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Che differenza c’è tra Logo, Marchio e Marca?

Logo, Marchio e marca possono sembrare sinonimi anche se, in realtà, rispecchiano differenti elementi di un’azienda ed è importante conoscere la differenza.

Che differenza c’è tra Logo, Marchio e Marca?

Difendere il proprio nome è importante nella vita come nel mercato.

Quando si tratta di un’azienda il nome della stessa e quello dei suoi prodotti sono un grande valore su cui investire: il brand esprime un’identità, rende riconoscibili e costruisce relazioni con i clienti basate su un bene primario come la fiducia.

I nomi delle grandi aziende di un paese entrano nelle case, nel vissuto e nella memoria di milioni di persone. alcuni di essi definiscono persino le generazioni e gli stili di vita (pensate a cosa è stato El Charro per i paninari degli anni ‘80 a Milano!), altri caratterizzano nicchie sociali e diventano veri e propri status symbol (viene subito in mente la parola Rolex, no?) .

Questo vale solo per le grandi aziende?

La risposta è tutt’altro che scontata.

Troviamo la stessa forza comunicativa anche nelle aziende fortemente radicate nelle realtà locali, capaci di rappresentare tipicità produttive, enogastronomiche o perfino geografiche (sapete che Tiscali è un sito archeologico della Sardegna? E che dire della costa calabrese raffigurata sull’etichetta dell’Amaro del Capo?).

I migliori esperti di marketing del mondo da tanti anni si occupano del brand: come sceglierlo, quali significati deve comunicare, con quale stile grafico va realizzato, ma soprattutto con quali tecniche imprimerlo nella memoria delle persone, facendone crescere l’awareness, la visibilità e la reputation, e infine come difenderlo da eventuali errori comunicativi.

Nonostante tanto impegno progettuale e teorico spesso le aziende e i clienti dei marketers non conoscono il significato preciso dei termini che si utilizzano in questo ramo e fanno fatica a distinguere i diversi piani su cui si costruisce un brand di successo, ognuno dei quali va considerato dentro la relazione con gli altri, ma anche nella sua autonomia.

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Differenze

Logo, marchio e marca (o brand) non sono la stessa cosa, e di tutti bisogna occuparsi con cura e attenzione.

Il Logo

Il primo è il logo: un logo (abbreviazione di logotipo) è la scritta che solitamente rappresenta un prodotto, un servizio, un’azienda, un’organizzazione.

Il logo può essere formato esclusivamente dal logotipo ed essere rappresentato da un lettering che riproduce una parola o un acronimo, come accade in moltissimi loghi famosi, come ad esempio in quello della pasta Barilla.

Oppure il logo può essere formato esclusivamente da un Pittogramma, Ideogramma, monogramma oppure da una combinazione di due o più di questi con il logotipo.

  • Un pittogramma è un segno iconico che rappresenta in modo diretto un oggetto/servizio/attività, come nel caso del panino inserito nel logo di Burger King.
  • L’ideogramma invece è un segno svincolato dall’oggetto che vuole rappresentare, più astratto e non iconico o comunque a bassa iconicità, come nel caso della conchiglia della Shell.
  • Infine il monogramma è un simbolo grafico ottenuto sovrapponendo o combinando in altro modo due o più lettere del nome del marchio,  ad esempio come nel logo di Fendi.

Il Marchio

Diversamente quando parliamo di marchio parliamo di un qualunque segno che possa essere rappresentato graficamente (parole, disegni, lettere, cifre, design, combinazioni cromatiche) purché sia idoneo a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli delle altre. In sostanza con la parola marchio si intende quella combinazione di logotipo e simbolo riconosciuta legalmente come appartenente ad una data azienda.

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La Marca

Infine la marca o il brand sono parole che fanno riferimento ad un universo molto più ampio di quanto non si faccia con la parola logo e la parola marchio: la marca infatti è l’unione del logo alla storia dell’azienda, incarnata dai suoi prodotti, evocata nel suo packaging, viva nei suoi testimonial, forte nei suoi slogan e salda nei suoi valori. Chi si occupa di costruire un brand deve considerare la necessità di esprimere attraverso la comunicazione nel suo complesso il grande arco dell’esperienza aziendale e della percezione, sedimentata nel tempo, che di essa hanno i suoi clienti e l’opinione pubblica.

Chi ha un’azienda e voglia lavorare con cura sul proprio brand deve sapere che per farlo servono team di più professionisti con competenze diverse: affidarsi ad un semplice grafico, o fare campagne estemporanee e frantumate, pensate da tanti soggetti diversi con impostazioni differenti, potrebbe infatti provocare un danno alla riconoscibilità del logo e quindi alla reputazione della marca.

Rivolgersi ad agenzie specializzate è una scelta necessaria, che verrà sicuramente premiata in termini di ritorno dell’investimento economico e di qualità.

Noi di Mg Group Italia possiamo offrirti una consulenza gratuita per un progetto personalizzato sul quale mettere al lavoro le migliori energie in questo settore.

Che aspetti? Non si diventa qualcuno per caso, ci vuole volontà e competenza nel marketing: la prima puoi metterla tu, la seconda possiamo offrirtela noi.

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Il Neuromarketing e i processi decisionali

In un mercato saturo di stimoli pubblicitari, dove migliaia di marche bombardano costantemente il pubblico, l’emergente disciplina del Neuromarketing è di forte interesse per gli studiosi del settore. Incentrata sullo studio dei processi mentali che soggiacciono alle decisioni, il Neuromarketing è fondamentale per la comprensione dei meccanismi cerebrali al momento dell’acquisto e per poter esercitare un certo potere di influenza sulle scelte del consumatore. 

Che cos’è il Neuromarketing?

Il Neuromarketing è, in poche parole, l’applicazione della neuroscienza al allo scopo di analizzare i processi irrazionali che avvengono nella mente del consumatore e che influiscono inconsapevolmente sulle decisioni di acquisto oppure sul maggiore o minore coinvolgimento emotivo nei confronti di un brand. Questo consente di comprendere l’eventuale efficacia persuasiva dei messaggi pubblicitari e di risolvere tanti dubbi legati alle preferenze e alle scelte dei consumatori. 

Il Neuromarketing si distingue dalle altre discipline per la prospettiva scientifica che lo caratterizza. Non si tratta, infatti, di leggere ed interpretare la mente, ma della applicazione di un vero e proprio metodo scientifico e di una serie di studi condotti in laboratorio e altamente controllati. Per la prima volta con il Neuromarketing e con processi mentali del cervello del consumatore, i brand hanno la possibilità di addentrarsi nell’80% delle decisioni più o meno inconsapevoli degli individui per comprendere a fondo quello che pensa il cliente.

Gli strumenti del Neuromarketing

La risonanza magnetica funzionale e l’elettroencefalogramma consentono di ottenere le immagini del cervello al momento della ricezione di stimoli esterni o durante lo sviluppo di un’attività, mostrando quali aree cerebrali nello specifico si attivano. Questi strumenti sono un’importante fonte di informazioni ma hanno un costo molto elevato.

L’eye-traking è una tecnica che permette di analizzare il punto di fissazione oculare e di registrare la dilatazione e la contrazione delle pupille. Questa funzione può essere molto utile poiché è stata riscontrata una correlazione tra la dilatazione della pupilla e l’interesse o l’attenzione dell’individuo nei confronti di uno stimolo e tra la contrazione della pupilla e l’avversione o il disgusto verso un determinato stimolo.

La misurazione della risposta galvanica della pelle consente di misurare le variazioni nelle proprietà elettriche della pelle, in seguito alla variazione della sudorazione. Alcuni studi hanno evidenziato la relazione tra il segnale GSR e alcuni stati mentali, come stress, stanchezza e coinvolgimento, per questo motivo questa tecnica può essere di grande interesse per i marketer.

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I segreti dei consumatori

Grazie al Neuromarketing il processo decisionale alla base di tanti acquisti non è più un mistero inesplorabile. Di seguito i quattro grandi ambiti in cui questa nuova disciplina ha apportato eccellenti risultati.

  • L’olfatto. I sensi hanno un potere evocativo molto potente. Il cervello ricorda molto meglio gli odori ed è in grado di processarli a livelli di subconscio più profondi rispetto agli stimoli che riceve tramite la vista. È il senso maggiormente emozionale e, pertanto, uno di quelli che funziona meglio per instaurare un rapporto profondo con il cliente. Ora le marche approfittano dell’olfatto attraverso il marketing olfattivo: per esempio, i supermercati posizionano i forni in modo strategico cosicché i clienti siano stimolati a comprare di più. Al giorno d’oggi, il 35% delle marche possiede un “odotipo”, un odore che rievoca la marca e che provoca nel consumatore sensazioni associate alla stessa
  • L’attrazione per il pericolo. Il marketing ha spesso utilizzato la paura e le allerte sanitarie per provocare reazioni nei consumatori. La logica che sta dietro a questo processo è che tutti avvertiamo il pericolo e proviamo il sentimento di paura. Però, questo, non funziona come ci si aspetterebbe: per esempio, nonostante le campagne pubblicitarie legate al rischio provocato dal fumo del tabacco, milioni di persone continuano a fumare. E, secondo gli studi neurologici, questo succede perché questi messaggi inquietanti attivano il nucleo dell’ansia, facendo sì che i fumatori non solo non vogliano smettere ma sentano anche un maggior bisogno di accendere una sigaretta.
  • Il nome della marca è un altro elemento fortemente influente e attiva risposte cerebrali subcoscienti differenti, cosicché, tra le altre, il naming è una strategia vitale per assicurare il successo.
  • I colori, nella pubblicità e nelle neuroscienze, rappresentano un mondo che viene studiato approfonditamente per la capacità di modificare idee ed emozioni associate ad una marca.

 

Applicazione del Neuromarketing: Pepsi e Coca-Cola

Celebre esempio di Neuromarketing è la campagna pubblicitaria lanciata nel 1975 dalla PepsiCo per cui i consumatori venivano sottoposti ad un esperimento: si facevano assaggiare sia la Pepsi che la Coca-Cola senza che i soggetti sapessero quale fosse una e quale l’altra. I consumatori dovevano indicare la loro preferenza in termini di gusto e la maggior parte degli intervistati preferirono senza alcun dubbio la Pepsi. Nonostante questi risultati, Coca-Cola continuava ad essere l’impresa con la maggior quota di mercato.

Perché Pepsi non era leader del settore delle bibite gassate nonostante fosse la preferita per il suo sapore? 67 volontari furono collegati ad un tomografo e ad una risonanza magnetica durante l’assaggio di entrambe le bibite: si notò che, quando questi bevevano si attivavano le zone relazionate al sistema di ricompensa del cervello. Ma quando venivano mostrate le marche delle bibite nei volontari si attivava la corteccia prefrontale mediale, la zona del cervello che si occupa del pensiero superiore che genera una serie di immagini e le relaziona a sensazioni e sentimenti. Grazie a tutto ciò che il brand era in grado di provocare in modo incosciente e inconsapevole, Coca-Cola continuava ad essere leader nel settore.

Siamo esperti in Neuromarketing e studiamo da anni i processi decisionali di potenziali clienti e consumatori.

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MG Group Italia

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La psicologia del colore nel marketing e nel branding

Uno sguardo d’insieme sul ruolo che i colori giocano nelle scelte dei consumatori, e come possono essere utilizzati per aumentare le vendite

La psicologia del colore relativa alla persuasione, è uno degli aspetti più interessanti e più controversi del marketing. Accade spesso che la maggior parte dei dibattiti odierni su colori e persuasione si basino su intuizioni, prove aneddotiche o pareri di pseudo-esperti che promettono di svelare il giusto colore per colpire la mente delle persone.

Oggi vogliamo combattere questa tendenza e trattare l’argomento in maniera adeguata, data la sua importanza, in questo articolo ci affideremo a delle ricerche condotte dagli studiosi più importanti al mondo in materia.

L’atteggiamento umano nei confronti dei colori, ha sempre suscitato grandi controversie, soprattutto perché i dati che supportano le varie posizioni sono quasi sempre molto scarsi. Qui invece vogliamo fornire prove concrete al fatto che i colori influenzino il nostro comportamento e atteggiamento verso le cose con cui ci troviamo ad avere a che fare ogni giorno.

IL RUOLO DEL COLORE

Prima di tutto però, una precisazione: è necessario dire che elementi come preferenze personali, esperienze, educazione, differenze culturali, contesto, possano alterare il “potere” che i colori hanno su di noi. Per questo motivo è impossibile affermare con certezza che il rosso sia un colore eccitante per tutti; tuttavia ci sono degli schemi da considerare, che possono essere utili per il giusto utilizzo di uno o più colori.  Già, perché è universalmente accettato che i colori svolgano un ruolo piuttosto importante negli acquisti e nel branding.

In uno studio intitolato Impact of Colour in Marketing, i ricercatori hanno scoperto che fino al 90% dei giudizi istantanei che i consumatori hanno sui prodotti, possono basarsi sul colore di questi ultimi.

Insomma, il ruolo che il colore gioca nel branding non è da sottovalutare; altri studi dimostrano che la relazione tra marchi e colori dipende anche dall’appropriatezza percepita del colore utilizzato per il marchio, in altre parole, quanto il colore “si adatta” a ciò che viene venduto, nella percezione della gente.

Lo studio Exciting Red and Competent Blue, conferma inoltre che l’intenzione di acquisto è fortemente influenzata dai colori, a causa dell’impatto che hanno sul modo in cui un marchio viene percepito. Ciò significa che i colori influenzano la percezione che il cliente ha della “personalità” di un marchio.

E ancora, ulteriori studi hanno rivelato che il nostro cervello preferisce marchi riconoscibili, il che rende il colore incredibilmente importante quando si crea una brand identity. In queste ricerche è stato suggerito persino che è i nuovi marchi dovrebbero utilizzare colori differenti dai concorrenti già riconoscibili (se la concorrenza utilizza tutti il ​​blu, meglio distinguersi usando il viola).

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MA QUALE È IL COLORE GIUSTO?

Quando si tratta di scegliere il colore adeguato al proprio brand, non bisogna cadere nel tranello che ci sia un colore migliore di un altro in generale, ma che lo sia nel particolare: il consumatore è più colpito all’adeguatezza del colore in relazione al prodotto rispetto che dal colore in se stesso. Facciamo un esempio; chi compra Harley Davidson riconosce nel brand forza e robustezza, possiamo supporre che un logo rosa + glitter non venda molto bene, per il pubblico di riferimento.

Possiamo notare che la maggior parte degli studi accademici sul rapporto tra colori e branding, dicono che è molto più importante per i colori del tuo brand supportare la personalità che desideri ritrarre, invece di cercare di creare un logo partendo dagli stereotipi sul colore.

UNA QUESTIONE DI CONTESTO

Affermazioni come il “verde significa calma” possono portare fuori strada. Manca il contesto infatti; a volte il verde viene utilizzato per marcare temi ambientali, altre volte è destinato a fare da sfondo ad ambienti finanziari.

Il marrone può essere utile per un appeal robusto, ma quando utilizzato in un altro contesto, può essere usato per creare una sensazione calda e invitante, o per stuzzicare l’appetito (ogni pubblicità sul cioccolato che tu abbia mai visto).

Non esistono linee guida valide per tutti riguardo la scelta dei colori per il vostro marchio, di certo il contesto in cui lavorate è un punto di partenza per qualsiasi tipo di scelta; ad esempio, l’uso del bianco per comunicare l’amore di Apple per un design semplice e pulito.

Senza questo contesto, scegliere un colore piuttosto che un altro non ha molto senso, e ci sono poche prove per sostenere che l’arancio renderà le persone universalmente più propense ad acquistare un prodotto rispetto all’argento.

IL GENERE CONTA?

È importante notare che il proprio ambiente – e in particolare le percezioni culturali – giochino un ruolo importante nel dettare l’appropriatezza del colore, che a sua volta può influenzare le scelte individuali. Sono evidenti, ad esempio, le preferenze in base al genere a cui si appartiene. Il grande classico è rappresentato dalla divisione tra il blu per i ragazzi e il colore rosa per le ragazze.

In realtà però questa differenza non è mai così netta: anzi, molte donne preferiscono il blu al rosa, anche se poi danno un feedback positivo a colori come il viola, che agli uomini non piace affatto. Avete mai visto un trapano viola?

Quando si tratta di sfumature, tinte e tonalità gli uomini sembrano preferire colori audaci mentre le donne preferiscono colori più tenui. Inoltre, gli uomini sono più propensi alle sfumature scure di colori mentre le donne sono più ricettive alle tinte chiare (i colori con il bianco aggiunto).

Queste sono informazioni da tenere in considerazione quando si costruisce un logo: il tuo pubblico è più maschile o femminile?

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IL COLORE PERFETTO PER AUMENTARE LE CONVERSIONI

Uno degli argomenti più dibattuti ultimamente, riguarda il colore “migliore” per i tassi di conversione sui siti Web. Anche in questo caso non esiste un’unica risposta. Possiamo approfondire questo argomento guardando al principio psicologico noto come effetto di isolamento; quest’ultimo afferma che un oggetto che risalta in maniera netta, è più probabile che venga ricordato. Studi dimostrano chiaramente che le persone sono in grado di riconoscere e ricordare un oggetto molto meglio quando spunta in modo sfacciato da ciò che lo circonda. Ad esempio il pulsante di registrazione si distingue perché è un cerchio rossa che stacca nettamente dal colore di sfondo.

Per cui se si vuole mettere un tasto specifico, che possa richiamare una conversione o call to action, sempre meglio farlo di un colore che risalti rispetto allo sfondo (e che magari sia anche il suo complementare).

IL NOME È IMPORTANTE

È stato infine dimostrato che nomi di colori più insoliti e unici, possono aumentare l’intenzione di acquisto. Per esempio, le caramelle gommose con nomi esotici, avevano più probabilità di essere scelte rispetto alle stesse con nomi tradizionali come giallo limone. Questo effetto è stato riscontrato anche in articoli non alimentari, come le felpe o i cappelli.

Per quanto strano possa sembrare, la scelta di nomi creativi, iconici e memorabili per descrivere determinati colori può essere una parte importante per assicurarsi che un prodotto abbia un maggiore impatto.

Per una consulenza gratuita sul migliore stile, le caratteristiche e i colori perfetti per il tuo sito web, non esitare a contattarci al numero 0577 1516860. I nostri esperti di graphic design potranno trovare le tonalità migliori per un brand dalla grande personalità.

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