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8 suggerimenti per imparare a vendere attraverso Instagram

Se sei il titolare di un’azienda o hai dato il via ad un tuo business devi sapere che imparare a vendere attraverso Instagram offre alle imprese di tutte le dimensioni incredibili opportunità per raggiungere il proprio target ed incrementare il fatturato!

Un po’ di numeri

La comunità aziendale di Instagram è cresciuta negli anni, fino a toccare i 2 milioni di inserzionisti…

Secondo un recente rapporto, inoltre, il 75 % degli utenti di Instagram visita un sito Web o decide di effettuare un acquisto, in seguito alla visione degli annunci su Instagram.

Ecco, quindi, 8 suggerimenti per aiutarti a imparare a vendere attraverso Instagram

# 1: come vendere attraverso Instagram: ottimizza il tuo profilo aziendale su Instagram

Sempre più consumatori si rivolgono a Instagram anziché a Google per cercare marchi. Ciò significa che dovresti dedicare tutto il tempo e gli sforzi per curare un feed Instagram dal design accattivante, proprio come faresti con il tuo sito Web.

Utilizza, dunque, il logo del tuo business come immagine del profilo, quindi scrivi una biografia che includa una chiara descrizione della tua attività. Infine, aggiungi il link al tuo sito web per indirizzare il traffico dai tuoi singoli post e storie.

Ricorda che il tuo profilo aziendale Instagram è come una vetrina; il primo punto di contatto che un cliente avrà con il tuo marchio, quindi è importante fare un’ottima impressione e invogliare le persone a seguire la tua attività. Creando un feed dall’estetica coerente con il tuo brand, puoi trasformare nuovi utenti in followers devoti, pronti ad investire nei tuoi prodotti.

# 2: come vendere attraverso Instagram utilizzando Instagram Ads

Gli annunci di Instagram sono fondamentali per le strategie di marketing aziendali che puntano a vendere su Instagram.

Dopo aver impostato un profilo aziendale su Instagram, quindi, dovrai delineare un budget di investimento, decidere la durata della campagna e il target di riferimento. Instagram ti viene in aiuto offrendo una varietà di opzioni di targeting, in modo da poter scegliere quelle più adatte alle esigenze della tua attività.

Esistono varie possibilità di creazione di campagne su Instagram; il modo più semplice per pubblicare annunci è promuovere i post che hai già condiviso. Per farlo basterà selezionare il post che desideri divulgare e premere il pulsante “Promuovi”.

A questo punto puoi facilmente creare il tuo pubblico nell’app scegliendo interessi, fascia d’età e genere.

Quando avrai impostato la tua campagna non dovrai fare altro che cliccare su conferma e il gioco è fatto! Nei giorni seguenti non dimenticare di monitorare i risultati per decidere se modificare la campagna all’occorrenza! 😉

# 3: come vendere attraverso Instagram con Instagram Stories Ads

Nel marzo 2017, Instagram ha pubblicato le Instagram Stories, offrendo ai marchi una nuova possibilità di raggiungere il proprio target per vendere i propri prodotti/servizi.

Nello stesso anno, inoltre, il social network ha dato la possibilità agli utenti con un numero maggiore di 10.000 followers di aggiungere collegamenti web direttamente alle proprie Instagram Stories.

# 4: Come vendere attraverso Instagram: L’integrazione di Shopify

Di recente Instagram ha implementato Shoppable Posts, una funzione che permette di integrare il social network con Shopify consentendo di taggare e acquistare prodotti direttamente dai post.

Le aziende hanno, dunque, la possibilità di creare una galleria personalizzata per mostrare i propri prodotti e aggiungere il link della galleria alla loro biografia di Instagram, mentre gli utenti possono aggiungere articoli ad un carrello e acquistare i prodotti direttamente dalle immagini nel feed.

#5: Come vendere attraverso Instagram: offrire promozioni solo su Instagram

 Gli acquirenti adorano le promozioni e quale miglior modo di vendere attraverso instagram se non con una promo studiata ad hoc per i tuoi followers? Puoi aggiungere le tue informazioni promozionali in una caption o nelle Storie di Instagram, portando gli utenti a fare clic sul collegamento nella tua biografia.

# 6: come vendere su Instagram: creare partnership con influencer

Sapevi che le collaborazioni e le sponsorizzazioni da parte di influencer hanno quasi sostituito le pubblicità digitali?

Questo perché i consumatori si fidano delle persone, più che di un Brand.

Una recente ricerca di Nielsen mostra, infatti, che gli utenti credono maggiormente alle raccomandazioni personali più che alle pubblicità del marchio.

Ricorda, infine, che più è facile per un cliente immaginarsi usando il tuo prodotto, più sarà facile venderlo!

# 7: Come vendere attraverso Instagram: usare gli hashtag giusti

 Se vuoi davvero che il tuo marchio emerga su Instagram e raggiunga un pubblico completamente nuovo, allora devi padroneggiare l’arte dell’hashtag.

Regola numero uno è quella di non utilizzare troppi hashtag nei tuoi post. È preferibile concentrarsi su pochi hashtag mirati e altamente trafficati. Ciò aumenterà le probabilità che le persone giuste vedano i tuoi post. Scegliendo con cura i tuoi hashtag, ti assicurerai, inoltre, che le persone che trovano i tuoi post siano nel tuo target demografico.

# 8: Come vendere attraverso Instagram: utilizzare le caption

 La didascalia (o caption) è un altro elemento integrante di qualsiasi post di Instagram. Se hai un’immagine avvincente ma una didascalia debole, il tuo post potrebbe non funzionare, quindi dedica qualche minuto alla ricerca di una descrizione efficace.

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5 modi per aumentare il fatturato aziendale attraverso Linkedin

Twitter, Facebook, YouTube e Instagram: i social network sono oggi validi alleati per veicolare il proprio Brand e vendere i propri prodotti/servizi.

Ma, nonostante siano tutti ottimi strumenti di marketing, quando si parla di B2B, ne esiste uno più efficace per aumentare il fatturato del tuo business: LinkedIn.

Mentre i tuoi concorrenti sono, quindi, impegnati a ottenere “like”su Facebook e ad inviare raffiche di tweet su twitter, puoi utilizzare diverse tattiche su LinkedIn per costruire una presenza online e generare prospettive redditizie.

Ecco, quindi, 5 modi per aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn.

# 1: come aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn. Aggiungi potenziali clienti e condividi i loro contenuti con la tua rete

Benché possa sembrare ovvio, un promemoria non fa mai male. Dovresti sempre connetterti con i tuoi contatti! Avere accesso ai contenuti che gli piacciono e condividono è fondamentale, infatti, per riuscire ad instaurare un legame con loro.

# 2: come aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn. Crea una call to action nei tuoi post

Quando scrivi un post per la tua pagina LinkedIn ricorda sempre di aggiungere una call to action che inviti gli utenti a compiere una determinata azione. Potrebbe essere una telefonata, un’e-mail o solo una visita al tuo sito. Non puoi semplicemente aspettarti che qualcuno chiami o invii un’email. Devi chiederglielo!

# 3: come aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn. Crea un gruppo LinkedIn

La formazione di un gruppo LinkedIn è uno dei modi più efficaci per stimolare e coinvolgere la tua rete su un argomento specifico e, nel frattempo, per veicolare gli utenti verso il tuo sito, aumentando le vendite.

Ecco alcuni consigli per creare un tuo gruppo:

  • Identifica il tipo di gruppo che desideri creare e assegnagli un nome che comunichi chiaramente l’argomento.
  • Rivolgiti a persone ben collegate all’interno del tuo settore per far loro sapere che hai creato un gruppo e che vorresti mettere a disposizione la loro esperienza in webinar dal vivo.
  • Continua ad aggiungere valore ospitando webinar o incontri di persona.
  • Offri un premio ai membri offrendo alcuni dei tuoi servizi aziendali d una tariffa speciale.

# 4: come aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn. Sales Navigator

Se non hai ancora sentito parlare di LinkedIn Sales Navigator, ti consigliamo di verificarlo.

Sales Navigator Professional è un tool pensato prevalentemente per chi svolge un’attività commerciale. Tra i vantaggi si elencano la possibilità di trovare potenziali clienti e account nel tuo target, di costruire relazioni fidate con i potenziali clienti e di ottenere informazioni in tempo reale per approcciare il cliente nel momento giusto.

Puoi inoltre creare liste di contatti nei tuoi account target. Se hai già il tuo target, come quelli creati per segmentare e indirizzare il pubblico all’interno della tua piattaforma di automazione del marketing, potrai approfittare di tutti i filtri offerti dall’account premium di LinkedIn per creare elenchi mirati.

# 5: come aumentare il fatturato aziendale attraverso LinkedIn. Linkedin ADS

 LinkedIn ti consente di lanciare una campagna mirata in pochi minuti. Puoi impostare il tuo budget, il tuo target e la durata della tua campagna utilizzando Campaign Manager, la piattaforma pubblicitaria all-in-one di LinkedIn. I formati di annunci supportati in Campaign Manager sono Contenuti sponsorizzati, InMail sponsorizzati e Annunci di testo.

Gli annunci dinamici sono disponibili anche attraverso la pubblicità gestita dall’account, che consente di collaborare con un team LinkedIn dedicato per creare annunci altamente visibili per un pubblico premium.

  • Contenuto sponsorizzato: Il contenuto sponsorizzato è la pubblicità nativa che appare direttamente nei feed di LinkedIn dei professionisti che desideri raggiungere.
  • InMail sponsorizzato è un formato di annuncio unico che ti consente di offrire contenuti pertinenti e personalizzati tramite LinkedIn Messenger.
  • Gli annunci sono annunci pay-per-click (PPC) o costo per impressione (CPM) semplici ma convincenti.

Una volta scelto il tipo di annuncio dovrai selezionare un pubblico e un budget.

Esiste una grande varietà di criteri che puoi utilizzare per selezionare il tuo pubblico ideale, come località geografica, settore aziendale, numero di dipendenti e persino la posizione lavorativa.

L’espansione del pubblico include automaticamente segmenti di pubblico simili a quelli che hai selezionato.

Una volta selezionato il tuo pubblico, è tempo di impostare il budget per la tua campagna. Esistono tre opzioni: costo per clic (CPC); costo per impressione (CPM); o costo per invio (CPS).

Il costo per invio (CPS) viene utilizzato quando si eseguono campagne InMail sponsorizzate. Paghi per ogni InMail consegnata con successo.

Il CPC viene spesso utilizzato per campagne orientate all’azione come la generazione di lead o la registrazione di eventi, mentre il modello CPM è in genere più adatto quando l’obiettivo è la Brand Awareness.

Oltre a scegliere tra CPC e CPM, dovrai anche inserire l’offerta, il budget giornaliero, la data di inizio, la data di fine e il budget totale. Indipendentemente dalla data di fine scelta, puoi annullare la tua campagna in qualsiasi momento.

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Il pessimo 2018 di Facebook

L’anno appena trascorso è stato per Facebook tutt’altro che idilliaco: scandali, errori grossolani e ingenti cali in borsa hanno fatto tremare il re dei Social Network.

Il suo fondatore, Mark Zuckerberg, ha scritto un lungo post sulla sua bacheca personale, per riassumere il lavoro svolto e i traguardi raggiunti dal suo punto di vista. Quello che ne è venuto fuori, è stata una lista di azioni realizzate dall’azienda che ha suscitato non poche critiche.

Uomo che indica logo di Facebook

uomo iconizzato che indica logo di facebook

Cosa ha fatto di buono Facebook nel 2018 secondo Mark Zuckerberg

Nel messaggio a cuore aperto ai suoi follower, e per questo al tempo stesso consumatori del suo prodotto, Zuckerberg ha aperto il discorso dichiarando che ci sono state diversi risultati conseguiti dalla sua azienda nel 2018 a renderlo orgoglioso, fra le quali

  • Prevenire le interferenze elettorali
  • Fermare la diffusione dei discorsi d’odio e la disinformazione
  • Essere certi che gli utenti abbiano il controllo delle proprie informazioni
  • Assicurare che i nostri servizi migliorino il benessere delle persone

In questa prima parte del suo discorso, il punto che ha suscitato più critiche è stato indubbiamente quello che riguarda la sicurezza per gli utenti di avere l’esclusiva conoscenza delle proprie informazioni.

A partire dallo scandalo di Cambridge Analytica, seguito poi da numerosi altri casi di diffusione illecita dei dati personali degli utenti, Facebook ha risentito di un grosso calo di popolarità, perdendo utenti e sostanziose quotazioni in borsa.

Prevenendo in un certo senso le critiche che gli sarebbero poi arrivate, Zuckerberg affronta di petto la questione delle sicurezza delle informazioni. Ci dice che:

  • È stato ridotto il numero di informazioni a cui possono accedere app esterne
  • Sono stati indetti nuovi controlli per il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati  (GDPR)
  • È stato chiesto ai singoli utenti di controllare le proprie impostazioni sulla privacy
  • Sono state ridotte alcune delle informazioni di terze parti usate negli annunci pubblicitari
  • È nato uno strumento di “Cronologia Esplicita” che offrirà alle persone maggiore trasparenza nella cronologia della loro navigazione
  • Continua lo sviluppo di servizi di messaggistica e condivisione criptati e effimeri

 

Loghi di Facebook sovrapposti

Loghi di Facebook sovrapposti

La lotta di Facebook alla disinformazione e ai contenuti dannosi

Interessante è però anche l‘attenzione che Mark Zuckerberg riserva alla questione della disinformazione, altro grande cruccio del suo Social Network di punta. Alcune delle iniziative più importanti:

  • Sono stati costruiti sistemi di intelligenza artificiale per identificare e rimuovere automaticamente i contenuti relativi al terrorismo, ai discorsi di incitamento all’odio e altri contenuti dannosi 
  • È stato migliorato il News Feed in modo che mostri solo contenuti attendibili
  • È in corso lo sviluppo di sistemi per ridurre automaticamente la distribuzione di contenuti borderline, che riguardano sensazionalismo e disinformazione.
  • Sono state triplicate le dimensioni del team di revisione dei contenuti per gestire casi più complessi che l’IA non può giudicare e costruito un sistema di appelli per quando vengono prese decisioni sbagliate.
  • È stata avviata una collaborazione con i governi (per prima, la Francia), per stabilire norme efficaci sui contenuti per le piattaforme Internet.

Insomma, dalle parole del suo fondatore, sembra che Facebook si sia dato molto da fare per riempire le sue falle. I numeri in caduta libera, però, non sono d’accordo con lui.

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Come migliorare la Reputazione dell’Immagine Online

Difendere la propria immagine online nella società contemporanea, quella dove sempre e comunque ‘the show must go on’, è diventato un obiettivo imprescindibile per chi vuole avere un business di successo, qualsiasi esso sia.
‘Non ti curar di loro e passa’, il vecchio adagio popolare italiano che invitata a ignorare le malelingue, non è più del nostro tempo e va ribaltato: oggi l’imperativo è ‘curati di chiunque parla male di te e fermati subito per convincerlo del contrario’. Perché? Il motivo è semplice: da quando esistono il web e i social media tutto ciò che viene detto resta, a futura memoria, scritto su pagine virtuali consultabili da chiunque in qualsiasi momento.
Per questo la reputazione online della tua azienda e dei tuoi prodotti è fondamentale se vuoi vendere online, convincere i clienti, generare un passaparola positivo.

Non trascurare la tua Immagine Online

Agire per avere un’immagine curata (andresti mai ad incontrare un cliente con i vestiti completamente sporchi di fango?) e puntare a conquistare quante più recensioni positive ai tuoi prodotti è possibile conquistare.

Cosa succede però se iniziano ad aumentare drasticamente le recensioni negative?

O se peggio ancora il nome della tua azienda viene associato a parole come “delusione” o “fregatura”? Succederebbe che il danno d’immagine sarebbe enorme, con colpi quasi mortali alla tua brand reputation e quindi alla futura curva del tuo fatturato.

Web Reputation: é sempre meglio prevenire che curare

Meglio – ed è sempre bene ricordarsene – prevenire che curare: investire per monitorare la propria Reputation, ad esempio con il social listening o la sentiment analysis, e per migliorarla con scelte che puntano ad affermare la propria influenza su un territorio e a comunicare positività, impegno sociale, attenzione all’ambiente.

In ogni caso è possibile anche intervenire in seguito, quando il danno di immagine si è già prodotto, utilizzando strategie SEO e Web Marketing professionali orientate a rendere sempre meno visibili le notizie e i commenti negativi, e a migliorare la brand reputation del tuo marchio.

E’ giusto rispondere ai commenti negativi?

Facciamo degli esempi: quello perfetto è quello che conoscono tutti i ristoratori, i negozianti, gli organizzatori di eventi che ricevono recensioni negative da un cliente su piattaforme come TripAdvisor o su forum diversi. In questo caso si tratta di un problema di reputazione e di immagini di piccole proporzioni, da risolvere con tecniche semplici scegliendo una tra le strade diverse disponibili. Ciò che suggeriamo di fare ovviamente è di rispondere con un linguaggio semplice e chiaro, possibilmente gentile, perché una mancata risposta significa automaticamente ammissione di colpa.

Ricordatevi sempre di fare prima un’analisi dei motivi che possono aver spinto quel cliente a scrivere la recensione negativa: ha una qualche fondata ragione? Se pensate di si, e dovete essere onesti con voi stessi, allora intervenire subito per rimuovere o correggere il problema generato nella vostra azienda. E se è possibile spiegate nella risposta al cliente in che modo siete intervenuti per evitare che i disagi si ripetano.

E’ possibile eliminare i lunghi post negativi?

In caso di post più lunghi contenenti giudizi negativi, ben indicizzati e in prima pagina sui motori di ricerca, la situazione è più complessa ma non sarà lo stesso impossibile intervenire. Si tratta in sostanza di produrre ulteriori nuove notizie, attraverso comunicati stampa, annunci, racconti o compagne di comunicazione, che possano far scendere in secondo piano quello negative che ora sono in cima alle SERP dei motori di ricerca.

Social network, siti internet, stampa amica: vanno utilizzati tutti i canali possibili per diffondere le nuove notizie. E’ fondamentale inoltre assumere un consulente SEO capace di creare una strategia per far in modo di occupare le prime pagine dei risultati di Google con articoli che parlano positivamente dei prodotti è una scelta saggia che consigliamo.

Cronaca negativa? La situazione è molto difficile ma va saputa affrontare in modo efficace

L’ultimo caso di cui vogliamo parlarvi è quello che vede le aziende coinvolte in qualche scandalo negativo, in qualche incidente in cui si siano feriti degli esseri umani o in qualche vicenda giudiziaria.

In casi come questi i commenti sui social o nei forum sono l’ultimo dei problemi perché a diffondere le notizie negative capaci di azzoppare definitivamente la brand reputation di un’azienda saranno direttamente le agenzie di stampa, le televisioni, più in generale gli organi di stampa. In casi come questi può essere d’aiuto aver predisposto prima un piano per la comunicazione di crisi e quindi affrontare le ore più difficili in maniera efficace.

Se invece la situazione diventa velocemente irrecuperabile allora poi non resta che tentare le strade più impervie:

  • In primis contattare il proprio team legale, o semplicemente il vostro legale: se siete convinti di essere finiti in una gogna mediatica, di essere innocenti e accusati ingiustamente, allora dovete querelare chi lo fa e intimargli di cancellare (o rettificare) i contenuti accusatori.
  • Come secondo passaggio cercate di fare appello al diritto all’oblio: anche se non è possibile far cancellare tutto a causa della tutela legittima del diritto di cronaca probabilmente potreste riuscire ad ottenere qualche miglioramento.
  • Infine inventate una nuova iniziativa, meglio se benefica, grande e molto visibile, che possa riabilitare l’immagine della vostra azienda e darvi una posizione migliore da cui ripartire.

Fate in fretta, chiedete subito una consulenza di web marketing per difendere la vostra Immagine Online!

Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online.

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è il momento di ottimizzarla!

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Come ottimizzare la tua pubblicità: i test A/B

Il test A/B non è nuovo per il settore del marketing digitale e gli esperti di marketing lo utilizzano da tempo per migliorare le campagne di comunicazione, su molti canali diversi dalle e-mail fino alle grafiche advertising, passando per le pagine dei siti web, soprattutto quando si tratta di landing page.

I test A/B di marketing sono incredibilmente potenti e particolarmente importanti per gli inserzionisti display. Ogni agenzia di comunicazione e web marketing dovrebbe farli sui suoi prodotti, eppure anche coloro che ne sono convinti e credono in questo strumento possono essere scoraggiati dalla lista apparentemente infinita di elementi testabili, soprattutto se si è alle prime armi e si è cominciato da poco ad usare questi strumenti. Non è facile sapere da dove iniziare, per questo noi di Mg Group Italia vi suggeriamo alcuni test che possono aiutarvi ad orientarvi in un mondo complicato ma entusiasmante.

Ecco alcuni test che possono essere realizzati rapidamente per iniziare. Sono test da svolgere su banner per gli annunci della rete dispaly, di adsense e adword. Servono a capire cosa serve sul terreno del web marketing, cosa funziona e perché alcuni annunci hanno prestazioni migliori di altri. 

1. Inviti all’azione

Gli inviti all’azione sono uno degli elementi più importanti di qualsiasi annuncio banner. Anche se non stai ottimizzando i clic (e non dovresti farlo), avere un CTA (call to action) efficace può migliorare notevolmente il rendimento della tua campagna.

Il miglior CTA per il tuo pubblico potrebbe non essere quello che pensi. In alcuni casi, un CTA più forte, più aggressivo come “Acquista ora” o “Agisci veloce” può essere il più efficace. In altri casi, una chiamata più morbida come “Ulteriori informazioni” potrebbe risuonare di più. L’unico modo per scoprirlo è testare.

Testare il tuo CTA esistente contro uno completamente diverso è un semplice test che può farti conquistare importanti miglioramenti nelle prestazioni. Basta essere sicuri di lasciare tutto il resto del banner invariato, altrimenti, non sarai in grado di determinare quale elemento del tuo annuncio è responsabile del conseguente cambiamento nel rendimento.

2. Colori, immagini e sfondi

Esistono prove contrastanti circa l’opportunità di includere una foto, un elemento grafico o uno sfondo semplice come sfondo per gli annunci display.

Come di solito accade con la pubblicità di banner, non esiste una “risposta giusta”. Una fotografia potrebbe superare un elemento grafico, oppure una semplice texture o uno sfondo dai colori vivaci può superare entrambi. Lasciando immutato il testo, provare specifici elementi grafici di un annuncio può dare risultati impressionanti.

Se stai cercando un test più piccolo, puoi provare qualcosa di semplice come cambiare un colore di sfondo o anche il colore di un pulsante CTA.

3. Proposta di titolo

I banner pubblicitari non includono molto testo. Dato il numero limitato di caratteri disponibili, in genere sei limitato a una proposta di titolo e al massimo due o tre slogan.

Se i tuoi banner sono incentrati sulla spiegazione della tuo titolo, testare leggere variazioni, anche senza modificare il messaggio principale, può comunque portare a notevoli cambiamenti nelle prestazioni.

Sebbene spesso la differenza di significato possa essere trascurabile, anche un piccolo cambiamento può far emergere un aumento delle visite alle pagine di destinazione.

4. Riduzione delle distrazioni

E’ molto facile cadere nella convinzione che un design accattivante incrementerà le conversioni, ma ciò non è sempre vero. La creatività non è tutto: una struttura dell’annuncio efficiente e diretta rende maggiori i benefit per una più  facile lettura, catturando l’attenzione del visitatore e trasmettendo rapidamente i valori ed i significati più importanti.

Quindi ad esempio fare un test tra due annunci contenenti un numero diverso di elementi potrà far emergere che quello più semplice è capace di far crescere il numero delle conversioni.

Che aspetti? Comincia i tuoi test A/B

Non c’è motivo di rimandare l’inizio dei test A/B. È una pratica molto semplice che può aiutarti a ottenere più valore da molti aspetti della tua attività, in particolare la visualizzazione. Se hai bisogno di aiuto e cerchi un’agenzia di professionisti che possa portare la tua azienda ad utilizzare i giusti strumenti puoi contattare noi di Mg Group Italia. Prendi informazioni, abbiamo conquistato la soddisfazione e la fiducia di molti clienti. Contattaci e ti offriremo una consulenza gratuita iniziale per darti i giusti elementi di valutazione. Che aspetti? Comincia i tuoi test e fai crescere il tuo fatturato!

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Boom! La Ricetta esplosiva del Pordenone Calcio sui Social Network

8 giorni di autoironia e divertimento: è stata questa la ricetta esplosiva con cui il social media manager del Pordenone Calcio  ha accompagnato i tifosi della squadra alla singolare sfida con l’Inter in Coppa Italia.
8 giorni in cui grazie ai post preparati dall’addetto stampa Marco “Mika” Michelin e del grafico Sebastiano Orgnacco il Pordenone Calcio ha visto crescere i suoi follower fino al 100%, raddoppiando su Facebook dove sono arrivati quasi fino alla cifra di 35.000 persone, passando su Twitter  da 4.000 a oltre 6.000 e infine esplodendo su Instagram dove la pagina della squadra è passata da quasi 5.000 follower a 24.000.
Sul campo i neroverdi perdettero ai rigori, anche se nessuno lo avrebbe mai immaginato, ma tra il popolo del web i ramarri avevano già vinto da un pezzo.

La Storia della Campagna Social del Pordenone Calcio

«Abbiamo guadagnato migliaia di seguaci in una settimana – ha dichiarato Michelin -, ci scrivono tutti, siamo finiti sui giornali: pazzesco. E ho letto tantissimi bei commenti su di noi, ci fa un gran piacere». Lo stesso piacere che immaginiamo i due abbiano provato quando subito dopo la partita, visti i dati, il patron neroverde Mauro Lovisa ha promesso di aumentargli lo stipendio.
Ma vediamo ora alcuni dei post che la squadra dei ramarri ha pubblicato partendo esattamente da 8 giorni prima della partita e lavorando sul tema del countdown, accompagnato dal continuo appello ai tifosi a presentarsi allo stadio esattamente la domenica dopo. Uno dei primi ‘mai in serie B’ era già un piccolo capolavoro: quello che per l’Inter è un vanto (essere l’unica delle grandi squadre a non esser mai scesa in B) per il Pordenone calcio invece dovrebbe essere un demerito (essere un piccola squadra mai riuscita a salire in B). Ma i due social media manager dei neroverdi capiscono subito che invece la chiave autoironica è quella con cui affrontare questa stramba partita in cui una piccolissima si scontra con un gigante del calcio.

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I post continuano con lo stesso tono: quello sul confronto Berretoni-Icardi, passando per i video in stile Harry Potter, fino ai “30 sul campo”, cioè i trenta pullman di tifosi da schierare davanti alla porta per cercare di non perdere, fino al ‘se vince il Pordenone’ e l’uso divertente delle foto di Mourinho : i post del Pordenone Calcio sono diventati velocemente virali in tutto il web, guadagnandosi moltissimi like e condivisioni.

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Anche il post sulla ‘partita che non si può giocare nemmeno alla playstation’ è stato gestito magistralmente, non solo perché ha individuato una battuta geniale su cui fare comunicazione ma perché poi grazie ad un team di sviluppatori on-line il Pordenone Calcio è sbarcato davvero su Pro Evolution Soccer, uno dei videogiochi sportivi più amati di sempre. A poche ore dalla partita infine, hanno chiesto alle squadre di Serie C di fare il tifo per loro: un appello accolto in varie parti d’Italia, da Livorno ad Agrigento, con condivisioni, like, cuori e quant’altro.

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Un tono particolare, che ha trasformato il Pordenone in una ‘squadra simpatia’ e ha perfino cambiato le caratteristiche del pubblico della stessa, più leggero, più voglioso di scherzarci su e vivere lo sport con passione e leggerezza. Qualcosa che quasi nessuno era stato capace di comunicare prima di una partita (l’ammissione di debolezza nello sport è un tabù) è stato comunicato in questa particolare occasione con grande maestria tecnica e con una strategia che non si è limitata ad un solo post ma è diventata un tone of voice complessivo del brand.
Sui social prima che sugli altri canali, perché come ha affermato lo stesso Michelin: “i social hanno sostituito la comunicazione ufficiale. Se dobbiamo annunciare l’acquisto di un nuovo giocatore, il primo annuncio parte dai social, non più dal sito o da un comunicato stampa. C’è stato un cambio di gerarchia, non solo nostro, sia chiaro”. Quello tra social, calcio e marketing è diventato infatti un connubio inscindibile che produce una gran parte del valore delle squadre di calcio, si pensi ad esempio alla vicenda del passaggio di Cr7 alla Juve.

Esattamente quel cambio di gerarchia che ogni azienda che commercializza servizi o prodotti dovrebbe mettere al centro della sua riflessione sul futuro. Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online. Se vuoi conoscere i nostri servizi e i pacchetti che offriamo non tentennare e chiedici una consulenza gratuita: siamo qui per aiutarti a vincere la tua partita

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Russiagate: tra fake e troll dei social di Russia e Iran

L’appuntamento più ravvicinato è quello con le elezioni di midterm in Usa e l’attenzione sulla possibilità che la Russia tenti di influenzarne il risultato si fa con il passare dei giorni sempre più alta. Solo qualche giorno fa il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha dichiarato alle agenzie di stampa di aver messo in guardia la controparte russa contro eventuali interferenze nelle elezioni a novembre, dopo aver incontrato a Ginevra Nikolai Patrushev, direttore del consiglio per la sicurezza nazionale russa. Ha detto: “Ho chiarito che non tollereremo interferenze nelle elezioni del 2018 e che siamo pronti a prendere le misure necessarie per impedire che ciò avvenga”.
Nel frattempo Facebook e Microsoft qualche misura hanno già da tempo cominciato a prenderla, dopo che sono emersi numerosi casi in cui è stata riscontrata una propaganda coordinata di disinformazione da parte di potenze straniere negli Stati Uniti e in alcuni paesi Europei. In questo articolo vi spieghiamo come Facebook ha scoperto i finti profili coinvolti nel Russiagate.

Ancora 652 pagine fake legate al Russiagate rimosse da Facebook

Il 21 agosto 2018 la compagnia fondata da Mark Zuckerberg ha rilasciato un comunicato in cui spiega di aver individuato una campagna di disinformazione partita da Russia e Iran:

“Oggi abbiamo rimosso numerose pagine, gruppi e account per comportamento inautentico coordinato su Facebook e Instagram. Alcune di queste attività hanno avuto origine in Iran, e alcune hanno avuto origine in Russia. Si trattava di campagne distinte e non abbiamo identificato alcun collegamento o coordinamento tra loro. Tuttavia, hanno usato tattiche simili creando reti di account per ingannare gli altri su chi erano e cosa stavano facendo.

Mettiamo al bando questo tipo di comportamento perché vogliamo che le persone siano in grado di fidarsi delle connessioni che effettuano su Facebook. Stiamo facendo progressi sul contrasto a questo tipo di questo abuso, ma come abbiamo detto prima dobbiamo sapere che si tratta di una sfida continua, perché i responsabili sono determinati e ben finanziati. Dobbiamo costantemente migliorare per rimanere all’altezza. Ciò significa costruire una tecnologia migliore, assumere più persone e lavorare più a stretto contatto con le forze dell’ordine, gli esperti di sicurezza e altre società. La loro collaborazione è stata fondamentale per le nostre indagini, dal momento che nessuna azienda può combattere da sola.”

Si tratta in sostanza della rimozione in 4 continenti di 652 fra pagine, gruppi e profili rimossi che condividevano in maniera coordinata materiale a sfondo politico. Facebook stavolta si è mossa con tempestività, probabilmente per il timore di incappare di nuovo in casi come quello di Cambridge Analytica, altri scandali sul tema della privacy e in quello sui sospetti di interferenze sulle presidenziali Usa del 2016. Per questo Facebook ha preferito non aspettare che le indagini, le analisi e le verifiche del materiale considerato sospetto si concludano e ha bloccato le pagine e la diffusione dei messaggi.

Lo schema delle connessioni sospette dall’Iran

Ad aver messo in allerta Facebook rispetto a quanto stava accadendo è stata la società di cyber security FireEye, che nelle sue attività di monitoraggio della rete ha riscontrato movimenti anomali. La società afferma di poter indicare con moderata fiducia in attori iraniani i responsabili di questa campagna di disinformazione e ha pubblicato lo schema delle connessioni sospette analizzate e rilevate.

Facebook dal canto suo ha indicato che il gruppo denominato Liberty Front Press cui fanno capo diversi account su Facebook e Instagram con circa 155mila follower, stando alle registrazioni del sito e agli indirizzi IP e degli amministratori risultava legato a media di Stato iraniani, con i primi account creati nel 2013 e con contenuti su Medio Oriente, Regno Unito e Usa. Dalle prime ricerche in effetti non si segnala tra gli obiettivi di questo gruppo quello di influenzare le elezioni di midterm, sebbene non si escluda “che tentativi in questo senso possano essere stati fatti”. Altri due gruppi sono stati segnalati con legami all’Iran.

Come funzionano le attività legate all’intelligence russa

La società di Mark Zuckerberg  ha rilevato anche un quarto gruppo, il cui obiettivo è diffondere notizie false su Siria e Ucraina, legato a fonti che secondo Facebook gli Usa considerano relazionate con l’intelligence militare russa.

Una delle piattaforme rimosse dal social network pare sia stata già al centro di precedenti ricerche: il gruppo  “Inside Syria Media Center diffondeva infatti ricostruzioni pro-Cremlino e pro-Assad raramente supportate da prove”.

Secondo Facebook “la terza parte dell’indagine ha portato alla luce un’altra serie di conti e pagine, la prima delle quali è stata creata nel 2011, che ha ampiamente condiviso contenuti sulla politica mediorientale in arabo e farsi. Hanno anche condiviso contenuti sulla politica nel Regno Unito e negli Stati Uniti in inglese. Abbiamo scoperto questo set per la prima volta nell’agosto 2017 e abbiamo ampliato le nostre indagini nel luglio 2018.”

Si parla sostanzialmente dei seguenti dati:

Presenza su Facebook e Instagram: 168 pagine e 140 account su Facebook, oltre a 31 account su Instagram.

Followers: circa 813.000 account hanno seguito almeno una di queste pagine e più di 10.000 hanno seguito almeno uno di questi account Instagram.

Pubblicità: oltre $ 6.000 di spesa per annunci su Facebook e Instagram, pagati in dollari USA, lire turche e rupie indiane. Il primo annuncio è stato pubblicato a luglio 2012 e l’ultimo è stato pubblicato nell’aprile 2018. Non abbiamo completato la nostra revisione dei contenuti organici provenienti da questi account.

Anche in questo spesso accade che il contenuto non veritiero nato su questa o altre pagine viene poi ripreso da media legittimi e filogovernativi come Sputnik e RT (oltre che da un certo numero di portali cospirazionisti), per poi essere rilanciato su social network da troll (anche reti di bot, come quelle operanti dalla nota Ira di San Pietroburgo), influencer e utenti comuni.

Anche Microsoft e Twitter rimuovono account

In questi giorni in cui la guardia continua ad essere sempre più alta sui troll e i profili fake costruiti ad arte per diffondere falsi contenuti politici, anche Microsoft e Twitter hanno annunciato di aver bloccato e/o rimosso delle pagine. Microsoft ha rivelato l’esistenza di una nuova campagna di phishing – condotte negli Stati Uniti ai danni di organismi vicini ai repubblicani – che porterebbe la firma di Apt28, un famigerato gruppo informatico che molti addetti ai lavori collegano all’intelligence militare di Mosca. E Twitter ha comunicato di aver fermato ben 284 account (in questo caso ritenuti collegati a Teheran) coinvolti in operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica.

Difendersi dalle fake news per difendere la democrazia

Questi e altri casi che stanno emergendo negli ultimi anni dimostrano quanto sia importante difendersi dalle fake news e quanto impedire gli abusi sui social network sia fondamentale per difendere la pienezza del funzionamento democratico delle nostre istituzioni. Non dimenticare mai di usare il web con consapevolezza, controllare le fonti, affidarti a testate affidabili. Il futuro dipende da tutti noi: usiamo la nostra intelligenza per migliorarlo.

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Fake News: cosa sono e come difendersi

Fake News: cosa sono e come difendersi

Le violenze e i linciaggi in India, dovuti alla circolazione di false notizie sui rapimenti di bambini, sono soltanto gli ultimi tra gli accadimenti legati al tema delle ‘fake news’ che continuano ad interrogare sociologi, politici, imprenditori e amanti dell’innovazione tecnologica. Il caso è arrivato – ovviamente – fino a Mark Zuckerberg, esattamente perché Facebook dal 2014 ha acquisito anche WhatsApp, accusato di essere – proprio in India dove detiene una fetta di mercato importantissima – il veicolo con cui le fake news diventano virali. Così, dopo l’annuncio sul cambio di algoritmo di Fb, il 19 luglio, con un post pubblicato sul proprio blog, WhatsApp ha annunciato una decisione orientata a rendere più difficoltosa la diffusione a macchia d’olio dei video e dei contenuti falsi: gli utenti potranno inoltrare lo stesso messaggio a un numero massimo di venti persone, un limite che in India si abbassa fino a cinque. Fino a ieri si trattava di un limite posto a 250 contatti.

Cosa sono le fake news?

Nel frattempo poche settimane fa, visto l’attenzione crescente sul tema, la Commissione Europea, per la prima volta, ha fornito una definizione formale e univoca di fake news: una “informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico”. Non solo: ha chiesto a tutte le piattaforme informatiche  e i social network di adottare un codice di condotta che produca trasparenza sui contenuti sponsorizzati (in particolare sui messaggi pubblicitari di natura politica), limiti la profilazione a fini di propaganda politica e riduca i profitti dei vettori di disinformazione. Ci sarà ancora da aspettare prima di vederlo, ma intanto qualcosa comincia a muoversi concretamente.

Fake News cosa accade in Italia

In ogni caso proprio in questi giorni altri casi stanno alimentando il dibattito anche in Italia: un blogger, David Puente, ha segnalato il lavoro da professionista di qualcuno che usando il profilo fake di Lara Pedroni, costruito utilizzando le foto di una modella inglese, diffondeva bufale in modo sistematico su gruppi scelti con cura. Ora il profilo risulta rimosso, ma il blog ha conservato gli screenshot dei meme fake diffusi, contenuti che hanno avuto migliaia di condivisioni, pensati ad arte contro Saviano, Boldrini, Kyenge, Renzi e altri politici o personaggi famosi. Questo è soltanto l’ultimo caso, dopo che ormai da anni in Italia si discute dei blog senza scrupoli che stanno diffondendo sui social network in modo anonimo notizie calunniose contro determinate personalità pubbliche, o anche più semplicemente notizie false confezionate per destare attenzione e produrre traffico verso i siti che li hanno pubblicati. Un esempio? L’articolo sul cellulare esploso di notte mentre era in carica che avrebbe ucciso un ragazzo: pur essendo completamente falso ha continuato ad essere condiviso in internet per almeno tre anni.

Ultimi sondaggi: gli italiani non si fidano più dei social network

Nel frattempo un gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato ed Eugenio Iorio, docente di Social media marketing ha chiesto agli italiani cosa pensassero delle notizie che leggono sul web e ha prodotto un rapporto dal titolo “Infosfera” che riporta i risultati. Ebbene dalla ricerca emerge che per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili e che l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una notizia bufala sul web. Dati preoccupanti che se da un lato segnalano che la maggior parte dei cittadini italiani è consapevole dei problemi che si possono incontrare usando il web come fonte d’informazione, dall’altra segnalano che la stragrande maggioranza dei cittadini non possiede gli strumenti cognitivi necessari a valutare la qualità e l’attendibilità di ciò che legge.

Fake News: come difendersi?

La cosa più importante è cercare di navigare con consapevolezza, e soprattutto verificare le fonti prima di condividere contenuti che ci paiono sorprendenti o che possono sembrare frutto di esagerazione, nel titolo e nel testo completo. Verificare le firme, cercare la biografia dell’autore, controllare il tenore degli altri articoli pubblicati dal sito sono tra buone regole da seguire sempre in casi che ci paiono di dubbia veridicità. E’ importante anche controllare la data: molto spesso capita di veder circolare notizie molte vecchie, già smentite, che vengono condivise ancora soltanto per il sensazionalismo che le caratterizza. Infine è sempre bene tenersi informati: in rete ci sono molti siti che si stanno impegnando a denunciare le bufale e i loro autori. Visitarli ogni tanto può aiutare il lettore meno accorto a farsi un’idea di quali siano gli argomenti più usati per le fake news e il motivo per cui ciò accade.
In una società complessa come la nostra mantenere in salute internet significa difendere la libertà di tutti e tutte e la qualità della democrazia.
Per questo anche noi di Mg Group siamo impegnati a promuovere consapevolezza e correttezza nel mondo del digitale, anche tu non abbassare la guardia

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Cristiano Ronaldo: Campione assoluto dei social network

Cristiano Ronaldo: Campione assoluto dei social network

Non serve essere appassionati di calcio per aver saputo dell’affare Cristiano Ronaldo e delle cifre strepitose che la Juventus di Andrea Agnelli ha dovuto sborsare per averlo nella sua squadra.
100 milioni al Real Madrid, altri 12 milioni di oneri accessori alle squadre che hanno formato il calciatore, 7 milioni per i procuratori del calciatore e ancora 31 milioni netti di stipendio annuo per Cristiano Ronaldo, che possono arrivare fino a 40 comprendendo i bonus e che al lordo costano alla Juventus ben 86 milioni l’anno, per 4 anni.
Queste cifre hanno scatenato una lunga polemica: sulla diseguaglianza tra retribuzioni innanzitutto, con il comunicato dei lavoratori Fiat che hanno accusato la famiglia Agnelli di chiedere giganteschi sforzi agli operai ma di non badare a spese quando si tratta di acquistare un calciatore. Ma non è finita qui perché in molti si sono chiesti se una tale cifra per un solo calciatore possa essere davvero un investimento sportivo vantaggioso.

Cristiano Ronaldo: una potenza nello sport e nel marketing

Non c’è alcun dubbio che CR7, come viene chiamato dal pubblico mondiale del calcio, sia un campione fuori dal comune. In effetti lo stesso Real Madrid ha ricordato che Cristiano Ronaldo ‘è diventato anche il capocannoniere nella storia della squadra, con 451 gol in 438 partite. In totale 16 titoli, tra cui 4 coppe europee, 3 di loro consecutivi e 4 nelle ultime 5 stagioni. Su base individuale, con la maglia del Real Madrid ha vinto 4 Palloni d’Oro, 2 The Best e 3 Scarpe d’oro, tra molti altri premi.” E non va dimenticato che per calciatori così le Top League sono spesso disposte a pagare cifre vertiginose, basti ricordare la top 20 dei calciatori più pagati che vedeva – fino al passaggio alla Juventus – CR7 secondo dopo Lionel Messi, e ancora altri 18 giocatori tutti retribuiti con stipendi sopra i 20 milioni di euro annui.

Il motivo di queste cifre è semplice e si chiama marketing. Quando la Juventus ha acquistato CR7 non ha solo acquisito un calciatore ma un intero brand che genererà milioni di euro di ricavi nei diversi filoni del business della squadra. Per capirlo basta dare un’occhiata ai social network, di cui Cristiano Ronaldo è re indiscusso. Nelle settimane che hanno preceduto l’annuncio dell’acquisto da parte della Juventus sono stati centinaia di migliaia i post dedicati al tema, alcuni dei quali raccolti da hashtag come #CR7 #CR7DAY #CR7allaJuve e alcuni come #SeArrivaCR7 dedicati persino a tweet esilaranti, battute e freddure di ogni genere.

Ci sono più follower di CR7 che abitanti negli Stati Uniti

Tutto ciò non deve stupire, non soltanto perché il calcio continua a rimanere uno degli argomenti più di tendenza, anche sui social e soprattutto in Italia, ma perché il numero dei follower complessivi di Cristiano Ronaldo è davvero impressionante: su Instagram con i suoi 135 milioni di follower CR7 è l’unico sportivo nella classifica dei più seguiti al mondo, secondo soltanto a Selena Gomez con i suoi 139 milioni di seguaci. Su Facebook il portoghese è invece primo al mondo con 122 milioni di like e infine in Twitter rientra tra i 10 al mondo più seguiti con 74 milioni di followers. Parliamo di un numero complessivo di follower sulle tre piattaforme che arriva fino a 335 milioni. Una cifra che supera quella dell’intera popolazione degli Stati Uniti d’America e che colloca a pieno titolo Cristiano Ronaldo nella lista ristrettissima degli influencer di livello globale. Un’ascesa irresistibile che continua a non trovare argini, basti pensare che tra il 6 giugno e il 16 luglio l’incremento dei follower di Cristiano Ronaldo su Instagram è stato di ben 8 milioni, come dimostra il grafico. 

Grafico Cristiano RonaldoRonaldo: per la Juventus più guadagni che costi

Per la Juventus, ovviamente, significa potenzialmente una valanga di denaro in entrata, più di quello – tantissimo, come abbiamo visto – che è stato conteggiato alla voce ‘uscite’ per la retribuzione di CR7. Per le vittorie sportive conquistabili, certo, ma saranno altre le voci di entrata che produrranno i segni ‘+’ maggiormente significativi: sponsorizzazioni, vendita di gadget, vendita di biglietti e abbonamenti, vendita di pubblicità e diritti.

La Juventus ha acquistato un calciatore che ha 285 milioni di follower in più della sua squadra, che arriva circa a 50 milioni, e un vero e proprio impero legato ai suoi canali web i quali hanno prodotto – secondo le stime di Forbes – nel 2017 un totale di 180 milioni di dollari. Gli effetti positivi non hanno tardato nemmeno qualche ora a farsi sentire: in un giorno, dopo l’annuncio dell’acquisto del portoghese, la pagina Instagram della Juve ha guadagnato 1 milione e 400 mila follower, la pagina Twitter 1 milione e quella Facebook circa 500. Il sito internet della Juve è andato in sovraccarico, a causa del numero altissimo di persone che vi si è collegata per acquistare gadget e abbonamenti, il cui prezzo per altro è già stato aumentato del 30%.
Le stime sui post di Cristiano Ronaldo parlano di  2,3 milioni di interazioni in media su ogni singolo contenuto, il che genera all’incirca un guadagno di circa 400.000 euro per ogni post del Pallone d’Oro (i post sponsorizzati di Ronaldo sono stati fino ad oggi 580).

Web marketing, ormai nessuno può farne a meno.

Bastano questi dati a dare un’idea di quale possa essere l’effetto sull’awareness e la reputation della Juventus di questa acquisizione, oltre che sul fatturato reale che – nessuno stenta a crederlo – crescerà di milioni di euro nel prossimo futuro.

Non solo di calcio, come si vede, ma di marketing bisogna parlare quando si parla di CR7. Non vi è più nella società contemporanea quasi nessuna attività degli esseri umani che non sia orientata dal web, dai social network e dagli investimenti che in queste reti generano ricchezza.
E tu che aspetti a confrontarti con il mondo del marketing? Non tutti possiamo essere Cristiano Ronaldo, ma tutti di certo possiamo tirare una palla in porta. Contattaci subito: possiamo aiutarti a vincere questa partita

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Scandalo Facebook: data-sharing con produttori di smartphone

10 anni, 60 aziende di tecnologia, milioni di utenti e loro amici. Sono questi i numeri del nuovo scandalo sulla privacy che sta coinvolgendo Facebook dopo il caso Cambridge Analitica. Il New York Times ha infatti rivelato l’esistenza di accordi con molte aziende produttrici di smartphone, tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung e molte altre, tra cui tutte le principali aziende produttrici cinesi, con le quali Facebook avrebbe condiviso i dati degli utenti senza alcuna autorizzazione esplicita.

La privacy scambiata per funzioni su smartphone più efficienti

Le ragioni di tali accordi pare siano da rintracciarsi nel fatto che 10 anni fa la app di Facebook non esisteva e nemmeno gli store di app. Facebook aveva bisogno della collaborazione delle aziende produttrici di telefonia per fare in modo che il proprio software fosse fruibile ai possessori di dispositivi mobili e per portare in sostanza Facebook direttamente nelle mani di milioni di persone.

Su un piatto della bilancia la possibilità di rendere le funzioni del social disponibili sui device – postare foto, aggiornare gli status, condividere video – e sull’altro piatto la privacy degli utenti. L’accordo siglato da Facebook prevedeva – secondo il noto quotidiano statunitense – esattamente questo scambio. Le aziende partner hanno così avuto accesso per un decennio ai dati sul comportamento degli iscritti, sulla navigazione, sui ‘like’, i commenti, le pagine seguite, comprese quelle degli amici.

I dati degli utenti condivisi anche dopo Cambridge Analitica

Una mancanza di trasparenza che sarebbe continuata anche dopo il 2015, così ha scritto questa volta il Washington Post, anno in cui Facebook ha dichiarato, dopo gli scandali, di aver dato una stretta alla modalità con cui condivideva i dati degli utenti con gli sviluppatori di app di terze parti.

Eppure pare che ancora sei mesi dopo l’annuncio, gli sviluppatori di giochi e app di servizio avessero accesso a dati sensibili come il nome, il sesso, la data di nascita, la città, le foto e i like.

Facebook, che aveva già consegnato un rapporto di 454 pagine in risposta ai quesiti sollevati sulla privacy dal congresso Usa ed era stata costretta ad una visita in Europa per rassicurare le istituzioni sulla gestione dei dati personali dei cittadini, continua evidentemente ad avere necessità di analizzare i comportamenti dei propri utenti per stare al passo con il mercato e cercare di non perdere settori del suo pubblico di oltre un miliardo di persone.

Non siamo a conoscenza di abusi da parte di queste aziende: la replica di Facebook

In ogni caso dal social network hanno replicato al New York Times difendendosi dalle accuse e rivendicando la correttezza degli accordi.
A farlo è stato
Ime Archibong, vicepresidente di Facebook, che ha precisato che le aziende di tecnologia hanno «firmato accordi che impedivano l’uso delle informazioni per scopi diversi». Nella stessa nota è stato chiarito che gli utenti erano informati di questa condivisione e che veniva loro chiesto il consenso. «Nei primi giorni del `mobile´ – ricorda Archibong – non c’erano negozi di app, quindi aziende come Facebook, Google, Twitter e YouTube dovevano lavorare direttamente con i produttori di sistemi operativi e dispositivi per portare i loro prodotti nelle mani delle persone. Abbiamo creato una serie di interfacce di programmazione che hanno consentito alle aziende di portare Facebook sugli smartphone”. E poi ha precisato, ammettendo quanto denunciato dai 3 giornalisti autori dell’inchiesta del New York Times sull’accesso ai dati da parte di oltre 60 aziende: «Non siamo a conoscenza di eventuali abusi da parte di queste aziende».


Tutto ciò che è gratis vende te come prodotto

Uno scandalo dietro l’altro, da cui emerge sempre la stessa realtà: quando un prodotto è gratis molto spesso ciò che produce profitto sono gli stessi utenti, i loro dati personali, la ricchezza che prodotta dall’analisi dei loro comportamenti nel web. Una condizione con cui la società contemporanea fa sempre più fatica a fare i conti, stretta tra l’impossibilità di fare a meno di strumenti come i social network che ormai sono diventati parte della quotidianità di miliardi di persone e la volontà di tutelare la privacy dei cittadini. Siamo davvero disponibili a far diventare noi stessi prodotti da vendere sul mercato dei big data? Nei prossimi anni questa domanda continuerà ad essere al centro di grandi dibattiti, ad orientare le nuove forme di innovazione tecnologica e anche a trasformare il settore del marketing e della comunicazione.