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Siti web low cost: quali sono i pericoli che nascondono?

E’ difficile resistere alla tentazione di risparmiare, soprattutto quando stiamo acquistando un prodotto di cui non conosciamo davvero le caratteristiche tecniche e quanto lavoro sia necessario per svilupparlo al meglio: nel mondo competitivo del web design e dello sviluppo software sta accadendo infatti, che sul mercato vengono proposti (e acquistati) molti siti web a basso e bassissimo costo. Con questo articolo vi spieghiamo perché questi prodotti possono costare molto più di quanto si pensi.

Perché si, è vero che è possibile configurare rapidamente siti web usando modelli economici, ma sappi che con un sito così la tua azienda potrebbe entrare presto in cono d’ombra e diventare quasi invisibile. Template a basso costo possono lasciarti a bocca asciutta, con molti problemi e poche soluzioni.

Anche se è difficile vedere i pericoli nascosti del basso costo e riuscire ad immaginare i sacrifici che farai in futuro per il vantaggio sul prezzo acquisito oggi, con un po’ di riflessione e informandoti sulle esperienze di altri acquirenti potrai capire più di quanto immagini.

Quali sono le possibili problematiche di in sito web Low cost?

1 In basso sui motori di ricerca

Il fattore di gran lunga più importante del marketing online è la capacità di un sito Web di classificarsi in alto nelle serp dei motori di ricerca e di essere trovato online, attirando così nuovi clienti verso l’attività di cui è la vetrina virtuale. Se non si è posizionati molto in alto nei motori di ricerca, è infatti molto improbabile che si possa esser trovati online da potenziali clienti. I modelli di siti web economici mancano di molti elementi fondamentali del SEO e in generale prestano poca attenzione ai requisiti di base di ciò che in sostanza è il ‘design del sito web per i motori di ricerca’. I siti che non sono conformi alle indicazioni di base standard del Seo non verranno mai visualizzati nella prima pagina di Google e i tuoi clienti verranno indirizzati alle armi della concorrenza.

2 Lento, gonfio e non protetto

Un template di un sito web è stato progettato tenendo conto di molti tipi di business diversi, e quindi sono modelli molto ricchi di funzionalità come tools per l’e-commerce, forum, blog e molto altro ancora. Tutto questo potrebbe colpirti, dandoti l’impressione che dietro vi sia molto lacoro accurato. In realtà non è così: la maggior parte di quelle funzionalità per la tua azienda potrebbero essere inutili, e quindi rimanere nel tuo sito come aree ferme e morte.

Non solo: quando si usa un template preordinato si carica tantissimo codice che non serve. E’ un enorme svantaggio per quanto riguarda la velocità: questi template sono dotati di centinaia di font e opzioni di stile che non ti serviranno mai, eppure i siti sviluppati male li caricheranno lo stesso anche se non potrai vederli. Di conseguenza, il tuo nuovo sito web sarà dolorosamente lento, difficile per chi si collega da mobile e sicuramente non sarà un favorito dai motori di ricerca.

Infine c’è il fattore sicurezza e protezione. Forse non sai che uno di questi modelli, uno tra i più usati per i siti internet, è stato installato su oltre 430.000 diversi siti web. Se anche volessimo trascurare il fatto che tutti questi siti hanno lo stesso design non possiamo trascurare invece che gli hacker attaccano questi siti proprio perché possono essere un obiettivo facile. Gli hacker cercano falle nella sicurezza dentro la grande quantità di codice che contengono: non è difficile perché possono scaricare il modello e apprendere quali allarmi disabilitare, semplicemente leggendo il codice come fosse una mappa che indichi dove si trova la cassaforte di una banca. Una volta scoperta la falla, l’hacker proverà a distribuire malware e virus, cercando di infettare tutti i siti che utilizzano quel template.
E’ questa la ragione per cui gli sviluppatori di template producono continuamente aggiornamenti di sicurezza e riscrivono quasi ogni settimana il codice esistente consigliandoti di installare sul tuo server quello nuovo.

3 Design scadente

Solitamente chi ti offre un sito low cost non ti offre molte alternative sul design: le società di progettazione a basso costo propongono l’utilizzo di un template, che non trasmetterà adeguatamente le potenzialità del tuo marchio e del tuo brand.

Tutto questo si trasformerà in una posizione debole sui motori di ricerca e in un marketing debole: la tua azienda potrebbe avere un’immagine generica, senza carattere e personalizzazione, soltanto una vaga dichiarazione d’intenti.

I siti web low cost sono progettati male, il che significa che probabilmente funzioneranno male e non saranno in grado di convertire i visitatori in preziosi lead o acquisti. Con meno pagine interattive per i clienti e a causa della lentezza sui dispositivi mobili, il tuo sito web verrà seminato dai tuoi competitors che hanno investito saggiamente nel loro marketing digitale.

4 Hosting a basso costo

L’hosting non è solo un server web, e dietro c’è molto di più. E’ saggio assicurarsi che il proprio provider di hosting esegua backup regolari e disponga di un team di supporto che possa aiutarti a modificare il tuo sito web quando avrai bisogno di aiuto. Non è detto che questo servizio debba essere costoso, l’importante è che sia di qualità e devi accertarti che chi sviluppa il tuo sito internet cerchi un hosting di qualità.

La qualità prima di tutto

Noi di Mg Group Italia siamo convinti che dobbiamo dare un servizio di qualità ai nostri clienti, che sia necessario supportali nel loro business con tutti gli strumenti migliori che possiamo offrire, e infine che non dobbiamo dimenticare l’estetica e la qualità del design, perché come tutti sanno è anche il vestito che fa il monaco. Inoltre i professionisti di Mg Group comprendono perfettamente l’importanza dell’ottimizzazione SEO, la nostra manutenzione è efficiente, e garantiamo che non avrai problemi in futuro.

Creiamo ottimi siti web, sempre di qualità, per tutte le fasce di budget.

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Il coccodrillo Lacoste è andato in ferie: nuovo logo con le specie in via d’estinzione

Lo storico coccodrillo di Lacoste ha dovuto cedere il passo a specie ben più deboli in nome del rispetto dell’ambiente e del futuro del pianeta.

Il brand famoso soprattutto per le polo ha scelto di rivolgersi ad una fascia di pubblico che da anni non accenna a diminuire, ovvero alla fascia sempre più alta degli ambientalisti, coloro che orientano i propri consumi su prodotti ‘green’ o, ‘vegan’, ecocompatibili, biodegrabili o semplicemente su aziende che dimostrano attenzione nei confronti dell’ambiente e degli animali.

E così Lacoste ha cambiato il suo coccodrillo per una delle 10 specie animali minacciate su una serie di polo a edizione limitata, progettate per attirare l’attenzione sullo stato globale della biodiversità.

1775 polo Lacoste, tanti quanti sono gli animali delle 10 specie che restano sul pianeta

L’occasione per il lancio della linea di polo in edizione limitata, per la quale è stato scelto il suggestivo nome ‘SaveOurSpecies’, è stata offerta  il 1 ° marzo 2018 dalla Paris Fashion Week e ha fatto registrare il tutto esaurito immediatamente.
Sulla passerella, durante la sfilata del brand, sono state presentate le polo con i nuovi loghi, che rappresentano 10 animali in via d’estinzione, scelti tra mammiferi, uccelli, rettili insieme al partner del progetto, la IUCN, l’Organizzazione internazionale per la conservazione della natura.

Il marchio francese ha prodotto in totale 1.775 polo ed ognuna di esse è stata venduta la prezzo di 150 euro.

Per ogni specie, il numero di polo prodotte corrisponde al numero di individui noti ancora in vita e in libertà.

Ecco la lista degli animali e del numero delle polo prodotte.

 

  1. Iguana di Anegada, 450 polo
  2. La focena del Golfo di California, 30 polo
  3. La tigre di sumatra, 350 polo
  4. Il gibbone di Cao Vit, 150 polo
  5. Il kakapo, 157 polo
  6. Il condor della California, 231 polo
  7. Il lepilemure settentrionale, 50 polo
  8. Il saola (o bue Vu Qang), 250 polo
  9. Il rinoceronte di Giava, 67 polo
  10. La tartaruga rugosa birmana, 40 polo

 

Il ricavato della vendita delle polo sarà devoluto all’IUCN, che da 70 anni opera nel campo della conservazione della natura e dell’uso sostenibile delle risorse naturali.

Chi ha deciso di sostituire il coccodrillo?

La collaborazione Save Our Species, che è stata avviata dall’agenzia pubblicitaria francese BETC che aiuterà l’organizzazione benefica a coordinare i progetti di prima linea in tutto il mondo per contribuire a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie minacciate e dei loro habitat.

Il coccodrillo Lacoste è uno dei marchi più iconici del mondo, orgogliosamente esposto nelle famose polo del marchio negli ultimi 85 anni”, ha affermato Lacoste in una nota. “Per la prima volta nella storia del marchio, BETC ha proposto un cambiamento del logo.”

“Lacoste e BETC hanno lavorato a stretto contatto con gli esperti di IUCN per definire e selezionare dieci specie minacciate, e poi il disegno degli animali è stato progettato dal laboratorio di design della Lacoste, adottando esattamente lo stesso approccio incentrato sul ricamo che è stato usato per il coccodrillo storico”, ha continuato.

Le polo Lacoste per Save Our Species segnano l’inizio di una partnership triennale tra il marchio e l’International Union for Conservation of Nature.

In realtà non è la prima volta che Lacoste ha modificato il suo famoso logo. Il marchio di moda francese ha precedentemente ingaggiato il graphic designer Peter Saville e i designer brasiliani Fernando e Humberto Campana per creare gamme di polo che giocano con diversi coccodrilli ricamati. Una scelta coraggiosa ma di grande impatto: quando un logo storico cambia, anche solo per un’edizione limitata, fa molto parlare di se.
E in questo caso la Lacoste è sicuramente riuscita a far parlare bene, molto bene, di sé stessa, del suo marchio. Un obiettivo che tutte le aziende dovrebbero perseguire quando vogliono far diventare influente il proprio marchio, avvalendosi dell’aiuto di marketers esperti e grazie alla conoscenza del proprio territorio.

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Come migliorare la Reputazione dell’Immagine Online

Difendere la propria immagine online nella società contemporanea, quella dove sempre e comunque ‘the show must go on’, è diventato un obiettivo imprescindibile per chi vuole avere un business di successo, qualsiasi esso sia.
‘Non ti curar di loro e passa’, il vecchio adagio popolare italiano che invitata a ignorare le malelingue, non è più del nostro tempo e va ribaltato: oggi l’imperativo è ‘curati di chiunque parla male di te e fermati subito per convincerlo del contrario’. Perché? Il motivo è semplice: da quando esistono il web e i social media tutto ciò che viene detto resta, a futura memoria, scritto su pagine virtuali consultabili da chiunque in qualsiasi momento.
Per questo la reputazione online della tua azienda e dei tuoi prodotti è fondamentale se vuoi vendere online, convincere i clienti, generare un passaparola positivo.

Non trascurare la tua Immagine Online

Agire per avere un’immagine curata (andresti mai ad incontrare un cliente con i vestiti completamente sporchi di fango?) e puntare a conquistare quante più recensioni positive ai tuoi prodotti è possibile conquistare.

Cosa succede però se iniziano ad aumentare drasticamente le recensioni negative?

O se peggio ancora il nome della tua azienda viene associato a parole come “delusione” o “fregatura”? Succederebbe che il danno d’immagine sarebbe enorme, con colpi quasi mortali alla tua brand reputation e quindi alla futura curva del tuo fatturato.

Web Reputation: é sempre meglio prevenire che curare

Meglio – ed è sempre bene ricordarsene – prevenire che curare: investire per monitorare la propria Reputation, ad esempio con il social listening o la sentiment analysis, e per migliorarla con scelte che puntano ad affermare la propria influenza su un territorio e a comunicare positività, impegno sociale, attenzione all’ambiente.

In ogni caso è possibile anche intervenire in seguito, quando il danno di immagine si è già prodotto, utilizzando strategie SEO e Web Marketing professionali orientate a rendere sempre meno visibili le notizie e i commenti negativi, e a migliorare la brand reputation del tuo marchio.

E’ giusto rispondere ai commenti negativi?

Facciamo degli esempi: quello perfetto è quello che conoscono tutti i ristoratori, i negozianti, gli organizzatori di eventi che ricevono recensioni negative da un cliente su piattaforme come TripAdvisor o su forum diversi. In questo caso si tratta di un problema di reputazione e di immagini di piccole proporzioni, da risolvere con tecniche semplici scegliendo una tra le strade diverse disponibili. Ciò che suggeriamo di fare ovviamente è di rispondere con un linguaggio semplice e chiaro, possibilmente gentile, perché una mancata risposta significa automaticamente ammissione di colpa.

Ricordatevi sempre di fare prima un’analisi dei motivi che possono aver spinto quel cliente a scrivere la recensione negativa: ha una qualche fondata ragione? Se pensate di si, e dovete essere onesti con voi stessi, allora intervenire subito per rimuovere o correggere il problema generato nella vostra azienda. E se è possibile spiegate nella risposta al cliente in che modo siete intervenuti per evitare che i disagi si ripetano.

E’ possibile eliminare i lunghi post negativi?

In caso di post più lunghi contenenti giudizi negativi, ben indicizzati e in prima pagina sui motori di ricerca, la situazione è più complessa ma non sarà lo stesso impossibile intervenire. Si tratta in sostanza di produrre ulteriori nuove notizie, attraverso comunicati stampa, annunci, racconti o compagne di comunicazione, che possano far scendere in secondo piano quello negative che ora sono in cima alle SERP dei motori di ricerca.

Social network, siti internet, stampa amica: vanno utilizzati tutti i canali possibili per diffondere le nuove notizie. E’ fondamentale inoltre assumere un consulente SEO capace di creare una strategia per far in modo di occupare le prime pagine dei risultati di Google con articoli che parlano positivamente dei prodotti è una scelta saggia che consigliamo.

Cronaca negativa? La situazione è molto difficile ma va saputa affrontare in modo efficace

L’ultimo caso di cui vogliamo parlarvi è quello che vede le aziende coinvolte in qualche scandalo negativo, in qualche incidente in cui si siano feriti degli esseri umani o in qualche vicenda giudiziaria.

In casi come questi i commenti sui social o nei forum sono l’ultimo dei problemi perché a diffondere le notizie negative capaci di azzoppare definitivamente la brand reputation di un’azienda saranno direttamente le agenzie di stampa, le televisioni, più in generale gli organi di stampa. In casi come questi può essere d’aiuto aver predisposto prima un piano per la comunicazione di crisi e quindi affrontare le ore più difficili in maniera efficace.

Se invece la situazione diventa velocemente irrecuperabile allora poi non resta che tentare le strade più impervie:

  • In primis contattare il proprio team legale, o semplicemente il vostro legale: se siete convinti di essere finiti in una gogna mediatica, di essere innocenti e accusati ingiustamente, allora dovete querelare chi lo fa e intimargli di cancellare (o rettificare) i contenuti accusatori.
  • Come secondo passaggio cercate di fare appello al diritto all’oblio: anche se non è possibile far cancellare tutto a causa della tutela legittima del diritto di cronaca probabilmente potreste riuscire ad ottenere qualche miglioramento.
  • Infine inventate una nuova iniziativa, meglio se benefica, grande e molto visibile, che possa riabilitare l’immagine della vostra azienda e darvi una posizione migliore da cui ripartire.

Fate in fretta, chiedete subito una consulenza di web marketing per difendere la vostra Immagine Online!

Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online.

La tua reputazione online è fondamentale,
è il momento di ottimizzarla!

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Come ottimizzare la tua pubblicità: i test A/B

Il test A/B non è nuovo per il settore del marketing digitale e gli esperti di marketing lo utilizzano da tempo per migliorare le campagne di comunicazione, su molti canali diversi dalle e-mail fino alle grafiche advertising, passando per le pagine dei siti web, soprattutto quando si tratta di landing page.

I test A/B di marketing sono incredibilmente potenti e particolarmente importanti per gli inserzionisti display. Ogni agenzia di comunicazione e web marketing dovrebbe farli sui suoi prodotti, eppure anche coloro che ne sono convinti e credono in questo strumento possono essere scoraggiati dalla lista apparentemente infinita di elementi testabili, soprattutto se si è alle prime armi e si è cominciato da poco ad usare questi strumenti. Non è facile sapere da dove iniziare, per questo noi di Mg Group Italia vi suggeriamo alcuni test che possono aiutarvi ad orientarvi in un mondo complicato ma entusiasmante.

Ecco alcuni test che possono essere realizzati rapidamente per iniziare. Sono test da svolgere su banner per gli annunci della rete dispaly, di adsense e adword. Servono a capire cosa serve sul terreno del web marketing, cosa funziona e perché alcuni annunci hanno prestazioni migliori di altri. 

1. Inviti all’azione

Gli inviti all’azione sono uno degli elementi più importanti di qualsiasi annuncio banner. Anche se non stai ottimizzando i clic (e non dovresti farlo), avere un CTA (call to action) efficace può migliorare notevolmente il rendimento della tua campagna.

Il miglior CTA per il tuo pubblico potrebbe non essere quello che pensi. In alcuni casi, un CTA più forte, più aggressivo come “Acquista ora” o “Agisci veloce” può essere il più efficace. In altri casi, una chiamata più morbida come “Ulteriori informazioni” potrebbe risuonare di più. L’unico modo per scoprirlo è testare.

Testare il tuo CTA esistente contro uno completamente diverso è un semplice test che può farti conquistare importanti miglioramenti nelle prestazioni. Basta essere sicuri di lasciare tutto il resto del banner invariato, altrimenti, non sarai in grado di determinare quale elemento del tuo annuncio è responsabile del conseguente cambiamento nel rendimento.

2. Colori, immagini e sfondi

Esistono prove contrastanti circa l’opportunità di includere una foto, un elemento grafico o uno sfondo semplice come sfondo per gli annunci display.

Come di solito accade con la pubblicità di banner, non esiste una “risposta giusta”. Una fotografia potrebbe superare un elemento grafico, oppure una semplice texture o uno sfondo dai colori vivaci può superare entrambi. Lasciando immutato il testo, provare specifici elementi grafici di un annuncio può dare risultati impressionanti.

Se stai cercando un test più piccolo, puoi provare qualcosa di semplice come cambiare un colore di sfondo o anche il colore di un pulsante CTA.

3. Proposta di titolo

I banner pubblicitari non includono molto testo. Dato il numero limitato di caratteri disponibili, in genere sei limitato a una proposta di titolo e al massimo due o tre slogan.

Se i tuoi banner sono incentrati sulla spiegazione della tuo titolo, testare leggere variazioni, anche senza modificare il messaggio principale, può comunque portare a notevoli cambiamenti nelle prestazioni.

Sebbene spesso la differenza di significato possa essere trascurabile, anche un piccolo cambiamento può far emergere un aumento delle visite alle pagine di destinazione.

4. Riduzione delle distrazioni

E’ molto facile cadere nella convinzione che un design accattivante incrementerà le conversioni, ma ciò non è sempre vero. La creatività non è tutto: una struttura dell’annuncio efficiente e diretta rende maggiori i benefit per una più  facile lettura, catturando l’attenzione del visitatore e trasmettendo rapidamente i valori ed i significati più importanti.

Quindi ad esempio fare un test tra due annunci contenenti un numero diverso di elementi potrà far emergere che quello più semplice è capace di far crescere il numero delle conversioni.

Che aspetti? Comincia i tuoi test A/B

Non c’è motivo di rimandare l’inizio dei test A/B. È una pratica molto semplice che può aiutarti a ottenere più valore da molti aspetti della tua attività, in particolare la visualizzazione. Se hai bisogno di aiuto e cerchi un’agenzia di professionisti che possa portare la tua azienda ad utilizzare i giusti strumenti puoi contattare noi di Mg Group Italia. Prendi informazioni, abbiamo conquistato la soddisfazione e la fiducia di molti clienti. Contattaci e ti offriremo una consulenza gratuita iniziale per darti i giusti elementi di valutazione. Che aspetti? Comincia i tuoi test e fai crescere il tuo fatturato!

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La carica degli Youtubers: chi sono e come hanno successo.

Sono tanti, e più avanza la nuova generazione di giovani nati nell’era degli smartphone, più il loro numero cresce. Sono gli youtubers, parola che abbiamo quasi tutti sentito pronunciare molte volte e che indica coloro che postano video sulla piattaforma di Google, per divertimento, per esprimersi e spesso anche con la speranza di tirarne fuori un reddito. Dipende da quante sono le visualizzazioni e i follower, come sempre quando si parla di social: per questo la carica degli youtubers è una carica competitiva, in cui lo sforzo creativo spesso è più teso a colpire l’attenzione del pubblico che ad esprimere i propri pensieri e le proprie capacità. Non a caso il genere ‘comico’ e quello ‘strano’ vanno per la maggiore: i click degli utenti italiani si conquistano per lo più a colpi di video strani, gag e mini-serie comiche.

Eppure non c’è solo questo: alcuni hanno intrapreso con successo la strada del tutorial, il video che spiega come fare qualcosa, come truccarsi o magari come vedremo dopo come risolvere un problema di matematica. Anche questo particolare tipo di Youtubers ha avuto la sua fetta di pubblico e alcuni di loro sono entrati a pieno titolo tra gli utenti ‘migliori’ con cui YouTube divide i ricavi pubblicitari. Non solo piccole cifre, a volte si tratta di cifre gigantesche, che hanno trasformato una passione in professione: come ad esempio per quanto riguarda PewDiePie, lo YouTuber più famoso al mondo, che raggiunge un fatturato di quasi quattro milioni di dollari l’anno con i suoi video sui videogames.

Youtube: una piattaforma da miliardi di dollari

Youtube non è infatti un gioco, è la terza app più scaricata di sempre, e il suo valore è stato fissato all’epoca dell’acquisto da parte di Google in ben 1,65 miliardi di dollari.
Il video, non ci sono più molti dubbi, è ormai la tecnica di comunicazione capace di generare il numero più grande di interazioni: persino i siti internet di informazione e dei quotidiani si sono negli ultimi anni riempiti di colonne con video strani, che producono più ricavi pubblicitari degli articoli seri e verificati dei giornalisti professionisti. E un altro segnale viene da Instagram, che ha deciso di investire sul formato dei video autoprodotti con lo smartphone mettendo on-line la nuova piattaforma Igtv.

Negli ultimi anni l’universo degli YouTubers è andato ampliandosi: il successo sulla piattaforma di video in streaming li ha portati fuori, verso le tv, e alcuni di loro hanno ottenuto programmi o partecipato a programmi come SocialFace, in onda su Sky, pensati per mettere al centro tutti i personaggi più famosi di YouTube e dei social network, da Favij a Greta Menchi.

Gli youtubers più famosi in Italia

E ora vediamo chi sono e cosa fanno gli youtubers più famosi in Italia. Ci sono casi che ci stupiranno fin da subito per la loro genialità, basata su idee semplici che rispondono a bisogni diffusi.

Un esempio è quello di LessThan3Math, il canale del trentenne Elia Bombardelli, professore di matematica e fisica in un liceo della provincia di Trento. Il suo canale è un corso completo per ripassare le materie che insegna: videolezioni sull’intero programma di una materia faticosa come la matematica e una rubrica, 4kexperiments, dedicata agli esperimenti di fisica. Argomenti insegnati nei licei scientifici e nei primi corsi universitari, quindi capaci di raggiungere un pubblico ampio e di portare il suo canale fino a numeri molto importanti: circa 25 milioni di visualizzazioni, 170 mila studenti, per circa 200 video caricati sulla piattaforma. Ripetizioni di matematica gratis in sostanza: un aiuto per chi ha bisogno di ripetizioni ma magari non può permetterselo.

Un’altro di questi nuovi talenti dell’intrattenimento online è un ragazzo che si fa chiamare CaptainBlazer: 14 anni, gioca ai videogiochi, ha aperto il suo canale soltanto a ottobre 2017, e in pochi mesi è cresciuto in maniera esponenziale fino ad arrivare tra i top Youtuber italiani. Il suo canale si rivolge soprattutto alla fascia dei ragazzini più piccoli, punta sulla simpatia e l’intrattenimento. Ma soprattutto ha sfruttato un’onda, quella della straordinaria popolarità guadagnata negli ultimi mesi dal gioco Fortnite, del quale svela i meccanismi, dando consigli, suggerendo mosse o reagendo alle partite di altri giocatori. E’ così che ha raggiunto le 320mila visualizzazioni al giorno, per un totale di 9 milioni di visite nell’ultimo mese. E continua a crescere perché la crescita degli iscritti è di circa 2000 al giorno, oltre 200mila iscritti in soli 6 mesi.

E ancora c’è il caso di Violetta Rocks, che ha un canale in cui si parla di cinema e serie tv, nato nelo 2011 oggi è praticamente un fenomeno del web. Notizie, curiosità, gossip, anticipazioni: la Rocksquad, la sempre più nutrita e divertente schiera di collaboratori di Violetta, si occupa di raccontare tutto ciò che accade nel mondo del cinema. Violetta Rocks supera i 150.000 iscritti su YouTube e i 43.000 follower su Instagram: un successo che nemmeno lei immaginava quando ha cominciato a fare video.

E poi ci sono i The Jackal, un gruppo di ragazzi campani con un canale che conta oltre 300.000 iscritti e cinquanta milioni di visualizzazioni. Nel canale vengono postate soprattutto parodie e mini serie comiche, su temi che vanno dall’omosessualità alla Camorra. I titoli più famosi? Vrenzole, Gomorra e Gay Ingenui.

ClioMakeUp invece è un canale YouTube per i video tutorial e i trucchi per il makeup. L’idea è di Clio Zammatteo, ragazza che grazie al successo ottenuto attraverso il blog e il canale YouTube è sbarcata in televisione dove conduce un programma su come truccarsi.

E ancora The Show: un canale dedicato a scherzi e candid camera. Due ragazzi che ogni settimana organizzano scherzi in giro per la città, li riprendono e li postano.

Infine vogliamo citare iPantellas, anche in questo caso una coppia di ragazzi con alle spalle oltre sette anni di comicità su YouTube. I loro follower e le milioni di visualizzazione sono anche in questo caso cresciute con video demenziali, satira a tutto campo e immancabili le parodie.

Fare marketing sul web con i video

E ora che hai conosciuto le storie di successo che passano dai video, ora che sai quanto pubblico si può intercettare usando le piattaforme per i video autoprodotti e in streaming, ora che hai capito che ciò che riesce ad avere successo nel popolo dei video fa velocemente tendenza, che aspetti ad utilizzare questo linguaggio per rafforzare il brand della tua azienda? Noi di Mg Group possiamo aiutarti ad individuare una strategia, a sostenerla tecnicamente e a cercare tutti i canali perché possa raggiungere il numero massimo di clienti potenziali possibili. Basta un click sul nostro sito per cominciare un nuovo entusiasmante capitolo nella storia della tua azienda.

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Boom! La Ricetta esplosiva del Pordenone Calcio sui Social Network

8 giorni di autoironia e divertimento: è stata questa la ricetta esplosiva con cui il social media manager del Pordenone Calcio  ha accompagnato i tifosi della squadra alla singolare sfida con l’Inter in Coppa Italia.
8 giorni in cui grazie ai post preparati dall’addetto stampa Marco “Mika” Michelin e del grafico Sebastiano Orgnacco il Pordenone Calcio ha visto crescere i suoi follower fino al 100%, raddoppiando su Facebook dove sono arrivati quasi fino alla cifra di 35.000 persone, passando su Twitter  da 4.000 a oltre 6.000 e infine esplodendo su Instagram dove la pagina della squadra è passata da quasi 5.000 follower a 24.000.
Sul campo i neroverdi perdettero ai rigori, anche se nessuno lo avrebbe mai immaginato, ma tra il popolo del web i ramarri avevano già vinto da un pezzo.

La Storia della Campagna Social del Pordenone Calcio

«Abbiamo guadagnato migliaia di seguaci in una settimana – ha dichiarato Michelin -, ci scrivono tutti, siamo finiti sui giornali: pazzesco. E ho letto tantissimi bei commenti su di noi, ci fa un gran piacere». Lo stesso piacere che immaginiamo i due abbiano provato quando subito dopo la partita, visti i dati, il patron neroverde Mauro Lovisa ha promesso di aumentargli lo stipendio.
Ma vediamo ora alcuni dei post che la squadra dei ramarri ha pubblicato partendo esattamente da 8 giorni prima della partita e lavorando sul tema del countdown, accompagnato dal continuo appello ai tifosi a presentarsi allo stadio esattamente la domenica dopo. Uno dei primi ‘mai in serie B’ era già un piccolo capolavoro: quello che per l’Inter è un vanto (essere l’unica delle grandi squadre a non esser mai scesa in B) per il Pordenone calcio invece dovrebbe essere un demerito (essere un piccola squadra mai riuscita a salire in B). Ma i due social media manager dei neroverdi capiscono subito che invece la chiave autoironica è quella con cui affrontare questa stramba partita in cui una piccolissima si scontra con un gigante del calcio.

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I post continuano con lo stesso tono: quello sul confronto Berretoni-Icardi, passando per i video in stile Harry Potter, fino ai “30 sul campo”, cioè i trenta pullman di tifosi da schierare davanti alla porta per cercare di non perdere, fino al ‘se vince il Pordenone’ e l’uso divertente delle foto di Mourinho : i post del Pordenone Calcio sono diventati velocemente virali in tutto il web, guadagnandosi moltissimi like e condivisioni.

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Anche il post sulla ‘partita che non si può giocare nemmeno alla playstation’ è stato gestito magistralmente, non solo perché ha individuato una battuta geniale su cui fare comunicazione ma perché poi grazie ad un team di sviluppatori on-line il Pordenone Calcio è sbarcato davvero su Pro Evolution Soccer, uno dei videogiochi sportivi più amati di sempre. A poche ore dalla partita infine, hanno chiesto alle squadre di Serie C di fare il tifo per loro: un appello accolto in varie parti d’Italia, da Livorno ad Agrigento, con condivisioni, like, cuori e quant’altro.

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Un tono particolare, che ha trasformato il Pordenone in una ‘squadra simpatia’ e ha perfino cambiato le caratteristiche del pubblico della stessa, più leggero, più voglioso di scherzarci su e vivere lo sport con passione e leggerezza. Qualcosa che quasi nessuno era stato capace di comunicare prima di una partita (l’ammissione di debolezza nello sport è un tabù) è stato comunicato in questa particolare occasione con grande maestria tecnica e con una strategia che non si è limitata ad un solo post ma è diventata un tone of voice complessivo del brand.
Sui social prima che sugli altri canali, perché come ha affermato lo stesso Michelin: “i social hanno sostituito la comunicazione ufficiale. Se dobbiamo annunciare l’acquisto di un nuovo giocatore, il primo annuncio parte dai social, non più dal sito o da un comunicato stampa. C’è stato un cambio di gerarchia, non solo nostro, sia chiaro”. Quello tra social, calcio e marketing è diventato infatti un connubio inscindibile che produce una gran parte del valore delle squadre di calcio, si pensi ad esempio alla vicenda del passaggio di Cr7 alla Juve.

Esattamente quel cambio di gerarchia che ogni azienda che commercializza servizi o prodotti dovrebbe mettere al centro della sua riflessione sul futuro. Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online. Se vuoi conoscere i nostri servizi e i pacchetti che offriamo non tentennare e chiedici una consulenza gratuita: siamo qui per aiutarti a vincere la tua partita

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Non colpire nel mucchio, usa il target marketing!

Non c’è mai vento in poppa per chi non sa dove andare!  Questa è una regola fondamentale in molti campi della vita ma valida soprattutto quando si parla di business e di marketing. Avere un obiettivo, conoscerlo, puntare ed investire sulla possibilità che una specifica tipologia di persone possa essere convinta ad acquistare e poi fidelizzata è la logica fondamentale del target marketing.

Target marketing: cos’è?

Il target marketing è una tecnica di comunicazione commerciale che prevede la suddivisione del mercato in segmenti e quindi la concentrazione delle risorse di marketing su uno o pochi segmenti chiave costituiti da clienti i cui bisogni e desideri si avvicinano maggiormente al vostro prodotto o al vostra tipologia di servizi. Può essere la chiave per attrarre nuovi affari, aumentare le vendite e rendere la tua azienda un successo.

Quali sono i vantaggi del target marketing?

Il vantaggio del marketing target è che puntando le tue iniziative di marketing a specifici gruppi di consumatori si rendono la promozione, i prezzi e la distribuzione dei prodotti e/o servizi più facili e più convenienti.

Quindi, se, ad esempio, un’azienda di catering offre servizi di consegna a domicilio in uno specifico territorio, invece di fare pubblicità con un inserto di giornale che va a tutti, dopo aver identificato il mercato di riferimento per i loro servizi, la società di catering potrebbe usare una campagna di spedizioni postali o una consegna di volantini destinata solo ai residenti in una determinata area, o una pubblicità in Facebook rivolta a clienti all’interno di un’area geografica specifica, aumentando il ritorno sull’investimento e conquistando un pacchetto clienti più impostare.

Le piattaforme di social media come Facebook, LinkedIn, Twitter e Instagram hanno opzioni sofisticate per consentire alle aziende di scegliere gli utenti in base ai segmenti di mercato. Ad esempio, un’azienda di bed and breakfast potrebbe scegliere i follower di Facebook fidanzati per mostrare loro un annuncio riguardante un weekend romantico. LinkedIn è più orientato al B2B: puoi individuare le aziende in base a una serie di criteri come numero di dipendenti, industria, posizione geografica, ecc.

Come segmentare il mercato e scegliere il target

La segmentazione del mercato può essere eseguita in molti modi diversi, a seconda di come si desidera suddividere la torta, ma tre tipologie sono più comuni di altre:

Segmentazione demografica

La segmentazione demografica è solitamente il criterio più importante per identificare i mercati target, rendendo cruciale l’acquisizione dei dati demografici per molte aziende.Essa infatti si basa su statistiche misurabili, come ad esempio:

Genere

età

livello di reddito

stato civile

formazione scolastica

religione

Un venditore di liquori, per esempio, potrebbe voler indirizzare i propri sforzi di marketing sulla base dei risultati dei sondaggi Gallup, che indicano che la birra è la bevanda preferita nell’età di 18-34 anni mentre chi ha 55 anni o più preferisce il vino.

Segmentazione geografica

La segmentazione geografica implica l’utilizzo della posizione. Gli indirizzi di casa sono un esempio. Tuttavia, a seconda dello scopo della tua attività, ciò potrebbe essere fatto da:

Quartiere

codice postale

prefisso

città

Provincia

Regione

paese (se la tua attività è internazionale)

La segmentazione geografica si basa sulla nozione che gruppi di consumatori in una particolare area geografica possono avere esigenze specifiche di prodotti o servizi; per esempio, un ristorante ha maggior vantaggio ad indirizzare i suoi sforzi su chi vive nella sua zona o su chi vi soggiorna. In questa direzione le campagne Adwords offrono possibilità molto interessanti.

Segmentazione socio-economica

La segmentazione socio-economica divide il mercato di riferimento in base a classi socio-economiche o preferenze di stile di vita. La scala socio-economica spazia dai ricchi e altamente istruiti in alto alle persone non istruite e non qualificate in basso. Si può definire la classe sociale secondo le seguenti categorie:

Occupazione

Reddito

Livello di istruzione

La classificazione dello stile di vita comporta l’analisi anche dei valori, delle credenze e degli interessi di uno specifico gruppo. Alcuni esempi: si possono segmentare coloro che preferiscono uno stile di vita urbano rispetto a quello rurale o suburbano, o coloro che sono amanti degli animali domestici o hanno un vivo interesse per le questioni ambientali.

La segmentazione socio-economica si basa sulla teoria che le scelte che le persone fanno quando acquistano beni o servizi sono il riflesso dello stile di vita della classe socio-economica cui appartengono.

Investi le tue risorse nel marketing intelligente: punta il target giusto

Se sei interessato ad avviare un piano di marketing ma non vuoi rischiare lo spreco di risorse investendo in una comunicazione di tipo generico puoi scegliere la tecnica del target marketing: così sarai sicuro di parlare sopratutto ai tuoi potenziali clienti, a coloro che ti interessano, e di far crescere il tuo brand  tra le persone giuste.

Per fare target marketing è necessario inizialmente fare delle ricerche e delle analisi che solo un’agenzia di professionisti ti può offrire tra i tanti servizi di un piano di marketing che deve essere efficiente ed efficace. Mg Group da tanti anni si occupa di web marketing ed è specializzata nella comunicazione on-line e nelle tecniche più recenti. L’aggiornamento  dei nostri professionisti e delle nostre competenze è per noi un punto fondamentale. E tu? Che aspetti ad aggiornare la tua comunicazione e il tuo modello di marketing? Puoi contattarci in ogni momento scrivendo una mail o telefonando. Insieme troveremo la strada per raggiungere i tuoi obiettivi e i tuoi target.

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Russiagate: tra fake e troll dei social di Russia e Iran

L’appuntamento più ravvicinato è quello con le elezioni di midterm in Usa e l’attenzione sulla possibilità che la Russia tenti di influenzarne il risultato si fa con il passare dei giorni sempre più alta. Solo qualche giorno fa il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha dichiarato alle agenzie di stampa di aver messo in guardia la controparte russa contro eventuali interferenze nelle elezioni a novembre, dopo aver incontrato a Ginevra Nikolai Patrushev, direttore del consiglio per la sicurezza nazionale russa. Ha detto: “Ho chiarito che non tollereremo interferenze nelle elezioni del 2018 e che siamo pronti a prendere le misure necessarie per impedire che ciò avvenga”.
Nel frattempo Facebook e Microsoft qualche misura hanno già da tempo cominciato a prenderla, dopo che sono emersi numerosi casi in cui è stata riscontrata una propaganda coordinata di disinformazione da parte di potenze straniere negli Stati Uniti e in alcuni paesi Europei. In questo articolo vi spieghiamo come Facebook ha scoperto i finti profili coinvolti nel Russiagate.

Ancora 652 pagine fake legate al Russiagate rimosse da Facebook

Il 21 agosto 2018 la compagnia fondata da Mark Zuckerberg ha rilasciato un comunicato in cui spiega di aver individuato una campagna di disinformazione partita da Russia e Iran:

“Oggi abbiamo rimosso numerose pagine, gruppi e account per comportamento inautentico coordinato su Facebook e Instagram. Alcune di queste attività hanno avuto origine in Iran, e alcune hanno avuto origine in Russia. Si trattava di campagne distinte e non abbiamo identificato alcun collegamento o coordinamento tra loro. Tuttavia, hanno usato tattiche simili creando reti di account per ingannare gli altri su chi erano e cosa stavano facendo.

Mettiamo al bando questo tipo di comportamento perché vogliamo che le persone siano in grado di fidarsi delle connessioni che effettuano su Facebook. Stiamo facendo progressi sul contrasto a questo tipo di questo abuso, ma come abbiamo detto prima dobbiamo sapere che si tratta di una sfida continua, perché i responsabili sono determinati e ben finanziati. Dobbiamo costantemente migliorare per rimanere all’altezza. Ciò significa costruire una tecnologia migliore, assumere più persone e lavorare più a stretto contatto con le forze dell’ordine, gli esperti di sicurezza e altre società. La loro collaborazione è stata fondamentale per le nostre indagini, dal momento che nessuna azienda può combattere da sola.”

Si tratta in sostanza della rimozione in 4 continenti di 652 fra pagine, gruppi e profili rimossi che condividevano in maniera coordinata materiale a sfondo politico. Facebook stavolta si è mossa con tempestività, probabilmente per il timore di incappare di nuovo in casi come quello di Cambridge Analytica, altri scandali sul tema della privacy e in quello sui sospetti di interferenze sulle presidenziali Usa del 2016. Per questo Facebook ha preferito non aspettare che le indagini, le analisi e le verifiche del materiale considerato sospetto si concludano e ha bloccato le pagine e la diffusione dei messaggi.

Lo schema delle connessioni sospette dall’Iran

Ad aver messo in allerta Facebook rispetto a quanto stava accadendo è stata la società di cyber security FireEye, che nelle sue attività di monitoraggio della rete ha riscontrato movimenti anomali. La società afferma di poter indicare con moderata fiducia in attori iraniani i responsabili di questa campagna di disinformazione e ha pubblicato lo schema delle connessioni sospette analizzate e rilevate.

Facebook dal canto suo ha indicato che il gruppo denominato Liberty Front Press cui fanno capo diversi account su Facebook e Instagram con circa 155mila follower, stando alle registrazioni del sito e agli indirizzi IP e degli amministratori risultava legato a media di Stato iraniani, con i primi account creati nel 2013 e con contenuti su Medio Oriente, Regno Unito e Usa. Dalle prime ricerche in effetti non si segnala tra gli obiettivi di questo gruppo quello di influenzare le elezioni di midterm, sebbene non si escluda “che tentativi in questo senso possano essere stati fatti”. Altri due gruppi sono stati segnalati con legami all’Iran.

Come funzionano le attività legate all’intelligence russa

La società di Mark Zuckerberg  ha rilevato anche un quarto gruppo, il cui obiettivo è diffondere notizie false su Siria e Ucraina, legato a fonti che secondo Facebook gli Usa considerano relazionate con l’intelligence militare russa.

Una delle piattaforme rimosse dal social network pare sia stata già al centro di precedenti ricerche: il gruppo  “Inside Syria Media Center diffondeva infatti ricostruzioni pro-Cremlino e pro-Assad raramente supportate da prove”.

Secondo Facebook “la terza parte dell’indagine ha portato alla luce un’altra serie di conti e pagine, la prima delle quali è stata creata nel 2011, che ha ampiamente condiviso contenuti sulla politica mediorientale in arabo e farsi. Hanno anche condiviso contenuti sulla politica nel Regno Unito e negli Stati Uniti in inglese. Abbiamo scoperto questo set per la prima volta nell’agosto 2017 e abbiamo ampliato le nostre indagini nel luglio 2018.”

Si parla sostanzialmente dei seguenti dati:

Presenza su Facebook e Instagram: 168 pagine e 140 account su Facebook, oltre a 31 account su Instagram.

Followers: circa 813.000 account hanno seguito almeno una di queste pagine e più di 10.000 hanno seguito almeno uno di questi account Instagram.

Pubblicità: oltre $ 6.000 di spesa per annunci su Facebook e Instagram, pagati in dollari USA, lire turche e rupie indiane. Il primo annuncio è stato pubblicato a luglio 2012 e l’ultimo è stato pubblicato nell’aprile 2018. Non abbiamo completato la nostra revisione dei contenuti organici provenienti da questi account.

Anche in questo spesso accade che il contenuto non veritiero nato su questa o altre pagine viene poi ripreso da media legittimi e filogovernativi come Sputnik e RT (oltre che da un certo numero di portali cospirazionisti), per poi essere rilanciato su social network da troll (anche reti di bot, come quelle operanti dalla nota Ira di San Pietroburgo), influencer e utenti comuni.

Anche Microsoft e Twitter rimuovono account

In questi giorni in cui la guardia continua ad essere sempre più alta sui troll e i profili fake costruiti ad arte per diffondere falsi contenuti politici, anche Microsoft e Twitter hanno annunciato di aver bloccato e/o rimosso delle pagine. Microsoft ha rivelato l’esistenza di una nuova campagna di phishing – condotte negli Stati Uniti ai danni di organismi vicini ai repubblicani – che porterebbe la firma di Apt28, un famigerato gruppo informatico che molti addetti ai lavori collegano all’intelligence militare di Mosca. E Twitter ha comunicato di aver fermato ben 284 account (in questo caso ritenuti collegati a Teheran) coinvolti in operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica.

Difendersi dalle fake news per difendere la democrazia

Questi e altri casi che stanno emergendo negli ultimi anni dimostrano quanto sia importante difendersi dalle fake news e quanto impedire gli abusi sui social network sia fondamentale per difendere la pienezza del funzionamento democratico delle nostre istituzioni. Non dimenticare mai di usare il web con consapevolezza, controllare le fonti, affidarti a testate affidabili. Il futuro dipende da tutti noi: usiamo la nostra intelligenza per migliorarlo.

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Web design: nuovi trend per i siti internet

La velocità con cui tutto cambia nel mondo del web design e del digitale è davvero impressionante. Bastano pochissimi mesi per vedere trasformarsi sotto i nostri occhi il modo in cui navighiamo, quello in cui cerchiamo i siti internet e soprattutto il modo in cui decidiamo se cliccare o meno su un pulsante, su un banner pubblicitario o ancora su un link che sembra interessarci.

L’arrivo sul mercato, ad esempio, in questo 2018 delle Progressive Web App sta cambiando il modo in cui ci interfacciamo al web e usiamo il mobile. Per questo è sempre più importante restare aggiornati e cercare di offrire la miglior user experience possibile, sia in termini di utilizzo che per quanto riguarda il design.

Ecco quali sono secondo noi di MG Group Italia le principali tendenze del web design degli ultimi mesi, valide sia su desktop che su mobile, utili per chi deve progettare nuovi siti internet o fare il restyling di quelli già esistenti.

Tinte vivaci e gradienti senza limiti

Cominciate a salutare il Flat Design, ovvero quel design a tinte unite e piatte a cui ci eravamo abituati da qualche anno a questa parte. Le due dimensioni che ci avevano appassionato per l’assenza di elementi di complessità – come le ombre, i piani multipli e intersecati o ancora le sfumature – e che apparivano così semplici da facilitare la comprensione e la leggibilità da parte degli utenti stanno uscendo dai radar dei designer. Da qualche mese a questa parte si sta affermando infatti una tendenza diversa, capace di colpire maggiormente e scaldare la grafica: tavolozze a tinte vivaci, sfumature e grande uso del gradiente sono gli elementi di un cambiamento radicale che si va affermando con forza. Quindi non dimenticare di dare personalità al tuo sito. E ricorda che il colore del 2018 nel web è l’UltraViolet, in tutte le sue sfumature. Non ti senti di usarlo per il tuo prodotto? Non dimenticare comunque di accendere il più possibile le tinte che userai.

Illustrazioni grafiche

Abbiamo già detto che la tendenza è quella di scaldare il design per comunicare una maggiore personalità. Per farlo in molti cominciano ad usare le illustrazioni grafiche: trasmettono personalità e carattere, e sono più calde e meno artificiali delle fotografie iper filtrate e artefatte che si usano da molti anni. Se in linea con l’identità del brand, l’esperienza dell’utente sarà immersiva. E trasmetterà ai clienti autenticità e fiducia.

Nuove modalità di navigazione

Come è stato detto poc’anzi, l’attenzione è ora tutta concentrata sull”utente; questo è ben visibile nelle nuove modalità di navigazione che stanno emergendo e che convivono meglio con i comportamenti più naturali e spontanei: quindi il mobile. Il tempo della progettazione responsive, che consisteva nel creare una specie di pagina web che si adattava anche al formato mobile, adesso è un qualcosa di superato: si pensa direttamente mobile per quindi passare in modo automatico a schermi più grandi.

È per questo motivo che, anche se abbiamo l’abitudine di navigare su un sito web desktop attraverso le categorie proposte da un menù classico, è adesso più intuitivo andare verso dei layout che utilizzano un sistema a “scroll”. L’utente ritrova dunque in questo modo le principali informazioni e categorie all’interno della stessa pagina. Questa tendenza può essere associata a una modalità di navigazione secondaria più classica, presentando l’enorme vantaggio di fidelizzare quegli utenti che non avranno più modo di perdersi all’interno dell’architettura della pagina web/app.

Spazi vuoti e immagini animate

Spazio bianco, vuoto o negativo che dir si voglia. Questa è davvero una tendenza recente di massima importanza: lo spazio vuoto infatti fa risaltare gli elementi presenti all’interno della pagina, permette di fare chiarezza e organizzare al meglio la gerarchia delle informazioni e infine aiuta l’utente ad orientarsi, a non confondersi e ad avere una user experience migliore. Lo spazio vuoto è un coadiuvante della leggibilità e dell’usabilità di un sito internet e sta non a caso conquistando sempre più importanza, soprattutto in un ambito come mobile, in cui la velocità è sempre più cruciale.

Un’altra tendenza è quella di mettere da parte le immagini statiche e usare le animazioni per attirare l’attenzione e aumentare le conversioni della pagina web: non si tratta soltanto delle ormai classiche gif, ma anche di Cinemagraph, una particolare tecnica che unisce video e fotografia per dare vita alle immagini e per creare un effetto davvero coinvolgente. Il movimento e le animazioni guidano l’attenzione dell’utente e, anche per questo, sono in grado di aumentare le conversioni. Combinato con l’utilizzo dello spazio negativo, il Cinemagraph sarà sicuramente un trend web nel 2018 per il design.

Font particolari e design tipografico

Il font conta. Ormai lo sanno tutti, e quest’anno questa tesi sta prendendo sempre maggiore vigore. E’ finito il tempo dei font banali, chiari ed eccessivamente semplici o ripetitivi: il carattere deve avere carattere. Un buon design tipografico aiuta anche perché è un elemento che non appesantisce la pagine pur dandogli vita e particolarità, a differenza delle immagini che invece spesso saturano lo spazio e il traffico dati a disposizione dei dispositivi mobile.

Il mobile prima di tutto

Navighiamo soprattutto da dispositivi mobile e quindi è importante cominciare la progettazione di un sito proprio dalla versione mobile e poi far discendere il resto, ovvero la pagine più ampie. Tra l’altro ormai l’algoritmo di Google utilizza le versioni mobile per indicizzare le pagine, e quindi questo aspetto è sempre più importante anche in ottica SEO. Quindi avanti con il ‘mobile first’: i tuoi contenuti devono essere accessibili da diversi tipi di schermi e dispositivi con la miglior user experience possibile, indipendentemente dalle dimensioni.

Per questa ragione una Progressive Web App sembra essere la migliore soluzione possibile: la sua caratteristica principale infatti è quella di garantire una usabilità ottimale su qualsiasi dispositivo, adattando contenuti e funzionalità. Quante volte, navigando su Internet, abbiamo visto siti con notifiche push, splash screen (animazione iniziale prima di atterrare sulla home), transizioni animate tra le pagine e la modalità offline? L’integrazione sito-app è il futuro: non lasciartela scappare.

Bot e chatbot: l’assistente virtuale nella pagina

Con il nostro telefono parliamo, cosa che generalmente non facciamo con il computer. I comandi vocali e l’intelligenza artificiale sono la vera frontiera del web: questa maggiore spinta verso la ricerca vocale produrrà una vera e propria proliferazione dei Bot che verranno sempre più inseriti nei siti internet. Facciamo un esempio: per chiedere a che ora aprirà un ristorante in futuro non consulteremo il menù di un sito internet ma interrogheremo un ChatBot presente in una pagina di FAQ, ovvero un assistente virtuale che rispondendo alle domande faciliti la navigazione degli utenti.

E il tuo sito? Preparalo per il futuro.

Un sito non al passo con i tempi, dal design “vecchio” e non in linea con i trend web del momento, riduce drasticamente le conversioni. L’aggiornamento continuo sulle tendenze del web design aumenterà la brand reputation della vostra azienda, cambiando la percezione che hanno gli utenti del vostro brand. Se hai bisogno di progettare un restyling o di realizzare un nuovo sito al passo con in tempi contattaci senza impegno. Per noi di Mg Group essere sempre aggiornati è un dovere oltre che una precisa scelta aziendale: non spendere soldi per prodotti già vecchi, comincia da subito ad investire nel web marketing che verrà.

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Multa Record: cosa sostiene l’Ue, cosa risponde Google

E’ arrivata a Luglio, ed è la seconda multa record che l’unione Europea ha comminato a Google.  Questa volta è la più alta di sempre e ammonta a 4,3 miliardi di euro. La precedente, inflitta lo scorso anno, ammontava invece a 2,4 miliardi di euro e fu motivata dall’abuso di posizione dominante che Google operava favorendo in Google Shopping il suo servizio di comparazione dei prezzi a discapito della concorrenza.
La nuova multa invece riguarda il sistema operativo Android, e si tratta sempre di una sanzione connessa all’abuso di posizione dominante.

Il caso Android: cosa afferma l’Ue contro Google

“Google ha negato ai concorrenti la possibilità di innovare e competere e ai consumatori europei i vantaggi di una concorrenza effettiva nell’importante sfera mobile. Questo è illegale secondo le regole antitrust dell’UE” recita così la dichiarazione di Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, a commento della decisione dell’Unione Europea. Poco prima in conferenza stampa aveva anche affermato: “Il nostro caso riguarda tre tipi di restrizioni che Google ha imposto ai produttori di apparecchi Android e operatori di rete per assicurarsi che il loro traffico andasse verso il motore di ricerca di Google.”
Nel dettaglio le tre pratiche illegali che Google avrebbe messo in atto dal 2011 sono le seguenti:

  • chiedere ai produttori di preinstallare le app di ricerca e il browser di Google sui dispositivi che utilizzano il sistema operativo mobile Android. E’ stata inoltre resa obbligatoria la preinstallazione per vendere dispositivi con l’app store Google Play;
  • pagare i produttori di telefonia e smartphone per assicurarsi che sui dispositivi con sistema operativo Android non fosse preistallata nessun’altra app di ricerca che non fosse Google.
  • ostacolare lo sviluppo di sistemi operativi mobili concorrenti, incentivando anche finanziariamente l’installazione di Android.

Il sistema operativo Android: qualche numero.

In effetti consultando numeri e dati si ha l’impressione che quanto affermato dalla Commissione Europea possa avere dei fondamenti.

Secondo la società di analisi Statista, Android infatti ha superato potentemente le altre quote di mercato, lasciando la Apple ad una quota del 14,1% del mercato globale e conquistando ben l’85,9% degli smartphone nel mondo. E ancora secondo la società di ricerca Gartner l’anno scorso sono stati venduti circa 1,3 miliardi di telefoni con Android contro i circa 215 milioni che girano con iOS e 1,5 milioni che utilizzano altri sistemi operativi. Per quanto riguarda la pubblicità invece secondo la società eMarketer nel 2018 Google – con il nuovo Google Ads e altri tools simili – gestirà più del 30% di tutta la pubblicità del mondo sui dispositivi mobile.

La situazione era molto diversa quasi un decennio fa. La stessa società di ricerca statistica ed economica Gartner, nel 2010, dipingeva una situazione del tutto differente: con il neonato iPhone in rapida ascesa al 14% del mercato, e l’outsider Android di cui si segnalava che in un anno era passato dallo 0,5% al 3,9%.

La risposta di Google che annuncia il ricorso

Di fronte a questi dati anche Google ha dovuto spiegare a cosa si deve, secondo il punto di vista della grande multinazionale, una così rapida ascesa.
Annunciando che avrebbero fatto ricorso in appello contro la multa, il CEO del colosso di Mountain View ha dichiarato “se i produttori di smartphone e gli operatori di rete mobile non potranno più includere le nostre applicazioni sulla loro vasta gamma di dispositivi, ciò sconvolgerà l’equilibrio dell’ecosistema Android […] ‎Finora, il modello di business Android ha fatto sì che non dovessimo far gravare sui produttori di smartphone i costi della nostra tecnologia, riuscendo così a non dipendere da un modello di distribuzione strettamente controllata. Ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa stravolgere il delicato equilibrio raggiunto con Android, inviando un segnale preoccupante in favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte‎”. In questo modo Google paventa di fatto conseguenze sulle tasche dei consumatori, i quali a seguito della multa miliardaria dell’Unione Europea e dell’obbligo di fermare subito le pratiche oggetto della contestazione si potrebbero ritrovare a dover pagare il costo del sistema operativo e del suo sviluppo all’atto dell’acquisto dello smartphone.
Chi avrà ragione di fronte ai giudici? Noi di Mg Group Italia continueremo a seguire la vicenda e – come sempre – a tenervi informati su tutte le notizie dal mondo del marketing e dell’innovazione tecnologica.