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Cybersecurity: cosa ci aspetta nel 2019

Eset, il principale produttore di software per la sicurezza digitale in Europa, ha rilasciato come ogni anno i risultati della sua ricerca sui trend che domineranno la sfera della Sicurezza Informatica nel 2019.

Il report “Cybersecurity trends 2019: privacy and intrusion in the global village” delinea una panorama complesso,che vede i riflettori puntati sulla protezione (e le sua falle) dei dati sul web ma anche sui casi di cryptomining sempre più sofisticati e sui sistemi di engineering intelligenti sviluppati dai cybercriminali.

Vediamo per punti cosa ci aspetta quest’anno in fatto di Cybersecurity.

lucchetto bianco dentro ad un cerchio illuminato davanti a codici informatici in ombra

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Il 2019 della Sicurezza Informatica

Boom del Cryptomining

Il 2018 ha visto un boom del cosiddetto Cryptomining o Cryptojacking, ovvero la produzione illegale di criptovaluta tramite l’utilizzo di software malevoli che sfruttano i computer di persone o aziende ignare.

Questo cyber crimine si è attestato come il più pericoloso dello scorso anno, vedendo un aumento del 956% e il raddoppio delle organizzazioni colpite nella solo prima metà del 2018, con un guadagno stimato per i cyberjacks di circa 2,5 miliardi di dolori.

Il Cryptomining ha dominato il panorama mediatico mettendo in ombra il cosiddetto ransomware, che è un tipo di malware che limita l’accesso al dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto (ransom in Inglese) da pagare per rimuovere la limitazione; in effetti i casi di quest’ultima azione illegale sembrano nettamente in calo. Al contrario, ci si aspetta una continua impennata del Cryptojacking nel 2019.

I cybercriminali si evolvono: usano la Machine Learning e il Social Engineering

Pare che nel 2019 i cybercriminali utilizzeranno di più le tecniche dell’automazione e dell’apprendimento automatico. Il loro obiettivo è quello di raccogliere un maggior numero di dati da utilizzare per avviare campagne di social engineering più personalizzate e sofisticate.

È improbabile che questi truffatori informatici entrino in possesso dei dettagliati database delle grandi piattaforme di e-commerce che tracciano le abitudini di acquisto degli utenti. Potrebbero però utilizzare dei tracker web per seguire le abitudini di navigazione delle vittime o raccogliere informazioni dai broker di dati, cioè fra chi li scambia e rivende intermediando fra le piattaforme digitali, a scopo di profilazione.

Il pericolo si insinua nell’Internet delle Cose

Negli scorsi anni si è visto un crescendo di casi di attacchi ai dispositivi connessi ad Internet che ci supportano nella vita di tutti i giorni. Infatti, se l’usabilità e la comodità che questi dispositivi offrono è innegabile, è purtroppo anche vero che possono anche costituire una porta aperta attraverso la quale le minacce possono entrare.

La crescita costante del cosiddetto Internet of Things nel mondo, potrebbe indurre i cybercriminali a colpire con più decisione e frequenza i dispositivi intelligenti e gli assistenti di domotica. Ancora una volta, l’obiettivo sarà sfruttarli per creare delle vere e proprie reti dedicate al cryptomining o semplicemente per il furto di dati sensibili.

Purtroppo è improbabile che vedremo una soluzione a questo problema durante il 2019; nel frattempo, i produttori dovranno impegnarsi per implementare i livelli di sicurezza all’interno dei loro dispositivi.

furto di dati personali

uomo che tende un braccio bucando lo schermo di un computer per rubare una cartella di dati personali in un ufficio

Il problema della Privacy e i sentori di una regolamentazione mondiale

Nel 2018 gli scandali sulla diffusione dei dati (dal celeberrimo caso Cambridge Analytica all’ultimo caso italiano di Collection #1) hanno minato la fiducia degli navigatori del web in generale, ma in particolare quella degli utenti dei Social Network. Secondo i ricercatori di Eset è addirittura probabile che gli utenti nel 2019 ricercheranno alternative alle piattaforme attualmente più utilizzate.

Sulla scia del clamore suscitato dal problema della Privacy e soprattutto dopo l’introduzione in Europa del Gdpr, Eset nota che modelli simili di legislazione cominciano ad apparire in California, Brasile e Giappone. L’attenzione alla protezione i dati e la garanzia di riservatezza delle informazioni sensibili è oggi una questione di priorità globale e sicuramente incoraggerà l’introduzione in tutto il mondo di leggi contenenti più garanzie nei confronti degli utenti.

Vista la centralità dei dati nel panorama attuale, la capacità di gestirne la protezione potrebbe dunque decidere quali società supereranno indenni questo 2019.

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Come cambierà il Web nel 2019

Il nuovo anno appena iniziato, per il World Wide Web, si apre con un retaggio degli anni passati abbastanza pesante.

Dagli scandali legati alla diffusione dei dati degli utenti , al cambiamento della legge sulla privacy, alla sempre più massiccia disinformazione che circola sul web (quelle che erroneamente ma più comunemente chiamiamo Fake News), il mondo di Internet sembra sia andato a scontrarsi proprio contro i pericoli intrinsechi che la sua natura prospettava.

Il Web, che è costruito e plasmato dagli internauti che lo navigano, è parte integrante, se non dominante, della società contemporanea e va a coinvolgere i paradigmi della politica, dell’economia e persino dell’etica. Il 2019 si apre dunque su un panorama vasto e piuttosto burrascoso e siamo tutti curiosi di vedere come accoglierà le novità o sarà scenario delle evoluzioni già in corso.

schermo azzurro, blu e bianco con icone di internet

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Facebook e gli altri casi di diffusione dei dati

Negli anni scorsi, l’azienda di Mark Zuckerberg è stata investita dallo scandalo di Cambridge Analytica, ormai ampiamente sdoganato e pesante come un grande macigno sulle spalle di Facebook. Per fare un esempio, nel 2018 il Regno Unito ha multato l’azienda di Menlo Park con una cifra di 500.000 sterline per il suo coinvolgimento nella vicenda, che per quanto nei conti della società risultino poco più che spiccioli, danno un chiaro segnale di come i governi si siano intromessi (o meglio, dovuti intromettere) negli affari del Social Network.

Guardando oltre il campo d’azione strettamente di competenza di Facebook, però, nel 2018 ci sono stati altri casi di problemi con la diffusione dei dati degli utenti. Sullo scadere dell’anno un’inchiesta di Privacy International, l’organizzazione britannica che difende i diritti dei cittadini digitali, ha portato alla luce l’attività di almeno 7 data broker che, alla guida di aziende pressoché sconosciute, hanno rubato e monetizzato un’enorme quantità di dati sugli utenti a scopi commerciali.

Cybersecurity

Il 2018 è stato un anno nero per la sicurezza informatica, tanto da poter essere definito l'”anno dei data breach“. Diversi attacchi di hacker, ma anche strutture di protezione fallaci e disattenzione da parte di chi ha la responsabilità di controllo, hanno messo a repentaglio i dati di molte persone. Oltre al celebre caso di Facebook, si ricorda il caso della catena di hotel Marriot, quello di Quora, di Google+ e molti altri ancora.

Si prospetta dunque un 2019 abbastanza cupo in fatto di cybersecurity, in quanto i numerosi casi scatenatisi hanno acceso i riflettori sull’argomento e, si spera, risvegliato l’attenzione della politica e dei Governi. L’Australia per prima, ad esempio, ha proposto una legge molto controversa che fa la guerra alla crittografia sul web.

Schermo nero con scritta "security" azzurra con manina bianca che la clicca

Schermo nero con scritta “security” azzurra con manina bianca che la clicca

Unione Europea: nuova normativa sulla privacy e sul copyright

Il 2018 ha visto anche alcune novità per l’Europa in fatto di legislazione del Web. Innanzitutto, c’è stata l’introduzione della General data protection regulation (Gdpr) in tutti i paesi dell’Unione e durante il 2019 potremo avere delle risposte più chiare riguardo l’efficacia di questa iniziativa.

Inoltre, di grande interesse per il 2019 c’è l’esito della discussione sulla direttiva UE sul copyright, introdotta nel settembre scorso ma ora al varo di Commissione Europea, Consiglio delle Nazioni e Parlamento che dovrebbero trovare un accordo per scrivere il testo definitivo da sottoporre a voto finale. La direttiva è già andata incontro a diverse critiche, una su tutta quella mossa da Wikipedia, che si scaglia contro la link tax e gli upload filter.

La fine della Net Neutrality negli Stati Uniti

Una decisione della la Federal communications commission (Fcc) statunitense ha posto fine a quella che si definisce Net Neutrality, ovvero il principio secondo il quale tutti i dati devono essere trattati allo stesso modo e non si possono creare delle “linee preferenziali” per determinati servizi, discriminando la velocità di altri.

Questo provvedimento ha ovviamente scatenato l’ira di molti, che stanno provando a cambiare le cose. Dall’esterno, gli stakeholder provano a convincere il Congresso a intervenire utilizzando lo strumento legale del Congressional Review Act (Cra), mentre il Senato ha già varato una legge a favore della Net Neutrality nel maggio scorso. Certo, con il clima burrascoso che gravita attorno alla Casa Bianca in questo periodo, le cose potrebbero non essere così facili.

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