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Trova Nuovi Clienti migliorando la Lead Generation del tuo e-commerce

Trovare Nuovi Clienti per il tuo e-commerce ti sembra un’impresa impossibile? Forse hai bisogno di migliorare la tua Lead Generation.

Infatti, ogni tipo di attività commerciale, che si tratti di commercio all’ingrosso, vendita al dettaglio, Start Up o altro ancora, necessita di Clienti Potenziali qualificati che possono essere convertiti ​​in Clienti Paganti effettivi. L’e-commerce non fa differenza.

L’industria dell’e-commerce

L’industria dell’e-commerce è diventata competitiva come mai prima d’ora. Infatti, oltre ai nuovi concorrenti che nascono ogni giorno, ci sono le grandi piattaforme – tra le quali soprattutto Amazon – che occupano gran parte del mercato.

Il report “State of Inbound 2018” realizzato da HubSpot ha rivelato che per 3 venditori su 5, la sfida più difficile è quella di generare traffico e lead. Non sorprende quindi che il 70% di loro intenda investire un budget maggiore in demand generation nel nuovo anno.

Tuttavia, aumentare gli investimenti risulta inutile se si continuano ad usare le stesse vecchie strategie che, come si è visto, non funzionano.

Che ne dite di iniziare ad usare delle strategie innovative e collaudate che garantiscano una Lead generation costante?

Ecco qui 3 consigli che ti consentiranno di Trovare Nuovi Clienti migliorando la Lead Generation del tuo e-commerce.

e:commerce: due pc uno di fronte all'altro da cui sbucano due braccia di uomo, una che porge una busta e una che dà delle banconote euro

e-commerce: due pc uno di fronte all’altro da cui sbucano due braccia di uomo, una che porge una busta e una che dà delle banconote euro

3 Strategie per migliorare la Lead Generation del tuo e-commerce e trovare Nuovi Clienti

1. Riscrivi le descrizioni dei tuoi prodotti facendo attenzione alla SEO

Dimenticarsi della SEO è un errore purtroppo frequente nel mondo dell’e-commerce. L’importanza di realizzare descrizioni dei prodotti uniche,accattivanti e soprattutto ottimizzate per la SERP di Google è ben chiara a tutti coloro che scrivono sul Web. Le aziende di e-commerce emergenti, invece, dimenticano questo particolare e continuano a commettere lo stesso errore di usare le descrizioni così come si presentano al produttore esperto, senza personalizzare il testo né renderlo più comprensibile per gli utenti.

Ma se non renderai uniche le tue descrizioni, come potrà Google prendere in considerazione i tuoi prodotti? E se Google non ti indicizza, come farai a portare Visitatori sul tuo e-commerce? E se non hai visitatori, come otterrai dei Nuovi Clienti? Uno studio di Advanced Word Ranking ha infatti rilevato che le percentuali di clic ai siti dei rivenditori dalla SERP di Google passano da circa il 30% per la prima voce in lista a meno del 5% per la posizione numero 5. Sotto a questa posizione, è come se non esisteste affatto.

Non aver paura di entrare troppo nel dettaglio con le descrizioni dei prodotti. Spiega chiaramente tutte le caratteristiche: fai in modo che anche un bambino di 5 anni capisca e riesca ad usare il tuo prodotto solo leggendo la tua descrizione.

4 indicazioni per migliorare la SEO nella tua Pagina Prodotto

Ci sono quattro fattori fondamentali per ottimizzare la SEO delle tue Pagine Prodotto che ti faranno implementare la lead generation e di conseguenza, Vendere di più:

  1. Mostrare il prototipo di persona a cui è destinato il tuo prodotto, ad esempio scegliendo modelli o testimonial che corrispondano il più possibile al profilo del tuo Target
  2. Rispondere nella descrizione del prodotto a tutte le possibili domande che il tuo potenziale cliente potrebbe avere
  3. Chiedere ai Clienti che hanno già acquistato di lasciare Recensioni dettagliate (seleziona quelle che risultano più utili al tuo scopo)
  4. Offri un percorso semplice, intuitivo, veloce, facile per procedere all’acquisto.

Anche nel caso dell’usabilità della Pagina Prodotti dovrai fare in modo che chiunque possa essere in grado di fruirla. Più contenuti (e di migliore qualità SEO) hai sulle tue pagine, migliore sarà la comprensione e la considerazione da parte Google, maggiore sarà il tempo che i lettori spenderanno sul tuo e-commerce e, dunque, maggiori saranno i Lead qualificati che porterai nel tuo funnel.

2. Fai crescere costantemente la tua Mailing List e segmentala per ottenere risultati migliori

Non c’è modo migliore (e meno costoso!) di rimanere in contatto con i tuoi clienti che via email.

Così come è importante ottenere le e-mail dei clienti nel tuo e-commerce, risulta indispensabile anche acquisire gli indirizzi e-mail dei semplici visitatori del tuo sito Web. Un ottimo modo per raccogliere un gran numero di e-mail è quello di utilizzare inserzioni pop-up sulla tua pagina (temporanee, a scomparsa laterale o a comparsa prima dell’intento di uscita del navigatore). Potenzialmente, con i pop-up puoi acquisire e-mail dal 3% al 16% dei visitatori del sito Web a costo quasi pari a zero.

Una volta configurata la tua pipeline di acquisizione delle e-mail dei Clienti, non inviare in modo massiccio e indiscriminato tutte le tue comunicazioni. Piuttosto, segmenta in modo chiaro e ragionato il tuo database e invia messaggi diversi ai tuoi vari Clienti in base alle loro caratteristiche.

Un buon modo per segmentare il tuo pubblico è quello di partire dalle tue pagine Social. Qui potrai scoprire facilmente sesso, età e provenienza geografica dei Clienti interessati ai vostri prodotti/servizi.

Produrre e distribuire contenuti pertinenti e adatti ai vari segmenti della tua Clientela Acquisita o Potenziale può implementare in modo esponenziale le tue vendite.

e-commerce: tastiera di computer con tasto per comprare al posto dell'invio

e-commerce: tastiera di computer con tasto per comprare al posto dell’invio

3. Recupera Clienti indecisi con il Remarketing

Far sì che gli utenti arrivino sul tuo sito, come sai bene, è già abbastanza difficile. Lasciarli andare senza che comprino dal tuo e-commerce è  un’importante occasione persa. Frena l’esodo dei tuoi utenti reindirizzandoli con due dei metodi più efficaci in circolazione: le e-mail e gli annunci di remarketing (o retargeting).

E-mail di remarketing

Le e-mail di remarketing possono essere anche definite “e-mail dei carrelli abbandonati“, in quanto vengono inviate agli utenti che hanno aggiunto articoli al carrello e poi hanno interrotto il processo di acquisto. Queste sono un ottimo modo per ricordare ai Potenziali Clienti ciò che hanno lasciato in sospeso e per riportarli  nel funnel di vendita. Queste e-mail hanno il potere di riconquistare almeno il 15% delle entrate che sarebbero altrimenti perse.

Annunci di remarkting

Anch’essi servono per ricordare agli utenti la loro ultima visita al tuo e-commerce e si presentano sotto forma di annunci display mentre il tuo Potenziale Cliente sta navigando su altri siti Web. Gli annunci di remarketing offrono i migliori risultati sulla Rete Display di Google e su Facebook, grazie alla loro enorme copertura e alla quantità di dati che possiedono sui Potenziali Acquirenti.

Ci sono diversi tipi di annunci remarketing relativi all’e-commerce:

  • Remarketing di Ricerca: destinati agli utenti in Target che hanno cercato parole chiave correlate alla tua attività, ma  che potrebbero non aver visitato il tuo sito web
  • Remarketing del Sito: destinati ad utenti in Target che hanno visitato il tuo sito e che per questo hanno lasciato cookies
  • Remarketing contestuale: destinati agli utenti in Target che hanno visitato siti o pagine simili alle tue o tuoi competitors

I dati mostrano che i visitatori del tuo e-commerce che vengono esposti ad annunci di remarketing hanno il 70% in più di probabilità di conversione rispetto a quelli che non hanno mai visto gli annunci.

Inoltre, il Remarketing non è solo più economico della tradizionale pubblicità display e search in termini di CPA (costo per acquisizione), ma aiuta anche a rinforzare il tuo marchio nella mente dei tuoi clienti: un piccolo bonus!

Per concludere

Indipendentemente dal settore in cui operi, alla fine della giornata, la crescita dei tuoi ricavi è inesorabilmente legata alla crescita del numero di clienti che sei riuscito ad attrarre nel tuo e-commerce e a convertire in Clienti paganti. Questi nuovi clienti potrebbero venire da campagne pubblicitarie multimediali sfavillanti e ad alto budget o potrebbero essere il risultato di strategie di marketing a basso costo ma di alta qualità che danno risultati duraturi. Noi sappiamo qual’è la strada migliore. E tu?

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Come Vendere di più in 10 mosse

Come Fatturare di più?” è una frase che torna ripetutamente alla mente di qualsiasi imprenditore.

Ogni attività, per aumentare il proprio fatturato, ha un necessario bisogno di Acquisire nuovi clienti, Aumentare le vendite, Fidelizzare e Far Ritornare i Clienti ad Acquistare oltre che puntare a Moltiplicare il Portfolio Clienti tramite il Passaparola e le Recensioni.

Per riuscire nell’impresa di Vendere di più, ti consigliamo di seguire con attenzione delle semplici regole, senza tralasciare nessun dettaglio in fase di costruzione della tua strategia. Attingeremo alcuni “comandamenti” da quello che viene definito Marketing Automatico, termine con il quale si definisce un insieme di strategie di marketing organizzate con il supporto di tecnologie che rendono possibili alcune automazioni volte a velocizzare e migliorare il lavoro e la produttività.

Checklist con caselle spuntate e pennarello

Foglio bianco appoggiato su un tavolo di legno chiaro con lista di mosse da fare con caselle spuntate e pennarello nero sopra

Le 10 mosse per vendere di più

  1. Rivolgiti al Pubblico Giusto: individua il tuo target e costruisci una comunicazione ad hoc
  2. Comunica la Soluzione ad un Problema: il tuo messaggio deve farti spiccare come l’unico che può risolvere un preciso problema
  3. Costruisci un’Offerta Interessante: usa le tecniche del Marketing a Risposta Diretta in ciò che proponi
  4. Non vendere il tuo Prodotto ma la Soluzione al Problema: è questo che attira le persone
  5. Concentra i tuoi sforzi sulla Pubblicità a Risposta Diretta ed evita quella d’Immagine: ciò renderà le tue azioni tracciabili e misurabili grazie ai risultati immediati ottenuti
  6. Dai una motivazione valida all’utente per Rispondere Subito: non lasciare che le persone rimandino il momento di contattarti
  7. Descrivi bene Cosa Vuoi che Facciano le Persone per Contattarti e Cosa Succederà Successivamente: devi mantenere alta la loro concentrazione verso di te
  8. Imposta Campagne Multi-Step Costanti e Ridondanti: evita così che le persone si dimentichino di te o del tuo prodotto
  9. Strategia Multi-Canale: Utilizza tutti i canali possibili, sia Online che Offline, per rimanere in contatto con prospects e clienti
  10. Guadagna tramite i “Già Clienti” con i contatti Referral e tramite il risveglio degli ex-clienti.
piccola cassaforte da cui fuoriescono banconote euro sopra ad un tavolo dove sono sparpagliate altre banconote e monete euro

piccola cassaforte da cui fuoriescono banconote euro sopra ad un tavolo dove sono sparpagliate altre banconote e monete euro

Ricordati sempre che una Buona Strategia di Marketing dipende sempre da Alcuni Passaggi Fondamentali per la tua Attività.

Le 6 Campagne di Marketing per Vendere di Più e Aumentare il Fatturato:

  1. Campagna di Acquisizione Clienti: acquisisci contatti affini al tuo target di riferimento;
  2. Campagna di Attivazione dei Contatti Acquisiti: comunica con i lead che non hanno ancora acquistato;
  3. Campagna di Monetizzazione e Fidelizzazione dei Clienti: tieniti in contatto con i clienti per fare in modo che acquistino più volte;
  4. Campagna di Monetizzazione: converti i Lead Caldi in Clienti;
  5. Campagna di Referral: chiedi ai tuoi clienti di consigliare la tua attività ad altri contatti o di presentarteli;
  6. Campagna di Riattivazione degli Ex-Clienti: trasforma i clienti “dormienti” in clienti attivi.

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Come e perché utilizzare Facebook Lead Ads

Che cos’è Facebook Lead Ads?

La Lead Generation nasce da un’esigenza aziendale molto semplice: incrementare i contatti potenzialmente interessati al nostro business.

Per farlo Facebook mette a disposizione uno strumento in grado di attingere da un pubblico di oltre 2 miliardi di utenti attivi ogni giorno.

Grazie a Facebook Lead Ads le aziende possono creare annunci specifici per la raccolta di contatti.

Con l’aggiornamento di marzo 2016 questo strumento è stato ulteriormente potenziato, permettendo l’inserimento di una Call To Action per l’iscrizione alla newsletter aziendale, senza che l’utente debba per forza lasciare la piattaforma. La scelta è dovuta al fatto che gli utenti sono molto pigri e preferiscono compiere poche azioni.

Prima dell’aggiornamento, era necessario uscire dall’ecosistema di Facebook, magari per collegarsi ad una landing page e compilare il form per lasciare i propri dati. In molti casi, davanti a questa richiesta, l’utente abbandona l’idea ed esce dalla pagina, a meno che non gli si dia qualcosa in cambio.

Gli annunci Facebook Lead Ads aiutano a risolvere questo problema: l’utente dovrà semplicemente cliccare sull’annuncio e in questo modo si aprirà una finestra con i dati del profilo già precompilati. L’utente non dovrà fare altro che cliccare nuovamente e il gioco è fatto: avremo il contatto di un nuovo potenziale cliente.

Facebook Lead Ads: come si usa?

Per poter utilizzare questo strumento bisogna per prima cosa accedere al proprio account pubblicitario e aprire una nuova campagna. Gli obiettivi che si possono selezione per le pubblicità a pagamento di Facebook sono diversi, a noi interessa la voce “Generazione di Contatti”.

Procedendo, possiamo continuare con la normale creazione di una campagna Facebook per la quale dovremo definire gli annunci che vogliamo mostrare, il target, la durata e il budget.

A questo punto basterà semplicemente scegliere il tipo di inserzione: scorrimento di immagini, immagine singola, video o slideshow.

Infine, inseriamo il testo e il link da inserire all’interno della campagna ed il “gioco” sarà quasi fatto.

A questo punto dovremo selezionare la CTA di cui abbiamo parlato all’inizio e personalizzare i campi del form che vogliamo far compilare ai potenziali clienti.

L’inserzione è completa! Dopo aver superato l’analisi finale di Facebook, sarà pronta per raccogliere contatti.

Perché la Lead Generation dovrebbe essere sempre presente nelle nostre strategie online?

L’acquisizione di nuovi contatti è necessaria per ampliare la propria rete di clienti e il solo sito web non è sufficiente a crearne di nuovi.

Gli utenti inoltre sono costantemente bombardati di informazioni e stimoli e attirare la loro attenzione è sempre più difficile. Riuscire a differenziarsi con una pubblicità diversa, più coinvolgente e interattiva è fondamentale per invogliarli a lasciare i propri dati.

Facebook Leads Ads permette di scegliere diverse CTA: Iscriviti (ad una Newsletter), Richiedi Subito (nel caso di un buono sconto o una promozione particolare) oppure Scarica (un file, una guida o un e-book). Queste azioni rendono più interattivo l’annuncio e creano, fin da subito, un legame di scambio con il potenziale cliente che beneficerà di un piccolo regalo da utilizzare subito.

Qual è il ruolo di Facebook Lead Ads nella strategia aziendale?

L’utente non acquista solo perché ha visto un annuncio, il processo è molto più articolato e complesso.

Facebook Lead Ads, permette di incontrare il potenziale client in una fase successiva alla semplice visualizzazione dell’annuncio: cliccando egli già manifesta interesse nei nostri confronti e se poi decide di usufruire del nostro regalo (coupon, guida, e-book etc) significa che abbiamo già creato una connessione.

Facebook Leads Ads: i pro

Il principale vantaggio è quello di essere immediato. Dopo la visualizzazione ed il primo click, già si passa al form precompilato: l’utente non deve fare nulla, legge e se lo desidera clicca una seconda volta per ottenere il regalo. Questa immediatezza, dovuta soprattutto ai campi precompilati, rende questo strumento un ottimo alleato per vincere la distrazione dell’utente.

Il fatto di non costringere l’utente ad uscire dalla piattaforma è un ulteriore punto a suo favore.

Uscendo da Facebook per raggiungere il sito web o una landing page, si rischia di andare incontro ad ostacoli come, il caricamento lento della pagina o la compilazione manuale. Tutti elementi che creano disturbo alla navigazione e distraggono l’utente.

Ricordiamoci che gli utenti non hanno pazienza di aspettare, se non trovano subito quello che cercano andranno da qualche altra parte.

Facebook Leads Ads: i contro

Non si tratta esattamente di uno svantaggio quanto più di un’inevitabile conseguenza del fare pubblicità online.

Possiamo circoscrivere e selezionare il target quanto vogliamo ma nessuno ci darà la garanzia che i contatti che abbiamo raccolto siano effettivamente qualificati ed interessati.

In questo senso, paradossalmente, qualche ostacolo in più ci aiuterebbe a fare una scrematura più reale, perché se anche dopo l’uscita da Facebook e la compilazione manuale del form di contatti l’utente non demorde, allora significa che è davvero interessato a ciò che gli stiamo proponendo ed è un contatto con altissime probabilità di conversione in vendita.

Hai visto quante sono le potenzialità di Facebook Lead Ads? Vuoi utilizzarlo nelle tue strategie online per incrementare i contatti qualificati e avere più occasioni di vendita?

Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, il team di Mg Group Italia ti seguirà passo dopo passo nella creazione della tua campagna e ti aiuterà ad entrare in contatto con i tuoi prossimi clienti.

 

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Cos’è una landing page e perché è importante

Qual è lo scopo di una Landing page?

Una Landing Page, o “pagina di atterraggio”, è una pagina web che un utente raggiunge dopo aver cliccato su un annuncio sponsorizzato, come nel caso di campagne effettuate tramite Google Ads, oppure su un link di una newsletter o di un post.

È una pagina progettata separatamente dal sito internet principale ma al quale può essere collegato tramite link.

E’ utilizzata nelle strategie di Inbound Marketing per invogliare l’utente a compiere un’azione come, ad esempio, lasciare i propri dati, incoraggiare la richiesta di informazioni circa un nuovo prodotto o un nuovo servizio, oppure concludere un acquisto.

Come deve essere una landing page efficace

Per essere efficace, una landing page deve avere un design accattivante, che generi curiosità e al tempo stesso sia semplice, chiaro e intuitivo.

Per questo motivo, l’elemento centrale è la Call To Action (CTA): un pulsante che chiarisca fin da subito qual è l’azione richiesta all’utente. 

Oltre a questo, una buona landing page deve essere coerente con il nostro business, condivisibile tramite i social e contenere solo le informazioni necessarie.

Infine, affinché l’utente compia l’azione richiesta, è importante che egli ottenga qualcosa di valore in cambio, come un codice sconto, un tutorial da poter scaricare, una guida gratuita, un e-book oppure un servizio da poter utilizzare subito.

Perché utilizzare una landing page

Il sito web è strutturato senza sapere quale sia il motivo della visita dell’utente e per questo motivo informazioni e contenuti sono presentati in modo eterogeneo.

Se abbiamo un messaggio specifico da trasmettere, l’attenzione dell’utente si disperderà tra menu e pagine.

Le landing page, al contrario, vengono create con uno scopo unico e questo ci fornisce un grande vantaggio sulla possibilità di convertire l’utente in cliente.

Sappiamo esattamente cosa ha spinto l’utente a visitare la nostra pagina d’atterraggio e questo ci permette di rendere più naturale il passaggio dall’annuncio all’azione di conversione.

Grazie alla sua semplicità, la landing page non presenta distrazioni e permette all’utente di concentrarsi solo sull’azione richiesta e sul messaggio che vogliamo trasmettere.

Semplice non significa improvvisare però.

La Landing page è un elemento determinante per la nostra strategia online poiché guida l’utente verso un’azione ben precisa. Per ottenere questo risultato non possiamo solo scrivere un testo, mettere qualche immagine e posizionare un pulsante per la Call To Action. E’ necessario studiare attentamente il percorso che l’utente deve fare e valutare l’impiego più corretto. 

Lo staff di Mg Group Italia può assisterti nella creazione di Landing page performanti, in grado di convertire i tuoi investimenti in guadagni. Richiedici una consulenza Gratuita e Senza Impegno per conoscere tutti i possibili impieghi di una Landing page.

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Come si scrive un buon oggetto di una Newsletter?

La newsletter è uno degli strumenti di marketing diretto maggiormente conosciuti e utilizzati all’interno delle strategie aziendali per coinvolgere l’utente. Permette di presentare con rapidità e semplicità prodotti e servizi a nuovi potenziali clienti attraverso messaggi di posta elettronica.

Non solo. Attraverso la Newsletter possiamo aggiornare i clienti già fidelizzati su offerte o promozioni particolari stimolandoli all’acquisto, invitarli a eventi e ricorrenze o semplicemente per ringraziarli.

Qualunque sia il motivo per il quale decidiamo di affidarci alla Newsletter, affinché il messaggio raggiunga il cliente, è necessario che l’e-mail venga aperta. Ecco quindi che l’oggetto della newsletter diventa fondamentale per attirare l’attenzione dell’utente e indurlo a continuare la lettura.

Come si scrive un buon oggetto per la newsletter?

Per invogliare la lettura, l’oggetto della newsletter deve essere:

Breve

Meno è lungo l’oggetto, più alti sono i tassi di apertura delle e-mail. Generalmente si consiglia di non superare i 30 caratteri per non abbassare il tasso di apertura al di sotto del 35%. Il motivo è semplice: chi si trova davanti alla nostra e-mail vuole capire subito di cosa parliamo e se l’oggetto è troppo lungo e dispersivo chi legge non sarà invogliato a conoscere il contenuto dell’e-mail.

Inoltre, oggetti brevi vengono mostrati correttamente anche se visualizzati da smartphone o tablet.

Personale

Personalizzare l’oggetto della e-mail inserendo il nome o il cognome del destinatario al quale l’e-mail è indirizzata, genera tassi di apertura maggiori, perché l’utente si sente direttamente coinvolto nel messaggio inviato.

Semplice e d’impatto

L’oggetto deve essere in grado di attirare immediatamente l’attenzione del lettore, per questo motivo è indispensabile che sia semplice, chiaro e possibilmente accattivante.

Per ottenere buoni risultati con il Direct E-mail Marketing (DEM) creare un buon oggetto per la nostra Newsletter non è sufficiente. Contenuto, presentazione e target di riferimento sono altrettanto importanti per coinvolgere gli utenti e generare nuovi lead.

Per aiutarti a raggiungere tutti i tuoi clienti con Newsletter su misura, il team di Mg Group Italia è in grado di offrire un servizio di Direct E-mail Marketing professionale ed efficiente. Qualunque sia l’obiettivo aziendale, dall’incremento della notorietà del brand al consolidamento degli utenti fidelizzati, fino alla concreta promozione di servizi e di prodotti, una campagna di E-mail Marketing è in grado di realizzarlo con successo.

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Data-Driven Marketing: il futuro dell’online?

Il Data-Driven Marketing utilizza i dati relativi al comportamento degli utenti per coinvolgerli e fidelizzarli al brand. Nelle aziende che utilizzano strategie data-driven, le risorse e gli strumenti a disposizione vengono investiti in modo più efficiente, ottenendo risultati migliori e abbattendo i costi.

Per fare questo, è indispensabile conoscere il comportamento dei segmenti di target e predisporre per ognuno di essi le strategie più opportune.

Nonostante ciò, ancora molte aziende non sfruttano questa possibilità, probabilmente perché si tratta di un territorio complesso e inesplorato.

Come si può pianificare una strategia Data-Driven?

Per rendere più semplice organizzare un piano che sfrutti le potenzialità dei dati, ti proponiamo una selezione di 5 step che potranno aiutarti a definire una strategia Data-Driven:

  1. Audience

Identificare il pubblico giusto è essenziale per poterlo intercettare e coinvolgere in modo adeguato. Prima di tutto si deve progettare una precisa strategia di segmentazione del pubblico, che sappia indicare i criteri per la costruzione del target di riferimento.  

Non possiamo rivolgerci a chiunque, è indispensabile concentrarsi sugli elementi che identificano meglio il nostro cliente tipo.

Dopo sarà necessario raccogliere ed analizzare i dati e identificare l’audience maggiormente in linea con il brand.

  1. Asset

Per fidelizzare un utente non basta trovarlo e comunicare un messaggio. Bisogna rendere la sua esperienza di fruizione del  messaggio stesso, utile e memorabile.

L’utente deve ricordarsi positivamente del nostro brand e collegarlo ad una user experience accattivante, ad esempio tramite racconti transmediali. In questi casi, si utilizzano vari media che si integrano a vicenda e contribuiscono allo sviluppo della storia.

L’utente è perciò chiamato a collegare questi elementi per comprendere l’intero messaggio e ciò rende l’intero processo sociale ed invitante.

Nulla di tutto ciò sarà comunque possibile se non produrremo contenuti di qualità e utili all’utente.

  1. Accesso

L’utente moderno utilizza più dispositivi contemporaneamente, spesso collegati tra di loro.

Per massimizzare la copertura dei messaggi, ossia la reach, è importante utilizzare più piattaforme, così da comunicare il messaggio nel luogo e nel momento giusto senza sprecare le risorse a nostra disposizione. 

L’utente potrà, ad esempio, iniziare la fruizione di un messaggio su Facebook, proseguirla su YouTube e terminarla sul nostro sito.

Tutte le informazioni devono perciò essere accessibili e disponibili su più piattaforme, così da non bloccare la navigazione e la concentrazione dell’utente attorno al nostro brand.

Grazie al Data-Driven Marketing è possibile avere accesso alle informazioni relative ai comportamenti di navigazione degli utenti per capire quali strumenti è preferibile utilizzare.

  1. Attribuzione

Misurare il valore delle interazioni ottenute è importante per capire il successo delle strategie messe in atto. 

Bisogna tenere bene a mente che i processi di acquisto di un prodotto non sono lineari ma trasversali ed estremamente complessi; ecco perché ogni interazione ha un peso diverso e ci può aiutare a comprendere come distribuire al meglio il budget.

Il Data-Driven Marketing aiuta a capire anche questo.

  1. Automazione

Nel Marketing Data-Driven il ruolo dei dati è un elemento imprescindibile. Averli però non è sufficiente, bisogna saperli analizzare e rielaborare per capire se stiamo andando nella giusta direzione o meno.

Essere in grado di estrapolare indicatori importanti come il ROAS, il ROI o il KPI (Key Performance Indicator), ci consentirà di migliorare il marketing operativo e di allocare in maniera efficiente strumenti e risorse.

È difficile pianificare una strategia Data-Driven?

I dati ci aiutano a spacchettare la realtà digitale e a renderla più semplice e comprensibile. Non è sempre facile però rielaborare questi dati e trarne conclusioni utili. In questi casi avere dei professionisti che ti assistano e ti aiutino ad interpretare correttamente i risultati può essere conveniente anche dal punto di vista economico.

Ripartire le risorse in maniera adeguata significa anche sapersi far consigliare da chi possiede la giusta esperienza per farlo. Imparare autonomamente è possibile, ma rischia di portarci sulla strada sbagliata, o di bloccarci laddove le nostre conoscenze incontrino ostacoli insuperabili.

Richiedi una Consulenza Gratuita e senza Impegno, Mg Group Italia può aiutarti a realizzare strategie adatte a comunicare con il pubblico che ti interessa, sfruttando nel modo più efficiente possibile le risorse che hai a disposizione senza sprecarle. 

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L’Article Marketing è utile per essere più visibile?

L’Article Marketing è una tecnica che ha l’obiettivo di promuovere il brand e migliorare il traffico al sito web attraverso la redazione di testi aggiornati, di qualità e pertinenti che poi vengono inseriti in siti internet specifici con lo scopo di aumentare il traffico.

Per fare questo è possibile rivolgersi a Copywriter specializzati nella scrittura di contenuti appositamente creati per l’indicizzazione nei motori di ricerca, ossia in ottica SEO – Search Engine Optimization.

Quali sono le opportunità dell’ Article Marketing?

La tecnica dell’Article Marketing ci aiuta ad aumentare la notorietà e l’autorevolezza delle nostre pagine, rendendole più visibili nei motori di ricerca e generando traffico di qualità.

In questo modo avremo a disposizione lead di valore che sono arrivati sulle nostre pagine partendo proprio da un contenuto che hanno trovato utile ed interessante.

Fare Article Marketing può penalizzare il mio sito?

Nel caso in cui i contenuti vengano pubblicati in siti di bassa qualità, l’Article Marketing può risultare controproducente.

Google potrebbe valutare negativamente la nostra strategia e decidere di penalizzarci nei motori di ricerca.

La stessa cosa accade quando Google percepisce la nostra attività come sleale, come nel caso, ad esempio, della Black Hat (Cappello Nero), ossia l’utilizzo di Bot automatici che servono a moltiplicare i link (anche fasulli) che rimandano al nostro sito internet.

Conviene fare Article Marketing?

Molto di questa scelta dipende dalla possibilità o meno di avere contenuti unici, originali e interessanti.

Se abbiamo a disposizione questa tipologia di testi è più sensato utilizzarli direttamente sul nostro sito e lavorare sul brand, piuttosto che pagare per vederli pubblicarli in siti spesso poco attendibili.

È chiaro però che qualsiasi sia la decisione che prenderai, scrivere contenuti sempre aggiornati e che rispondano alle domande degli utenti è indispensabile per essere adeguatamente indicizzati.

I Copywriter di Mg Group Italia sono qui per questo: possono aiutarti a stabilire una linea editoriale vincente e a scrivere testi coinvolgenti e brillanti per entrare in contatto con i tuoi prossimi clienti.

Contattaci per sapere di più su tutti i nostri servizi legati ai contenuti web.

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È possibile monetizzare i like su Facebook?

Quando si apre una pagina Facebook lo si fa spesso illudendosi che con pochi euro potremo ottenere molti like e quindi vendere di più. La questione, in realtà, è un po’ più complessa. Vediamo insieme come è possibile intercettare like di valore e monetizzarli.

Il like è considerato come l’unità di misura per valutare le azioni intraprese sulla piattaforma social più trafficata al mondo. Cercare di monetizzare i like ricevuti non è però semplice.

Questo deriva dal fatto che non è possibile attribuire una reazione di causa – effetto tra l’aumento dei like e le variazioni delle vendite.

Alcune ricerche hanno cercato di dimostrare, ad esempio, che i like dei nostri amici possono in qualche modo influenzare il nostro comportamento incrementando le vendite.

È possibile che le preferenze delle persone che conosciamo ci condizionino in qualche modo, ma è molto più probabile che questo avvenga perché abbiamo manifestato in precedenza una certa positività nei confronti di quel determinato brand.

Inoltre, mettere mi piace ad una pagina o a un post è l’azione più semplice da ottenere dagli utenti e questo ne svaluta incredibilmente la qualità. Quanti like abbiamo messo a pagine trovate per caso e che forse neanche ci interessavano più di tanto?

I like hanno tutti lo stesso valore?

È chiaro quindi che i like non hanno tutti lo stesso valore.

Negli anni il padre di Facebook, Mark Zuckerberg, ha modificato l’algoritmo tramite il quale si genera la News Feed (sezione notizie), cambiando la tipologia di contenuti che venivano presentati agli utenti.

Nel gennaio di quest’anno, ad esempio, è stato deciso di privilegiare le relazioni umane e i contenuti di amici e parenti, a discapito di quelli brandizzati.

Questo fatto ha ridotto drasticamente i touchpoint con gli utenti, incidendo notevolmente sulla possibilità di mettere like alle pagine. Non era più possibile entrare in contatto con l’audience a meno che non si decidesse di investire in campagne pubblicitarie a pagamento.

La strada intrapresa da Facebook ha generato in poco tempo confusione e disorientamento tra gli utenti che si sono ritrovati con due News Feed separate; è stato quindi deciso di fare un passo indietro e riequilibrare la situazione.

Questa scelta non è dovuta solamente al feedback negativo degli utenti, ma anche alle possibili e potenzialmente catastrofiche conseguenze mediatiche: privilegiare i contenuti affettivi a discapito di quelli aziendali può comportare enormi disagi a livello informativo, imbavagliando testate giornalistiche e blog d’informazione.

Più like = più vendite?

No, avere più like non significa necessariamente aumentare il volume delle vendite e, quindi, del fatturato.

Abbiamo visto infatti che non tutti i like hanno lo stesso valore e che non esiste per forza una relazione tra questi due elementi.

Questo non vuol dire tuttavia che non abbia senso investire nelle campagne pubblicitarie a pagamento. I like sono e restano comunque il canale primario per intercettare potenziali clienti.

Se vogliamo essere trovati sul web bisogna esserci e se vogliamo che gli utenti siano coinvolti in un processo d’acquisto è indispensabile che ci seguano e ci diano l’opportunità di comunicare con loro. Aumentare l’esposizione del brand per ottenere più like è quindi indispensabile.

Su quali like bisogna investire?

La domanda giusta da porsi allora è: se i like non sono tutti uguali, su quali è più vantaggioso investire?

La risposta è semplice, bisogna investire su quelli che provengono da persone realmente interessate al nostro brand e ai nostri contenuti.

Le vendite premiano i brand che più di altri hanno saputo coinvolgere gli utenti e fidelizzarli, attraverso strategie mirate e costanti.

Fidelizzare per creare like di valore!

Creare utenti affezionati non è semplice, ma loro stessi possono venirci in aiuto tramite gli UGC – User Generated Content, ossia contenuti generati direttamente dagli utenti. Nulla è più produttivo di un contenuto che parte in modo naturale e spontaneo, direttamente da chi ha testato i nostri prodotti.

Questi contenuti sono una fonte inesauribile di valore: sono pubblici, originali, più credibili del materiale aziendale e, soprattutto, sono gratuiti.

Marchi importanti come GoPro, Coca-Cola e Disney utilizzano questa strategia per coinvolgere i propri utenti e trasformarli in veri e propri fan appassionati. Tramite gli hashtag, #GoPro, #ShareaCoke e #ShareYoursEars, hanno lavorato costantemente per instaurare con loro un rapporto di amicizia reale e duraturo nel tempo.

In questo modo i nostri clienti saranno i principali testimonial del nostro brand, aiutandoci ad investire meglio per generare like di valore.

Questo è solo un esempio di come è possibile creare valore all’interno dei social e incentivare le vendite.

Vuoi conoscere le migliori strategie per coinvolgere i tuoi utenti e trasformali in una potente community pronta a sponsorizzare il tuo prodotto?

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ROAS e ROI: come valutare l’efficacia di una campagna digitale?

Realizzare una campagna di advertising digitale significa, anzitutto, individuare un chiaro obiettivo e soprattutto le azioni necessarie da compiere per il suo raggiungimento. E questo si traduce, per l’azienda, in un investimento sia di tempo che di risorse umane ed economiche.

Quanto sono efficace sul web?

Il primo modello di valutazione che ci viene in mente, in ambito aziendale, è il ROI (Return on Investment) che tecnicamente misura il ritorno, in termini economici di introiti, che entra in azienda a seguito di uno specifico investimento, nel nostro caso in pubblicità e comunicazione. La domanda a cui il ROI risponde è: come la campagna contribuisce, in base all’investimento, al raggiungimento degli obiettivi aziendali?

Se da un lato quello del ROI rappresenta un modello sintetico ed efficace perché fornisce un indicatore numerico ed economico, dall’altro il modello non consente di entrare nelle specificità che caratterizzano una campagna di advertising perché si ferma alla valutazione economica senza approfondire l’effettivo impatto generato dalle singole azioni messe in campo.

Per entrare nel vivo maggiormente e renderci conto di quanto possa esser efficace, in termini di impatto, ad esempio amplificando le azioni degli utenti rispetto alle call for action, una campagna di advertising digitale abbiamo l’opportunità di prendere in considerazione un nuovo approccio: il ROAS (Return on Advertising Spend) che tecnicamente misura il ritorno rispetto all’investimento specifico di advertising. Secondo tale approccio, una campagna viene valutata in base ai ricavi lordi generati e non in base ai costi sostenuti e quindi risulta interessante in quanto ci fornisce un’analisi ulteriore che amplifica il risultato presentato dal modello ROI. In pratica, il ROAS considera l’attività di marketing come strumento anzi “costo necessario” per lo sviluppo del business aziendale ed effettua le sue valutazioni scendendo in maniera verticale sulle diverse azioni che contraddistinguono una campagna. A differenza del ROI che, invece, considera l’investimento effettuato in marketing e pubblicità come un semplice strumento, come gli altri, per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Il ROAS scende nel dettaglio della campagna e consente di vedere concretamente che ritorno ci arriva da ogni singola azione che abbiamo pianificato, non soltanto in base al costo che sosteniamo per progettarla e implementarla ma soprattutto in termini di incrementi di valore generati dalle singole attività. Ad esempio possono esser analizzati i click totali generati su di un link o sito, il tasso di conversione (quanti click si traducono in azioni concrete come acquisti per esempio) e, soprattutto, il tasso di vendita che in altre parole significa quanti utenti, tra quelli che compiono azioni che indichiamo, fanno incrementare le nostre vendite.

Valutare i risultati delle campagne con ROI e ROAS

Se all’apparenza i due modelli sembrano discordanti, in realtà per comprendere quanto siamo efficaci con le nostre campagne non possiamo prescindere da una combinazione, sinergica, tra i due dando a ciascuno quello che è il suo campo di indagine. Attraverso il modello ROAS, ad esempio, riusciamo a comprendere quanto può esser incisiva una campagna in base a quanto viene generato e potremmo addirittura ipotizzare quali ulteriori investimenti potremmo fare per migliorare la capacità di generare “lead” e conversioni. Incrociando il tutto con il modello ROI, inoltre, potremmo comprendere, poi, quanto la nostra campagna è efficace, e quindi da mantenere, rispetto ai costi sostenuti per progettarla e realizzarla. Con il ROI, quindi, avremo la possibilità di filtrare i dati emersi dal ROAS in ogni singola azione della campagna in base alle risorse che vi abbiamo dedicato e in questo modo potremo avere un indicatore maggiormente ponderato e valuteremo con grande attenzione la realizzazione di nuovi investimenti. Per semplificare, ma senza nulla togliere all’effettiva utilità dei due modelli, potremmo dire che, nella storia, il ROAS è la “cicala”, che ci invita a fare nuovi investimenti in pubblicità perché quello che interessa è che ci siano più “lead”, e il ROI è la formica che ci ammonisce a considerare che un’azienda, dopo tutto, si basa pur sempre sugli introiti generati e che quindi qualsiasi azione va valutata in base al rapporto tra costi sostenuti e ricavi generati.

Entrambi i modelli, come spesso accade tra posizioni all’apparenza in contrasto, ci restituiscono concretamente una lettura, o meglio, un pezzo di verità. E in un contesto “liquido” e mutevole come quello dei social e delle piattaforme digitali affidarsi a entrambi i modelli, per tarare al meglio le nostre strategie di comunicazione e advertising, significa semplicemente avere più elementi a disposizione. A patto, ovviamente, di esser ben consapevoli dei pregi e limiti di ciascun approccio. Per prender il meglio delle opportunità che ognuno dei due modelli ci può offrire.

Siamo esperti nella comunicazione online e ti forniremo tutti gli strumenti per valutare i risultati delle campagne e del nostro lavoro. Contattaci per una consulenza gratuita

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Le Mappe di Calore: che cosa sono

Qualsiasi cosa facciamo, dalla mattina quando ci svegliamo fino alla sera, non è nient’altro che un trasferimento, da e verso cose e persone, di energia e, semplicemente calore. Quando camminiamo ad esempio oppure addirittura quando mangiamo, pensiamo e proviamo emozioni. Tutto, quindi, può, per certi aspetti, esser misurato in base alla quantità di calore generato.

Le Mappe di Calore

La stessa capacità degli strumenti di comunicazione di esser pervasivi può esser valutata, per esempio, in base a “mezzi caldi”, quelli che producono un maggiore livello di coinvolgimento e aggregazione, a quelli “freddi”, che generano livelli bassi di engagement e si focalizzano principalmente su di una comunicazione e informazione da trasmettere.

Il web non rimane immune da questa logica e infatti esiste una modalità del tutto particolare, ma allo stesso tempo efficace, per valutare l’efficacia di un sito web, per capacità di interessare gli utenti e accoglierli, in base alla quantità di calore generata.

Si chiamano Heat Map, letteralmente mappe di calore, e sono strumenti avanzati che consentono di “mappare” gli accessi su di un sito in base alla quantità di movimenti, calore, generata dagli utenti. L’efficacia e il grado di coinvolgimento degli utenti vengono valutate in base ai “movimenti” degli utenti sul sito nel suo insieme o su componenti peculiari. In questo modo possiamo avere idea di come funziona il nostro sito nel senso di come si relaziona con gli utenti e come li coinvolge.

Come rendere un sito web efficace con le mappe di calore?

Fatto questo, abbiamo l’opportunità di progettare tutte le azioni efficaci per ottimizzare la web usability, la facilità di utilizzo dell’utente, e incrementare le “conversioni”, ovvero convertire l’interesse dell’utente in azioni specifiche, come ad esempio acquistare un prodotto se si tratta di un sito di e-commerce.

Nato negli anni 90 nel mondo della finanza per monitorare i flussi finanziari, il metodo dell’heat mapping consiste in una serie di strumenti che hanno l’obiettivo di fornire al gestore di un sito indicazioni fondamentali anzitutto su due aspetti: design marketing e content generation.

Il design di un sito, la sua progettazione a livello anche grafico ma meglio ancora intesa come organizzazione, logica, dei contenuti, è un aspetto fondamentale per garantire l’efficacia, in termini di traffico, di un sito. Un utente che si sente “accolto” su di un sito e trova la sua esperienza di navigazione “piacevole” e divertente tende maggiormente a rimanere nello spazio virtuale del sito e, talvolta, si sente maggiormente invogliato a rispondere a una call to action. Per lo stesso motivo, basilare e ancestrale per cui preferiamo stare in un posto bello e accogliente piuttosto che in uno asettico, senza personalità. Nel web funziona allo stesso modo.

Se l’utente si trova in un posto che non capisce, dove c’è confusione nell’organizzazione dei contenuti l’unica cosa che vorrà è uscirne al più presto anche se le informazioni sono interessanti e utili. Pure l’abito fa il monaco, talvolta.

Ma l’abito da solo serve a poco e quindi altro elemento rilevante è la content generation, il processo, logico e coerente, con cui vengono realizzati i contenuti di un sito. I contenuti devono, anzitutto, esser scritti in maniera chiara e semplice per far comprendere all’utente la maggior parte di quanto è presente sul sito. Banalmente, anche per non confondere e stancare.

Come funziona l’heat mapping?

L’heat mapping “disegna” una mappa di frequentazione delle diverse aree di un sito web distinguendole per colori caldi (come il rosso, l’arancione, il giallo) per definire le zone di maggiore frequentazione, e colori freddi (verde e blu) per quelle di minore flusso. Il tutto con diversi strumenti che si incrociano per avere dati dettagliati. Anzitutto, l’hover heat map analizza i movimenti del cursore sull’interfaccia grafica del sito. Dove l’utente si sposta ci sono i maggiori flussi di interesse e attenzione e se gli spostamenti avvengono in maniera del tutto casuale o irregolare può significare che l’utente è confuso, perchè svaria da una parte all’altra, e quindi che i contenuti o l’interfaccia sono stati realizzati in maniera poco chiara. Il click heat map, invece analizza i click effettuati dagli utenti e permette, quindi, di avere una panoramica sui punti che riscuotono maggiore interesse sul sito. A seguire, lo scroll heat map analizza i dati riguardanti il livello di scroll degli utenti. In altre parole se un utente “scrolla” regolarmente la pagina e vi rimane per un certo tempo, andando a fondo nei contenuti, significa che quella parte riscuote interesse e i suoi contenuti sono efficaci.

Tutti gli strumenti indicati rappresentano ciascuno una chiave di lettura differente e, insieme agli altri consentono di avere una mappatura unica su come funziona il sito e soprattutto su come riprogettarlo in base alle aree “fredde” e “calde”, riprogettando il design dell’interfaccia oppure riscrivendo i contenuti in maniera più accattivante.

Il mio sito è efficace?

L’utilizzo delle Mappe di calore è un approccio di analisi indispensabile per aziende, professionisti ed enti che vogliono incrementare la propria reputation sul web anzitutto ponendosi la domanda fondamentale: sono efficace sul web? Se si quanto?

Alla base di tutto però la considerazione che la mappa di calore del proprio sito non è un punto di arrivo ma solo l’inizio di un percorso, paziente, con cui comprendere le dinamiche della propria presenza sul web, e successivamente, dopo un po’ di tempo, riprogettarla valorizzando punti di forza e minimizzando, ove possibile, i punti “freddi” di debolezza.

Chiedici una consulenza gratuita per scoprire le mappe di calore del tuo sito web e come è possibile migliorare la web usability per i tuoi clienti.