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Data-Driven Marketing: il futuro dell’online?

Il Data-Driven Marketing utilizza i dati relativi al comportamento degli utenti per coinvolgerli e fidelizzarli al brand. Nelle aziende che utilizzano strategie data-driven, le risorse e gli strumenti a disposizione vengono investiti in modo più efficiente, ottenendo risultati migliori e abbattendo i costi.

Per fare questo, è indispensabile conoscere il comportamento dei segmenti di target e predisporre per ognuno di essi le strategie più opportune.

Nonostante ciò, ancora molte aziende non sfruttano questa possibilità, probabilmente perché si tratta di un territorio complesso e inesplorato.

Come si può pianificare una strategia Data-Driven?

Per rendere più semplice organizzare un piano che sfrutti le potenzialità dei dati, ti proponiamo una selezione di 5 step che potranno aiutarti a definire una strategia Data-Driven:

Identificare il pubblico giusto è essenziale per poterlo intercettare e coinvolgere in modo adeguato. Prima di tutto si deve progettare una precisa strategia di segmentazione del pubblico, che sappia indicare i criteri per la costruzione del target di riferimento.  

Non possiamo rivolgerci a chiunque, è indispensabile concentrarsi sugli elementi che identificano meglio il nostro cliente tipo.

Dopo sarà necessario raccogliere ed analizzare i dati e identificare l’audience maggiormente in linea con il brand.

  1. Asset

Per fidelizzare un utente non basta trovarlo e comunicare un messaggio. Bisogna rendere la sua esperienza di fruizione del  messaggio stesso, utile e memorabile.

L’utente deve ricordarsi positivamente del nostro brand e collegarlo ad una user experience accattivante, ad esempio tramite racconti transmediali. In questi casi, si utilizzano vari media che si integrano a vicenda e contribuiscono allo sviluppo della storia.

L’utente è perciò chiamato a collegare questi elementi per comprendere l’intero messaggio e ciò rende l’intero processo sociale ed invitante.

Nulla di tutto ciò sarà comunque possibile se non produrremo contenuti di qualità e utili all’utente.

  1. Accesso

L’utente moderno utilizza più dispositivi contemporaneamente, spesso collegati tra di loro.

Per massimizzare la copertura dei messaggi, ossia la reach, è importante utilizzare più piattaforme, così da comunicare il messaggio nel luogo e nel momento giusto senza sprecare le risorse a nostra disposizione. 

L’utente potrà, ad esempio, iniziare la fruizione di un messaggio su Facebook, proseguirla su YouTube e terminarla sul nostro sito.

Tutte le informazioni devono perciò essere accessibili e disponibili su più piattaforme, così da non bloccare la navigazione e la concentrazione dell’utente attorno al nostro brand.

Grazie al Data-Driven Marketing è possibile avere accesso alle informazioni relative ai comportamenti di navigazione degli utenti per capire quali strumenti è preferibile utilizzare.

  1. Attribuzione

Misurare il valore delle interazioni ottenute è importante per capire il successo delle strategie messe in atto. 

Bisogna tenere bene a mente che i processi di acquisto di un prodotto non sono lineari ma trasversali ed estremamente complessi; ecco perché ogni interazione ha un peso diverso e ci può aiutare a comprendere come distribuire al meglio il budget.

Il Data-Driven Marketing aiuta a capire anche questo.

  1. Automazione

Nel Marketing Data-Driven il ruolo dei dati è un elemento imprescindibile. Averli però non è sufficiente, bisogna saperli analizzare e rielaborare per capire se stiamo andando nella giusta direzione o meno.

Essere in grado di estrapolare indicatori importanti come il ROAS, il ROI o il KPI (Key Performance Indicator), ci consentirà di migliorare il marketing operativo e di allocare in maniera efficiente strumenti e risorse.

È difficile pianificare una strategia Data-Driven?

I dati ci aiutano a spacchettare la realtà digitale e a renderla più semplice e comprensibile. Non è sempre facile però rielaborare questi dati e trarne conclusioni utili. In questi casi avere dei professionisti che ti assistano e ti aiutino ad interpretare correttamente i risultati può essere conveniente anche dal punto di vista economico.

Ripartire le risorse in maniera adeguata significa anche sapersi far consigliare da chi possiede la giusta esperienza per farlo. Imparare autonomamente è possibile, ma rischia di portarci sulla strada sbagliata, o di bloccarci laddove le nostre conoscenze incontrino ostacoli insuperabili.

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È importante il Customer Care?

Fare Customer Care è difficile, fare un ottimo Customer Care lo è ancora di più.

Fare assistenza ai clienti significa creare a distanza quello che solitamente si crea faccia a faccia: emozioni, fiducia, feeling. Insomma, un rapporto umano in grado dare al cliente il supporto che desidera nell’esatto momento in cui ne ha bisogno.

Si deve fare Customer Care online?

Nel mondo digitale, si ha la sensazione che il Customer Care abbia meno importanza, come se il non avere qualcuno fisicamente davanti ne annulli la reale presenza.

Quando andiamo in un negozio fisico, se poniamo una domanda, desideriamo una risposta; se abbiamo un dubbio, vorremo che qualcuno ci aiutasse a scioglierlo. Se ci mancano delle informazioni, vorremo che qualcuno ce le desse.

Immaginiamo ora di essere di fronte ad un commesso e non ricevere nulla di tutto ciò. Siete convinti che il cliente procederà con l’acquisto?

Troppo spesso si sottovaluta le reali potenzialità del Customer Care, senza comprendere che un cliente abbandonato alle sue domande e ai suoi dubbi irrisolti, cercherà altrove quello che desidera. Al contrario, un cliente soddisfatto parlerà bene di voi, procurandovi una risonanza genuina e, soprattutto, gratuita.

Abbiamo visto che prendersi cura dei propri clienti è importante, ma per farlo serve organizzazione e strumenti in grado di affiancare i clienti in ogni fase dell’acquisto, come i nostri software CRM. Essi sono progettati per assisterti nella gestione delle relazioni con clienti, partner, fornitori e chiunque abbia un ruolo nella tua strategia aziendale.

Archivia e condividi documenti e informazioni in tempo reale e in totale sicurezza, saranno accessibili da qualsiasi postazione e tutti potranno portare avanti gli obiettivi aziendali in modo armonico e coordinato. Tieni aggiornato il tuo magazzino e gestisci ordini e prenotazioni.

Non è ancora abbastanza? Contattaci per una Consulenza Gratuita senza Impegno, potrai personalizzare il tuo CRM in base alle tue esigenze!

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Spende 600 mila dollari su Facebook Ads senza accorgersene

Il peggior investimento pubblicitario online

Quando decidiamo di comunicare qualcosa, lo abbiamo detto, significa che abbiamo un messaggio chiaro che vogliamo lanciare su chi siamo e cosa facciamo. La cosa vale ancora di più quando decidiamo di lanciare un determinato messaggio nell’intento di pubblicizzare un prodotto o servizio che vendiamo e offriamo.

La comunicazione aziendale, insomma, ha le sue regole fondamentali e la pubblicità ancora di più perché, in questo caso, si tratta di investire tempo e risorse per la creazione di un valore che deve rientrare sia in termini di vendite che di promozione del brand e del prodotto.

Soprattutto con i new media digitali se ci affidiamo all’improvvisazione, come accade, i risultati non sono scontati anzi talvolta, senza conoscenza e senza programmazione degli strumenti a cui ci affidiamo, possiamo imbatterci in grandi, brutte, sorprese.

Imparate da chi ha sperperato 600 mila dollari in pubblicità Facebook Ads

È quello che è accaduto a Raaj Kapur Braar, titolare di una casa editrice, la Fetopolis, che promuove numerose riviste di successo, di moda principalmente, seguitissime e che su Facebook raggiungono in media circa 1,7 milioni di likes. Non male affatto, anche considerando che mediamente, un post pubblicato da una rivista di moda su Facebook raggiunge circa 2000 likes.

Qualche tempo fa, Braar decide di approntare un interessante investimento: decide di affidarsi a Facebook (Facebook Ads) per moltiplicare i suoi “lead” sul social network nella convinzione, abbastanza spannometrica, di ricavare circa il 2-300% rispetto alle risorse investite.

Si butta, impetuosamente, in una massiva campagna su Facebook Ads e, rapidamente, si trova ad aver speso, o meglio potremmo dire sperperato, l’ingente somma di circa 600.000 dollari. E tutto questo senza un concreto ritorno dell’investimento paragonabile a quanto speso.

La vicenda che ancora rimane confusa per punti discordanti espressi da Braar e al contempo anche da Facebook, lascia comunque emergere in maniera importante che quando ci sia affida alla pubblicità di un social network come Facebook risulta fondamentale, anzitutto, conoscere le sue caratteristiche e capire, concretamente, se queste incrociano gli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Facebook, in sostanza, è un social network che ogni mese ospita circa 2 miliardi di utenti che fanno di tutto: dal postare foto all’esprimere commenti su quello che hanno mangiato un minuto prima. Tutto meno che, direttamente, comprare. Nel senso, la piattaforma tutto fa meno che vendere prodotti, offre agli utenti contenuti, anche riguardanti prodotti e, d’altro lato, alle aziende la possibilità di potersi promuovere sui propri canali. Facebook è in grado di incrementare la popolarità di un brand, farlo circolare tra gli utenti, generare “lead” e, addirittura, portare le persone a compiere determinate azioni (call to action) capaci di “convertire” il coinvolgimento generato dal brand in gesti concreti come un acquisto o la sottoscrizione di una newsletter.

Nello specifico Facebook Ads prevede tre livelli diversi di azione:

  • CPM (costo per mille), per avere visibilità (e basta) per il nostro brand aziendale. Si paga semplicemente affinché il nostro Brand venga promosso e mostrato il più possibile;
  • CPC (costo per click), si tratta della tipica strategia usata dall’imprenditore di Fetopolis, prevede un costo associato a ogni click (sia una fotografia, che un like, che un commento);
  • CPM (CPM ottimizzato), con questa strategia paghiamo Facebook solo se gli utenti compiono un’azione specifica che ci interessa (come ad esempio visitare il nostro sito di e-commerce). In questo modo il social network, per avere introiti, indirizza la nostra pubblicità solo verso gli utenti che potrebbero esser interessati e, dunque, propensi alla call to action che noi prevediamo.

Affidatevi a dei professionisti

Alla luce dell’esperienza non molto felice di Braar vi è anzitutto una riflessione da fare: prima di incamminarci in qualsiasi azione di advertising su Facebook Ads è necessario definire bene qual è l’obiettivo che vogliamo raggiungere e, concretamente, capire se il social network fa al caso nostro. Anche considerando che all’investimento economico che facciamo deve corrispondere un ritorno effettivo perché poi, alla fine, qualsiasi strategia deve esser valutata in base al rapporto tra effort e risultati prodotto.

In secondo luogo, bisogna conoscere bene quello che Facebook è e rappresenta con tutte le potenzialità e debolezze e, soprattutto, mettere bene a fuoco che esser visibili, impegnarsi a promuovere il proprio profilo, la propria notorietà non equivale a vendere di più.

Non farlo significa perdere su due fronti: perdere le opportunità che lo strumento ci offre perché non le comprendiamo e, forse la cosa peggiore, sprecare soldi che potrebbero esser investiti su altri fronti magari maggiormente redditizi per la nostra azienda.

Non improvvisare, affidati a dei professionisti per ottenere risultati dai tuoi investimenti in pubblicità. Richiedi una consulenza Gratuita

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Quali sono gli errori da evitare nella Comunicazione Aziendale?

Come evitare gli errori più comuni ed esser più efficaci?

Comunicare è l’aspetto, forse più importante, della nostra esistenza.

Da “Neanderthal” in poi, l’esigenza di comunicare, di dire chi siamo e quello che facciamo è stata necessaria anzitutto per creare counsciousness attorno a noi: un circuito di fiducia, fatto di persone che condividono e apprezzano quello che siamo e che soprattutto ci protegge dall’esterno nell’ottica primordiale di rappresentare un elemento in più per la sopravvivenza.

Comunicare, possiamo dire, è concretamente tra i bisogni essenziali, come mangiare e respirare. Senza, banalmente, non saremmo ciò che siamo.

Sebbene vi siano, quindi, attitudini innate, comportamentali, del modo di comunicare, vi sono anche alcune regole chiave. A maggior ragione per le imprese la cui esigenza di comunicare è dettata dalla motivazione di incrementare le vendite e dunque aumentare il volume del business aziendale, con maggiori probabilità di assumere risorse e creare nuove opportunità per i clienti.

Comunicare male è peggio che non comunicare

Per le aziende soprattutto vi sono una serie di errori, fondamentali, da evitare nell’attività di comunicazione in senso lato:

Assenza di Obiettivo

Ciascuna azione è finalizzata al raggiungimento di uno scopo. Se non definiamo gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere nella comunicazione aziendale, sia in senso generale che specifico (ad esempio con riguardo a un evento o a un prodotto) rischiamo di produrre una comunicazione non efficace, che non raggiunge il target e non informa;

Chiarezza

Non esser chiari, nelle comunicazioni promosse, genera l’effetto completamente opposto. Se non pubblichiamo e diffondiamo informazioni chiare e semplici da comprendere i nostri interlocutori, clienti e utenti generici, rimangono confusi e a lungo andare non seguono più le nostre attività. Occorre sintetizzare invece quello che è il messaggio che intendiamo dare e, di conseguenza, disporre di un team capace di scrivere contenuti in maniera efficace ed esaustiva.

Target identification

Ciascuna comunicazione aziendale deve saper individuare, anzitutto, i target di riferimento, coloro che sono i destinatari effettivi della comunicazione, sia in senso alto e sia individuando soggetti specifici (magari suddivisi per settore e/o area di interesse). Genericamente ci si affida a un lavoro, continuo, di “mappatura degli stakeholder” per monitorare tutti i soggetti con cui, come azienda, entriamo in contatto al fine di 1) capire con chi ci relazioniamo in generale; 2) chi sono i nostri clienti; 3) come “personalizzare” la comunicazione in base ai target affinché risulti quanto più efficace possibile (in termini di condivisioni e risposte a una specifica call to action). Non farlo equivale a non aver obiettivi.

Focus

Una comunicazione efficace che sia tale deve evitare di disperder energie su contenuti poco coerenti con quella che è l’attività aziendale. Bisogna concentrarsi nella produzione di contenuti efficaci e tarati, in maniera specifica, che rendono bene all’utente, potenziale cliente, quali sono i prodotti che vendiamo, allo stesso modo in cui è fondamentale chiarire, bene, quella che è la nostra identità e come ci differenziamo rispetto ai nostri competitor. Il focus deve intendersi non solo nel contenuto ma anche negli strumenti: mancare di considerazione, ovvero non prevedere messaggi diversi a seconda degli strumenti (es. sito web, social, carta stampata) significa non riuscire ad esser incisivi perché è come parlare due lingue diverse.

Engagement

La comunicazione efficace si basa sulla capacità di poter esser condivisa, promossa, veicolata e stimolare alla conversione ovvero alla realizzazione di specifiche azioni (es. acquistare un prodotto). Se non progettiamo la nostra comunicazione aziendale anche nell’intento di favorire l’engagement dei nostri target di riferimento (clienti o utenti generici) rischiamo di non raggiungere gli obiettivi e di, letteralmente, fare un buco nell’acqua.

Competitor Analysis

Per programmare una strategia di comunicazione efficace e, di conseguenza, attuarla con risultato, occorre anche occuparsi di capire chi sono i nostri competitor, chi sono i soggetti con cui, nella realizzazione della specifica attività di business, entriamo in competizione. Non farlo significa non capire come possiamo andare a “personalizzare” la nostra comunicazione, renderla specifica e unica, far capire al cliente perché scegliere noi piuttosto che un nostro competitor.

Trends

Un errore abbastanza comune può esser quello di non prevedere, nella strategia di comunicazione aziendale, degli strumenti di analisi dei trend comunicativi maggiormente diffusi per il nostro settore di business. Ad esempio non sapere qual è il brand del momento o il prodotto più venduto nella nostra categoria piò rivelarsi poco intelligente. Perché non ci consente di tarare la nostra comunicazione su quelle che realmente potrebbero esser le aspettative di clienti e utenti.

Conclusioni

Si tratta di errori che tutti quanti, prima o poi, possiamo commettere in diversi casi. Importante è saperlo e compiere le giuste mosse per evitarli e far in modo che, come detto, comunicare non risulti peggio di non comunicare. Ragionando, inoltre, anche in termini strategici di sviluppare sempre coerenza tra quello che è il contenuto della Comunicazione Interna (verso dipendenti, collaboratori) e quello che invece è ciò che promuoviamo in Comunicazione Esterna (sia quella online che offline). Passaggio fondamentale è considerare, infine, che tutte le attività che abbiamo suggerito poco prima sono da intendersi una tantum ma devono esser inserite in un quadro complessivo di sviluppo di lungo periodo con un approccio flessibile attraverso cui l’azienda periodicamente analizza la propria comunicazione, il relativo impatto e vi appronta i necessari cambiamenti. Nell’ottica, semplicemente, di un continuo percorso di apprendimento e, dunque, miglioramento.

Possiamo aiutarti a non commettere gli errori più diffusi della comunicazione aziendale grazie alla nostra esperienza decennale al fianco delle aziende.

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Google annuncia la chiusura del suo social network Google+

Google+ era nato con le migliori aspettative, di tutti, utenti e, perchè no, anche aziende, interessate a sfruttare, in brand promotion, l’enorme flusso di dati del motore di ricerca di Montain View. Ma qualcosa è andato storto o meglio è andato non come previsto. D’altronde è una costante di successo dell’innovazione: l’effetto disruptive del continuo avanzamento da un prodotto ad un altro e la considerazione, semplice, che poi alla fine non tutti i mali vengono per nuocere ovvero un fallimento genera una nuova creazione.

Il fallimento del social network di Mountain View

Google+ nasce tra i migliori auspici nel 2011 con l’intento della casa madre di fare ingresso, a tutti gli effetti, nel mercato dei social network avendo dalla propria l’enorme flusso quotidiano di utenti su Gmail e sul motore di ricerca. La casa madre di Mountain View attua una strategia di fidelizzazione very strong e in pratica ciascun utente dei prodotti Google, Gmail e Youtube soprattutto, viene “automaticamente” registrato su Google+ per utilizzare “al meglio” i servizi richiesti. Google intende caratterizzare la propria piattaforma di social networking, come un prodotto capace di concorrere, in breve tempo, con i big Twitter e Facebook.

Cosa è accaduto negli ultimi anni?

In breve tempo, il social network made in Google inizia a perdere colpi soprattutto perchè gli utenti non vogliono sentirsi pilotati nelle loro scelte di aderire o meno ad alcuni contenuti e soprattutto preferiscono avere e mantenere esperienze digitali diversificate senza dovere, per forza, migrare verso un unico contenitore. D’altronde, la propensione all’utilizzo dei social, in ottica user generated content, sta anche nella possibilità di poter utilizzare più strumenti, anche mixandoli, per veicolare messaggi differenti.

Google comunque, continua a rilanciare il proprio prodotto: lo espande, ne amplia le funzioni e le capacità di condivisione contenuti sempre nell’intento di costruire, finalmente, la propria rete sociale. Il salto, però, non riesce. Manca una componente fondamentale, alla base non solo di una piattaforma ma di ogni processo sociale, sia una petizione o una votazione: manca l’engagement, la capacità essenziale di uno strumento collettivo di saper “coinvolgere” gli Utenti, stimolando il loro interesse a condividere contenuti di vario genere e, dunque, a frequentare e avvertire lo spazio virtuale della “piattaforma” come spazio proprio di affermazione e promozione.

Perchè è fallito Google+?

Google+ diventa il social network meno “sociale” della storia e si caratterizza per un singolare paradosso: quello di esser un prodotto di un gigante del web, in termini di flussi e utenti giornalieri, con un flusso bassissimo. Dati recenti comunicati da Mountain View, infatti, affermano che circa il 90% degli utenti di Google+ non supera i 5 secondi totali di accesso alla piattaforma.

E di conseguenza, su queste basi, fallisce anche una delle rilevanti direzioni di sviluppo: quella verso le aziende che, in teoria, avrebbero avuto tutto da guadagnare, in termini di followers e brand promotion, veicolando i propri contenuti sui canali Google. Senza engagement degli utenti non c’è circolazione di informazioni e contenuti e, quindi, nessuna promozione del brand.

A marzo 2018, una nuova, definitiva (almeno per ora) tegola: google annuncia che tra il 2015 e il 2018 un bug della piattaforma, sconosciuto agli sviluppatori, ha causato la probabile violazione dei dati personali di circa 500.000 utenti. La claudicante piattaforma di casa Google+ viene, quindi, annunciata in chiusura: insieme ai bassissimi livelli di engagement, la perdita di fiducia generata dalla mancanza di sicurezza nella protezione dei dati danno il colpo di grazia o meglio archiviano definitivamente la parentesi del social network made in Google che sarà chiuso, ufficialmente, entro agosto 2019, lasciando agli utenti il tempo necessario per migrare altrove le proprie informazioni.

La lezione di Google per il cambiamento della propria azienda

Tutto ciò può sembrare un fallimento, un percorso determinato da scelte poco lungimirante e soprattutto, all’apparenza, poco comprensive delle dinamiche in corso soprattutto con riferimento allo sviluppo del mercato dei social network. Ma si tratta solo di apparenza guardando un po’ più da vicino la storia dello sviluppo evolutivo di Google, che poi altro non è se non la storia delle innovazioni digitali che, progressivamente, hanno modificato e trasformato la nostra vita quotidiana e le relazioni. Google, in particolare, è un’azienda che, per certi aspetti, non ha mai tralasciato la sua natura essenziale di startup: ha sempre promosso sperimentazioni di nuovi prodotti con continui cambi di strategie e modifiche affrontando il potenziale rischio di “fallimento” con una “visionaria” capacità, tipica da startupper, di leggere il successo che può nascere dopo ogni caduta. E infatti, come già avvenuto nel passato, l’azienda sperimenta e affronta “fallimenti” ma senza tralasciare i percorsi intrapresi, anzi. Ciascun percorso, ciascun passaggio, ciascuna sperimentazione, con i relativi “fallimenti”, vengono analizzati, metabolizzati, ragionati per rielaborare le complessive strategie di business development dell’azienda. É la base, anche, del successo e della crescita di tante applicazioni che usiamo ogni giorno e che, all’inizio, erano niente altro che semplici startup.

Pensiamo al Futuro

Da quanto realizzato nel passato si fa tesoro e, in ottica di apprendimento e miglioramento continuo, gli errori del passato possono rappresentare la base per la progettazione di nuovi prodotti di successo di domani. Questa è la mentalità che seguiamo in MG Group Italia, azienda dinamica che supporta i propri clienti in piani specifici di brand promotion sul web e sui social attraverso l’integrazione di differenti strumenti al fine di fornire strategie aggiornate che consentono ai propri clienti e partner commerciali di trasformare il cambiamento in concrete opportunità.

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Che cos’è Google my Business?

Chi cerca un negozio, un’azienda o un servizio molto probabilmente oggi userà la barra di ricerca di Google. Per questo se sei il titolare di un’impresa non puoi rinunciare ad usare la scheda gratuita di Google My Business che permette ad attività e organizzazioni di gestire la propria presenza online, compresi Ricerca e Maps. Con questa scheda puoi verificare le informazioni che i tuoi clienti cercano (indirizzo, orari, sito web, etc) e interagire con essi: se aggiungi foto della tua attività e rispondi alle recensioni o alle domande la tua attività ha il 42% di possibilità in più che il clienti cerchi le informazioni stradali per raggiungerla.

Ma non finisce qui: con Google My Business acquisisci informazioni importanti, come le statistiche sulle modalità con cui i clienti hanno cercato la tua azienda, o la percentuale di coloro che ti hanno chiamato al telefono. Con questi dati puoi creare la tua strategia per avviare campagne su Google Ads e rendere il tuo marchio sempre più forte.
Non ci sono motivi per non usarlo! Se hai bisogno di assistenza o vuoi avviare una campagna di marketing locale più larga e completa puoi contattare noi di Mg Group.

Da tanti anni ci occupiamo di web, anche per piccole imprese locali, e sapremo proporti solo ciò che è meglio per te.

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A cosa serve avere una app aziendale? 5 buone risposte

Sai che i consumatori usano ogni volta uno strumento diverso per i propri acquisti?
Il marketing si è concretato su ogni cosa possibile – le emozioni, i processi neurologici, il packaging, i colori, la posizione nei motori di ricerca – ma a volte si rischia di dimenticare una cosa molto importante nel comportamento dei consumatori: essi usano ciò che gli è più comodo, e le caratteristiche di questa comodità non sono sempre le stesse durante l’arco della giornata.
Di giorno, durante le ore di lavoro, la maggior parte delle vendite nel mondo del commercio elettronico si verifica attraverso un device desktop, ovvero attraverso un computer fisso. Invece la mattina presto, la sera e di notte i consumatori preferiscono utilizzare un device mobile, ovvero spesso il proprio smartphone.
Ce lo ha spiegato l’anno scorso il report aggiornato sul Mobile Commerce, realizzato da Criteo, che dice anche che il 63% delle vendite da mobile, è effettuato tramite app. L’analisi dei dati relativi al cross-device permettono di verificare qual è il percorso seguito dagli utenti prima dell’acquisto: il 31% delle vendite effettuate da desktop, ad esempio, è stato preceduto da un click da un dispositivo mobile.

Cosa ci dicono questi dati?

Sicuramente ci suggeriscono alcune mosse strategiche importanti per chi oggi vuole accrescere il suo fatturato utilizzando il web e le nuove tecnologie.
Il dato più importante è che l’utente medio è solito usare una moltitudine di device prima di comprare il prodotto o servizio desiderato. E che usa quelli che gli offrono un’esperienza di navigazione più semplice e più adatta al contesto in cui si trova nel momento in cui vuole acquistare il prodotto.
Per questa ragione è importante che tutte le imprese che stanno investendo sul web non dimentichino di far sviluppare una app aziendale, collegata direttamente al proprio sito internet.
Vi sembra eccessivo e superfluo? Non è così, basti pensare a quanti milioni di app ci sono nei nostri smartphone per farsi un’idea dell’importanza di questo strumento.

In ogni caso, di seguito proviamo ad illustrarvi alcuni buoni motivi per cambiare idea sulla realizzazione di una app aziendale

1 – LE APP AZIENDALI GARANTISCONO UN SERVIZIO PERSONALIZZATO

Con una app aziendale è possibile personalizzare moltissimo l’esperienza dello shopping dell’utente: una comunicazione su misura in base ai loro interessi, alla posizione, al comportamento d’uso, e altro ancora. Le app sono utili anche per monitorare e osservare l’engagement degli utenti ed usare questo dato per offrire consigli personalizzati e aggiornamenti. Inoltre possono identificare in tempo reale la posizione degli user e fornire contenuti geografici specifici. A questo si aggiunga che quando si offre un’esperienza personalizzata si aumenta il tasso di conversione e quello di vendita.

2- AUMENTA LA VOSTRA REPUTAZIONE FACENDOVI RISPARMIARE DENARO

Un’azienda che abbia una app appare più forte, più tecnologicamente avanzata, più capace di affrontare le sfide del mercato. Un app migliora la vostra reputazione rispetto alla concorrenza e lo fa senza farvi spendere soldi inutili: dimenticate i costi di stampa e di distribuzione. Basta un click per lanciare efficacemente una promozione o un nuovo prodotto.

3- LE APP SONO CAMPIONI DI VELOCITA’

Un’app aziendale ben progettata può svolgere molte azioni più velocemente di un sito mobile. Le app solitamente salvano i loro dati localmente sui dispositivi mobili, al contrario i siti utilizzano i server. Per questo motivo il recupero dei dati avviene più velocemente attraverso le app. Non solo, le app possono rendere molti contenuti fruibili anche off-line: in questo modo l’esperienza dell’utente può non interrompersi mai. Per non parlare dell’utilità di trovare tutte le proprie preferenze già impostate nella app. Un esempio? La possibilità di pagare usando i dati registrati della propria carta invece di doverli inserire tutti ogni volta da capo.

4- CHI USA UN’APP AZIENDALE COMPARA DI MENO I PREZZI

Recentemente l’azienda Americana ComScore ha rilevato che il 46 % degli clienti che usano l’APP di un’azienda non hanno intenzione di fare altre ricerche e comparazioni tra prodotti. In questo senso una app è un ottimo strumento per fidelizzare i propri clienti: crea un rapporto di fiducia e di frequentazione tale con il marchio che a volte riesce anche ad isolare il cliente dalla concorrenza.

 

5- AVERE UN APP MIGLIORA L’INDICIZZAZIONE SU GOOGLE

Avere un sito responsive è importante per scalare posizioni nei motori di ricerca, ormai lo sappiamo tutti. In pochi invece sanno che anche le Applicazioni Android vengono premiate, se ottimizzate a dovere, aumentando la visibilità per le aziende presenti online con questo strumento

 

E ora, considerati questi vantaggi acquisibili attraverso le app, è importante sottolineare quanto sia importante avere strumenti professionali e sviluppati usando le più moderne tecnologie presenti sul mercato. Acquistare, per risparmiare, un prodotto già vecchio nel mondo del digitale equivale ad acquistare un telefono di vecchia generazioni che è già da buttare il giorno che si apre la sua scatola. Mg Group Italia è un’azienda solida, impegnata da tanti anni nel settore del web, capace di offrirvi al prezzo giusto un team di professionisti  in grado di affrontare tutti i molteplici aspetti che implica lo sviluppo di un app, all’interno di una strategia di web marketing più complessiva.

Che aspetti a contattarci? Prepareremo per te un’offerta personalizzata sulle esigenze della tua azienda.

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Google Pay sbarca in Italia

E’ arrivato anche Google. Dopo Apple Pay (nel maggio 2017) e Samsung Pay (in Italia ad aprile 2018) ora è il turno di Google Pay, il servizio di “Big G” che permette di gestire le carte di credito e debito direttamente nell’account Google.  Era già presente in 20 paesi nel mondo e ora arriva anche in Italia e siamo certi che darà una spinta al mercato dei pagamenti digitali che cresce costantemente come continua a crescere tutto il mondo degli acquisti e dei device digitali.

Come funziona Google Pay?

Google Pay – come tutte le app di pagamento – è pensata per sostituire il portafogli con il telefono: consentirà di pagare su app e siti web, su tutte le piattaforme controllate di Mountain View (da Google Play a YouTube) e in tutti i negozi che supportano i pagamenti contactless.

La nuova app combina elementi delle applicazioni di pagamento già esistenti, ovvero Android Pay e Google Wallet. Mentre il primo veniva utilizzato per effettuare pagamenti presso punti vendita come Samsung Pay o Apple Pay, il Wallet ha permesso agli utenti di inviare e ricevere denaro ad amici e contatti rapidamente. L’integrazione tra le due app nel tempo dovrebbe dare un servizio sempre più completo e in prospettiva arrivare a sostituire il denaro per qualsiasi tipo di transazione.

Ciò che rende Google Pay migliore rispetto a Samsung Pay o Apple Pay è che non è legato a un particolare produttore di smartphone, ma funzionerà su qualsiasi dispositivo Android che supporti NFC (near field communication). NFC è un particolare sistema che consente i pagamenti costruendo una rete wireless ad alta frequenza tra lo smartphone e il Pos quando sono avvicinati l’uno all’altro. Purtroppo non sono ancora moltissimi gli esercenti che hanno questo tipo di dispositivo, ma non c’è dubbio che cresceranno esponenzialmente e velocemente con il passare dei mesi.

Pagare nei negozi

Nei negozi può essere utilizzata da tutti gli utenti Android con un dispositivo dotato di tecnologia NFC. Cioè con all’interno chip che permettono di pagare avvicinando il dispositivo al Pos.

Per usarla basta scaricare gratuitamente la app dallo store e inserire le proprie carte di credito e di debito, tra quelle emesse dalle banche supportate. Al momento sono Banca Mediolanum, Boon, Hype, Nexi, N26, Revolut e Widiba. Nei prossimi mesi si aggiungeranno anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Al momento di pagare basterà attivare lo schermo del telefono e appoggiarlo al terminale.

I negozi che offrono questo tipo di pagamento hanno in mostra il simbolo NFC/contactless o il logo Google Pay.

 

E’ possibile utilizzare Google Pay online?

Online invece può essere utilizzata anche dagli utenti iOs, cercando l’icona Google Pay a fianco ai metodi di pagamento tradizionali. Basta un click sull’icona e molto velocemente Google Pay condividerà con il sito di e-commerce o con la app i dati di fatturazione dell’utente e quelli della carta impostata. E’ tutto molto semplice e puoi vedere come funziona dal video tutorial rilasciato da Google. Sono già centinaia i siti e le app che accettano questo metodo di pagamento e Google sta lavorando perché siano sempre di più.
Non basta, perché in effetti ciò che rende Google Play più rilevante rispetto ai suoi predecessori è l’integrazione con altre app di Big G. Ciò significa che gli utenti saranno in grado di accedere alle sue funzionalità da altre app di Google, sia Chrome, Play Store o anche Google Assistant. Pertanto, se gli utenti di Chrome navigano attraverso un sito di prenotazione di un film, possono pagarlo aprendo l’interfaccia di Google Pay in Chrome.

 

Pagare tramite smartphone? Ora è sempre sicuro.

La sicurezza, questione molto importante, è ottima su tutti i sistemi di pagamento tramite smartphone e anche per quanto riguarda Google Pay non dovrebbero esserci problemi: il sistema NFC non trasmette infatti direttamente i dati relativi alla carta memorizzata, ma trasmette token criptati e generati dal chip Secure Element il quale assicura anche sicurezza fisica.

 

Digital payment: le prospettive.

Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano, nell’ambito della presentazione del rapporto dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano ha illustrato molti dati interessanti. «Nel 2017 i pagamenti digitali con carta in Italia sono cresciuti di oltre il 10%, raggiungendo i 220 miliardi di euro, pari al 28% dei consumi delle famiglie italiane» ha dichiarato Perego. «Le modalità più innovative di pagamento digitale (eCommerce, ePayment, Mobile Payment & Commerce, Contactless Payment, Mobile POS) valgono oggi il 21% del totale dei pagamenti digitali con carta, mentre nel 2016 si fermavano al 15%».
«La crescita dei New Digital Payment proseguirà nei prossimi anni (superando nel 2020 i 100 miliardi di euro), a scapito di strumenti di pagamento più inefficienti come il contante e, in parte, in sostituzione degli Old Digital Payment» ha proseguito Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce. «Il contributo maggiore a questa crescita sarà probabilmente riconducibile ai Contactless Payment e ai Mobile Proximity Payment, finalmente in fase di decollo. Senza dimenticare i servizi di mobilità: oggi sono 8 milioni le soste pagate tramite cellulare, in 50 comuni è possibile attivare un servizio di Car Sharing e in 110 uno di bike sharing».

 

E la tua azienda? E’ attrezzata per il digitale?

Dati molto interessanti, che ci dicono dove sarà il futuro domani. Una consapevolezza che è anche una grande indicazione: per non restare indietro le aziende italiane dovranno velocemente e continuamente aggiornare il proprio modello di business e soprattutto i propri strumenti tecnologici.
E voi cosa aspettate? il vostro sito è aggiornato, avete già un ecommerce, state curando la vostra visibilità sui motori di ricerca?

MG Group è nata per sostenere le imprese italiane nello sforzo di affrontare le nuove sfide del digitale e del web.

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E’ l’ora del Check Up Digitale!

Arriva l’autunno e la tua caldaia ha bisogno di un check up. Probabilmente tra un po’ anche la tua automobile e farai naturalmente anche le periodiche analisi del sangue. Continuamente controlliamo che il nostro corpo e le macchine che utilizziamo siano in buona salute e funzionino correttamente. E allora come mai non hai ancora pensato a fare il digital check-up della presenza online della tua azienda?

Ma prima: cos’è il digital Check Up?

Non è difficile da spiegare: è un’attenta analisi degli strumenti della comunicazione digitale di un’azienda che si conclude con un report, in cui vengono riportati i risultati e le indicazioni sulle attività da modificare o sui nuovi strumenti da implementare, nel caso fosse necessario.
Sito internet, Seo, Piano editoriale dei contenuti, Pagine e canali sui social network, sponsorizzazione su Google Ads, Analisi dei sentiment e della Social reputation del marchio: nulla sfugge ad un digital check up fatto con cura e i giusti strumenti, perché chi vuole raggiungere traguardi importanti, e far crescere il proprio business, ha bisogno di rendere efficace ogni canale di comunicazione, anche quello usato solo da una ridotta nicchia di mercato. Se la tua azienda è come la media di quelle italiane sicuramente hai un sito web, magari ben fatto, ma probabilmente ci sono dei punti su cui devi ancora lavorare e che il report del check-up può mettere in luce.

Qualche esempio dei benefici del Digital Check Up:

  1. Avere un piano degli obiettivi specifici per la scelta delle migliori azioni di web marketing
  2. Avere uno studio attento della presenza digitale dei tuoi concorrenti
  3. Avere un piano editoriale pensato sulle parole cercate più spesso dai tuoi potenziali clienti e il tuo target sui motori di ricerca.
  4. Avere una strategia di comunicazione che cerchi il giusto tono e i giusti contenuti per ogni diverso canale social e web

Che aspetti a farti consigliare da un team di specialisti della comunicazione e tecnici del marketing?

MG Group è qui per questo e può offrirti un check up utile a capire dove stai sbagliando, dove stai crescendo e cosa puoi ancora molto migliorare.  Richiedi subito una consulenza gratuita senza impegno.

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Come migliorare la Reputazione dell’Immagine Online

Difendere la propria immagine online nella società contemporanea, quella dove sempre e comunque ‘the show must go on’, è diventato un obiettivo imprescindibile per chi vuole avere un business di successo, qualsiasi esso sia.
‘Non ti curar di loro e passa’, il vecchio adagio popolare italiano che invitata a ignorare le malelingue, non è più del nostro tempo e va ribaltato: oggi l’imperativo è ‘curati di chiunque parla male di te e fermati subito per convincerlo del contrario’. Perché? Il motivo è semplice: da quando esistono il web e i social media tutto ciò che viene detto resta, a futura memoria, scritto su pagine virtuali consultabili da chiunque in qualsiasi momento.
Per questo la reputazione online della tua azienda e dei tuoi prodotti è fondamentale se vuoi vendere online, convincere i clienti, generare un passaparola positivo.

Non trascurare la tua Immagine Online

Agire per avere un’immagine curata (andresti mai ad incontrare un cliente con i vestiti completamente sporchi di fango?) e puntare a conquistare quante più recensioni positive ai tuoi prodotti è possibile conquistare.

Cosa succede però se iniziano ad aumentare drasticamente le recensioni negative?

O se peggio ancora il nome della tua azienda viene associato a parole come “delusione” o “fregatura”? Succederebbe che il danno d’immagine sarebbe enorme, con colpi quasi mortali alla tua brand reputation e quindi alla futura curva del tuo fatturato.

Web Reputation: é sempre meglio prevenire che curare

Meglio – ed è sempre bene ricordarsene – prevenire che curare: investire per monitorare la propria Reputation, ad esempio con il social listening o la sentiment analysis, e per migliorarla con scelte che puntano ad affermare la propria influenza su un territorio e a comunicare positività, impegno sociale, attenzione all’ambiente.

In ogni caso è possibile anche intervenire in seguito, quando il danno di immagine si è già prodotto, utilizzando strategie SEO e Web Marketing professionali orientate a rendere sempre meno visibili le notizie e i commenti negativi, e a migliorare la brand reputation del tuo marchio.

E’ giusto rispondere ai commenti negativi?

Facciamo degli esempi: quello perfetto è quello che conoscono tutti i ristoratori, i negozianti, gli organizzatori di eventi che ricevono recensioni negative da un cliente su piattaforme come TripAdvisor o su forum diversi. In questo caso si tratta di un problema di reputazione e di immagini di piccole proporzioni, da risolvere con tecniche semplici scegliendo una tra le strade diverse disponibili. Ciò che suggeriamo di fare ovviamente è di rispondere con un linguaggio semplice e chiaro, possibilmente gentile, perché una mancata risposta significa automaticamente ammissione di colpa.

Ricordatevi sempre di fare prima un’analisi dei motivi che possono aver spinto quel cliente a scrivere la recensione negativa: ha una qualche fondata ragione? Se pensate di si, e dovete essere onesti con voi stessi, allora intervenire subito per rimuovere o correggere il problema generato nella vostra azienda. E se è possibile spiegate nella risposta al cliente in che modo siete intervenuti per evitare che i disagi si ripetano.

E’ possibile eliminare i lunghi post negativi?

In caso di post più lunghi contenenti giudizi negativi, ben indicizzati e in prima pagina sui motori di ricerca, la situazione è più complessa ma non sarà lo stesso impossibile intervenire. Si tratta in sostanza di produrre ulteriori nuove notizie, attraverso comunicati stampa, annunci, racconti o compagne di comunicazione, che possano far scendere in secondo piano quello negative che ora sono in cima alle SERP dei motori di ricerca.

Social network, siti internet, stampa amica: vanno utilizzati tutti i canali possibili per diffondere le nuove notizie. E’ fondamentale inoltre assumere un consulente SEO capace di creare una strategia per far in modo di occupare le prime pagine dei risultati di Google con articoli che parlano positivamente dei prodotti è una scelta saggia che consigliamo.

Cronaca negativa? La situazione è molto difficile ma va saputa affrontare in modo efficace

L’ultimo caso di cui vogliamo parlarvi è quello che vede le aziende coinvolte in qualche scandalo negativo, in qualche incidente in cui si siano feriti degli esseri umani o in qualche vicenda giudiziaria.

In casi come questi i commenti sui social o nei forum sono l’ultimo dei problemi perché a diffondere le notizie negative capaci di azzoppare definitivamente la brand reputation di un’azienda saranno direttamente le agenzie di stampa, le televisioni, più in generale gli organi di stampa. In casi come questi può essere d’aiuto aver predisposto prima un piano per la comunicazione di crisi e quindi affrontare le ore più difficili in maniera efficace.

Se invece la situazione diventa velocemente irrecuperabile allora poi non resta che tentare le strade più impervie:

  • In primis contattare il proprio team legale, o semplicemente il vostro legale: se siete convinti di essere finiti in una gogna mediatica, di essere innocenti e accusati ingiustamente, allora dovete querelare chi lo fa e intimargli di cancellare (o rettificare) i contenuti accusatori.
  • Come secondo passaggio cercate di fare appello al diritto all’oblio: anche se non è possibile far cancellare tutto a causa della tutela legittima del diritto di cronaca probabilmente potreste riuscire ad ottenere qualche miglioramento.
  • Infine inventate una nuova iniziativa, meglio se benefica, grande e molto visibile, che possa riabilitare l’immagine della vostra azienda e darvi una posizione migliore da cui ripartire.

Fate in fretta, chiedete subito una consulenza di web marketing per difendere la vostra Immagine Online!

Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online.

La tua reputazione online è fondamentale,
è il momento di ottimizzarla!

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