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Cos’è il Social Selling e perché dovresti conoscerlo

Sai di cosa parliamo se diciamo Social Selling? Se non è così, allora mettiti comodo e leggi questa mini-guida che ne parla perché tu, piccolo imprenditore, dovresti davvero conoscerlo!

Il motivo? Ti fa fare soldi.

Nel 2019, ormai tutti, ma davvero tutti, si fanno pubblicità sul web. E proprio per questo, i classici metodi (pop-up, banner fastidiosi, call to action assurde) iniziano a non funzionare più. Nelle menti sovraccaricate di noi tutti non c’è più posto per messaggi che non ci interessano e per questo li ignoriamo direttamente. Ormai skippiamo (ovvero, saltiamo) anche le pubblicità delle grandi aziende, magari riconosciamo il marchio e passiamo oltre.

In questa ottica l’attività di social selling diventa una rivoluzionaria arma di conquista del cliente.

Il Social Selling funziona, il Digital Marketing tradizionale un po’ meno

Ma dunque, le “tradizionali”(seppure recentissime) azioni di digital marketing non funzionano più?

La risposta è “”.

Ovvero, i messaggi commerciali sotto forma di newsletter, pubblicità pay-per-click, annunci sponsorizzati non attirano lead caldi (e dunque anche vendite) più come una volta.

Oggi, infatti, i consumatori non cliccano sul primo risultato di ricerca sputato da Google o su quell’inserzione che compare loro insistentemente su qualsiasi sito navighino. Sono piuttosto cacciatori attivi di informazioni e prediligono una testimonianza diretta del funzionamento di un prodotto/della bontà di un servizio e così via.

Cercano, dunque, testimonianze umane di ciò che vogliono comprare e lo fanno proprio perché, grazie ai social, entrare in contatto con chiunque nel mondo oggi è più facile che mai.

Nell’ottica del venditore, dunque, pare scontato dire che sarebbe tutto nel suo interesse essere quella persona autorevole che risponde ai quesiti del suo potenziale cliente.

Il piccolo imprenditore si dovrà svestire dai panni del commerciante e calarsi in quelli del consumatore, amico, vicino di casa che consiglia con parole neutre contenuti di valore, link utili, strategie e non solo prodotti o servizi della propria azienda. È in questo modo che si trasformerà dall’essere semplice venditore a diventare una persona autorevole con cui si ha piacere a conversare.

Il Social Selling si basa su questo principio e i social network sono il luogo ideale in cui conquistare la fiducia dei propri clienti, stringendo una relazione molto umana e poco commerciale.

Social selling

Cos’è il Social Selling e perché a te, piccolo imprenditore, serve davvero

Le piattaforme Social sono il contenitore in cui poter osservare i nostri clienti o potenziali tali. Qui si potranno indagare i loro gusti, le loro abitudini e i loro desideri per arrivare a proporre il tuo prodotto/servizio nel modo più giusto possibile dopo aver intrapreso una relazione con lui.

Il Social Selling, dunque, è la strategia con cui i venditori usano i social network per raggiungere gli obiettivi commerciali prefissati, concentrando gli sforzi non solo a pubblicizzare il proprio prodotto o servizio, ma direttamente sui gusti e sui desideri dei potenziali clienti, puntando sul coinvolgimento relazionale ed emotivo. In altre parole, usare le tecniche di Social Selling significa trovare persone o altre aziende sui social, che esprimono il bisogno di ciò di cui ti occupi per poi trasformarle, senza forzature, in clienti.

Perciò la prima cosa da fare per attuare una buona strategia di Social Selling è mettersi in ascolto. Ciò significa, osservare pazientemente, leggere, notare collegamenti, appartenenze a gruppi, contenuti condivisi. E se sarete bravi, saprete inserirvi nelle conversazioni, iniziando a farvi notare come utente comune, amico sincero, ancora prima che come azienda.

Ovviamente, non ci si può illudere che la vendita si concluda sui social network: l’obiettivo finale sarà quello di conquistare abbastanza la fiducia del potenziale cliente da spostare la conversazione su altri mezzi (come la mail o il telefono, decisamente più personali) o addirittura organizzando un incontro dal vivo.

Adesso avete chiaro perché per voi, piccoli imprenditori, usare il Social Selling può essere una mossa vincente?

Adesso bisogna solo capire COME costruire una relazione con i vostri potenziali clienti per raggiungere poi una vendita. Tranquilli, è molto più facile di quello che sembra.

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Come fare Social Selling in modo efficace

Migliorare i propri profili Social

No, non è la fiera della banalità. Sappi che ci sono molte aziende che hanno ancora serie difficoltà con i social network. Speriamo che tu non sia fra questi (in caso di bisogno, però, clicca qui).

Un profilo vecchio, non aggiornato e che palesemente non conosce le dinamiche contemporanee dei vari social network potrebbe mandare in fumo tutta la tua credibilità. Fai dunque attenzione alle foto che inserisci e a quelle statiche del profilo e del diario, stai al passo col linguaggio e i modi di dire e tieniti aggiornato sul mondo dei meme: non si sa mai che proprio con uno di questi tu riesca a conquistare qualche cliente!

Usare le interazioni in modo furbo

Hai presente il pollcione all’insù che è ormai un po’ il logo non ufficiale di Facebook? Ecco, quello è un modo per interagire con i contenuti social delle persone. Non vi limitate a mettere “Mi piace”, ma siate generosi anche con commenti e condivisioni.

Seguite persone che hanno “interessi che vi interessano” e che dunque fanno parte del vostro target, taggateli in contenuti che pensate potrebbero piacere loro, partecipate alle conversazioni in modo da risultare attento a ciò che succede nella vostra community.

Entra a far parte di gruppi e segui pagine popolari

Seguire pagine popolari oggi è un po’ come entrare in un gruppo (che adesso va meno di moda), poiché tutte le persone interessate ad un certo argomento si ritroveranno lì per parlare, scambiare opinioni e stringere legami.

Ricorda che è proprio qui che i potenziali clienti parleranno di gusti, desideri, ambizioni, bisogni. Devi esserci anche tu per captare queste fondamentali informazioni; scoprirai magari anche termini ed espressioni con cui le persone si riferiscono a certi prodotti/servizi. Un modo molto furbo e decisamente economico per fare un’indagine di mercato, insomma.

Sii reattivo

Il mondo dei social è veloce e tu devi saper cogliere l’attimo. Per questo, è bene attivare le notifiche in modo da poter rispondere subito a post, commenti, messaggi privati e così via. Se avete un’azienda medio-grande, magari potreste dedicare una figura a fare solo quello (avete presente quelli che vengono chiamati Social Media Manager?); se invece sei un piccolo imprenditore, è probabile che tu riesca a gestire da solo le tue pagine. Ricorda che sono molto importanti il tempo e la capacità di interagire per diventare un punto di riferimento per il vostro pubblico.

“Spia” i tuoi competitors

I social sono anche un ottimo sistema per spiare e monitorare i tuoi competitor senza farsi notare. Magari con un profilo privato, anziché con quello aziendale, inizia a seguire pagine che si occupano dello stesso settore in cui ti muovi tu. Qui potrai vedere chi interagisce ai post e dunque potenziali clienti da sottrarre al competitor, ma anche come si muovono entrambe le parti per studiarne i comportamenti.

Allora, sei pronto per fare un Social Selling che spacca? Se hai bisogno di una mano, ricorda che puoi sempre affidarti a dei professionisti!

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Cos’è il CRM e perché non puoi farne a meno

Hai presente la vecchia agenda con i numeri di telefono della nonna? Quel libriccino consumato dove venivano segnati tutti i nomi, i numeri e gli indirizzi importanti: il vicino di casa, la prozia, il medico, il meccanico… Ecco, per iniziare a spiegare cos’è un CRM, questo è un esempio ottimo. Sostituite alle persone della quotidianità della nonna i vostri clienti ed è fatta.

Non vi è proprio chiaro? Tranquilli, siamo qui per spiegarvi tutto, ma proprio tutto su cosa sia un CRM e perché è uno strumento di cui la tua azienda non potrà fare a meno.

Una prima definizione di CRM

Innanzitutto, avrete intuito che CRM è un acronimo: sta per Customer Relationship Management , la cui traduzione letterale è “gestione della relazione con il cliente”. Ed è proprio questo che fa un CRM, che altro non è che un software gestionale che aiuta a organizzare le informazioni di contatto, gestire relazioni, memorizzare interazioni e tracciare l’intera esperienza online e offline con clienti attuali, potenziali e altri contatti.

Semplificando, dunque, un CRM consente all’azienda che ne fa uso di tenere monitorate le vendite e i rapporti commerciali legate ad esse.

In poche parole, avere un CRM oggi risulta fondamentale per tutte quelle aziende, start up, organizzazioni di vario genere che intendono attuare delle azioni di marketing strategico per far funzionare al meglio la macchina aziendale e far crescere il proprio business.

Tutto ciò è possibile perché questi potenti e indispensabili strumenti riescono a collezionare, in modo sistematico, dati di clienti provenienti da più fonti: newsletter, eventi, telemarketing, vendite fisiche, e-commerce, campagne pay-per-click, ADS sui social network e così via. Le informazioni verranno salvate e potranno essere riutilizzate per rimanere in contatto con clienti, lead e prospect in modo più semplice  e soprattutto mirato.

A cosa serve un CRM?

Ricordi cosa abbiamo detto dell’agenda telefonica della nonna? Su quella potevi segnarti numeri, indirizzi e note a piacimento sulla persona in questione. Ecco, il CRM può fare questo e molto altro ancora, poiché è uno strumento informatico e, per sua stessa natura, è interattivo.

In un CRM dunque le informazioni non verranno solo collezionate, ma potranno essere organizzate con criteri decisi dal gestore; potranno inoltre essere generate azioni automatiche di invio e-mail e potranno essere prodotte delle statistiche riguardanti le vendite effettuate per migliorare le proprie strategie di comunicazione.

Nel concreto, un CRM serve quindi per:

  • Ottenere un’immagine più ampia dei tuoi contatti e sapere esattamente quali argomenti trattare e su cosa fare leva la prossima volta che incontrerai o invierai email a qualcuno di quelli presenti nel software.
  • Conoscere approfonditamente i gusti e le abitudini dei tuoi prospect/clienti che ti permetteranno di produrre comunicazioni mirate verso di loro
  • Individuare e raggruppare tutti i contatti che lavorano per la stessa società e tutte le interazioni (come i messaggi) che sono stati attivati circa il vostro lavoro con essa.
  • Scoprire le relazioni esistenti tra i tuoi contatti e “approfittarne”, chiedendo ad esempio delle referenze o a uno dei clienti interessati di farti da sponsor con gli altri
  • Studiare i tuoi clienti attuali e le loro preferenze per andare a caccia di nuovi clienti nei posti giusti e con le giuste strategie, in modo che aumenti la percentuale di lead caldi in entrata.

Un’importante premessa

Ovviamente, bisogna fare una premessa importante. Perché il CRM riesca a svolgere le sue funzioni al meglio e porti un effettivo beneficio, è prima di tutto necessario che l’azienda conosca bene i proprio clienti. Come abbiamo detto, infatti, l’aiuto di un software può nettamente migliorare le relazioni con i tuoi contatti, ma è pur sempre uno strumento informatico: immagazzina ed elabora i dati che tu inserisci.

Dovrai dunque assicurarti che tutto l’organico dell’impresa, dall’operaio con la mansione più semplice al commerciale più esperto, abbia bene in mente a chi vi rivolgete e soprattutto a quali bisogni dovete rispondere.

Solo quando l’intera macchina aziendale si muove in modo armonico e caparbio verso gli obiettivi, il CRM darà i suoi frutti, favorendo e amplificando il trend positivo.

Memorizzando le informazioni di contatto dei clienti e dei prospect, il CRM consente di individuare le opportunità di vendita, registrare le problematiche del servizio e gestire campagne di marketing e vendita da una posizione centrale e privilegiata.

In questo modo, la tua intera rete commerciale avrà accesso alle informazioni relative a tutti i tuoi clienti: i consulenti possono vedere come sono stati contattati, cosa hanno acquistato e quando l’hanno fatto l’ultima volta e molto altro ancora. Questo faciliterà l’esecuzione delle strategie di marketing e porterà velocemente all’aumento delle vendite.

Utilizzando nel modo giusto un CRM e sviluppando una strategia intorno ad esso, un’azienda può far crescere il business:

  • Fornendo servizi e prodotti che sono esattamente ciò che i clienti desiderano
  • Garantendo una migliore Customer Care
  • Vendendo i prodotti sui giusti canali, con messaggi ad hoc
  • Aiutando i venditori a chiudere le offerte più velocemente
  • Mantenendo buone relazioni con i clienti esistenti e aiutando a scoprirne di nuovi.

CRM

Cosa puoi fare con un CRM

Un software gestionale ti aiuta a identificare e mantenere nel tempo i tuoi clienti ideali, ma anche i collaboratori e i fornitori. Pensaci: non succederà più che tu perda il bigliettino da visita di un potenziale partner né che tu dimentichi di aggiornare i fornitori  sulle necessità di approvvigionamento. Avrai sempre tutto sotto controllo.

Con un CRM potrai controllare facilmente le trattative e incrementare la percentuale delle vincite, potendo seguire più da vicino i tuoi clienti e rafforzare la tua relazione con loro. In questo modo, sarà più facile capirne le necessità, conoscerne le abitudini e lo stile di vita e di conseguenza, farli uscire dal tuo negozio/azienda soddisfatti.

Ricordiamo che un CRM cataloga non solo nomi, ma anche siti web, indirizzi e-mail, account social: con un solo click sulla piattaforma, potrete avere un panorama completo delle informazioni come mai prima d’ora.

Il CRM, essendo un sistema informatico collegato ad internet, sarà inoltre in grado di automatizzare l’immagazzinamento di informazioni, ovvero di recepire altri dati riguardo ai vostri clienti, in base a quelli già inseriti da voi. Carpirà dunque le sue preferenze personali, in base alle sue azioni sui social, e persino le sue abitudini di acquisto attingendo ai cookies.

Ovviamente, potrai anche aggiungere manualmente altre informazioni, note e dati. Organizzando sistematicamente tutte queste informazioni, il sistema CRM fornirà un quadro completo di individui e di aziende, in modo da poter comprendere meglio il tuo rapporto con loro nel tempo.

Ulteriori funzioni di un CRM di ultima generazione

I CRM più all’avanguardia oggi sono in grado di svolgere funzioni ulteriori rispetto al semplice gestionale clienti. Al loro interno, oggi è facile trovare la funzione di gestione dei documenti e relativa firma elettronica, funzioni di contabilità e fatturazione elettronica e ancora, un calendario da cui fissare e gestire direttamente i vari appuntamenti collegato con il tuo smartphone.

Gli applicativi più avanzati supportano inoltre non solo funzioni di gestione clienti e customer care, ma anche di gestione aziendale vera e propria. Non solo organizzazione e miglioramento della comunicazione verso l’esterno, dunque, ma anche ottimizzazione di quella interna.

Con molti gestionali oggi è possibile controllare la ripartizione dei compiti, la suddivisione dei reparti e l’avanzamento di tutti i lavori in modo accentrato. In questo modo, il responsabile è in grado di favorire la collaborazione tra vari elementi dell’organico aziendale, assegnare compiti da remoto e persino monitorare in diretta l’andamento del lavoro.

In alcuni casi, qualora il tipo di azienda lo necessiti, i software gestionali CRM supportano anche funzioni di gestione vendite, produzione e magazzino. Ciò significa che da un unico sistema sarà possibile monitorare le forniture e la produzione, avendo la possibilità di aggiornare in tempo reale gli ordini e non lasciare mai il magazzino vuoto, eliminando i tempi morti. Verranno registrate le vendite e, in automatico, verrà inviato il comando al reparto dedicato di produrre nuovamente quei prodotti.

Questi sono solo degli esempi di azioni possibili con i CRM di ultima generazione. Ciò che accomuna tutte questa mansioni è la loro visione orientata al cliente: gestione delle relazioni, efficientamento della produzione, snellimento del lavoro dell’organico aziendale hanno come obiettivo quello di fornire un miglior servizio al cliente e, come conseguenza, far crescere il proprio business.

L’integrazione più importante che oggi un CRM è in grado di fornire è però quella che riguarda le strategie di marketing.

Il CRM aiuta ad implementare le strategie di marketing

I CRM più all’avanguardia, oggi, sono in grado di mettere in atto quello che in termini tecnici si definisce marketing automation.

Il marketing automation è l’insieme dei processi che possono essere automatizzati con l’utilizzo di un software, consentendo alle aziende di misurare le attività di marketing in maniera sistematica. Permette di inviare email a un target di riferimento e creare campagne multicanale grazie a una segmentazione intelligente, migliorando la qualità del contatto col cliente e spronando il suo coinvolgimento.

I processi di marketing sviluppati e gestiti con il CRM permettono di registrare tassi di risposta e di conversione più elevati del normale, in quanto facilitano la comprensione delle esigenze dei clienti, acquisiti e potenziali, in qualsiasi momento del loro ciclo di vita.

Sempre più fondamentali sono gli ambiti di customer understanding e del customer targeting favoriti dal CRM. Questo permette una migliore segmentazione del proprio pubblico. Il team di Marketing può così strutturare metodologie, processi, architetture e tecnologie che trasformano i dati grezzi sui clienti in “conoscenza” da poter utilizzare per più efficaci tattiche commerciali o migliori decisioni operative.

Nell’ambito del customer targeting, il CRM rappresenta la soluzione ideale per la gestione delle campagne promozionali, poiché è possibile indirizzare la giusta comunicazione al corretto target. Esso permette inoltre di monitorare le performance e l’efficacia dei processi di acquisizione dei clienti.

La registrazione di tutti i risultati ottenuti consente ai software gestionali più avanzati di creare statistiche in tempo reale sia sulle vendite che sulle risposte alle azioni di comunicazioni mirate. Questo permette di adattare la strategie di marketing man mano, aggiustando il tiro qualora non si stia andando nella direzione migliore per far crescere il proprio business.

In sintesi, dunque, il CRM permette di trasformare il marketing favorendo uno spostamento dall’orientamento al prodotto verso l’orientamento al cliente. Con un CRM passerai dal vendere merci/servizi al soddisfare le persone.

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Come ti aiuta un CRM in concreto?

Il CRM è un software e se ben progettato, si dovrebbe adattare agli hardware che già possiedi. Ciò significa che acquisendo un gestionale informatico tu potrai accedere dal tuo pc, dal tablet e persino dal tuo smartphone a un’immensa banca dati interattiva e pro-attiva.

Di questo strumento non godrai solo tu, ma tutto il personale della tua azienda. Per questo motivo, è opportuno che il CRM da te scelto sia intuitivo e facile da usare e, più di tutto, che sia versatile e supportato da tanti dispositivi diversi. In sintesi, dovrai accertarti che il CRM sia uno strumento di produttività e non un peso per le persone che lo utilizzano.

Dal momento dell’adozione del CRM nella tua azienda avverrà una piccola rivoluzione, che, ci azzardiamo a dire, sarà positiva al 100%.

Non continuerete ad usare la rubrica o i client di posta come Outlook, Thunderbird o ancora peggio ICloud mail  per gestire i contatti per annotare quanto è stato detto durante una chiamata. Una volta che hai un sistema CRM, userai quello.

Il CRM deve essere il luogo in cui viene raccolto tutto ciò che riguarda i tuoi clienti e deve diventare rapidamente una parte fondamentale e necessaria di gestione del tuo lavoro.

Il software gestionale dovrebbe (e, se ben usato, diventerà) il centro nevralgico del tuo team di comunicazione, di quello di marketing e di quello commerciale. Quando inizierai a capire che il capitale umano che rappresentano i tuoi clienti è il reale valore della tua azienda, allora inizierai a capire anche il fondamentale compito svolto dal CRM

Le applicazioni CRM possono aiutarti a fare ordine nel caos delle interazioni con i tuoi clienti, consentendoti di concentrarti sul tuo reale potenziale anziché perdere tempo inutile a dover recuperare informazioni qua e là.

Una volta entrato nel meccanismo, imparerai a contare sul CRM e impiegherai sempre meno tempo ad utilizzare tale sistema rispetto ai vecchi strumenti.

Il CRM è il cuore della tua azienda

Se la tua attività sta avendo successo nel presente, hai bisogno di una strategia che cavalchi questo trend per il futuro. Da dove partire?

Ancora una volta, torniamo a ribadire che le informazioni che hai sui tuoi clienti sono la tua migliore arma per affrontare le incognite che ti aspettano. A questo servirà, dunque, raccogliere i dati provenienti dalle vendite, dal servizio clienti, dal marketing e dal monitoraggio dei social media. Con un CRM potrai avere una panoramica completa della tua clientela e non solo.

Avrai tutto in un unico luogo. Un sistema semplice e personalizzabile, che ti consente di raccontare la storia di un cliente, lo stato dei suoi ordini, i problemi che nel tempo si sono manifestati e altro ancora.

I tuoi marketers possono attingere al CRM per meglio comprendere e aumentare il valore della pipeline di vendita o delle opportunità in entrata, rendendo la previsione di fatturato più semplice e più veritiera.

Il reparto di assistenza al cliente potrà invece giovare della funzione di aggregazione delle informazioni provenienti da più fonti. Oggi infatti le persone tendono ad usare molteplici canali per chiedere supporto o informazioni: dal tweet, alla mail, alla telefonata, al contatto in live chat sul sito dell’azienda. Grazie al CRM tutte queste comunicazione frammentate potranno essere canalizzate e gestite contemporanemante, senza perdersi nulla.

CRM

Un CRM può giovare immediatamente alla tua azienda

L’introduzione di una piattaforma CRM in una realtà aziendale ha dimostrato di produrre risultati positivi fin da subito, migliorando il suo ritorno d’investimento nel breve e medio termine.

Ecco come un CRM può giovare immediatamente alla tua azienda.

1. Riconoscere e classificare i lead

Un CRM può aiutare a riconoscere e catalogare nuovi lead in modo  rapido e automatico. Evidenziando facilmente le caratteristiche dei vari lead, il reparto vendite può formulare proposte più precise che avranno più possibilità di successo; i marketers potranno invece identificare i prodotti che necessitano di maggiore supporto o di un diverso tipo di promozione. Con informazioni complete, accurate e classificate su clienti e prospects, insomma, il tempo e le energie della tua azienda potranno essere meglio investite.

2. Reinvestire con successo sui clienti già acquisiti

Avendo una visione migliore e più completa dei tuoi clienti, miglioreranno anche le tue azioni di cross-selling e upselling con i clienti già acquisiti. Potrai monitorare costantemente la loro storia e concentrare su ognuno sforzi mirati che, proprio per questo, hanno ROI più alto. Bisogna ricordare che un cliente fidelizzato dà fiducia all’azienda e per questo è più propenso a spendere (e spendere di più).

3. Offrire un miglior supporto ai clienti

Come abbiamo accennato, grazie ad un CRM anche le attività di customer care miglioreranno. Questo strumento può fornire il servizio di supporto totale che i clienti di oggi si aspettano. In questo modo, i tuoi clienti si sentiranno seguiti, apprezzati e per questo ci saranno più possibilità che tornino a comprare da te

4. Migliorare i prodotti e i servizi

Un buon CRM sarà in grado di raccogliere ed elaborare informazioni da una grande varietà di fonti in tutta la tua attività. Questo ti darà una visione senza precedenti su come i tuoi clienti vivono il rapporto con la tua azienda e qual’è il sentiment riguardo ai tuoi prodotti/servizi. Potrai dunque migliorare quello che offri ed individuare problemi e lacune in modo precoce.

Perché dovresti iniziare ad usare un CRM di nuova generazione?

Esistono due modalità principali di memorizzazione per i CRM: in locale e in cloud. Quelli di ultima generazione, ovviamente, sfruttano principalmente la potenza dell’etere per consentire a chi ne usufruisce di avere più spazio in memoria e meno ingombro nei propri dispositivi.

Adottando una soluzione CRM cloud based, le aziende vengono liberate dalla necessità di installare software su ogni singolo computer e dispositivo mobile dell’organizzazione. In questo modo, le aziende possono ridurre i costi e aumentare la scalabilità.

I tuoi dipendenti e responsabili possono lavorare da qualsiasi luogo, incluso il team di consulenti che è continuamente in viaggio e può aggiornare immediatamente le informazioni dopo una riunione con una potenziale cliente.

La tua azienda non potrà più fare a meno di un CRM

Imprenditore, tieni a mente questo mantra:

Per avere successo oggi, un’azienda deve diventare cliente-centrica.

Il CRM è l’innovativo strumento che ti permette di farlo.

Cosa ne pensi? Non è ora che anche la tua azienda inizi ad approfittare di questa opportunità?

Vuoi avere altre informazioni riguardo gli incredibili vantaggi che la tua azienda può ottenere grazie all’adozione di un CRM innovativo? I professionisti di MG Group Italia potranno darti tutte le risposte che cerchi.

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UE: nuove regole per prodotti e commercio digitali

Lo scorso 26 marzo il Parlamento Europeo ha stabilito nuove regole per proteggere i consumatori che acquistano un prodotto su un e-commerce, che comprano (anche in negozio) apparecchi smart o che scaricano contenuti digitali.

Con due differenti direttive si è cercato dunque di rendere più chiari e omogenei i diritti contrattuali dei prodotti e le relative modalità di acquisto in tutta Europa.

Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.

UE nuove regole digitali: donna che fa acquisti dal proprio smartphone su un e-commerce con la carta di credito alla mano

UE nuove regole digitali: donna che fa acquisti dal proprio smartphone su un e-commerce con la carta di credito alla mano

Le nuove regole UE in materia di prodotti e commercio digitali

E-commerce: regole uguali al commercio off-line per la vendita di beni

Con la direttiva sulla vendita dei beni approvata con 629 voti a favore, 29 contrari e 6 astensioni, il Parlamento Europeo ha stabilito che varranno le stesse leggi per la vendita dei beni sia offline che online.

Il commerciante (del negozio fisico o di quello telematico) sarà responsabile nel caso il difetto si manifesti entro due anni dal momento in cui il consumatore ha ricevuto il prodotto. Gli Stati membri possono, tuttavia, introdurre o mantenere un periodo di garanzia legale più lungo nella loro legislazione nazionale, al fine di mantenere lo stesso livello di protezione del consumatore già concesso in alcuni Paesi.

Viene inoltre introdotta l‘inversione dell’onere della prova a favore dei consumatori per la durata di un anno (gli Stati membri possono anche prorogare il termine a due anni). Ciò significa che se un cliente richiede assistenza in garanzia o la sostituzione del prodotto acquistato durante l’anno precedente (o nei 2 anni, se la legislazione dei singoli Stati ha deciso così) non è obbligato a dimostrare che il prodotto era danneggiato già al momento della consegna.

Tutelati anche i beni smart

La stessa direttiva tutela anche i consumatori che hanno acquistato beni con elementi digitali incorporati, come ad esempio i frigoriferi “smart”, gli smartphone, i televisori, gli smartwatch e così via.

I consumatori che acquistano questi prodotti avranno il diritto di ricevere gli aggiornamenti necessari durante “un periodo di tempo che il consumatore può ragionevolmente attendersi” in base al tipo e alla destinazione dei beni e agli elementi digitali.

UE nuove regole prodotti digitali: donna rilassata sul divano che fa shopping online con un tablet e una tazza nell'altra mano

UE nuove regole prodotti digitali: donna rilassata sul divano che fa shopping online con un tablet e una tazza nell’altra mano

Aumenta la protezione per chi scarica contenuti digitali

La direttiva sulle norme digitali, approvata con con 598 voti favorevoli, 34 contrari e 26 astensioni, assicura invece maggiori tutele per chi acquista e scarica contenuti digitali dal web.

In particolare, chi acquista o scarica musica, app, giochi o utilizza servizi cloud o piattaforme di social media sarà maggiormente protetto nel caso l’operatore non fornisca il contenuto digitale o ne fornisca uno difettoso. Tali misure mirano a garantire parità di trattamento per i consumatori che forniscono dati in cambio di contenuti o servizi digitali e per quelli che pagano per fruirne.

Nel testo viene inoltre stabilito che, qualora non fosse possibile correggere un contenuto digitale o un servizio difettoso in un lasso di tempo ragionevole, il consumatore avrà diritto a una riduzione di prezzo o a un rimborso integrale entro 14 giorni.

Se un difetto si manifesta entro un anno dalla data di fornitura, si presume che sussista già, senza che il consumatore debba provarlo (inversione dell’onere della prova). Per le forniture continue, l’onere della prova rimane a carico del commerciante per tutta la durata del contratto.

Il periodo di garanzia per le forniture una tantum non può essere inferiore a due anni mentre per le forniture continue dovrebbe applicarsi per tutta la durata del contratto.

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Competenze digitali: cercasi esperti

EY, nell’ambito del progetto Alleanza per il lavoro del Futuro, ha presentato una ricerca sulle competenze professionali per la trasformazione digitale. Sono emersi diversi dati interessanti, uno su tutti quello di implementare le competenze digitali.

La situazione italiana è però complessa e mostra uno scenario ancora arretrato nel campo del digitale. In occasione dell’EY Digital Summit di Capri sono stati illustrati i dati rilevati su un campione di 250 aziende, di cui  il 76% di grandi dimensioni.

Scopriamo insieme quali sono le nuove professioni richieste dal mercato e i percorsi di formazione utili a costruire nuove professionalità interessanti per le aziende.

Competenze digitali: uomo che lavora ad una scrivania con una tazza di caffè in mano che digita su una tastiera bluetooth e guarda uno dei due schermi di fronte a lui

Competenze digitali: uomo che lavora ad una scrivania con una tazza di caffè in mano che digita su una tastiera bluetooth e guarda uno dei due schermi di fronte a lui

Imprese e Digital: la situazione italiana

In Italia, solo il 35% delle imprese considera le competenze tecnologiche a propria disposizione adeguate alle proprie necessità. Il gap aumenta nel settore della manifattura: oltre il 50% ha dichiarato di non avere adeguate skills sociali (comunicazione, negoziazione, teamwork, leadership) e tecnologiche all’interno dell’azienda.

Inoltre, un terzo delle aziende ammette di avere una formazione insufficiente nel Data Management, nel Social Media Management e nel Digital Marketing. La situazione non migliora nel caso delle aziende che collaborano con le maggiori Università italiane, che sono ben il 63% delle intervistate: solo il 30% di loro possiede un’academy interna per la formazione del personale.

Quello che rincuora leggermente è che per il 35% delle aziende in esame, l’obiettivo principale da sviluppare nell’immediato futuro è quello di implementare gli obiettivi strategici orientati al digitale.

Competenze Digitali nelle imprese italiane: a che punto siamo?

Secondo Donato Ferri, Mediterranean People Advisory Services Leader EY

“La ricerca evidenzia un divario tra le competenze necessarie e quelle realmente presenti in azienda. La vera sfida per il mercato del lavoro è la preparazione di un mix di competenze tecnologiche e trasversali, che dovranno essere presenti contemporaneamente sia nelle figure manageriali sia in quelle operative”.

Un dato che è emerso ed è utile a capire dove bisogna lavorare di più è che, a livello di settori di business, quelli che hanno un impatto maggiore sull’economia in Italia (Consumer & Retail, Manifattura e Settore Pubblico) sono anche quelli in cui si registrano maggiori ritardi sulle nuove competenze. Emerge una preoccupante arretratezza anche nei settori dell’energia, finanziario e dei trasporti.

Competenze digitali: codice html

Esperti in 5G e AI: ecco i mestieri del futuro

Sicuramente la necessità di trovare nuove competenze digitali è vissuta con più consapevolezza dalle aziende dei settori pertinenti, ovvero quello delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e dei Media. Esse dichiarano di necessitare di figure esperte in Data AnalyticsBig Data e Artificial Intelligence, di cui sono del tutto sprovviste, e una significativa carenza di professionisti esperti in Cloud Computing(90%), social media e comunicazione digitale (90%) e Cyber Security (80%).

Più in generale, le imprese che hanno pianificato investimenti infrastrutturali nel digitale e creeranno nuova occupazione sono in cerca di esperti in Knowledge Sharing Platform & Network (53%), Cloud (44%), Internet of Things (35%) e 5G (18%).

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Direttiva Europea sul Copyright: cosa cambia adesso?

Lo scorso 26 marzo il Parlamento Europeo ha approvato la riforma sul Copyright, la discussa regolamentazione sul diritto d’autore nell’Unione Europea. La direttiva è passata con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti.

Non sono bastati dunque il parere contrario di molti esperti, la rinnovata protesta di Wikipedia e una petizione su Change.org che ha raggiunto un numero record di adesioni (più di 5 milioni) per fermarla.

Scopriamo insieme cosa cambierà in concreto, in particolar modo in riferimento ai tanto discussi articoli 11 e 13 della direttiva originale.

Direttiva Europea Copyright: lente di ingrandimento che ingrandisce la parola copyright sul dizionario

Direttiva Europea Copyright: lente di ingrandimento che ingrandisce la parola copyright sul dizionario

Direttiva Europea sul Copyright: Cosa cambierà adesso in Italia?

Nel concreto, non cambierà nulla nell’immediato. Infatti, trattandosi di una direttiva, i vari Paesi Europei hanno due anni per recepire la normativa e farla entrare in vigore nel proprio territorio di competenza, anche con delle modifiche. L’Ente europeo dà dunque le linee guida, ma sarà poi a discrezione dei singoli Paesi definire la regolamentazione definitiva.

Questo, dunque, dipenderà molto dal Governo in carica nel momento dell’effettiva discussione e entrata in vigore del testo. Si pensi infatti che l’attuale formazione alla guida dell’Italia, composta da Lega e Movimento 5 Stelle, ha votato contro la direttiva in sede Europarlamentare; al contrario, i deputati del PD sono sempre stati a favore. Questo indica che in base a chi metterà mano a questo nuovo regolamento in fase di attuazione, le cose potrebbero andare in modi molto diversi. Staremo a vedere.

Cosa dice l’articolo 15 (ex art. 11)

L’articolo 15 è la nuova versione del controverso ex art. 11. In poche parole, stabilisce che anchei giornali godano dei diritti di sfruttamento riconosciuti già a film e musica per l’uso che viene fatto online dagli information society service providers, ovvero gli aggregatori di news come Google News, ma anche Feedly, Flipboard e tanti altri.

Viene in pratica richiesto l’acquisto di una licenza d’uso per pubblicare estratti di articoli di giornale. Nella nuova versione del testo (al contrario dell’originale in cui non c’era alcun chiarimento al riguardo) viene specificato che fanno eccezione hyperlink, singole parole o brevi estratti: in teoria, tutto lo snippet. In pratica, non si è sicuri di cosa si intenda per per “breve”. Questa patata bollente dovrà essere poi affrontata dai singoli Stati nel momento in cui la direttiva diventerà legge nazionale.

Direttiva Europea Copyright: dito che clicca un pulsante con scritto "reform copyright" in rosso

Direttiva Europea Copyright: dito che clicca un pulsante con scritto “reform copyright” in rosso

Cosa tratta l’articolo 17 (ex art. 13)

Il nuovo articolo 17 è la revisione del problematico articolo 13. Esso prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da impedire la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. Le piattaforme dovranno quindi impegnarsi a rimuovere tutti i contenuti illeciti e prevenirne la loro futura pubblicazione con un meccanismo di “filtro”.

In pratica, anche in questo caso le varie piattaforme dovranno acquistare una licenza d’uso dai detentori dei diritti di contenuti come musica, video, etc. Da quel momento, saranno responsabili legalmente delle eventuali infrazioni dei propri utenti: questo forse sarà un deterrente e soprattutto un incentivo a sviluppare filtri sempre più efficaci. Certo, questo non garantisce che essi riescano nell’intento.

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Samsung Bixby ha imparato l’italiano

Al Mobile World Congress dello scorso febbraio, Samsung ha annunciato che Bixby ha finalmente imparato l’italiano.

L’azienda sudcoreana, infatti, ha aggiornato il suo assistente vocale, che adesso parla quattro nuove lingue: italiano, spagnolo, tedesco e inglese britannico, che si vanno ad aggiungere all’inglese americano, al coreano e al cinese mandarino originali.

Buone notizie dunque per quel 58% degli intervistati dal brand nel nostro Paese che desideravano questo miglioramento.

Samsung Bixby italiano: bandiera italiana che sventola su sfondo di cielo azzurro

Samsung Bixby italiano: bandiera italiana che sventola su sfondo di cielo azzurro

Cosa può fare Samsung Bixby in Italiano

Samsung Bixby non è ancora all’altezza dei suoi più avanzati competitor (l’Assistente di Google e Alexa di Amazon), ma riesce comunque a soddisfare la maggior parte delle richieste comuni dei possessori di smartphone Galaxy. Oltre a funzioni base come la regolazione del Volume, l’accensione/spegnimento del Wi-Fi, del Bluetooth, della Localizzazione e della Torcia e l’impostazione della Sveglia, Bixby sta imparando a gestire richieste che riguardano app terze.

Samsung ha stretto le prime partnership commerciali nel nostro Paese per fare in modo che Bixby possa rispondere a richieste più complesse (“Hi Bixby, trovami la ricetta per l’impasto della pizza”,”Hi Bixby, dove posso trovare delle scarpe da ginnastica vicino a me?”). I primi nomi che sono stati rivelati comprendono GialloZafferano, Yook, TrenUp, Oroscopo.it, MyMolvies.

Attualmente, i settori in cui c’è più richiesta di Intelligenza Artificiale sono lo shopping, le news, i trasporti, l’intrattenimento e ovviamente il food e dunque è in essi che Samsung punterà a stringere più accordi commerciali.

L’obiettivo dell’azienda coreana è quello di dare agli utenti la possibilità di conversare in modo colloquiale con l’assistente vocale ed essere capiti perfettamente. Per questo, sta studiando le abitudini di ricerca comuni degli utilizzatori del nostro paese.

Chi può già usare Bixby in italiano

I fortunati che possono già godere della funzionalità linguistica aggiornata di Bixby sono i possessori di Galaxy S9, S9+ e Note9. Il colosso della telefonia ha preannunciato l’arrivo dell’aggiornamento anche per i Galaxy S8, S8+ e Note8; condizione necessaria è che questi dispositivi siano aggiornati al sistema operativo Android 9 Pie.

Scontata e già integrata è la lingua italiana nel Bixby degli ultimi device arrivati sul mercato, ovvero gli S10e, S10, S10 Plus e S10 5G.

Samsung Bixby italiano: scorcio di smartphone samsung Galaxy su sfondo di paesaggio indefinito

Samsung Bixby italiano: scorcio di smartphone samsung Galaxy su sfondo di paesaggio indefinito

Quel “Ciao” che ancora manca a Bixby

L’assistente vocale ha imparato la nostra lingua, ma gli manca ancora la base. Il servizio, infatti, si avvia attualmente con l’originale comando “Hi Bixby”. L’azienda ha spiegato che la mancanza dell’attivazione con una formula italiana come “Ciao Bixby” tarda ad arrivare a causa della complessità delle sfumature della nostra lingua, che ha richiesto un approfondito studio. Si pensi infatti che sostanziale differenza c’è tra un “ciao” detto da un veneto e quello detto da un Siciliano”. Le decine di intonazioni e pronunce delle vocali differenti dei parlanti italiani hanno remato un po’ contro l’innovazione.

Il portavoce dell’azienda nel nostro Paese ha però garantito che presto potremo salutare Bixby con un bel “Ciao” e persino con qualche piccola variazione regionale.

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Pioggia di Fake News in arrivo sulle Elezioni Europee

AGCOM ha annunciato un record negativo per il nostro Paese: quello sulla disinformazione.

Dal suo primo numero dell’Osservatorio sulla Disinformazione Online del gennaio scorso, infatti, è emerso che il 2018 è stato l’anno peggiore fino ad ora in fatto di informazione distorta e sensazionalistica.

Le cosiddette Fake News si sono scatenate sul web durante l’ultimo ciclo politico e secondo le previsione il prossimo obiettivo caldo potrebbero essere le Elezioni Europee di maggio.

Fake News Elezioni Europee: donna che tiene un giornale aperto davanti al volto con scritto Fake News in prima pagina

Fake News Elezioni Europee: donna che tiene un giornale aperto davanti al volto con scritto Fake News in prima pagina

La Fake News conquistano il web

Le informazioni riportate nell’Osservatorio sulla Disinformazione di AGCOM sono il risultato di elaborazioni svolte dall’Autorità sui dati rilevati con una piattaforma sviluppata da Volocom Technology. In particolare, è stato analizzato l’intero contenuto testuale di circa 15 milioni di documenti generati in Italia, nel 2018, da 1.800 fonti informative diverse (tv, radio, quotidiani, agenzie di stampa, siti web di editori tradizionali, testate online, pagine e account di social network) e fonti di disinformazione (siti web e pagine/account social) individuate come tali da soggetti esterni specializzati in attività di debunking.

Secondo il report, nel 2018, i temi più trattati dalla disinformazione sono stati la criminalità (25%), l’immigrazione (25%) e la disoccupazione (19%). Un dato rilevante (e preoccupante) che AGCOM ha rilevato è che i primi due argomenti (criminalità e immigrazione) sono soggetti a fake news rispettivamente per il 15% e l’11% sul totale dei contenuti online che ne parlano.

Ben l’8% dell’intero volume di contenuti informativi prodotti mensilmente lo scorso hanno erano fake news, con un picco nel periodo delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. La disinformazione ha riguardato soprattutto argomenti di cronaca e politica (per il 53%). Altro campo fertile di disinformazione è quello dell’informazione scientifica, che l’anno scorso ha alimentato il 18% dei contenuti di disinformazione.

Un fattore da notare è che su alcuni temi la ripartizione dell’offerta di informazione nel 2018 è inferiore a quella della disinformazione (la cronaca, la scienza, e la polititca).

Fake News Elezioni Europee: veduta del parlamento europeo

Fake News Elezioni Europee: veduta del parlamento europeo

Elezioni Europee: il bersaglio preferito delle Fake News nei prossimi mesi

Il report di AGCOM rientra in un’importante iniziativa dell’agenzia per contrastare il sempre più alto livello di disinformazione sul Web. In particolare, l’Osservatorio è stato rilasciato in un periodo strategico che precede le Elezioni Europee, per dare già qualche segnale del clima informativo che si prospetta.

Secondo l’analisi, infatti, già sul finire dello scorso anno si è registrato un aumento dell’attenzione nei confronti della prossima campagna elettorale da parte dei “disinformatori”. Lo spazio dedicato alle Elezioni Europee negli ultimi mesi del 2018 è andato di pari passo sui siti di informazione e su quelli di disinformazione, con un deciso incremento dal mese di settembre in poi.

Guardando invece ai singoli mezzi, si riscontra che la televisione è stata il mezzo che ha trattato maggiormente l’argomento delle Elezioni Europee. È nuovamente il mondo online a destare preoccupazione: sul totale dell’offerta di contenuti su Internet, i siti di disinformazione dedicano alle Elezioni Europee una quota di contenuti mediamente maggiore rispetto ai quotidiani (e a qualsiasi altra fonte online).

L’Osservatorio dichiara che il 7% dei contenuti mensilmente presenti sul web riguardanti le Elezioni Europee sono Fake News.

Un dato davvero preoccupante. E probabilmente non ci resta che avvicinarci a maggio per vedere crescere ancora questo fenomeno.

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Mondo Digital: in arrivo gli smartphone pieghevoli

Nel mondo del digitale sono in arrivo gli smartphone pieghevoli.

Questa novità, lanciata per prima da Samsung lo scorso febbraio, mira a far fronte a una crisi del settore degli smartphone iniziata già da qualche anno. Le vendite in calo sono dovute alla normalizzazione di tale oggetto nelle nostre vite: difficilmente una persona comune sceglie di abbandonare il proprio device in favore di uno migliore, in quanto ormai tutti svolgono il loro compito egregiamente.

Riusciranno gli smartphone pieghevoli ad invertire questa tendenza?

smartphone pieghevoli: mani di donna che digitano su una tastiera di un pc con accanto un tablet e uno smartphone

smartphone pieghevoli: mani di donna che digitano su una tastiera di un pc con accanto un tablet e uno smartphone

L’arrivo degli smartphone pieghevoli sul mercato

La saturazione del mercato degli smartphone ha dato il via a una corsa ai ripari da parte di molte case produttrici. Dopo Samsung, infatti, si sono susseguite a pochi giorni l’una dall’altra le presentazioni di diversi smartphone pieghevoli che cercano di non rimanere indietro rispetto ai concorrenti. Sorprende il silenzio di Apple al riguardo.

Samsung Galaxy Fold

In principio fu Samsung Galaxy Fold: il primo ad essere lanciato sul mercato è il device del colosso sudcoreano. Formato da due schermi, uno piccolo da 4,6 pollici consultabile da chiuso e utilizzato per le più classiche funzioni di telefonia, e quello da 7,3 pollici che compare quando viene aperto a libro, per navigare o giocare. Da chiuso, il Galaxy Fold risulta un po’ spesso rispetto a ciò a cui ci siamo ormai abituati in materia di smarthpone: 1,7 cm. Ciò viene giustificato dalla (dichiarata) ottima resistenza dello schermo al meccanismo di apertura-chiusura.

Il prodotto di Samsung è anche il primo ad approdare sul mercato, il prossimo aprile, ad un prezzo di vendita di circa 2.000 euro.

Huawei Mate X

L’azienda cinese ha sfidato Samsung con il suo nuovo Huawei Mate X che da subito è sembrato lo sfidante più concorrenziale per il Galaxy Fold. Al contrario di quest’ultimo, il Mate X avrà un unico schermo che si chiude al contrario e dunque rimane sempre esterno; in questo modo, una volta chiuso, semplicemente rimarrà attivo solo la metà dello schermo che rimane frontale. Punto a favore è lo spessore ridotto che è riuscito ad ottenere, di “soli” 1,1 cm. Questo, grazie all’escamotage di una sorta di barra laterale/impugnatura dove è posizionata la telecamera e gli altri tasti necessari. Anche le dimensioni dello schermo di Huawei sono maggiori: 6,6 pollici da chiuso, 8,8 da aperto.

Non si ha ancora una data di uscita per il Huawei Mate X ma sembrerebbe probabile un rilascio sul mercato entro la metà del 2019. Il prezzo è più alto rispetto al Galaxy Fold: si parte da 2.299 euro.

Xiaomi

Questa azienda cinese in forte crescita ha presentato per ora solo un prototipo di quello che sarà il suo smartphone pieghevole. Il device di Xiaomi sembra molto promettente e si differenzia dai concorrenti in quanto progettato per piegarsi su se stesso in tre parti, anziché due. Purtroppo non sono state rilasciate altre informazioni al riguardo dopo il lancio del gennaio scorso dunque non si conoscono altri dettagli tecnici, data di uscita e possibile prezzo di lancio. Lo scopriremo forse nei prossimi mesi.

Oppo

Ancora un’azienda cinese in corsa con il proprio smartphone pieghevole. Anche in questo caso, è stato per ora realizzato solo un prototipo del device, dunque non si conoscono molti dettagli tecnici. Per ora si sa solo che anche lo smartphone pieghevole di Oppo avrà lo schermo all’esterno come il Mate X di Huawei. Anche la data di uscita e il prezzo rimangono un mistero, ma sicuramente non verranno chiesti meno di 2.000 euro al pari dei concorrenti.

smartphone pieghevoli: castello che fuoriesce in 3d da uno schermo di smartphone

smartphone pieghevoli: castello che fuoriesce in 3d da uno schermo di smartphone

Gli smartphone pieghevoli hanno un futuro?

Tutte queste proposte di smartphone flessibili sono sicuramente la dimostrazione del’avanguardia tecnologica raggiunta dalle case produttrici asiatiche. Ciò rischia però di essere uno sfoggio di innovazione un po’ fine a se stesso. Diciamo che il consumatore medio non sentiva davvero l’esigenza di uno smartphone pieghevole, dunque il lancio di tali prodotti sul mercato non risponde ad un’esigenza specifica. E come sappiamo, difficilmente un prodotto che non viene considerato indispensabile per risolvere un problema avrà successo.

Ci sono inoltre vari punti a sfavore di questi device. Innanzitutto sono molto costosi, almeno per il momento, e in pochi saranno disposti a spendere così tanto per procurarsene uno. In secondo luogo, per quanto venga garantita la loro resistenza, sono più fragili di un normale smartphone: il meccanismo di chiusura ad apertura è soggetto a un’usura da utilizzo sicuramente più alta. Inoltre, soprattutto nel caso del Mate X e del device Oppo, il fatto che lo schermo rimanga all’esterno lo espone molto più facilmente a graffi e rotture.

Tuttavia, non ci sono ancora i presupposti per capire se gli smartphone pieghevoli avranno effettivamente un futuro e se potranno dare nuova linfa a un mercato attualmente sofferente.

L’obiettivo dichiarato di questi device è quello di mettere a disposizione, in un’unica soluzione, un telefono che all’occorrenza diventa un tablet, pur rimanendo tascabile. Questo potrebbe essere un punto a favore sottovalutato. Restiamo a guardare.

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Le Social Crisis dei Luxury Brand

Ultimamente c’è stata una vera e propria epidemia di scivoloni e episodi imbarazzanti per i Luxury Brand sulle piattaforme Social.

A partire dal rumorosissimo caso di Dolce&Gabbana VS mercato asiatico, molte case di moda sono state coinvolte in casi di comunicazioni ambigue, di cattivo gusto o interpretate negativamente dal pubblico dei Social.

Allusioni sessuali, luoghi comuni razzisti o sessisti hanno causato danni più o meno grandi all’immagine dei Brand coinvolti e li ha costretti a ricorrere a scuse pubbliche e, in alcuni casi, al ritiro dei prodotti dal mercato.

Scopriamo insieme come il pubblico dei Social stia sempre più dettando il linguaggio della moda, trascinando i Luxury brand in ripetute e rumorose Social Crisis.

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Crisi Social: i Luxury Brand nella bufera

Tutto ebbe inizio con Dolce&Gabbana

La celebre maison guidata dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana è quella che ha subìto il peggiore colpo all’immagine a causa dei suoi scivoloni social. Tutte ebbe inizio con la diffusione di un video promozionale per una sfilata in Cina ricco di stereotipi di cattivo gusto, seguito da screenshot con affermazioni razziste di Stefano Gabbana. In seguito si è scatenata un’ondata di indignazione generale sui Social che ha portato alla cancellazione dello show. Gli stilisti hanno scelto di diffondere delle scuse pubbliche tramite un video che forse è riuscito a peggiorare ulteriormente la loro posizione. Tutt’oggi, la casa di moda risente delle conseguenze negative del social shaming successivo a questo caso.

Prada e Gucci: colpevoli di aver fatto riferimento alla black face

Entrambe le maison italiane sono cadute nell’accusa di riferimenti razzisti. Prada è stata colpevolizzata a causa di un portachiavi a forma di scimmietta con grandi labbra rosse, secondo alcuni un chiaro riferimento allo stereotipo della black face (la caricatura fatta dai bianchi degli afroamericani). Incidente simile per Gucci, che aveva prodotto un maglione a collo molto alto con cut-out contornato di rosso in corrispondenza della bocca.

Entrambe le case di moda hanno seguito lo stesso iter: ritiro immediato del prodotto dal mercato e scuse pubbliche sulle rispettive pagine Social. Soluzione rapida e drastica prima dell’innesco di un climax catastrofico.

Delle due, Gucci ha voluto fare un passo in più per scavalcare le accuse di razzismo: l’azienda ha annunciato l’apertura di una posizione come Direttore globale e regionale per la diversità e l’inclusività, l’avvio di uno scholarship program di Multicultural Design, un Awareness Program e un Exchange Program multiculturale.

L’insensibilità di Burberry

Burberry è finita nel mirino per un accessorio esibito al collo da una modella sulla passerella della London Fashion Week: un cappio vero e proprio. La scelta è stata ben presto tacciata di insensibilità nei confronti di un tema delicato come il suicidio. Sia la maison che il suo direttore creativo, Riccardo Tisci, sono corsi ai ripari con delle scuse pubbliche sui Social.

Anche in questo caso, come ha fatto Gucci, Burberry ha deciso di fare un passo in più per dimostrare il pentimento. In un comunicato è stato dichiarato l’obiettivo di implementare gli aiuti alle organizzazioni “che promuovono diversità e inclusività e che provvedono all’assistenza di persone in difficoltà”, in particolar modo dando sostegno ai Samaritani, i quali “offrono un ricovero sicuro e discreto a chiunque”.

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

La creatività dei Luxury Brand si scontra con i dettami dei Social?

Tutti questi casi fanno sorgere spontanea una domanda: sono i Luxury Brand a prendersi troppe libertà creative o è il pubblico dei Social ad essere eccessivamente censorio?

Sicuramente non è facile dare una risposta. Le case di moda da sempre rompono tabù e fanno scelte considerate estreme dalla società, per poi essere semplicemente precursori di mode che si normalizzano a livello culturale successivamente. È arrivato il momento in cui il giudizio popolare, così facile da esprimere e ricevere tramite le piattaforme Social, limiti questo eclettismo?

Forse i Luxury Brand (come del resto, chiunque) devono solo capire come muoversi nell’insidioso mondo Digital per evitare Social Crisis che rischiano di compromettere la loro immagine.

Qualcuno ci è riuscito, altri meno. Quel che è certo che chi riesce a sopravvivere sui Social, avrà lunga vita.

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5 motivi per puntare sull’Influencer Marketing nel 2019

Quando è scoppiata la moda degli Influencer, sembrava qualcosa di passeggero e superficiale, un fenomeno destinato ad esaurirsi in poco tempo. Oggi, il Marketing punta moltissimo sul ruolo degli Influencer nelle campagne promozionali.

Il cosiddetto Influencer Marketing produce oggi un giro d’affari da milioni di euro e nel 2019 è destinato a crescere ulteriormente.

Nella conferenza INREACH di Berlino sono stati svelati i 5 maggiori trend dell’Influencer Marketing di quest’anno.

Scoprite in questo articolo i 5 motivi per puntare sull’Influencer Marketing anche nel 2019.

Influencer Marketing: ragazza che ha in mano uno smartphone che mostra la pagina iniziale di Instagram

Influencer Marketing: ragazza che ha in mano uno smartphone che mostra la pagina iniziale di Instagram

5 trend dell’Influencer Marketing del 2019

Da Influencer a Imprenditori Digitali

La figura dell’Influencer si può ormai considerare superata. Se prima con questo appellativo si definiva una persona comune che grazie ad un sostanzioso seguito sui social media veniva usata come testimonial dai brand per pubblicizzare i propri prodotti/servizi, oggi gli Influencer più famosi si stanno trasformando in veri e propri brand. O, come è stata definita anche l’Influencer nostrana più famosa, Chiara Ferragni, veri e propri Imprenditori Digitali.

Il rovescio della medaglia di questa evoluzione è che gli Influencer stanno perdendo lo loro genuinità e di conseguenza, il loro potere di condizionare il mercato grazie alla loro voce amica, perché percepita come quella di un nostro amico o di un nostro vicino di casa.

Da potenti strumenti come User Generated Content a prodotti patinati e impostati, i contenuti di questi Influencer sono diventati sempre più lontani dalla realtà e sempre più percepiti come vere e proprie pubblicità “istituzionali”.

In questa giungla, la spuntano i cosiddetti nano influencer, quelle persone comuni che hanno tra i 1000 e i 10.000 follower sui Social Media e che iniziano a venir notati e assoldati dai brand. Essi sono ottimi tramiti per creare buzz positivo su un brand o un prodotto e per migliorare il sentiment nei confronti dell’Azienda.

Post sponsorizzati e partnership palesate

Nel 2019, diventerà ancora più chiaro quando gli Influencer stanno pubblicizzando qualcosa per conto di un Brand: nei Social media è diventato obbligatorio dichiarare quando un post è sponsorizzato e quando dietro al contenuto c’è una Partnership commerciale.

Un esempio di questo cambio di rotta sta nell’introduzione, da parte di Instagram, del tag “Paid partnership with” nei contenuti sponsorizzati degli Influencer.

Questo non contribuirà a eguagliare l’attività degli Influencer alle normali attività di promozione di un brand? E conseguentemente, non farà perdere ancora di più la veridicità che dovrebbe appartenere ed essere la caratteristica principale dell’Influencer? Certo, potrebbe.

La bravura di un influencer, ma anche di un brand nelle sua ricerca del testimonial perfetto, starà dunque nel rimanere coerente con una linea, che sia di valori, di gusti personali o di attività consuete svolte. Se Chiara Ferragni si mettesse a pubblicizzare bibite proteiche per culturisti, di sicuro il brand partner avrebbe fatto un enorme buco nell’acqua (e nel portafoglio).

Podcast in ascesa

Nel 2019, sempre più Influencer ricorreranno ai Podcast per condividere i propri contenuti e dare ai propri fan (o meglio, follower) la sensazione di farli avvicinare un po’ di più al loro mondo interiore.

Il fenomeno è in incredibile ascesa e i brand ne stanno facendo tesoro. Questo soprattutto perché, grazie a strumenti di tracciabilità e analisi degli ascolti dei podcast, possono essere rilevati e utilizzati interessanti dati riguardo al seguito di un Influencer. Ad esempio, su Apple Podcast è possibile  ottenere preziose informazioni sugli ascoltatori e sponsorizzare non solo un singolo podcast ma un’intera serie, al fine di dare maggior risalto allo storytelling di marca e consolidare la relazione tra brand e consumatori.

Influencer Marketing: tablet acceso e microfono poggiati su un tavolo

Influencer Marketing: tablet acceso e microfono poggiati su un tavolo

Pugno duro con i Fake Follower

È nota ormai da tempo la minaccia costituita dai Fake Follower, quei seguaci fittizi spesso titolari di account falsi o costruiti ad hoc per questo scopo. Esistono Influencer, o presunti tali, che gonfiano il proprio numero di seguaci comprandone interi pacchetti.

Questa è un problema non da poco per i brand, che rischiano di essere abbaiati da grandi numeri e belle foto, sprecando il loro budget in campagne destinate a fallire. Fortunatamente, il mercato si sta svegliando ed è sempre più raro che un marchio caschi in queste trappole.

In caso siate curiosi di scoprire quali pagine Instagram siano autentiche, potete affidarvi ai tool sempre più efficaci in circolazione, come IG Audit.

Influencer Gaming con Twitch

Nel 2019, i marketer e gli Influencer sperimenteranno Twitch, la più famosa piattaforma di video in live streaming. Anche se dedicata principalmente agli e-sport, non è da escludere che questo strumento possa dar nuovi spunti e una nuova vetrina a Influencer e nano Influencer.

La community di Twitch è già ampia e molto attiva, ma si prospetta in crescita nel 2019. Si prevede che i brand si accorgano presto di questi potenziali spettatori e Clienti. Staremo a vedere.

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