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UE: nuove regole per prodotti e commercio digitali

Lo scorso 26 marzo il Parlamento Europeo ha stabilito nuove regole per proteggere i consumatori che acquistano un prodotto su un e-commerce, che comprano (anche in negozio) apparecchi smart o che scaricano contenuti digitali.

Con due differenti direttive si è cercato dunque di rendere più chiari e omogenei i diritti contrattuali dei prodotti e le relative modalità di acquisto in tutta Europa.

Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.

UE nuove regole digitali: donna che fa acquisti dal proprio smartphone su un e-commerce con la carta di credito alla mano

UE nuove regole digitali: donna che fa acquisti dal proprio smartphone su un e-commerce con la carta di credito alla mano

Le nuove regole UE in materia di prodotti e commercio digitali

E-commerce: regole uguali al commercio off-line per la vendita di beni

Con la direttiva sulla vendita dei beni approvata con 629 voti a favore, 29 contrari e 6 astensioni, il Parlamento Europeo ha stabilito che varranno le stesse leggi per la vendita dei beni sia offline che online.

Il commerciante (del negozio fisico o di quello telematico) sarà responsabile nel caso il difetto si manifesti entro due anni dal momento in cui il consumatore ha ricevuto il prodotto. Gli Stati membri possono, tuttavia, introdurre o mantenere un periodo di garanzia legale più lungo nella loro legislazione nazionale, al fine di mantenere lo stesso livello di protezione del consumatore già concesso in alcuni Paesi.

Viene inoltre introdotta l‘inversione dell’onere della prova a favore dei consumatori per la durata di un anno (gli Stati membri possono anche prorogare il termine a due anni). Ciò significa che se un cliente richiede assistenza in garanzia o la sostituzione del prodotto acquistato durante l’anno precedente (o nei 2 anni, se la legislazione dei singoli Stati ha deciso così) non è obbligato a dimostrare che il prodotto era danneggiato già al momento della consegna.

Tutelati anche i beni smart

La stessa direttiva tutela anche i consumatori che hanno acquistato beni con elementi digitali incorporati, come ad esempio i frigoriferi “smart”, gli smartphone, i televisori, gli smartwatch e così via.

I consumatori che acquistano questi prodotti avranno il diritto di ricevere gli aggiornamenti necessari durante “un periodo di tempo che il consumatore può ragionevolmente attendersi” in base al tipo e alla destinazione dei beni e agli elementi digitali.

UE nuove regole prodotti digitali: donna rilassata sul divano che fa shopping online con un tablet e una tazza nell'altra mano

UE nuove regole prodotti digitali: donna rilassata sul divano che fa shopping online con un tablet e una tazza nell’altra mano

Aumenta la protezione per chi scarica contenuti digitali

La direttiva sulle norme digitali, approvata con con 598 voti favorevoli, 34 contrari e 26 astensioni, assicura invece maggiori tutele per chi acquista e scarica contenuti digitali dal web.

In particolare, chi acquista o scarica musica, app, giochi o utilizza servizi cloud o piattaforme di social media sarà maggiormente protetto nel caso l’operatore non fornisca il contenuto digitale o ne fornisca uno difettoso. Tali misure mirano a garantire parità di trattamento per i consumatori che forniscono dati in cambio di contenuti o servizi digitali e per quelli che pagano per fruirne.

Nel testo viene inoltre stabilito che, qualora non fosse possibile correggere un contenuto digitale o un servizio difettoso in un lasso di tempo ragionevole, il consumatore avrà diritto a una riduzione di prezzo o a un rimborso integrale entro 14 giorni.

Se un difetto si manifesta entro un anno dalla data di fornitura, si presume che sussista già, senza che il consumatore debba provarlo (inversione dell’onere della prova). Per le forniture continue, l’onere della prova rimane a carico del commerciante per tutta la durata del contratto.

Il periodo di garanzia per le forniture una tantum non può essere inferiore a due anni mentre per le forniture continue dovrebbe applicarsi per tutta la durata del contratto.

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Competenze digitali: cercasi esperti

EY, nell’ambito del progetto Alleanza per il lavoro del Futuro, ha presentato una ricerca sulle competenze professionali per la trasformazione digitale. Sono emersi diversi dati interessanti, uno su tutti quello di implementare le competenze digitali.

La situazione italiana è però complessa e mostra uno scenario ancora arretrato nel campo del digitale. In occasione dell’EY Digital Summit di Capri sono stati illustrati i dati rilevati su un campione di 250 aziende, di cui  il 76% di grandi dimensioni.

Scopriamo insieme quali sono le nuove professioni richieste dal mercato e i percorsi di formazione utili a costruire nuove professionalità interessanti per le aziende.

Competenze digitali: uomo che lavora ad una scrivania con una tazza di caffè in mano che digita su una tastiera bluetooth e guarda uno dei due schermi di fronte a lui

Competenze digitali: uomo che lavora ad una scrivania con una tazza di caffè in mano che digita su una tastiera bluetooth e guarda uno dei due schermi di fronte a lui

Imprese e Digital: la situazione italiana

In Italia, solo il 35% delle imprese considera le competenze tecnologiche a propria disposizione adeguate alle proprie necessità. Il gap aumenta nel settore della manifattura: oltre il 50% ha dichiarato di non avere adeguate skills sociali (comunicazione, negoziazione, teamwork, leadership) e tecnologiche all’interno dell’azienda.

Inoltre, un terzo delle aziende ammette di avere una formazione insufficiente nel Data Management, nel Social Media Management e nel Digital Marketing. La situazione non migliora nel caso delle aziende che collaborano con le maggiori Università italiane, che sono ben il 63% delle intervistate: solo il 30% di loro possiede un’academy interna per la formazione del personale.

Quello che rincuora leggermente è che per il 35% delle aziende in esame, l’obiettivo principale da sviluppare nell’immediato futuro è quello di implementare gli obiettivi strategici orientati al digitale.

Competenze Digitali nelle imprese italiane: a che punto siamo?

Secondo Donato Ferri, Mediterranean People Advisory Services Leader EY

“La ricerca evidenzia un divario tra le competenze necessarie e quelle realmente presenti in azienda. La vera sfida per il mercato del lavoro è la preparazione di un mix di competenze tecnologiche e trasversali, che dovranno essere presenti contemporaneamente sia nelle figure manageriali sia in quelle operative”.

Un dato che è emerso ed è utile a capire dove bisogna lavorare di più è che, a livello di settori di business, quelli che hanno un impatto maggiore sull’economia in Italia (Consumer & Retail, Manifattura e Settore Pubblico) sono anche quelli in cui si registrano maggiori ritardi sulle nuove competenze. Emerge una preoccupante arretratezza anche nei settori dell’energia, finanziario e dei trasporti.

Competenze digitali: codice html

Esperti in 5G e AI: ecco i mestieri del futuro

Sicuramente la necessità di trovare nuove competenze digitali è vissuta con più consapevolezza dalle aziende dei settori pertinenti, ovvero quello delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e dei Media. Esse dichiarano di necessitare di figure esperte in Data AnalyticsBig Data e Artificial Intelligence, di cui sono del tutto sprovviste, e una significativa carenza di professionisti esperti in Cloud Computing(90%), social media e comunicazione digitale (90%) e Cyber Security (80%).

Più in generale, le imprese che hanno pianificato investimenti infrastrutturali nel digitale e creeranno nuova occupazione sono in cerca di esperti in Knowledge Sharing Platform & Network (53%), Cloud (44%), Internet of Things (35%) e 5G (18%).

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Direttiva Europea sul Copyright: cosa cambia adesso?

Lo scorso 26 marzo il Parlamento Europeo ha approvato la riforma sul Copyright, la discussa regolamentazione sul diritto d’autore nell’Unione Europea. La direttiva è passata con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti.

Non sono bastati dunque il parere contrario di molti esperti, la rinnovata protesta di Wikipedia e una petizione su Change.org che ha raggiunto un numero record di adesioni (più di 5 milioni) per fermarla.

Scopriamo insieme cosa cambierà in concreto, in particolar modo in riferimento ai tanto discussi articoli 11 e 13 della direttiva originale.

Direttiva Europea Copyright: lente di ingrandimento che ingrandisce la parola copyright sul dizionario

Direttiva Europea Copyright: lente di ingrandimento che ingrandisce la parola copyright sul dizionario

Direttiva Europea sul Copyright: Cosa cambierà adesso in Italia?

Nel concreto, non cambierà nulla nell’immediato. Infatti, trattandosi di una direttiva, i vari Paesi Europei hanno due anni per recepire la normativa e farla entrare in vigore nel proprio territorio di competenza, anche con delle modifiche. L’Ente europeo dà dunque le linee guida, ma sarà poi a discrezione dei singoli Paesi definire la regolamentazione definitiva.

Questo, dunque, dipenderà molto dal Governo in carica nel momento dell’effettiva discussione e entrata in vigore del testo. Si pensi infatti che l’attuale formazione alla guida dell’Italia, composta da Lega e Movimento 5 Stelle, ha votato contro la direttiva in sede Europarlamentare; al contrario, i deputati del PD sono sempre stati a favore. Questo indica che in base a chi metterà mano a questo nuovo regolamento in fase di attuazione, le cose potrebbero andare in modi molto diversi. Staremo a vedere.

Cosa dice l’articolo 15 (ex art. 11)

L’articolo 15 è la nuova versione del controverso ex art. 11. In poche parole, stabilisce che anchei giornali godano dei diritti di sfruttamento riconosciuti già a film e musica per l’uso che viene fatto online dagli information society service providers, ovvero gli aggregatori di news come Google News, ma anche Feedly, Flipboard e tanti altri.

Viene in pratica richiesto l’acquisto di una licenza d’uso per pubblicare estratti di articoli di giornale. Nella nuova versione del testo (al contrario dell’originale in cui non c’era alcun chiarimento al riguardo) viene specificato che fanno eccezione hyperlink, singole parole o brevi estratti: in teoria, tutto lo snippet. In pratica, non si è sicuri di cosa si intenda per per “breve”. Questa patata bollente dovrà essere poi affrontata dai singoli Stati nel momento in cui la direttiva diventerà legge nazionale.

Direttiva Europea Copyright: dito che clicca un pulsante con scritto "reform copyright" in rosso

Direttiva Europea Copyright: dito che clicca un pulsante con scritto “reform copyright” in rosso

Cosa tratta l’articolo 17 (ex art. 13)

Il nuovo articolo 17 è la revisione del problematico articolo 13. Esso prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da impedire la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. Le piattaforme dovranno quindi impegnarsi a rimuovere tutti i contenuti illeciti e prevenirne la loro futura pubblicazione con un meccanismo di “filtro”.

In pratica, anche in questo caso le varie piattaforme dovranno acquistare una licenza d’uso dai detentori dei diritti di contenuti come musica, video, etc. Da quel momento, saranno responsabili legalmente delle eventuali infrazioni dei propri utenti: questo forse sarà un deterrente e soprattutto un incentivo a sviluppare filtri sempre più efficaci. Certo, questo non garantisce che essi riescano nell’intento.

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Samsung Bixby ha imparato l’italiano

Al Mobile World Congress dello scorso febbraio, Samsung ha annunciato che Bixby ha finalmente imparato l’italiano.

L’azienda sudcoreana, infatti, ha aggiornato il suo assistente vocale, che adesso parla quattro nuove lingue: italiano, spagnolo, tedesco e inglese britannico, che si vanno ad aggiungere all’inglese americano, al coreano e al cinese mandarino originali.

Buone notizie dunque per quel 58% degli intervistati dal brand nel nostro Paese che desideravano questo miglioramento.

Samsung Bixby italiano: bandiera italiana che sventola su sfondo di cielo azzurro

Samsung Bixby italiano: bandiera italiana che sventola su sfondo di cielo azzurro

Cosa può fare Samsung Bixby in Italiano

Samsung Bixby non è ancora all’altezza dei suoi più avanzati competitor (l’Assistente di Google e Alexa di Amazon), ma riesce comunque a soddisfare la maggior parte delle richieste comuni dei possessori di smartphone Galaxy. Oltre a funzioni base come la regolazione del Volume, l’accensione/spegnimento del Wi-Fi, del Bluetooth, della Localizzazione e della Torcia e l’impostazione della Sveglia, Bixby sta imparando a gestire richieste che riguardano app terze.

Samsung ha stretto le prime partnership commerciali nel nostro Paese per fare in modo che Bixby possa rispondere a richieste più complesse (“Hi Bixby, trovami la ricetta per l’impasto della pizza”,”Hi Bixby, dove posso trovare delle scarpe da ginnastica vicino a me?”). I primi nomi che sono stati rivelati comprendono GialloZafferano, Yook, TrenUp, Oroscopo.it, MyMolvies.

Attualmente, i settori in cui c’è più richiesta di Intelligenza Artificiale sono lo shopping, le news, i trasporti, l’intrattenimento e ovviamente il food e dunque è in essi che Samsung punterà a stringere più accordi commerciali.

L’obiettivo dell’azienda coreana è quello di dare agli utenti la possibilità di conversare in modo colloquiale con l’assistente vocale ed essere capiti perfettamente. Per questo, sta studiando le abitudini di ricerca comuni degli utilizzatori del nostro paese.

Chi può già usare Bixby in italiano

I fortunati che possono già godere della funzionalità linguistica aggiornata di Bixby sono i possessori di Galaxy S9, S9+ e Note9. Il colosso della telefonia ha preannunciato l’arrivo dell’aggiornamento anche per i Galaxy S8, S8+ e Note8; condizione necessaria è che questi dispositivi siano aggiornati al sistema operativo Android 9 Pie.

Scontata e già integrata è la lingua italiana nel Bixby degli ultimi device arrivati sul mercato, ovvero gli S10e, S10, S10 Plus e S10 5G.

Samsung Bixby italiano: scorcio di smartphone samsung Galaxy su sfondo di paesaggio indefinito

Samsung Bixby italiano: scorcio di smartphone samsung Galaxy su sfondo di paesaggio indefinito

Quel “Ciao” che ancora manca a Bixby

L’assistente vocale ha imparato la nostra lingua, ma gli manca ancora la base. Il servizio, infatti, si avvia attualmente con l’originale comando “Hi Bixby”. L’azienda ha spiegato che la mancanza dell’attivazione con una formula italiana come “Ciao Bixby” tarda ad arrivare a causa della complessità delle sfumature della nostra lingua, che ha richiesto un approfondito studio. Si pensi infatti che sostanziale differenza c’è tra un “ciao” detto da un veneto e quello detto da un Siciliano”. Le decine di intonazioni e pronunce delle vocali differenti dei parlanti italiani hanno remato un po’ contro l’innovazione.

Il portavoce dell’azienda nel nostro Paese ha però garantito che presto potremo salutare Bixby con un bel “Ciao” e persino con qualche piccola variazione regionale.

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Pioggia di Fake News in arrivo sulle Elezioni Europee

AGCOM ha annunciato un record negativo per il nostro Paese: quello sulla disinformazione.

Dal suo primo numero dell’Osservatorio sulla Disinformazione Online del gennaio scorso, infatti, è emerso che il 2018 è stato l’anno peggiore fino ad ora in fatto di informazione distorta e sensazionalistica.

Le cosiddette Fake News si sono scatenate sul web durante l’ultimo ciclo politico e secondo le previsione il prossimo obiettivo caldo potrebbero essere le Elezioni Europee di maggio.

Fake News Elezioni Europee: donna che tiene un giornale aperto davanti al volto con scritto Fake News in prima pagina

Fake News Elezioni Europee: donna che tiene un giornale aperto davanti al volto con scritto Fake News in prima pagina

La Fake News conquistano il web

Le informazioni riportate nell’Osservatorio sulla Disinformazione di AGCOM sono il risultato di elaborazioni svolte dall’Autorità sui dati rilevati con una piattaforma sviluppata da Volocom Technology. In particolare, è stato analizzato l’intero contenuto testuale di circa 15 milioni di documenti generati in Italia, nel 2018, da 1.800 fonti informative diverse (tv, radio, quotidiani, agenzie di stampa, siti web di editori tradizionali, testate online, pagine e account di social network) e fonti di disinformazione (siti web e pagine/account social) individuate come tali da soggetti esterni specializzati in attività di debunking.

Secondo il report, nel 2018, i temi più trattati dalla disinformazione sono stati la criminalità (25%), l’immigrazione (25%) e la disoccupazione (19%). Un dato rilevante (e preoccupante) che AGCOM ha rilevato è che i primi due argomenti (criminalità e immigrazione) sono soggetti a fake news rispettivamente per il 15% e l’11% sul totale dei contenuti online che ne parlano.

Ben l’8% dell’intero volume di contenuti informativi prodotti mensilmente lo scorso hanno erano fake news, con un picco nel periodo delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. La disinformazione ha riguardato soprattutto argomenti di cronaca e politica (per il 53%). Altro campo fertile di disinformazione è quello dell’informazione scientifica, che l’anno scorso ha alimentato il 18% dei contenuti di disinformazione.

Un fattore da notare è che su alcuni temi la ripartizione dell’offerta di informazione nel 2018 è inferiore a quella della disinformazione (la cronaca, la scienza, e la polititca).

Fake News Elezioni Europee: veduta del parlamento europeo

Fake News Elezioni Europee: veduta del parlamento europeo

Elezioni Europee: il bersaglio preferito delle Fake News nei prossimi mesi

Il report di AGCOM rientra in un’importante iniziativa dell’agenzia per contrastare il sempre più alto livello di disinformazione sul Web. In particolare, l’Osservatorio è stato rilasciato in un periodo strategico che precede le Elezioni Europee, per dare già qualche segnale del clima informativo che si prospetta.

Secondo l’analisi, infatti, già sul finire dello scorso anno si è registrato un aumento dell’attenzione nei confronti della prossima campagna elettorale da parte dei “disinformatori”. Lo spazio dedicato alle Elezioni Europee negli ultimi mesi del 2018 è andato di pari passo sui siti di informazione e su quelli di disinformazione, con un deciso incremento dal mese di settembre in poi.

Guardando invece ai singoli mezzi, si riscontra che la televisione è stata il mezzo che ha trattato maggiormente l’argomento delle Elezioni Europee. È nuovamente il mondo online a destare preoccupazione: sul totale dell’offerta di contenuti su Internet, i siti di disinformazione dedicano alle Elezioni Europee una quota di contenuti mediamente maggiore rispetto ai quotidiani (e a qualsiasi altra fonte online).

L’Osservatorio dichiara che il 7% dei contenuti mensilmente presenti sul web riguardanti le Elezioni Europee sono Fake News.

Un dato davvero preoccupante. E probabilmente non ci resta che avvicinarci a maggio per vedere crescere ancora questo fenomeno.

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Mondo Digital: in arrivo gli smartphone pieghevoli

Nel mondo del digitale sono in arrivo gli smartphone pieghevoli.

Questa novità, lanciata per prima da Samsung lo scorso febbraio, mira a far fronte a una crisi del settore degli smartphone iniziata già da qualche anno. Le vendite in calo sono dovute alla normalizzazione di tale oggetto nelle nostre vite: difficilmente una persona comune sceglie di abbandonare il proprio device in favore di uno migliore, in quanto ormai tutti svolgono il loro compito egregiamente.

Riusciranno gli smartphone pieghevoli ad invertire questa tendenza?

smartphone pieghevoli: mani di donna che digitano su una tastiera di un pc con accanto un tablet e uno smartphone

smartphone pieghevoli: mani di donna che digitano su una tastiera di un pc con accanto un tablet e uno smartphone

L’arrivo degli smartphone pieghevoli sul mercato

La saturazione del mercato degli smartphone ha dato il via a una corsa ai ripari da parte di molte case produttrici. Dopo Samsung, infatti, si sono susseguite a pochi giorni l’una dall’altra le presentazioni di diversi smartphone pieghevoli che cercano di non rimanere indietro rispetto ai concorrenti. Sorprende il silenzio di Apple al riguardo.

Samsung Galaxy Fold

In principio fu Samsung Galaxy Fold: il primo ad essere lanciato sul mercato è il device del colosso sudcoreano. Formato da due schermi, uno piccolo da 4,6 pollici consultabile da chiuso e utilizzato per le più classiche funzioni di telefonia, e quello da 7,3 pollici che compare quando viene aperto a libro, per navigare o giocare. Da chiuso, il Galaxy Fold risulta un po’ spesso rispetto a ciò a cui ci siamo ormai abituati in materia di smarthpone: 1,7 cm. Ciò viene giustificato dalla (dichiarata) ottima resistenza dello schermo al meccanismo di apertura-chiusura.

Il prodotto di Samsung è anche il primo ad approdare sul mercato, il prossimo aprile, ad un prezzo di vendita di circa 2.000 euro.

Huawei Mate X

L’azienda cinese ha sfidato Samsung con il suo nuovo Huawei Mate X che da subito è sembrato lo sfidante più concorrenziale per il Galaxy Fold. Al contrario di quest’ultimo, il Mate X avrà un unico schermo che si chiude al contrario e dunque rimane sempre esterno; in questo modo, una volta chiuso, semplicemente rimarrà attivo solo la metà dello schermo che rimane frontale. Punto a favore è lo spessore ridotto che è riuscito ad ottenere, di “soli” 1,1 cm. Questo, grazie all’escamotage di una sorta di barra laterale/impugnatura dove è posizionata la telecamera e gli altri tasti necessari. Anche le dimensioni dello schermo di Huawei sono maggiori: 6,6 pollici da chiuso, 8,8 da aperto.

Non si ha ancora una data di uscita per il Huawei Mate X ma sembrerebbe probabile un rilascio sul mercato entro la metà del 2019. Il prezzo è più alto rispetto al Galaxy Fold: si parte da 2.299 euro.

Xiaomi

Questa azienda cinese in forte crescita ha presentato per ora solo un prototipo di quello che sarà il suo smartphone pieghevole. Il device di Xiaomi sembra molto promettente e si differenzia dai concorrenti in quanto progettato per piegarsi su se stesso in tre parti, anziché due. Purtroppo non sono state rilasciate altre informazioni al riguardo dopo il lancio del gennaio scorso dunque non si conoscono altri dettagli tecnici, data di uscita e possibile prezzo di lancio. Lo scopriremo forse nei prossimi mesi.

Oppo

Ancora un’azienda cinese in corsa con il proprio smartphone pieghevole. Anche in questo caso, è stato per ora realizzato solo un prototipo del device, dunque non si conoscono molti dettagli tecnici. Per ora si sa solo che anche lo smartphone pieghevole di Oppo avrà lo schermo all’esterno come il Mate X di Huawei. Anche la data di uscita e il prezzo rimangono un mistero, ma sicuramente non verranno chiesti meno di 2.000 euro al pari dei concorrenti.

smartphone pieghevoli: castello che fuoriesce in 3d da uno schermo di smartphone

smartphone pieghevoli: castello che fuoriesce in 3d da uno schermo di smartphone

Gli smartphone pieghevoli hanno un futuro?

Tutte queste proposte di smartphone flessibili sono sicuramente la dimostrazione del’avanguardia tecnologica raggiunta dalle case produttrici asiatiche. Ciò rischia però di essere uno sfoggio di innovazione un po’ fine a se stesso. Diciamo che il consumatore medio non sentiva davvero l’esigenza di uno smartphone pieghevole, dunque il lancio di tali prodotti sul mercato non risponde ad un’esigenza specifica. E come sappiamo, difficilmente un prodotto che non viene considerato indispensabile per risolvere un problema avrà successo.

Ci sono inoltre vari punti a sfavore di questi device. Innanzitutto sono molto costosi, almeno per il momento, e in pochi saranno disposti a spendere così tanto per procurarsene uno. In secondo luogo, per quanto venga garantita la loro resistenza, sono più fragili di un normale smartphone: il meccanismo di chiusura ad apertura è soggetto a un’usura da utilizzo sicuramente più alta. Inoltre, soprattutto nel caso del Mate X e del device Oppo, il fatto che lo schermo rimanga all’esterno lo espone molto più facilmente a graffi e rotture.

Tuttavia, non ci sono ancora i presupposti per capire se gli smartphone pieghevoli avranno effettivamente un futuro e se potranno dare nuova linfa a un mercato attualmente sofferente.

L’obiettivo dichiarato di questi device è quello di mettere a disposizione, in un’unica soluzione, un telefono che all’occorrenza diventa un tablet, pur rimanendo tascabile. Questo potrebbe essere un punto a favore sottovalutato. Restiamo a guardare.

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Le Social Crisis dei Luxury Brand

Ultimamente c’è stata una vera e propria epidemia di scivoloni e episodi imbarazzanti per i Luxury Brand sulle piattaforme Social.

A partire dal rumorosissimo caso di Dolce&Gabbana VS mercato asiatico, molte case di moda sono state coinvolte in casi di comunicazioni ambigue, di cattivo gusto o interpretate negativamente dal pubblico dei Social.

Allusioni sessuali, luoghi comuni razzisti o sessisti hanno causato danni più o meno grandi all’immagine dei Brand coinvolti e li ha costretti a ricorrere a scuse pubbliche e, in alcuni casi, al ritiro dei prodotti dal mercato.

Scopriamo insieme come il pubblico dei Social stia sempre più dettando il linguaggio della moda, trascinando i Luxury brand in ripetute e rumorose Social Crisis.

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Social Crisis Luxury Brand: modelle con abiti firmati che vivono nel lusso

Crisi Social: i Luxury Brand nella bufera

Tutto ebbe inizio con Dolce&Gabbana

La celebre maison guidata dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana è quella che ha subìto il peggiore colpo all’immagine a causa dei suoi scivoloni social. Tutte ebbe inizio con la diffusione di un video promozionale per una sfilata in Cina ricco di stereotipi di cattivo gusto, seguito da screenshot con affermazioni razziste di Stefano Gabbana. In seguito si è scatenata un’ondata di indignazione generale sui Social che ha portato alla cancellazione dello show. Gli stilisti hanno scelto di diffondere delle scuse pubbliche tramite un video che forse è riuscito a peggiorare ulteriormente la loro posizione. Tutt’oggi, la casa di moda risente delle conseguenze negative del social shaming successivo a questo caso.

Prada e Gucci: colpevoli di aver fatto riferimento alla black face

Entrambe le maison italiane sono cadute nell’accusa di riferimenti razzisti. Prada è stata colpevolizzata a causa di un portachiavi a forma di scimmietta con grandi labbra rosse, secondo alcuni un chiaro riferimento allo stereotipo della black face (la caricatura fatta dai bianchi degli afroamericani). Incidente simile per Gucci, che aveva prodotto un maglione a collo molto alto con cut-out contornato di rosso in corrispondenza della bocca.

Entrambe le case di moda hanno seguito lo stesso iter: ritiro immediato del prodotto dal mercato e scuse pubbliche sulle rispettive pagine Social. Soluzione rapida e drastica prima dell’innesco di un climax catastrofico.

Delle due, Gucci ha voluto fare un passo in più per scavalcare le accuse di razzismo: l’azienda ha annunciato l’apertura di una posizione come Direttore globale e regionale per la diversità e l’inclusività, l’avvio di uno scholarship program di Multicultural Design, un Awareness Program e un Exchange Program multiculturale.

L’insensibilità di Burberry

Burberry è finita nel mirino per un accessorio esibito al collo da una modella sulla passerella della London Fashion Week: un cappio vero e proprio. La scelta è stata ben presto tacciata di insensibilità nei confronti di un tema delicato come il suicidio. Sia la maison che il suo direttore creativo, Riccardo Tisci, sono corsi ai ripari con delle scuse pubbliche sui Social.

Anche in questo caso, come ha fatto Gucci, Burberry ha deciso di fare un passo in più per dimostrare il pentimento. In un comunicato è stato dichiarato l’obiettivo di implementare gli aiuti alle organizzazioni “che promuovono diversità e inclusività e che provvedono all’assistenza di persone in difficoltà”, in particolar modo dando sostegno ai Samaritani, i quali “offrono un ricovero sicuro e discreto a chiunque”.

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

Social Crisis Luxury Brand: illustrazione di donna scandalizzata che guarda lo schermo del proprio smartphone

La creatività dei Luxury Brand si scontra con i dettami dei Social?

Tutti questi casi fanno sorgere spontanea una domanda: sono i Luxury Brand a prendersi troppe libertà creative o è il pubblico dei Social ad essere eccessivamente censorio?

Sicuramente non è facile dare una risposta. Le case di moda da sempre rompono tabù e fanno scelte considerate estreme dalla società, per poi essere semplicemente precursori di mode che si normalizzano a livello culturale successivamente. È arrivato il momento in cui il giudizio popolare, così facile da esprimere e ricevere tramite le piattaforme Social, limiti questo eclettismo?

Forse i Luxury Brand (come del resto, chiunque) devono solo capire come muoversi nell’insidioso mondo Digital per evitare Social Crisis che rischiano di compromettere la loro immagine.

Qualcuno ci è riuscito, altri meno. Quel che è certo che chi riesce a sopravvivere sui Social, avrà lunga vita.

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5 motivi per puntare sull’Influencer Marketing nel 2019

Quando è scoppiata la moda degli Influencer, sembrava qualcosa di passeggero e superficiale, un fenomeno destinato ad esaurirsi in poco tempo. Oggi, il Marketing punta moltissimo sul ruolo degli Influencer nelle campagne promozionali.

Il cosiddetto Influencer Marketing produce oggi un giro d’affari da milioni di euro e nel 2019 è destinato a crescere ulteriormente.

Nella conferenza INREACH di Berlino sono stati svelati i 5 maggiori trend dell’Influencer Marketing di quest’anno.

Scoprite in questo articolo i 5 motivi per puntare sull’Influencer Marketing anche nel 2019.

Influencer Marketing: ragazza che ha in mano uno smartphone che mostra la pagina iniziale di Instagram

Influencer Marketing: ragazza che ha in mano uno smartphone che mostra la pagina iniziale di Instagram

5 trend dell’Influencer Marketing del 2019

Da Influencer a Imprenditori Digitali

La figura dell’Influencer si può ormai considerare superata. Se prima con questo appellativo si definiva una persona comune che grazie ad un sostanzioso seguito sui social media veniva usata come testimonial dai brand per pubblicizzare i propri prodotti/servizi, oggi gli Influencer più famosi si stanno trasformando in veri e propri brand. O, come è stata definita anche l’Influencer nostrana più famosa, Chiara Ferragni, veri e propri Imprenditori Digitali.

Il rovescio della medaglia di questa evoluzione è che gli Influencer stanno perdendo lo loro genuinità e di conseguenza, il loro potere di condizionare il mercato grazie alla loro voce amica, perché percepita come quella di un nostro amico o di un nostro vicino di casa.

Da potenti strumenti come User Generated Content a prodotti patinati e impostati, i contenuti di questi Influencer sono diventati sempre più lontani dalla realtà e sempre più percepiti come vere e proprie pubblicità “istituzionali”.

In questa giungla, la spuntano i cosiddetti nano influencer, quelle persone comuni che hanno tra i 1000 e i 10.000 follower sui Social Media e che iniziano a venir notati e assoldati dai brand. Essi sono ottimi tramiti per creare buzz positivo su un brand o un prodotto e per migliorare il sentiment nei confronti dell’Azienda.

Post sponsorizzati e partnership palesate

Nel 2019, diventerà ancora più chiaro quando gli Influencer stanno pubblicizzando qualcosa per conto di un Brand: nei Social media è diventato obbligatorio dichiarare quando un post è sponsorizzato e quando dietro al contenuto c’è una Partnership commerciale.

Un esempio di questo cambio di rotta sta nell’introduzione, da parte di Instagram, del tag “Paid partnership with” nei contenuti sponsorizzati degli Influencer.

Questo non contribuirà a eguagliare l’attività degli Influencer alle normali attività di promozione di un brand? E conseguentemente, non farà perdere ancora di più la veridicità che dovrebbe appartenere ed essere la caratteristica principale dell’Influencer? Certo, potrebbe.

La bravura di un influencer, ma anche di un brand nelle sua ricerca del testimonial perfetto, starà dunque nel rimanere coerente con una linea, che sia di valori, di gusti personali o di attività consuete svolte. Se Chiara Ferragni si mettesse a pubblicizzare bibite proteiche per culturisti, di sicuro il brand partner avrebbe fatto un enorme buco nell’acqua (e nel portafoglio).

Podcast in ascesa

Nel 2019, sempre più Influencer ricorreranno ai Podcast per condividere i propri contenuti e dare ai propri fan (o meglio, follower) la sensazione di farli avvicinare un po’ di più al loro mondo interiore.

Il fenomeno è in incredibile ascesa e i brand ne stanno facendo tesoro. Questo soprattutto perché, grazie a strumenti di tracciabilità e analisi degli ascolti dei podcast, possono essere rilevati e utilizzati interessanti dati riguardo al seguito di un Influencer. Ad esempio, su Apple Podcast è possibile  ottenere preziose informazioni sugli ascoltatori e sponsorizzare non solo un singolo podcast ma un’intera serie, al fine di dare maggior risalto allo storytelling di marca e consolidare la relazione tra brand e consumatori.

Influencer Marketing: tablet acceso e microfono poggiati su un tavolo

Influencer Marketing: tablet acceso e microfono poggiati su un tavolo

Pugno duro con i Fake Follower

È nota ormai da tempo la minaccia costituita dai Fake Follower, quei seguaci fittizi spesso titolari di account falsi o costruiti ad hoc per questo scopo. Esistono Influencer, o presunti tali, che gonfiano il proprio numero di seguaci comprandone interi pacchetti.

Questa è un problema non da poco per i brand, che rischiano di essere abbaiati da grandi numeri e belle foto, sprecando il loro budget in campagne destinate a fallire. Fortunatamente, il mercato si sta svegliando ed è sempre più raro che un marchio caschi in queste trappole.

In caso siate curiosi di scoprire quali pagine Instagram siano autentiche, potete affidarvi ai tool sempre più efficaci in circolazione, come IG Audit.

Influencer Gaming con Twitch

Nel 2019, i marketer e gli Influencer sperimenteranno Twitch, la più famosa piattaforma di video in live streaming. Anche se dedicata principalmente agli e-sport, non è da escludere che questo strumento possa dar nuovi spunti e una nuova vetrina a Influencer e nano Influencer.

La community di Twitch è già ampia e molto attiva, ma si prospetta in crescita nel 2019. Si prevede che i brand si accorgano presto di questi potenziali spettatori e Clienti. Staremo a vedere.

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Digital in 2019: i numeri dell’Italia digitale

Come ogni hanno, We Are Social, socially-led creative agency, in collaborazione con Hootsuite, piattaforma leader nel settore del social media management, ha pubblicato il report Digital in 2019.

A livello Globale

L’indagine, svolta a livello globale, ci mostra lo scenario digitale nel 2019, focalizzandosi sull’utilizzo di internet in generale, del mobile, delle piattaforme social e dell’e-commerce. L’immagine che ci restituiscono i 230 Paesi su cui si è concentrata l’analisi è di una netta e costante crescita del digital declinato in tutte le sue forme. In particolare si registrano:

  • 5,11 miliardi di utenti mobile al mondo, un incremento di oltre 100 milioni (+2%) rispetto al 2018
  • 4,39 miliardi di utenti internet al mondo, un incremento di oltre 366 milioni (+9%) rispetto all’anno precedente(e più del doppio dei 2,08 miliardi del  primo Global Digital report del gennaio 2012 di We Are Social)
  • 3,48 miliardi di utenti social, un incremento di oltre 288 milioni (+9%) rispetto all’anno precedente; di questi, 3,26 miliardi di utenti che accedono alle piattaforme social da mobile, un incremento di 297 milioni (+10%) rispetto al 2018.

We Are Social ci offre poi, nel dettaglio, un’analisi della situazione italiana. Di seguito vediamo i numeri dell’Italia digitale del 2019.

Digital in 2019: scrivania su cui poggiano due schermi di computer aperti su pagine di programmazione, una tastiera, un poggia telefono con smartphone incastrato e cuffie

Digital in 2019: scrivania su cui poggiano due schermi di computer aperti su pagine di programmazione, una tastiera, un poggia telefono con smartphone incastrato e cuffie

Italia digitale nel 2019

Internet

Nel 2019, sono quasi 55 milioni gli italiani ad accedere ad internet, ovvero più di 9 su 10. Il dato inoltre sembra in continuo aumento.

Dal punto di vista della fruizione, si confermano molti dei risultati già registrati nel 2018: passiamo oltre 6 ore al giorno connessi (di cui circa un terzo sui social) contro le scarse 3 ore in cui guardiamo la tv. L’88% degli Italiani, inoltre, accede ad internet almeno una volta al giorno.

Un dato molto importante è quello che riguarda lo stream di contenuti: il 92% degli italiani infatti guarda video online, a conferma di una tendenza che già nel 2018 era in continua crescita. Anche il mondo del gaming va a gonfie vele: un italiano su 6 gioca in modalità streaming live, l’11% guarda altri gamers giocare online e il 5,4% in relazione a campionati di e-sports.

Sta iniziando a diffondersi anche la tecnologia voice (quella che funziona tramite comandi vocali): nel 2018 sono arrivati sul mercato italiano sia Google Home che Amazon Echo. La conseguenza è stata che quasi un italiano su tre ( il 30%) utilizza regolarmente le funzioni di ricerca vocale o comandi vocali.

Social

Nel 2019, oltre 35 milioni di italiani sono attivi sulle piattaforme social (+2,9% rispetto al 2018),  di cui ben 31 milioni da mobile (+3,3%). Gli utenti effettivamente attivi sono 3 su 4, che ogni giorno spendono sulle varie piattaforme una media di 2 ore ciascuno.

Tra le piattaforme, dominano YouTube e Facebook (sia come piattaforma, sia soprattutto come ecosistema in senso più ampio, includendo quindi WhatsAppMessengerInstagram). Meno frequentati in Italia sono Twitter (32%) e LinkedIn (29%).

I frequentatori più assidui della “famiglia” di Facebook hanno un’età compresa tra i 25 e i 34, seguita da quelle 35-44 e 45-54. Sul dato influisce soprattutto l’uso di WhatsApp, che è la piattaforma di messaggistica più usata in Italia.

Gli Italiani, dunque, usano i Social soprattutto per svagarsi e divertirsi su diverse piattaforme (7,4 a persona, in media), ma anche per informarsi. Secondo i CEO di We Are Social, Gabriele CucinellaStefano Maggi e Ottavio Nava, gli italiani sono sempre più attenti ai temi importanti legati alla loro vita online, come il controllo della propria privacy e la scelta di fonti di informazione affidabili.

Inoltre, per le aziende e i brand, sarà sempre più importante rimanere costantemente aggiornati sulle modalità di fruizione, ma soprattutto di comunicazione, dei loro Potenziali Clienti sui Social, al fine di creare contenuti ed esperienze che stimolino conversazione. Grande attenzione verrà riservata al formato delle stories di Instagram, fenomeno già ben avviato nel 2018.

Digital in 2019: donna con smartphone in mano davanti ad un computer con poggiata sopra una chiavetta elettronica per il digital banking

Digital in 2019: donna con smartphone in mano davanti ad un computer con poggiata sopra una chiavetta elettronica per il digital banking

Mobile

In Italia, le connessioni al web da mobile sono quasi 86 milioni (circa una e mezza per ciascuno di noi). Questo grazie al fatto che, secondo il report, quasi tutti gli abitanti del nostro paese possiedono un telefono cellulare (97%), di cui il 76% sono smartphone.

L’utilizzo principale che gli Italiani fanno di device mobili è per scambiarsi messaggi tramite piattaforme online (87%). Lato intrattenimento, invece, la fruizione di contenuti video da mobile interessa 4 italiani su 5 e il gaming circa la metà della popolazione.

E-commerce

Sulla scia della crescita generale in fatto di Digital, anche l’e-commerce: due italiani su tre hanno dichiarato di effettuare acquisti o pagamenti online, di cui il 42% tramite dispositivi mobili. La spesa su e-commerce sul totale retail si attesta intorno al 4%, con transazioni “provenienti” per un terzo da e-wallet.

Le categorie merceologiche più in crescita sono quelle relative al cibo e alla cura della persona (+18%) e quella di arredamento ed elettrodomestici (+16%).

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I più interessanti Insight sui consumatori del 2018

Per affrontare al meglio il 2019, gli esperti di Think With Google hanno rilasciato un report sugli Insight più interessanti del 2018 che riguardano i consumatori.

Scoprire come si comportano i consumatori sul web può essere un utile strumento per le Aziende al fine di pianificare efficaci strategie di Web Marketing.

I dati che verranno forniti si riferiscono ad una ricerca fatta esclusivamente sulla popolazione americana. Tuttavia, essendo gli Americani un buon (se non il migliore) modello del comportamento Occidentale, riteniamo che questi dati possano essere di ottima utilità anche per il mercato italiano.

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

Insight consumatori 2018: zoom su tre persone che utilizzano lo smartphone che hanno fra le mani

I più interessanti Insight sui Consumatori del 2018

I consumatori di oggi comprano online in ogni momento

Dalla ricerca effettuata su un campione di 3613 statunitensi sui comportamenti di acquisto, è emerso che l’84% di loro effettua fino a 6 ricerche contemporaneamente per fare un singolo acquisto. Per farlo, utilizzano nel 25% dei casi il proprio smartphone.

Il motivo per cui i Consumatori fanno così tante ricerche nello stesso momento è perché ricercano maggiori informazioni possibili al fine di ottimizzare la propria decisione di acquisto. Fondamentalmente, la maggior parte dei consumatori è indecisa. Ad esempio, è stato dichiarato da 9 acquirenti su 10 che nel momento in cui decidono di acquistare uno smartphone non hanno ancora un’idea precisa su quale marchio scegliere.

I brand, dunque, possono e dovrebbero approfittare dell’indecisione dei Consumatori per mettere in atto strategie che li aiutino a posizionarsi fin da subito al primo posto nella mente dell’acquirente.

Un consiglio per il 2019: aiuta gli acquirenti a ritrovare i tuoi articoli che hanno già cercato per non farli disperdere in un mare di informazioni.

Fanno ricerche sul Web utilizzando lo stesso linguaggio con cui parlano

Lo scorso anno gli Utenti del Web hanno utilizzato query di ricerca con un tono sempre più conversazionale. Questo perché ciò permette loro di formulare domande più mirate e specifiche riguardo ai prodotti/servizi che stanno cercando. Inoltre, utilizzare un linguaggio comune li fa sentire più sicuri di ottenere esattamente ciò di cui hanno bisogno.

In linea con questa tendenza, gli utenti hanno iniziato ad usare la prima persona verbale nelle proprie ricerche, come ad esempio “come possa arrivare all’ufficio postale più vicino?” “di quanta vernice ho bisogno per dipingere una parete lunga 3 metri?” e così via. Si pensi che le frasi cercate nei browser su smartphone che contengono “ho bisogno” sono aumentate durante lo scorso anno del 65%.

Un consiglio per il 2019: individua le parole e le frasi chiave associate alla tua attività e ai tuoi prodotti/servizi più ricercati, focalizzandoti sulle frasi con tono conversazionale che potrebbero essere formulate da un Utente standard. In questo modo ti assicurerai di realizzare una comunicazione realmente efficace.

Vicino e veloce

I consumatori odierni desiderano trovare le informazioni o il prodotto/servizio di cui hanno bisogno nel più breve tempo possibile. Non solo, essi vogliono anche che l’oggetto della loro ricerca si trovi vicino a loro, dunque sfruttano abbondantemente i servizi di localizzazione. Si pensi che:

  • Le ricerche da smartphone che includono “vicino a me” e che contengono le diverse varianti delle espressioni “posso comprare” o “comprare” sono aumentate del 500% negli ultimi due anni.
  • C’è stato inoltre un aumento del 200% delle ricerche da smartphone che comprendono “aperto” + “ora” + “vicino a me“, come ad esempio: “farmacia aperta vicino a me ora“.

Un consiglio per il 2019: sii vicino ai tuoi utenti sfruttando le ricerche eseguite vicine alla tua attività o a chi vende il tuo stesso prodotto/servizio.

Gli utenti fanno ricerche per avere più certezze 

Gli utenti sul Web cercano su Google informazioni per migliorare le proprie esperienze offline.

Le persone cercano i dettagli su prezzi, mappe, programmazioni, menù, recensioni per essere più tranquille e programmare in anticipo le proprie esperienze. Si potrebbe dire che il processo di ricerca è ormai parte integrante dall’esperienza stessa, in quanto contribuisce a creare aspettative negli utenti.

Un consiglio per il 2019: fornisci tutte le informazioni necessarie per consentire agli utenti di sceglierti con tranquillità.

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell'e-mail personale

Insight consumatori 2018: donna che sta scorrendo una pagina di e-commerce su un tablet su sfondo di un tavolo con sopra un computer aperto sulla pagina dell’e-mail personale

Cercano i prodotti “simili a…”

Durante le loro ricerche, gli utenti potrebbe scoprire che il prodotto/servizio di cui hanno bisogno è fuori dal proprio budget. Per questo motivo, cercano di rimediare cercando qualcosa che gli assomigli ma a miglior prezzo.

Le ricerche da smartphone che contengono l’espressione “simile a” sono aumentate di oltre il 60% negli ultimi due anni; ad esempio: “pavimento simile al parquet“.

Un consiglio per il 2019: stai attento alle ricerche per un’intera categoria merceologica, non solo per il tuo brand.

I possessori di tecnologie voice apprezzano la brand experience

Negli ultimi anni le tecnologie voice e gli smart speaker hanno riscosso un incredibile successo anche in Italia. Da un sondaggio effettuato dal team di Think With Google su un campione di 1500 Statunitensi in possesso di un device con attivazione vocale, è stato scoperto che questi dispositivi vengono considerati veri e propri assistenti personali nella vita quotidiana.

Per questo motivo, la brand experience e anche i messaggi promozionali vengono accettati di buon grado dei possessori di tecnologie voice, proprio come se a consigliare loro un prodotto/servizio sia un amico/consulente che ha imparato a conoscerli. I soggetti su cui è stata fatta la ricerca hanno affermato che questa esperienza con i brand è decisamente più coinvolgente.

Un consiglio per il 2019: inizia ad usare i servizi offerti dagli smart speaker per fornire una migliore brand experience.

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