

Digital Marketing Punteggio Ottimizzazione: scritta “adwords” formata da caselle dello scarabeo poggiate su un tavolo di legno

Unisciti a quel 2%!

Vuoi unirti a quel 2% di aziende che primeggiano in fatto di Digital Marketing Transformation?

Per prima cosa, devi adeguarti ad un’idea: così come cambiano velocemente le tecnologie e le aspettative dei consumatori, così devi fare tu. Insomma, in termini di Marketing Digitale, l’unica certezza è il cambiamento.

Perciò, se oggi le tue campagne funzionano, puoi sinceramente affermare di essere pronto al cambiamento dei desideri e delle aspettative che (sicuramente) arriverà presto?

Grazie al Punteggio di Ottimizzazione, puoi stare al passo con le tendenze digitali. Inizia il cambiamento!

Se vuoi saperne di più sugli strumenti che ti aiutano da implementare il tuo Digital Marketing, affidati agli esperti di MG Group Italia! Siamo più grandi insieme. 

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Internazionalizza il tuo Sito con la SEO multilingua

Sempre più aziende puntano all’internazionalizzazione per espandere il proprio mercato d’azione. Per farlo, si rivela indispensabile applicare strategie di SEO multilingua sul proprio sito web.

Non si tratta, ovviamente, di fare una semplice traduzione dei contenuti e delle parole chiave, bensì di adattare totalmente il sito alla cultura del mercato a cui ci si vuole rivolgere. Questo perché per essere efficace e portare Nuovi Clienti, il sito deve rimanere funzionale e usabile anche in lingua straniera.

Scopriamo insieme come fare una buona SEO multilingua per rendere efficace il tuo sito anche all’estero.

SEO multilingua

SEO multilingua

La fase preparatoria di una strategia SEO multilingua

Prima di affrontare un progetto di internazionalizzazione del proprio sito web, è necessario fare un’approfondita analisi dei mercati a cui ci si vuole rivolgere. Si tratta in primo luogo di studiare in quali paesi/regione/zona geografica c’è domanda dei prodotti/servizi che tu offri.

Successivamente, sarà indispensabile comprendere quali sono i bisogni dei potenziali clienti e soprattutto come ricercano sul web le soluzioni per soddisfarli. Bisogna, insomma, entrare nella testa del consumatore straniero.

Per farlo, sarà necessario imparare a conoscere i costumi del popolo a cui ci rivolgiamo e come ad esempio sono abituati a chiamare i prodotti/servizi che noi vendiamo. Solo dopo aver acquisito questi elementi di base, ma fondamentali, potranno essere stabilite le giuste keyword e si potrà iniziare ad ottimizzare i contenuti in chiave SEO.

Successivamente, sarà necessario pensare agli altri elementi che compongono una buona strategia di Web Marketing e che possono essere implicati nell’uso di un’altra lingua. Ci saranno domande necessarie da porsi per mantenere una buona integrazione fra tutti gli elementi al fine di perseguire gli obiettivi del business.

Dovreste porvi alcune domande, come ad esempio:

  1. verranno prodotti contenuti e testi ad hoc per il sito in lingua straniera? Chi si occuperà della loro revisione? Sarà possibile tenerli costantemente aggiornati?
  2. la differente lingua cambierebbe la user experience dei visitatori del sito?
  3. abbinata alla SEO multilingua, si prevede un servizio di customer care nei diversi idiomi scelti?

SEO multilingua: indicazioni tecniche per dominio e url del sito

Nel caso si scelga di mantenere lo stesso sito per tutti i mercati (perché si potrebbe scegliere di farne anche di diversi in base al Paese o Regione di destinazione se si opta per una strategia di SEO multiregional), si possono seguire alcune semplici indicazioni tecniche per la versione tradotta del sito.

Utilizzare le sottodirectory

Si può ricorrere a queste tecnica per proporre le diverse versioni del sito in diverse lingue. Così, se il sito originale in italiano corrisponderà all’url www.tuosito.it, la versione in inglese sarà www.tuosito.it/en, quella tedesca www.tuosito.it/de e così via.

Utilizzare domini di terzo livello

Si può optare per variare i generic Top Level Domain names (gTLDn), meglio conosciuti come domini di terzo livello, se si utilizzano domini di primo livello internazionali come .com, .net, .org. In questo caso, la versione base www.tuosito.com servirà per selezionare la lingua e it.tuosito.com, en.tuosito.com e de.tuosito.com saranno gli urli risultanti una volta scelta.

Fai sapere ai motori di ricerca che il tuo sito esiste in più lingue

Grazie alle sitemap contenute nei siti web, i motori di ricerca leggono le informazioni contenute in esso per mostrare agli utenti contenuti di maggior valore per loro. Nel nostro caso specifico, possiamo dire che recepiscono le differenti versioni del sito per mostrare all’utente quella nella lingua da lui parlata.

Ad esempio, alcuni fattori utilizzati da Google per capire a quale pubblico si rivolge un sito, sono:

  • i contatti indicati nel footer o nella pagina dedicata, fra cui l’indirizzo e il/i numero/i di telefono
  • i link in entrata: se provenienti prevalentemente da un paese, il sito si rivolge probabilmente al pubblico di quel paese
  • l’indirizzo IP nel server
  • l’indirizzo utilizzato nella scheda locale di Google My Business
  • gli eventuali riferimenti geografici presenti nei contenuti

Per quanto per i motori di ricerca attuali queste ricerche siano automatismi che funzionano bene, è sempre consigliabile far sapere esplicitamente a Google dell’esistenza di diverse versioni in diverse lingue dello stesso sito web.

Questo può essere fatto tramite la Google Search Control. Al suo interno si può manualmente indicare a quale nazione fa riferimento il sito web (a patto che abbia un dominio di primo livello internazionale, come spiegato nel paragrafo precedente).

SEO multilingua

SEO multilingua

Come scrivere i contenuti e le keyword per una strategia SEO multilingua

Come sappiamo bene, i contenuti di un sito web sono importanti per una strategia SEO efficace tanto quanto le accortezze tecniche. Per questo, scriverli nel modo giusto è fondamentale.

Come anticipato, non basta tradurre letteralmente i contenuti della versione italiana. Anzi, farlo è altamente sconsigliato. Questo perché le intenzioni di ricerca di un utente straniero potrebbero essere espresse in maniera nettamente diversa in base al mercato geografico di riferimento e a fattori contingenti, culturali e di semantica.

La traduzione letterale (o con traduttori automatici) può essere utilizzata solo in un primo momento, ovvero nella fase di comprensione delle possibili parole chiave ricercate in una determinata lingua. Dopodiché è consigliabile abbandonarla e affidarsi, preferibilmente, ad un traduttore professionista.

Trova le Keyword giuste per la tua strategia multilingua

Un utile strumento per trovare le keyword più giuste per la tua strategia di SEO multilingua è Google Market Finder. Questo strumento può essere usato già in una fase preliminare per capire quali siano i mercati migliori dove estendere il proprio business, in quanto offre una panoramica del volume medio di ricerca di una certa parola chiave nei vari paesi.

Sarà poi possibile scoprire le varie sfumature della lingua e, di conseguenza, delle keyword utilizzate nei differenti paesi anche se si parla la stessa lingua. Questo è particolarmente importante per i numerosi Paesi di lingua anglofona.

Se avete bisogno di ulteriori consigli per creare la vostra strategia di SEO multilingua, contattate i professionisti di MG Group!

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I più interessanti Insight sui consumatori del 2018

Per affrontare al meglio il 2019, gli esperti di Think With Google hanno rilasciato un report sugli Insight più interessanti del 2018 che riguardano i consumatori.

Scoprire come si comportano i consumatori sul web può essere un utile strumento per le Aziende al fine di pianificare efficaci strategie di Web Marketing.

I dati che verranno forniti si riferiscono ad una ricerca fatta esclusivamente sulla popolazione americana. Tuttavia, essendo gli Americani un buon (se non il migliore) modello del comportamento Occidentale, riteniamo che questi dati possano essere di ottima utilità anche per il mercato italiano.

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

I più interessanti Insight sui Consumatori del 2018

I consumatori di oggi comprano online in ogni momento

Dalla ricerca effettuata su un campione di 3613 statunitensi sui comportamenti di acquisto, è emerso che l’84% di loro effettua fino a 6 ricerche contemporaneamente per fare un singolo acquisto. Per farlo, utilizzano nel 25% dei casi il proprio smartphone.

Il motivo per cui i Consumatori fanno così tante ricerche nello stesso momento è perché ricercano maggiori informazioni possibili al fine di ottimizzare la propria decisione di acquisto. Fondamentalmente, la maggior parte dei consumatori è indecisa. Ad esempio, è stato dichiarato da 9 acquirenti su 10 che nel momento in cui decidono di acquistare uno smartphone non hanno ancora un’idea precisa su quale marchio scegliere.

I brand, dunque, possono e dovrebbero approfittare dell’indecisione dei Consumatori per mettere in atto strategie che li aiutino a posizionarsi fin da subito al primo posto nella mente dell’acquirente.

Un consiglio per il 2019: aiuta gli acquirenti a ritrovare i tuoi articoli che hanno già cercato per non farli disperdere in un mare di informazioni.

Fanno ricerche sul Web utilizzando lo stesso linguaggio con cui parlano

Lo scorso anno gli Utenti del Web hanno utilizzato query di ricerca con un tono sempre più conversazionale. Questo perché ciò permette loro di formulare domande più mirate e specifiche riguardo ai prodotti/servizi che stanno cercando. Inoltre, utilizzare un linguaggio comune li fa sentire più sicuri di ottenere esattamente ciò di cui hanno bisogno.

In linea con questa tendenza, gli utenti hanno iniziato ad usare la prima persona verbale nelle proprie ricerche, come ad esempio “come possa arrivare all’ufficio postale più vicino?” “di quanta vernice ho bisogno per dipingere una parete lunga 3 metri?” e così via. Si pensi che le frasi cercate nei browser su smartphone che contengono “ho bisogno” sono aumentate durante lo scorso anno del 65%.

Un consiglio per il 2019: individua le parole e le frasi chiave associate alla tua attività e ai tuoi prodotti/servizi più ricercati, focalizzandoti sulle frasi con tono conversazionale che potrebbero essere formulate da un Utente standard. In questo modo ti assicurerai di realizzare una comunicazione realmente efficace.

Vicino e veloce

I consumatori odierni desiderano trovare le informazioni o il prodotto/servizio di cui hanno bisogno nel più breve tempo possibile. Non solo, essi vogliono anche che l’oggetto della loro ricerca si trovi vicino a loro, dunque sfruttano abbondantemente i servizi di localizzazione. Si pensi che:

  • Le ricerche da smartphone che includono “vicino a me” e che contengono le diverse varianti delle espressioni “posso comprare” o “comprare” sono aumentate del 500% negli ultimi due anni.
  • C’è stato inoltre un aumento del 200% delle ricerche da smartphone che comprendono “aperto” + “ora” + “vicino a me“, come ad esempio: “farmacia aperta vicino a me ora“.

Un consiglio per il 2019: sii vicino ai tuoi utenti sfruttando le ricerche eseguite vicine alla tua attività o a chi vende il tuo stesso prodotto/servizio.

Gli utenti fanno ricerche per avere più certezze 

Gli utenti sul Web cercano su Google informazioni per migliorare le proprie esperienze offline.

Le persone cercano i dettagli su prezzi, mappe, programmazioni, menù, recensioni per essere più tranquille e programmare in anticipo le proprie esperienze. Si potrebbe dire che il processo di ricerca è ormai parte integrante dall’esperienza stessa, in quanto contribuisce a creare aspettative negli utenti.

Un consiglio per il 2019: fornisci tutte le informazioni necessarie per consentire agli utenti di sceglierti con tranquillità.

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell'e-mail personale

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell’e-mail personale

Cercano i prodotti “simili a…”

Durante le loro ricerche, gli utenti potrebbe scoprire che il prodotto/servizio di cui hanno bisogno è fuori dal proprio budget. Per questo motivo, cercano di rimediare cercando qualcosa che gli assomigli ma a miglior prezzo.

Le ricerche da smartphone che contengono l’espressione “simile a” sono aumentate di oltre il 60% negli ultimi due anni; ad esempio: “pavimento simile al parquet“.

Un consiglio per il 2019: stai attento alle ricerche per un’intera categoria merceologica, non solo per il tuo brand.

I possessori di tecnologie voice apprezzano la brand experience

Negli ultimi anni le tecnologie voice e gli smart speaker hanno riscosso un incredibile successo anche in Italia. Da un sondaggio effettuato dal team di Think With Google su un campione di 1500 Statunitensi in possesso di un device con attivazione vocale, è stato scoperto che questi dispositivi vengono considerati veri e propri assistenti personali nella vita quotidiana.

Per questo motivo, la brand experience e anche i messaggi promozionali vengono accettati di buon grado dei possessori di tecnologie voice, proprio come se a consigliare loro un prodotto/servizio sia un amico/consulente che ha imparato a conoscerli. I soggetti su cui è stata fatta la ricerca hanno affermato che questa esperienza con i brand è decisamente più coinvolgente.

Un consiglio per il 2019: inizia ad usare i servizi offerti dagli smart speaker per fornire una migliore brand experience.

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Google Maps: arrivano i messaggi per negozi e aziende

Gli utenti di Google Maps da sempre utilizzano primariamente l’app per avere informazioni su come raggiungere fisicamente luoghi sparsi sul Globo Terrestre. Col tempo però, la piattaforma è diventata un vero e proprio prontuario per scoprire giorni e orari di apertura, dati di contatto nonché le recensioni dei clienti di negozi e aziende individuabili sulle mappe.

Tuttavia, per entrare in contatto con un’attività commerciale fino ad oggi era sempre stato necessario abbandonare l’app per affidarsi a servizi di messaggistica esterna. Da oggi, Google risolve questa disfunzione, integrando dentro Maps una piccola piattaforma di messaggistica che servirà agli utenti per richiedere informazioni direttamente ai gestori delle strutture.

La novità era stata anticipata dall’azienda di Mountain view nei mesi scorsi ma fino ad oggi era stata fatta provare in versione beta solo in alcuni paesi. Adesso il servizio sembra confermato e in arrivo a breve sugli smartphone  con sistemi Android e iOS.

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Messaggistica di Google Maps: guida per gli utenti

La nuova funzione di messaggistica figurerà nell’App con la dicitura “Messaggi” e verrà inserita nel menù a tendina che compare sulla sinistra dello schermo, sia su smartphone che su PC, quando si clicca sulla localizzazione di un’attività commerciale sulla mappa.

Pare che per avviare la conversazione, per gli utenti sarà sufficiente fare swype da sinistra verso destra. Cliccando invece sull’icona “Messaggi”, si aprirà una sorta di storico delle conversazioni in cui l’utente potrà visualizzare tutte le comunicazioni intercorse con l’attività commerciale.

La nuova sezione di Google Maps non avrà quindi l’aspetto di una piattaforma di messaggistica istantanea, come del resto non ne ha lo scopo. Infatti, poiché i messaggi scambiati con negozi e aziende saranno di natura tecnica e informativa, si presume che le persone usufruiscano di questa funzionalità prima, o comunque in differita, rispetto all’uso di Maps come navigatore. “Messaggi” assomiglierà dunque più ad una casella di posta collegata a filo diretto con le attività commerciali.

Grazie a “Messaggi” potremo scoprire comodamente da casa e soprattutto direttamente su Google Maps, se i nostri negozi preferiti fanno promozioni o se hanno riassortito un prodotto che ci interessa, se fanno aperture straordinarie o se accettano animali e così via.

Indiscrezioni parlano della possibilità, in futuro, di poter “seguire” le attività commerciali direttamente sull’App per sapere in tempo reale degli sconti o delle offerte a tempo limitato riservate a chi usa l’app di Google.

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Messaggistica di Google Maps: guida per le aziende

Sull’altro versante, le aziende che vorranno interagire con i propri clienti grazie a questo nuovo strumento, dovranno scaricare la nuova applicazione Google My Business, per registrare la propria attività ed abilitarla alla ricezione di questo tipo di messaggi. In questo modo i negozi verranno indicizzati sul motore di ricerca direttamente con il pulsante per i messaggi integrato.

La comodità di “Messaggi” di Google Maps sta anche nel fatto che non è necessario per le aziende possedere un sito internet preesistente per ottenere questa funzione. Basterà che il gestore dell’attività scarichi sul proprio smartphone Google My Business e colleghi la sua attività al proprio profilo Google.

Inoltre, Google sta aggiornando l’applicazione lato business per consentire agli imprenditori o ai proprietari di locali di creare sull’app una loro piccola scheda sull’attività che consenta di visualizzare delle particolari promozioni, aggiornabili ogni giorno.

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Google Ads: breve guida all’utilizzo!

Google Ads (ex Google Adwords) è uno strumento Google per la pianificazione di campagne di advertising, ossia campagne pubblicitarie, all’interno della rete di ricerca oppure su siti partner di Google.

Come funziona Google Ads?

Attraverso Google Ads è possibile creare annunci pubblicitari che aiutino gli utenti a raggiungere il sito internet dell’azienda oppure landing page ad esso collegate.

Gli annunci che è possibile creare attraverso questo potente strumento, sono principalmente due:

Rete di ricerca: brevi annunci testuali che rimandano al sito web o ad una landing page per sponsorizzare i prodotti o i servizi aziendali; vengono visualizzati nella SERP (Search Engine Results Page), ossia nella pagina che Google restituisce quando effettuiamo una ricerca.

Rete Display: annunci visuali che contengono, oltre al testo, anche immagini o animazioni; vengono inseriti all’interno di siti partner di Google e sono visibili all’utente durante la normale navigazione.

La scelta delle parole chiave

Nel caso di campagne Ads per la rete di ricerca, la prima cosa da fare è scegliere le parole chiave attorno alle quali ruoterà il nostro annuncio.

In altre parole, dobbiamo scegliere le keywords correlate al prodotto o al servizio che vogliamo promuovere e che si ritiene abbiano maggiori possibilità di essere digitate dai potenziali clienti per la ricerca dei prodotti o servizi che stiamo offrendo; saranno proprio queste parole ad attivare il nostro annuncio.

In che modo Google Ads decide quali annunci pubblicare?

Ogni volta che un utente fa una ricerca online avviene un’asta (molto veloce e che non possiamo vedere) attraverso la quale Google decide quali annunci pubblicare.

In pratica Google Ads calcola il ranking (il posizionamento) del nostro annuncio a partire da diversi fattori:

  • Offerta: quanto siamo disposti a pagare per quella determinata keywords.
  • Qualità dell’annuncio: quanto l’annuncio che abbiamo creato è pertinente rispetto alle ricerche fatte dall’utente
  • Estensione dell’annuncio: sono le informazioni aggiuntive, come numero di telefono dell’attività o specifiche pagine del sito web, che possiamo aggiungere all’interno dell’annuncio

Come si decide il budget da investire?

Prima di pensare al budget da investire in una campagna di Google Ads, è bene chiarire quale sia l’obiettivo che vogliamo raggiungere con la nostra campagna. Il budget sarà determinato di conseguenza.

Le campagne di Google Ads possono essere impostate per raggiungere diversi obiettivi, in particolare possono aiutarci ad ottenere:

  • Più clic indirizzati al nostro sito oppure ad una landing page
  • Il maggior numero di visualizzazioni possibili

Cosa serve per creare una campagna con Google Ads?

Per sponsorizzare prodotti o servizi con Google Ads, occorrono pochi semplici strumenti:

  • Un indirizzo Gmail
  • Un sito web o una landing page verso i quali direzionare l’utente (cliccando sul nostro annuncio gli utenti devono andare da qualche parte!)
  • Un sistema di pagamento, come la carta di credito
  • Conoscenza dello strumento

In relazione a quest’ultimo punto, dobbiamo sottolineare che nonostante possa sembrare semplice, creare una campagna con Google Ads richiede conoscenze specifiche di web marketing. Google Ads è uno strumento in continuo aggiornamento ed è necessario studiare costantemente per non sprecare inutilmente le nostre risorse in tentativi inutili e costosi.

Mg Group Italia è una web agency formata da figure professionali specifiche, in grado di progettare soluzioni uniche che ti permettano di ottenere risultati concreti e misurabili. Che si tratti di una piccola, media o grande azienda, i nostri esperti saranno in grado di utilizzare efficacemente il tuo budget senza farti perdere tempo e denaro.

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Come usare Google Trends per la tua linea editoriale

Lanciato nel 2006, Google Trends è un tool indispensabile per chi desidera strutturare con intelligenza la propria strategia editoriale.

Google Trends, attraverso dati e grafici, fornisce (gratuitamente) informazioni dettagliate e complete circa le tendenze delle ricerche effettuate online dagli utenti, utili a comprendere l’andamento (il trend) degli argomenti e delle parole più cercate.

Come si usa Google Trends?

Vediamo insieme quali sono le principali componenti di questo prezioso tool in grado di aiutarci nella pianificazione di articoli o post per i social.

Home page e menu laterale

Nella home page di Google Trends troviamo il form dove inserire la ricerca relativa alle query inserite dagli utenti. Possiamo accedere anche alle ricerche di tendenza, organizzate giorno per giorno oppure in tempo reale, e ai trends di tutto l’anno nel menù in alto a sinistra.

La ricerca

La ricerca che vogliamo effettuare può essere filtrata per tempo, categoria di interesse oppure per fonte di riferimento: ricerca organica, Google immagini, Google News per studiare i trend delle ultime novità, Google Shopping e ricerca di You tube.

I risultati della ricerca

Una volta inserita la ricerca per la quale vogliamo ottenere i dati, Google Trends ci mostra subito una panoramica relativa all’interesse mostrato nel tempo attorno a quella specifica query.

Sotto la panoramica troviamo un’analisi per area geografica, che può essere relativa alle singole regioni (se abbiamo impostato una nazione come filtro) oppure alle nazioni (se abbiamo scelto di fare una ricerca globale).

Nella parte in basso invece Google Trends mostra l’andamento delle query associate e degli argomenti.

Query associate e argomenti

Il box “Argomenti” indica quali sono gli argomenti più cercati dagli utenti insieme al termine che abbiamo inserito all’inizio nella barra di ricerca.

Il box “Query associate” invece, indica i termini esatti cercati dagli utenti insieme alla query che abbiamo deciso di analizzare.

Per entrambe i casi, vengono indicate due metriche:

  • Più cercati: argomenti e query associate più cercate. Il punteggio è in scala relativa: 100 indica il più cercato e 50 indica quello con la metà di ricerche rispetto a primo;
  • In aumento: argomenti o query associate la cui frequenza ha registrato l’aumento maggiore nell’ultimo periodo di tempo. I risultati contrassegnati con la dicitura: +5000% hanno registrato un aumento molto elevato, probabilmente perché si tratta di argomenti o query associate nuove che avevano poche (o nessuna) ricerche precedenti;

La funzione “confronto”

Un’altra funzione (forse la più importante) messa a disposizione da Google Trends è la funzione “Confronto”.

Con questa funzione possiamo, per l’appunto, confrontare fino a 5 ricerche contemporaneamente, in modo da capire quali siano le ricerche stabili oppure quelle più di nicchia.

Con queste informazioni avremo la possibilità di ragionare se e quanto conviene puntare su keywords di nicchia per la nostra strategia online.

Adesso, abbiamo a disposizione una panoramica completa per capire la risonanza delle ricerche svolte dagli utenti online.

Come può aiutarci Google Trends a pianificare una linea editoriale vincente?

Google Trends, mostrandoci l’andamento delle ricerche degli utenti, ci indica “quando” è utile affrontare un determinato argomento per intercettare l’interesse del pubblico oppure per aggiornare vecchi post e riproporli in una nuova veste.

Grazie ai dati forniti da Google Trends possiamo individuare la tendenza di un argomento e capire se è il momento giusto per inserirlo all’interno della nostra linea editoriale oppure se può essere il punto di partenza di un nuovo filone di post.

Ad esempio, le impennate delle query e degli argomenti ci forniscono predizioni su quali sono e saranno i trends in crescita da sfruttare.

E ancora, la panoramica per regione o per città, può dirci dove vengono effettuate determinate ricerche così da permetterci di organizzare articoli con informazioni specifiche per quelle aree oppure per pianificare post dedicati per quelle aree in cui la ricerca è più alta.

Perché sono importanti i dati forniti da Google Trends?

Perché è importante pubblicare quando l’utente è alla ricerca di quello specifico contenuto. In questo senso, Google Trends ci aiuta ad anticipare i desideri degli utenti per offrirgli ciò di cui hanno bisogno nel momento in cui gli serve o forse addirittura prima.

Per chi vuole pianificare una buona strategia SEO, Google Trends è uno strumento intuitivo e decisamente utile. Da solo però non è sufficiente.

I dati relativi alle tendenze delle ricerche devono essere uniti a informazioni sui volumi di ricerca attorno a specifiche keywords e al CPC (costo per click) per comprendere il costo.

Sono indispensabili strumenti e piattaforme professionali che ci permettano di entrare nel dettaglio di questi volumi di ricerca e ci aiutino a identificare parole chiave corrette.

Il team di Mg Group Italia possiede i software e la professionalità necessaria ad analizzare trends di ricerca utili per pianificare strategie editoriali di blog e social che siano in grado di coinvolgere gli utenti nel momento in cui manifestano specifici desideri attraverso le loro ricerche.

Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, i nostri professionisti ti aiuteranno a identificare i topic migliori attorno ai quali costruire la tua strategia online.

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Quanto paga Google per essere il motore di ricerca esclusivo di Apple?

Secondo i report della Goldman Sachs, Google ha pagato ad Apple ben 9 miliardi di dollari per l’anno 2018.

Che Apple abbia numerosi accordi con diversi motori di ricerca è un fatto ampiamente risaputo, tuttavia, non è mai stato ammesso pubblicamente quanto essi potessero fruttare.

Tra i rapporti più noti (e travagliati) c’è sicuramente quello con il motore di ricerca Bing, utilizzato in principio da Apple come opzione base per le ricerche web di Siri, del sistema operativo iOS e di Spotlight per Mac.

Nel settembre dell’anno scorso, Apple ha poi deciso di cambiare partner e affidarsi a Google.

Bing resta comunque legato ad Apple per quanto riguarda la ricerca di immagini di Siri e ad altre grandi aziende come Yahoo e Amazon.

I rapporti tra Apple e Google

Secondo le indiscrezioni emerse durante la causa legale del 2014, in cui la Oracle Corporation accusava Google di aver utilizzato senza licenza alcuni brevetti Java, già all’epoca Google pagava ad Apple 1 miliardo di dollari l’anno per rimanere l’opzione esclusiva di ricerca per IPad e IPhone.

La cifra è poi aumentata considerevolmente negli anni: nel 2017 è arrivata a 3 miliardi l’anno, nel 2018 a 9 e si stima che possa raggiungere i 12 miliardi di dollari per il 2019.

In pratica, l’accordo che permette a Google di essere il motore di ricerca predefinito di Apple è costato a Google ben 9 miliardi di dollari per il 2018.

In realtà, attraverso quest’accordo, Google paga Apple non tanto per essere il suo motore di ricerca predefinito, quanto per acquistare il più importante canale di traffico al mondo: iOS.

È stimato infatti che oltre il 50% degli utenti di Google provenga da dispositivi iOS; perciò, essere il motore di ricerca predefinito di milioni di dispositivi Apple in tutto il mondo significa acquisire un canale di traffico imbattibile e avere accesso ad una risorsa pressoché inesauribile: i dati degli utenti.

Ecco spiegata l’origine di una cifra tanto alta.

Tuttavia, secondo il The Wall Street Transcript, considerato che i pagamenti di Google sono quasi totalmente profitti netti per Apple, si può ipotizzare che Google contribuisca quasi al 5% dei profitti operativi totali di Apple.

Questo, unito alla grande popolarità di Google, potrebbe portare Apple ad essere comunque disponibile a mantenere l’accordo anche per cifre più basse.

Continua a seguire il Blog di Mg Group Italia per restare aggiornato sulle novità e i grandi cambiamenti del marketing digitale.

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Link Building e indicizzazione online: come migliorarla

Per essere trovati online non basta solo avere un buon sito web dinamico e produrre contenuti di qualità, ma occorre anche essere ben indicizzati nei motori di ricerca.

In altre parole, abbiamo bisogno di apparire tra i primissimi risultati di Google.

Dobbiamo aumentare migliorare la nostra visibilità online per essere trovati da un numero sempre maggiore di utenti e, per fare questo, la tecnica di Link Building può tornarci molto utile.

Link Building e indicizzazione online: come avviene

Quando effettuiamo una ricerca online, ci vengono forniti una serie di siti in linea con quello che stiamo cercando; per ordinare questi risultati vengono utilizzati diversi criteri, uno di questi prende in considerazione la quantità e la qualità dei link che rimandano a questi siti.

La presenza di numerosi link in entrata verso un sito internet infatti, permette agli utenti di trovarlo e raggiungerlo con più facilità e i motori di ricerca come Google percepiscono positivamente questo comportamento, premiando i migliori siti in termini di traffico con una migliore indicizzazione online.

La tecnica che aiuta ad aumentare i link in entrata ad un sito web è detta Link Building, letteralmente “costruzione di link”.

Link Building: cosa non fare

Come abbiamo appena detto, un’alta presenza di link che rimandano al nostro sito web ci permette di essere maggiormente visibili online; a patto però che si tratti di link di qualità, ossia di link posizionati in siti affini al nostro e che siano di utilità agli utenti che li consultano.

I motori di ricerca valutano non solo la quantità di link in entrata ad un sito ma anche, e soprattutto, la loro qualità, vale a dire la loro pertinenza con l’argomento cercato dall’utente e l’utilità che possono avere nel suo percorso di ricerca online.

Questo dipende dal fatto che in passato gli utenti, consapevoli di questo meccanismo, utilizzavano la tecnica di link building in modo massiccio e spropositato per aumentare il ranking nei motori di ricerca ed essere intercettati meglio.

Una pratica che ha subito non poche penalizzazioni nel tempo da parte di Google.

Il traffico generato da questi link non era, di fatto, un traffico di qualità, poiché gli utenti si ritrovavano a navigare in pagine web che non avevano nulla a che fare con le ricerche effettuate.

Link Building: cosa fare

Per generare un traffico di qualità sulle nostre pagine web è indispensabile costruire una rete di link in entrata altrettanto di qualità.

Non è però semplice operare a in tal senso, considerando poi che la tecnica di Link Building non è sufficiente da sola ad aumentare il nostro ranking su Google: occorre scegliere delle keywords idonee, valutare eventuali modifiche a livello di codice per aumentare la velocità del sito e programmare una linea editoriale di contenuti interessanti specifica per la SEO.

Tutte cose che non è possibile improvvisare: servono specifiche nozioni tecniche ed una pianificazione attenta e costante nel tempo.

Con Mg Group Italia non dovrai lavorare da solo: potrai avere a disposizione un team di esperti pronto ad aiutarti e consigliarti in ogni fase di realizzazione del tuo piano. Sviluppatori, Copywriter e Social Media Strategist metteranno al tuo servizio le loro conoscenze e la loro professionalità.

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Come funziona Google Shopping?

Google Shopping è uno dei molti strumenti offerti dall’inesauribile universo Google; si tratta di un motore di ricerca tramite il quale è possibile entrare in contatto con prodotti attraverso annunci sponsorizzati.

Precedentemente noto come Google Products Search, e ancor prima come Froogle, ha cambiato pelle nel 2012, rinnovandosi e diventando l’attuale Google Shopping.

Come funziona Google Shopping?

Per utilizzare questo servizio è prima necessario aprire un proprio E-commerce online con i prodotti che vogliamo vendere.

E’ un passo importante e dobbiamo farlo pianificando attentamente la nostra strategia di vendita. Dobbiamo tenere conto del target che vogliamo raggiungere e capire come si comporta online. Aprire un E-commerce senza prima aver analizzato il mercato, significa vanificare le risorse che abbiamo a disposizione.

Non preoccuparti se sembra difficile, Google ti aiuta anche in questo, tramite Google Market Finder.

Una volta stabilito il nostro target e creato il nostro negozio digitale, dobbiamo collegarlo alla piattaforma Google Merchant Center ed esportarvi gli articoli completi di nome, prezzo, descrizione e foto, attraverso la compilazione di un file che Google Shopping provvederà a consultare periodicamente per tenere sempre aggiornate le informazioni.

A questo punto non resta che collegare l’account di Google Merchant a quello di Google Ads (prima Google Adwords); in questo modo basterà creare campagne sponsorizzate tramite quest’ultima piattaforma perché i nostri prodotti appaiano come annuncio nella parte superiore della pagina oppure nella colonna a destra. Non resta che iniziare a vendere e tenere sempre d’occhio i dati con Google Shopping Insights.

Che si tratti di piccoli o grandi imprenditori, Google Shopping offre infinite possibilità; spesso però l’ostacolo della conoscenza impedisce di sfruttarne appieno le potenzialità.

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Google presenta la nuova versione del ReCaptcha

Nati per contrastare il problema della sicurezza informatica, i Google ReCaptcha si sono con il tempo resi indispensabili per l’intercettazione dei bot, piccole intelligenze artificiali, spesso dannose per la navigazione online degli utenti.

Come lavorano i Google ReCaptcha?

I Google ReCaptcha cercano di capire se il dispositivo è utilizzato da un essere umano o da un robot, abbreviato bot. Per farlo, vengono posti dei quesiti di natura visiva all’utente che approda su un sito internet: l’individuazione di auto, alberi o negozi all’interno di un gruppo di foto, oppure chiedendo di riscrivere un mix di lettere e numeri sfocati.

Grazie a questa procedura riescono a capire se il device è utilizzato da un essere umano oppure da un robot. Purtroppo, come avrai certamente potuto constatare tu stesso, questa logica rende la user experience dell’utente lenta e fastidiosa.

Il Nuovo Google ReCaptcha, versione 3

Alla fine di Ottobre 2018, Google ha annunciato il rilascio della 3 versione dei ReCaptcha. Da questa versione in poi non sarà più necessario identificare cartelli stradali o individuare le facciate dei negozi, ma ogni controllo sarà effettuato senza che l’utente se ne accorga.

Come cambia il Google ReCaptcha?

Un sistema invisibile opererà nelle retrovie del sito assegnando al comportamento degli utenti un punteggio. Nello specifico, questo nuovo sistema consentirà ai webmaster di migliorare il riconoscimento a due fattori oppure la validazione dell’identità tramite telefono, garantendo maggior sicurezza durante la navigazione.

Perché è importante usare i Google ReCaptcha?

I Bot sono intelligenze artificiali che, grazie al machine learning, possiedono la straordinaria capacità di imparare dai propri errori e incrementare quindi la loro intelligenza modificando il comportamento grazie all’interazione con gli utenti. Ovviamente si parla di “straordinario” in senso lato, poiché questo è esattamente il modo in cui noi esseri umani apprendiamo qualsiasi cosa sin da piccoli.

L’apprendimento rappresenta per i Bot qualcosa di illimitato e altamente produttivo, poiché li rende in grado di lavorare autonomia, ed è proprio questa caratteristica ad averli resi particolarmente appetibili per gli utenti.

Esistono molte tipologie di bot nella rete. I più famosi, e con i quali probabilmente avrai avuto a che fare senza neanche accorgetene, sono i ChatBot. Si tratta di intelligenze artificiali in grado di simulare la risposta umana e vengono impiegati per la messaggistica istantanea di vario genere: customer care, news e meteo in tempo reale.

Altri tipi di Bot invece vengono utilizzati dagli utenti hacker per raggiungere diversi obiettivi. I Bot Tecnici ad esempio, come gli spider o gli web crawler, lavorano nel background della rete analizzando le ricerche e visitando siti per aumentarne l’indicizzazione online. Cosa, ovviamente, non molto gradita a Google che cerca di premiare i siti più visitati (realmente) perché contengono contenuti di qualità.

Sempre nell’ottica di incrementare la visibilità dell’utente online, esistono i Social Bot, che, tramite l’utilizzo di profili fake sui social, incrementano i follower sulle varie piattaforme online, spesso per diffondere le cosiddette fake news, ossia notizie false e tendenziose.

Difendersi da attacchi pericolosi come quelli dei BotNet è importante e i Google ReCaptcha possono aiutarti. Ma a volte anche questo non basta; è necessario possedere competenze specifiche per proteggere davvero i nostri pc, tablet e smartphone. Noi di Mg Group Italia possediamo la professionalità per assicurarti una sicurezza a 360°.

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