Articoli

, , ,

Il pessimo 2018 di Facebook

L’anno appena trascorso è stato per Facebook tutt’altro che idilliaco: scandali, errori grossolani e ingenti cali in borsa hanno fatto tremare il re dei Social Network.

Il suo fondatore, Mark Zuckerberg, ha scritto un lungo post sulla sua bacheca personale, per riassumere il lavoro svolto e i traguardi raggiunti dal suo punto di vista. Quello che ne è venuto fuori, è stata una lista di azioni realizzate dall’azienda che ha suscitato non poche critiche.

Uomo che indica logo di Facebook

uomo iconizzato che indica logo di facebook

Cosa ha fatto di buono Facebook nel 2018 secondo Mark Zuckerberg

Nel messaggio a cuore aperto ai suoi follower, e per questo al tempo stesso consumatori del suo prodotto, Zuckerberg ha aperto il discorso dichiarando che ci sono state diversi risultati conseguiti dalla sua azienda nel 2018 a renderlo orgoglioso, fra le quali

  • Prevenire le interferenze elettorali
  • Fermare la diffusione dei discorsi d’odio e la disinformazione
  • Essere certi che gli utenti abbiano il controllo delle proprie informazioni
  • Assicurare che i nostri servizi migliorino il benessere delle persone

In questa prima parte del suo discorso, il punto che ha suscitato più critiche è stato indubbiamente quello che riguarda la sicurezza per gli utenti di avere l’esclusiva conoscenza delle proprie informazioni.

A partire dallo scandalo di Cambridge Analytica, seguito poi da numerosi altri casi di diffusione illecita dei dati personali degli utenti, Facebook ha risentito di un grosso calo di popolarità, perdendo utenti e sostanziose quotazioni in borsa.

Prevenendo in un certo senso le critiche che gli sarebbero poi arrivate, Zuckerberg affronta di petto la questione delle sicurezza delle informazioni. Ci dice che:

  • È stato ridotto il numero di informazioni a cui possono accedere app esterne
  • Sono stati indetti nuovi controlli per il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati  (GDPR)
  • È stato chiesto ai singoli utenti di controllare le proprie impostazioni sulla privacy
  • Sono state ridotte alcune delle informazioni di terze parti usate negli annunci pubblicitari
  • È nato uno strumento di “Cronologia Esplicita” che offrirà alle persone maggiore trasparenza nella cronologia della loro navigazione
  • Continua lo sviluppo di servizi di messaggistica e condivisione criptati e effimeri

 

Loghi di Facebook sovrapposti

Loghi di Facebook sovrapposti

La lotta di Facebook alla disinformazione e ai contenuti dannosi

Interessante è però anche l‘attenzione che Mark Zuckerberg riserva alla questione della disinformazione, altro grande cruccio del suo Social Network di punta. Alcune delle iniziative più importanti:

  • Sono stati costruiti sistemi di intelligenza artificiale per identificare e rimuovere automaticamente i contenuti relativi al terrorismo, ai discorsi di incitamento all’odio e altri contenuti dannosi 
  • È stato migliorato il News Feed in modo che mostri solo contenuti attendibili
  • È in corso lo sviluppo di sistemi per ridurre automaticamente la distribuzione di contenuti borderline, che riguardano sensazionalismo e disinformazione.
  • Sono state triplicate le dimensioni del team di revisione dei contenuti per gestire casi più complessi che l’IA non può giudicare e costruito un sistema di appelli per quando vengono prese decisioni sbagliate.
  • È stata avviata una collaborazione con i governi (per prima, la Francia), per stabilire norme efficaci sui contenuti per le piattaforme Internet.

Insomma, dalle parole del suo fondatore, sembra che Facebook si sia dato molto da fare per riempire le sue falle. I numeri in caduta libera, però, non sono d’accordo con lui.

Vuoi far Crescere la Tua Azienda trovando Nuovi Clienti in Poco Tempo?

Con oltre 10 anni di esperienza nel settore, MG Group Italia ti mette a disposizione un consulente dedicato che saprà indicarti la strategia migliore per far crescere il tuo portfolio clienti e il tuo fatturato grazie agli strumenti digitali.

Scopri subito Come Trovare Nuovi Clienti in Poco Tempo >

, , , ,

Boom! La Ricetta esplosiva del Pordenone Calcio sui Social Network

8 giorni di autoironia e divertimento: è stata questa la ricetta esplosiva con cui il social media manager del Pordenone Calcio  ha accompagnato i tifosi della squadra alla singolare sfida con l’Inter in Coppa Italia.
8 giorni in cui grazie ai post preparati dall’addetto stampa Marco “Mika” Michelin e del grafico Sebastiano Orgnacco il Pordenone Calcio ha visto crescere i suoi follower fino al 100%, raddoppiando su Facebook dove sono arrivati quasi fino alla cifra di 35.000 persone, passando su Twitter  da 4.000 a oltre 6.000 e infine esplodendo su Instagram dove la pagina della squadra è passata da quasi 5.000 follower a 24.000.
Sul campo i neroverdi perdettero ai rigori, anche se nessuno lo avrebbe mai immaginato, ma tra il popolo del web i ramarri avevano già vinto da un pezzo.

La Storia della Campagna Social del Pordenone Calcio

«Abbiamo guadagnato migliaia di seguaci in una settimana – ha dichiarato Michelin -, ci scrivono tutti, siamo finiti sui giornali: pazzesco. E ho letto tantissimi bei commenti su di noi, ci fa un gran piacere». Lo stesso piacere che immaginiamo i due abbiano provato quando subito dopo la partita, visti i dati, il patron neroverde Mauro Lovisa ha promesso di aumentargli lo stipendio.
Ma vediamo ora alcuni dei post che la squadra dei ramarri ha pubblicato partendo esattamente da 8 giorni prima della partita e lavorando sul tema del countdown, accompagnato dal continuo appello ai tifosi a presentarsi allo stadio esattamente la domenica dopo. Uno dei primi ‘mai in serie B’ era già un piccolo capolavoro: quello che per l’Inter è un vanto (essere l’unica delle grandi squadre a non esser mai scesa in B) per il Pordenone calcio invece dovrebbe essere un demerito (essere un piccola squadra mai riuscita a salire in B). Ma i due social media manager dei neroverdi capiscono subito che invece la chiave autoironica è quella con cui affrontare questa stramba partita in cui una piccolissima si scontra con un gigante del calcio.

7-pordenone-calcio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I post continuano con lo stesso tono: quello sul confronto Berretoni-Icardi, passando per i video in stile Harry Potter, fino ai “30 sul campo”, cioè i trenta pullman di tifosi da schierare davanti alla porta per cercare di non perdere, fino al ‘se vince il Pordenone’ e l’uso divertente delle foto di Mourinho : i post del Pordenone Calcio sono diventati velocemente virali in tutto il web, guadagnandosi moltissimi like e condivisioni.

6-pordenone5-pordenone Calcio

3-pordenone calciopordenone calcio

Anche il post sulla ‘partita che non si può giocare nemmeno alla playstation’ è stato gestito magistralmente, non solo perché ha individuato una battuta geniale su cui fare comunicazione ma perché poi grazie ad un team di sviluppatori on-line il Pordenone Calcio è sbarcato davvero su Pro Evolution Soccer, uno dei videogiochi sportivi più amati di sempre. A poche ore dalla partita infine, hanno chiesto alle squadre di Serie C di fare il tifo per loro: un appello accolto in varie parti d’Italia, da Livorno ad Agrigento, con condivisioni, like, cuori e quant’altro.

play-pordenone calcioc-pordenone calcio

Un tono particolare, che ha trasformato il Pordenone in una ‘squadra simpatia’ e ha perfino cambiato le caratteristiche del pubblico della stessa, più leggero, più voglioso di scherzarci su e vivere lo sport con passione e leggerezza. Qualcosa che quasi nessuno era stato capace di comunicare prima di una partita (l’ammissione di debolezza nello sport è un tabù) è stato comunicato in questa particolare occasione con grande maestria tecnica e con una strategia che non si è limitata ad un solo post ma è diventata un tone of voice complessivo del brand.
Sui social prima che sugli altri canali, perché come ha affermato lo stesso Michelin: “i social hanno sostituito la comunicazione ufficiale. Se dobbiamo annunciare l’acquisto di un nuovo giocatore, il primo annuncio parte dai social, non più dal sito o da un comunicato stampa. C’è stato un cambio di gerarchia, non solo nostro, sia chiaro”. Quello tra social, calcio e marketing è diventato infatti un connubio inscindibile che produce una gran parte del valore delle squadre di calcio, si pensi ad esempio alla vicenda del passaggio di Cr7 alla Juve.

Esattamente quel cambio di gerarchia che ogni azienda che commercializza servizi o prodotti dovrebbe mettere al centro della sua riflessione sul futuro. Mg Group Italia è una società specializzata nel web marketing, che ha compreso già da molti anni che la comunicazione tradizionale, quella del cartaceo per intendersi, non è più assolutamente sufficiente e deve essere accompagnata, in alcuni casi persino sostituita, da nuove strategie basate sull’online. Se vuoi conoscere i nostri servizi e i pacchetti che offriamo non tentennare e chiedici una consulenza gratuita: siamo qui per aiutarti a vincere la tua partita

, ,

Russiagate: tra fake e troll dei social di Russia e Iran

L’appuntamento più ravvicinato è quello con le elezioni di midterm in Usa e l’attenzione sulla possibilità che la Russia tenti di influenzarne il risultato si fa con il passare dei giorni sempre più alta. Solo qualche giorno fa il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, ha dichiarato alle agenzie di stampa di aver messo in guardia la controparte russa contro eventuali interferenze nelle elezioni a novembre, dopo aver incontrato a Ginevra Nikolai Patrushev, direttore del consiglio per la sicurezza nazionale russa. Ha detto: “Ho chiarito che non tollereremo interferenze nelle elezioni del 2018 e che siamo pronti a prendere le misure necessarie per impedire che ciò avvenga”.
Nel frattempo Facebook e Microsoft qualche misura hanno già da tempo cominciato a prenderla, dopo che sono emersi numerosi casi in cui è stata riscontrata una propaganda coordinata di disinformazione da parte di potenze straniere negli Stati Uniti e in alcuni paesi Europei. In questo articolo vi spieghiamo come Facebook ha scoperto i finti profili coinvolti nel Russiagate.

Ancora 652 pagine fake legate al Russiagate rimosse da Facebook

Il 21 agosto 2018 la compagnia fondata da Mark Zuckerberg ha rilasciato un comunicato in cui spiega di aver individuato una campagna di disinformazione partita da Russia e Iran:

“Oggi abbiamo rimosso numerose pagine, gruppi e account per comportamento inautentico coordinato su Facebook e Instagram. Alcune di queste attività hanno avuto origine in Iran, e alcune hanno avuto origine in Russia. Si trattava di campagne distinte e non abbiamo identificato alcun collegamento o coordinamento tra loro. Tuttavia, hanno usato tattiche simili creando reti di account per ingannare gli altri su chi erano e cosa stavano facendo.

Mettiamo al bando questo tipo di comportamento perché vogliamo che le persone siano in grado di fidarsi delle connessioni che effettuano su Facebook. Stiamo facendo progressi sul contrasto a questo tipo di questo abuso, ma come abbiamo detto prima dobbiamo sapere che si tratta di una sfida continua, perché i responsabili sono determinati e ben finanziati. Dobbiamo costantemente migliorare per rimanere all’altezza. Ciò significa costruire una tecnologia migliore, assumere più persone e lavorare più a stretto contatto con le forze dell’ordine, gli esperti di sicurezza e altre società. La loro collaborazione è stata fondamentale per le nostre indagini, dal momento che nessuna azienda può combattere da sola.”

Si tratta in sostanza della rimozione in 4 continenti di 652 fra pagine, gruppi e profili rimossi che condividevano in maniera coordinata materiale a sfondo politico. Facebook stavolta si è mossa con tempestività, probabilmente per il timore di incappare di nuovo in casi come quello di Cambridge Analytica, altri scandali sul tema della privacy e in quello sui sospetti di interferenze sulle presidenziali Usa del 2016. Per questo Facebook ha preferito non aspettare che le indagini, le analisi e le verifiche del materiale considerato sospetto si concludano e ha bloccato le pagine e la diffusione dei messaggi.

Lo schema delle connessioni sospette dall’Iran

Ad aver messo in allerta Facebook rispetto a quanto stava accadendo è stata la società di cyber security FireEye, che nelle sue attività di monitoraggio della rete ha riscontrato movimenti anomali. La società afferma di poter indicare con moderata fiducia in attori iraniani i responsabili di questa campagna di disinformazione e ha pubblicato lo schema delle connessioni sospette analizzate e rilevate.

Facebook dal canto suo ha indicato che il gruppo denominato Liberty Front Press cui fanno capo diversi account su Facebook e Instagram con circa 155mila follower, stando alle registrazioni del sito e agli indirizzi IP e degli amministratori risultava legato a media di Stato iraniani, con i primi account creati nel 2013 e con contenuti su Medio Oriente, Regno Unito e Usa. Dalle prime ricerche in effetti non si segnala tra gli obiettivi di questo gruppo quello di influenzare le elezioni di midterm, sebbene non si escluda “che tentativi in questo senso possano essere stati fatti”. Altri due gruppi sono stati segnalati con legami all’Iran.

Come funzionano le attività legate all’intelligence russa

La società di Mark Zuckerberg  ha rilevato anche un quarto gruppo, il cui obiettivo è diffondere notizie false su Siria e Ucraina, legato a fonti che secondo Facebook gli Usa considerano relazionate con l’intelligence militare russa.

Una delle piattaforme rimosse dal social network pare sia stata già al centro di precedenti ricerche: il gruppo  “Inside Syria Media Center diffondeva infatti ricostruzioni pro-Cremlino e pro-Assad raramente supportate da prove”.

Secondo Facebook “la terza parte dell’indagine ha portato alla luce un’altra serie di conti e pagine, la prima delle quali è stata creata nel 2011, che ha ampiamente condiviso contenuti sulla politica mediorientale in arabo e farsi. Hanno anche condiviso contenuti sulla politica nel Regno Unito e negli Stati Uniti in inglese. Abbiamo scoperto questo set per la prima volta nell’agosto 2017 e abbiamo ampliato le nostre indagini nel luglio 2018.”

Si parla sostanzialmente dei seguenti dati:

Presenza su Facebook e Instagram: 168 pagine e 140 account su Facebook, oltre a 31 account su Instagram.

Followers: circa 813.000 account hanno seguito almeno una di queste pagine e più di 10.000 hanno seguito almeno uno di questi account Instagram.

Pubblicità: oltre $ 6.000 di spesa per annunci su Facebook e Instagram, pagati in dollari USA, lire turche e rupie indiane. Il primo annuncio è stato pubblicato a luglio 2012 e l’ultimo è stato pubblicato nell’aprile 2018. Non abbiamo completato la nostra revisione dei contenuti organici provenienti da questi account.

Anche in questo spesso accade che il contenuto non veritiero nato su questa o altre pagine viene poi ripreso da media legittimi e filogovernativi come Sputnik e RT (oltre che da un certo numero di portali cospirazionisti), per poi essere rilanciato su social network da troll (anche reti di bot, come quelle operanti dalla nota Ira di San Pietroburgo), influencer e utenti comuni.

Anche Microsoft e Twitter rimuovono account

In questi giorni in cui la guardia continua ad essere sempre più alta sui troll e i profili fake costruiti ad arte per diffondere falsi contenuti politici, anche Microsoft e Twitter hanno annunciato di aver bloccato e/o rimosso delle pagine. Microsoft ha rivelato l’esistenza di una nuova campagna di phishing – condotte negli Stati Uniti ai danni di organismi vicini ai repubblicani – che porterebbe la firma di Apt28, un famigerato gruppo informatico che molti addetti ai lavori collegano all’intelligence militare di Mosca. E Twitter ha comunicato di aver fermato ben 284 account (in questo caso ritenuti collegati a Teheran) coinvolti in operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica.

Difendersi dalle fake news per difendere la democrazia

Questi e altri casi che stanno emergendo negli ultimi anni dimostrano quanto sia importante difendersi dalle fake news e quanto impedire gli abusi sui social network sia fondamentale per difendere la pienezza del funzionamento democratico delle nostre istituzioni. Non dimenticare mai di usare il web con consapevolezza, controllare le fonti, affidarti a testate affidabili. Il futuro dipende da tutti noi: usiamo la nostra intelligenza per migliorarlo.

, ,

Marketing estivo? Non solo si può, si deve.

6 Consigli su come sviluppare il marketing estivo

Chi dice che d’Estate tutto si ferma, non dice il vero. Il marketing estivo è importantissimo, è sbagliato, infatti, pensare che durante le ferie, la comunicazione di un’azienda si debba arrestare e le campagne di web marketing debbano essere sospese. Come sempre, come per il resto dell’anno infatti, tutti noi d’estate usiamo internet per mille ragioni diverse: consultiamo le notizie, cerchiamo guide di viaggio, prenotiamo alberghi, acquistiamo vestiti durante i saldi e così via.
Prendiamo il dato audiweb di agosto 2017 ad esempio: l’anno passato nel più estivo e vacanziero dei mesi hanno usato internet in Italia 32,2 milioni di persone, il 58,6 della popolazione, per una media di di tempo speso nell’intero mese di 56:23 ore.

Siete ancora sicuri di voler spegnere le macchine e chiudere le pagine nei mesi estivi?

Consiglio n.1: prima di tutto i social network

Il primo consiglio è quello di continuare a produrre e pubblicare contenuti per le vostre pagine sui social network. D’estate percentualmente il peso dei social network aumenta. Sono un numero minore infatti le pagine che visitiamo per lavoro o per informarci e un numero maggiore le visite che facciamo ai social, per vedere le pagine degli amici, commentare le foto delle vacanze o semplicemente svagarci. Naturalmente sono anche differenti i contenuti che vengono diffusi e quindi anche sulle pagine della vostra impresa dovranno esserci post più leggeri, divertenti, capaci di dialogare con il contesto, meglio ancora se pensati per diventare virali. Ma attenzione: ricordatevi di rispettare anche d’estate le regole di base: il solleone e il caldo non giustificano certo errori macroscopici, post che dimostrano evidente trascuratezza o contenuti che possano risultare offensivi per qualunque categoria di persone.

Consiglio n.2: continuate a scrivere il vostro blog, con un tono diverso

Sospendere la scrittura del blog nei mesi estivi è davvero controproducente: le persone che vi seguono non necessariamente andranno in ferie proprio nello stesso periodo in cui ci andrete voi, potrebbero rimanere delusi quindi di non trovare contenuti per un lungo periodo. Anche qui comunque vale il consiglio di cui sopra: cambiate il tone of voice, scrivendo di argomenti che non sia tecnici, o pesanti, o troppo seri. Ed evitate testo lungi e tutorial: è il tempo di testi brevi e degli speedlinking post, cioè di rassegne di post di approfondimento che chi vorrà leggerà con calma. Non solo, è anche la stagione dei contenuti speciali, nel formato o nell’argomento, che si configurino come una specie di regalo ai vostro follower più affezionati. Potreste pubblicare un video, un e-book o magari un numero zero in pdf da stampare, dedicato ad un tema importante.

Infine: usate gli strumenti a vostra disposizione. Potrete programmare tutto quello che volete con i nuovi tool come Hootsuite, Sprout o Buffer, lavorare in anticipo e godervi tranquillamente le vacanze tenendo lontano qualsiasi pensiero stressante.

Consiglio n.3: se lavorate nel turismo è il vostro momento

Inutile dirvelo: se il prodotto per cui fate web marketing è un prodotto turistico l’estate è il vostro momento. Non potete assolutamente fermarvi: pubblicate foto recenti dei vostri ospiti sui social network, curate l’agenda sul sito, fate attenzione a quanto accade sui siti di recensioni come tripadvisor o su qualsiasi altro social similare. Comunicate, comunicate anche se la vostra struttura è già sold out: chi cerca una struttura ricettiva come la vostra guarderà le foto o leggerà i post, e se lo avete convinto potrebbe anche prendere nota dei vostri contatti per qualche vacanza futura. Se invece non siete ancora pieni probabilmente è il tempo giusto per un qualche investimento in campagne advertisig e pubblicitarie: rivolgetevi a dei professionisti come noi di Mg Group, sapranno indirizzarvi nel modo migliore.

Consiglio n.4: è un ottimo momento per il buzz marketing

marketing estivo squalo

Guardate le immagini di questo squalo. E’ un esemplare di cinque metri misteriosamente ritrovato una mattina su una spiaggia dell’Emilia Romagna. Per una giornata intera ha destato la curiosità di tutti i passati, è finito sui social network, è stato fotografato per le chat di whatsapp di migliaia di persone. Poi nel pomeriggio si è scoperto che si tratta di un’operazione di marketing legata al lancio della saga di Sharknado su Sky Cinema Max.
Non è detto che dobbiate essere così creativi, ma ricordatevi che l’estate è il momento migliore per un marketing di questo tipo, per video virali e lanci provocatori. Bastano anche piccoli investimenti o piccole cose, l’importante è che restino ben piantate nella memoria di chi vi si imbatte.

Consiglio n.5: personalizzate le iniziative di marketing estivo

Sconti speciali, concorsi a premi, prodotti omaggio, pacchetti: l’estate – come ogni ricorrenza in generale – è il momento di prendersi cura dei vostri clienti e lavorare alla fidelizzazione.  Fate sentire speciali i vostri clienti o i vostri follower! Ricordate sempre che è molto più facile che chi è già vostro cliente acquisti di nuovo, e molto più difficile acquisire un nuovo cliente. Quindi non abbiate dubbi: se organizzate dei saldi mandate un’anticipazione via mail alla vostra newsletter, controllate chi l’ha aperta, mandate ulteriori offerte a coloro che sembrano effettivamente interessati ai vostri prodotti. E ancora: provate con il remarketing, potreste occupare uno spazio che viene lasciato vuoto dai vostri concorrenti proprio a causa delle ferie estive e della riduzione di personale.

Ultimo consiglio: se non ve la sentite, fate lavorare qualcuno per voi.

Ultimo breve, brevissimo consiglio: avete letto questo articolo e proprio non riuscite ad immaginarvi davanti al computer occuparvi di marketing estivo e scrivere contenuti? Vi capiamo, anche voi avete bisogno del meritato riposo. Però sappiate che state perdendo delle occasioni e che una soluzione perché ciò non accade c’è ed è a portata di mano. Affidatevi ad un’agenzia esperta, che abbia nel suo team le professionalità che servono a fare ciò che avete in mente. Basta poco e i le vostre pagine continueranno a funzionare anche mentre siete sdraiati sulla spiaggia, senza pensieri e senza l’ansia dei potenziali clienti perduti. Mg Group Italia è a vostra disposizione, basta una telefonata estiva per attivare il marketing estivo: non esitare!

, ,

Scandalo Facebook: data-sharing con produttori di smartphone

10 anni, 60 aziende di tecnologia, milioni di utenti e loro amici. Sono questi i numeri del nuovo scandalo sulla privacy che sta coinvolgendo Facebook dopo il caso Cambridge Analitica. Il New York Times ha infatti rivelato l’esistenza di accordi con molte aziende produttrici di smartphone, tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung e molte altre, tra cui tutte le principali aziende produttrici cinesi, con le quali Facebook avrebbe condiviso i dati degli utenti senza alcuna autorizzazione esplicita.

La privacy scambiata per funzioni su smartphone più efficienti

Le ragioni di tali accordi pare siano da rintracciarsi nel fatto che 10 anni fa la app di Facebook non esisteva e nemmeno gli store di app. Facebook aveva bisogno della collaborazione delle aziende produttrici di telefonia per fare in modo che il proprio software fosse fruibile ai possessori di dispositivi mobili e per portare in sostanza Facebook direttamente nelle mani di milioni di persone.

Su un piatto della bilancia la possibilità di rendere le funzioni del social disponibili sui device – postare foto, aggiornare gli status, condividere video – e sull’altro piatto la privacy degli utenti. L’accordo siglato da Facebook prevedeva – secondo il noto quotidiano statunitense – esattamente questo scambio. Le aziende partner hanno così avuto accesso per un decennio ai dati sul comportamento degli iscritti, sulla navigazione, sui ‘like’, i commenti, le pagine seguite, comprese quelle degli amici.

I dati degli utenti condivisi anche dopo Cambridge Analitica

Una mancanza di trasparenza che sarebbe continuata anche dopo il 2015, così ha scritto questa volta il Washington Post, anno in cui Facebook ha dichiarato, dopo gli scandali, di aver dato una stretta alla modalità con cui condivideva i dati degli utenti con gli sviluppatori di app di terze parti.

Eppure pare che ancora sei mesi dopo l’annuncio, gli sviluppatori di giochi e app di servizio avessero accesso a dati sensibili come il nome, il sesso, la data di nascita, la città, le foto e i like.

Facebook, che aveva già consegnato un rapporto di 454 pagine in risposta ai quesiti sollevati sulla privacy dal congresso Usa ed era stata costretta ad una visita in Europa per rassicurare le istituzioni sulla gestione dei dati personali dei cittadini, continua evidentemente ad avere necessità di analizzare i comportamenti dei propri utenti per stare al passo con il mercato e cercare di non perdere settori del suo pubblico di oltre un miliardo di persone.

Non siamo a conoscenza di abusi da parte di queste aziende: la replica di Facebook

In ogni caso dal social network hanno replicato al New York Times difendendosi dalle accuse e rivendicando la correttezza degli accordi.
A farlo è stato
Ime Archibong, vicepresidente di Facebook, che ha precisato che le aziende di tecnologia hanno «firmato accordi che impedivano l’uso delle informazioni per scopi diversi». Nella stessa nota è stato chiarito che gli utenti erano informati di questa condivisione e che veniva loro chiesto il consenso. «Nei primi giorni del `mobile´ – ricorda Archibong – non c’erano negozi di app, quindi aziende come Facebook, Google, Twitter e YouTube dovevano lavorare direttamente con i produttori di sistemi operativi e dispositivi per portare i loro prodotti nelle mani delle persone. Abbiamo creato una serie di interfacce di programmazione che hanno consentito alle aziende di portare Facebook sugli smartphone”. E poi ha precisato, ammettendo quanto denunciato dai 3 giornalisti autori dell’inchiesta del New York Times sull’accesso ai dati da parte di oltre 60 aziende: «Non siamo a conoscenza di eventuali abusi da parte di queste aziende».


Tutto ciò che è gratis vende te come prodotto

Uno scandalo dietro l’altro, da cui emerge sempre la stessa realtà: quando un prodotto è gratis molto spesso ciò che produce profitto sono gli stessi utenti, i loro dati personali, la ricchezza che prodotta dall’analisi dei loro comportamenti nel web. Una condizione con cui la società contemporanea fa sempre più fatica a fare i conti, stretta tra l’impossibilità di fare a meno di strumenti come i social network che ormai sono diventati parte della quotidianità di miliardi di persone e la volontà di tutelare la privacy dei cittadini. Siamo davvero disponibili a far diventare noi stessi prodotti da vendere sul mercato dei big data? Nei prossimi anni questa domanda continuerà ad essere al centro di grandi dibattiti, ad orientare le nuove forme di innovazione tecnologica e anche a trasformare il settore del marketing e della comunicazione.

La vendita cambia vestito: nuove opportunità di Business

Qualche giorno fa, durante un paio d’ore al parco, ho conosciuto un simpatico settantenne dall’aria distinta e soddisfatta; parlando, mi ha detto che ha fatto l’agente di commercio per tutta la vita, fino alla pensione, e di quanto oggi ormai questo lavoro non sia più quello di una volta, fatto di visite a freddo, di innumerevoli tentativi di incontro prima di vedere il titolare di un’azienda, o di parecchi campanelli suonati prima di riuscire a spiegare a qualcuno la validità del prodotto che vendevi.

In realtà la vendita è sempre vendita, ma di fatto è cambiato il modo con il quale un commerciale può prendere contatto con un’azienda (in caso di B2B) e costruire una valida rete di relazioni.

PERCHE’ I SOCIAL NETWORK PER LA VENDITA?

I social network ormai sono piattaforme che ‘ospitano’ sia consumatori che aziende; non essere presente sui social equivale a limitare considerevolmente la propria rete relazionale, non più coltivata da un incontro diretto o al massimo telefonico, ma da post, like e foto.

I social sono sfruttabili da un venditore per vari motivi:

  1. Grazie ai social è possibile sapere i gusti e le preferenze dell’ipotetico cliente; sapere anche cose più o meno personali, utilizzabili per avvicinarsi a lui una volta che ci sarà l’incontro, in modo da generare feeling ed empatia.
  2. E’ possibile raccogliere svariate informazioni sul cliente, e in questo modo ottimizzare e catalogare i dati raccolti
  3. Intercettare ‘chi è legato a chi’ e allargare in questo modo la propria rete di conoscenze, riuscendo così a raggiungere la persona di interesse e con la quale è difficile parlare
  4. Se il tipo di vendita è un B2B e siamo connessi con uno dei protagonisti della trattativa commerciale, vedendo chi fa parte della sua rete possiamo intercettare chi potrebbero essere gli altri coinvolti nell’incontro.

I PRINCIPALI CANALI SOCIAL PER LA VENDITA

Esistono più piattaforme social ed ognuna di esse ha delle caratteristiche ben precise. Vediamo nel dettaglio quelle maggiormente usate:

  1. Facebook: E’ la piattaforma con il numero più elevato di iscrizioni e 1.860 milioni di utenti attivi mensilmente; le aziende sono presenti e attive, e risulta utile per capire cosa il cliente desidera e ottimo per lead generation
  2. Instagram: E’ la piattaforma nata per condividere foto, che nel tempo si sono arricchite di didascalie sempre più determinanti e di Stories, cioè la possibilità di realizzare video dalla durata variabile e visibili da chiunque. E’ molto utile per capire bene passioni, gusti e vita di chi è l’interfaccia del commerciale dentro all’azienda.
  3. Linkedin: E’ la piattaforma destinata al lato ‘professionale’ degli utenti: è una vetrina gigante di curriculum vitae e competenze, oltre allo spazio destinato alla condivisione di notizie. Essendo nata per uno scopo lavorativo, per le aziende è basilare esserci e nel modo giusto; LinkedIn permette infatti di mostrare struttura, grandezza, numero di dipendenti e tanti altri dati ancora su una qualsiasi impresa, sviluppando una vera e propria strategia di employer branding. E’ molto utile per il B2B e consente di poter stringere una relazione con qualsiasi membro dell’azienda.

SEI UN VENDITORE CHE SI SA VENDERE?

Inviaci il tuo Curriculum ed entra a far parte di MG Group Italia 

, , , ,

Viral Marketing: alcune campagne diventate virali

Che cos’è il viral marketing?

Internet ha stravolto il modo di comunicare delle aziende e fare pubblicità: quale migliore presentazione può ricevere un’azienda o un brand se non quella fatta da una persona disinteressata e soddisfatta dei prodotti o servizi offerti attraverso il viral marketing?

Il viral marketing è un tipo di marketing non convenzionale che fa parte del word-of-mouth e ha lo scopo di attivare il passaparola in modo virale. Con uno sforzo minimo le aziende riescono a raggiungere moltissimi utenti.

Il passaparola è la trasmissione di informazioni, considerazioni, opinioni su un prodotto o su un brand che avviene da persona a persona in modo informale. Il passaparola è sempre esistito, i cambiamenti avvenuti nel rapporto con le imprese e le evoluzioni nelle tecnologie di comunicazione, spingono a focalizzare in modo del tutto nuovo l’attenzione su questo fenomeno.

Il nome “virale” deriva dal fatto che la diffusione del messaggio avviene come un virus, sfruttando il passaparola. Per riuscire a funzionare il viral marketing deve avere un messaggio interessante capace di coinvolgere le persone al punto che, a loro volta, abbiano interesse nel diffonderlo ad altri.

Il pioniere del viral marketing è stato Hotmail che nel 1996 fece partire in Italia la prima campagna. Per diffondere il suo servizio e-mail gratuito, inserì ad ogni e-mail un testo non invasivo: “Ottieni la tua casella e-mail privata e gratis con www.hotmail.com”.

Il Viral Marketing che nel web trova ampio utilizzo è stato ideato da Ralph F. Wilson, consulente di E-Commerce, il quale definì un modello composto dai seguenti sei punti:

  1. 1 Offrire servizi o prodotti gratuiti
  2. 2 Facile da trasferire ad altri (amici e conoscenti)
  3. 3 Facilmente scalabile
  4. 4 Contenete motivazioni e comportamenti comuni
  5. 5 Utilizzare reti di comunicazione usate attualmente
  6. 6 Approfittare delle risorse altrui

Molti gli esempi di Viral marketing, partendo dalle e-mail contenenti aneddoti divertenti, giochi online, siti web curiosi, che nel giro di pochi giorni possono attrarre milioni di visitatori. Gli stessi YouTube e Facebook hanno trovato un ottimo alleato in questo tipo di marketing: nella fase iniziale si individua un contenuto portatore del “germe della condivisione” e lo si diffonde sul web in modo virale.

Vediamo insieme qualche esempio vincente.

Ice Bucket Challenge

Viral Marketing ice Bucket Challege

Come dimenticare il periodo in cui la timeline di Facebook è stata invasa da persone vittime di secchiate d’acqua in testa?

Stiamo parlando dell’Ice Bucket Challenge – letteralmente “sfida del secchiello del ghiaccio”.

Si tratta di una campagna virale lanciata dalla ALS Association (Associazione statunitense contro la SLA) con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sclerosi laterale amiotrofica e di stimolare le donazioni per la ricerca.

La sfida aveva questa forma: la persona nominata veniva filmata mentre si versava (o le veniva versato) un secchio d’acqua sulla testa. Dopo l’eroico gesto, il protagonista di turno avrebbe invitato, nominandole, altre persone a fare lo stesso. I designati avrebbero poi avuto 24 ore per rispondere alla nomination e fare una donazione alle Associazioni di malati di SLA e ai loro familiari per sostenere la ricerca.

Secondo dati diffusi dall’associazione nell’anno successivo al lancio della sfida sono stati raccolti 115 milioni di dollari.

Il fenomeno si è diffuso in modo virale sui social media nei mesi di luglio e agosto 2014, coinvolgendo anche personaggi famosi da tutto il mondo (da Zuckerberg a Bill Gates fino gli italiani Bocelli, Fiorello e Matteo Renzi).

Potrebbe interessarti 5 campagne di Social Media Marketing da cui prendere ispirazione

#LikeAGirl: storia di un esperimento sociale diventato virale

Viral marketing Like a girl

Questo è l’hashtag utilizzato nello spot andato per la prima volta in onda nel 2014 per la Always, famoso brand appartenente al gruppo P&G, che si occupa di prodotti per l’igiene femminile.

La sfida iniziale della campagna creativa è chiara: fare diventare il brand un punto di riferimento per il target femminile a cui si rivolge.

Per la campagna si è deciso di puntare al concetto di “woman empowerment”: rendere più sicure e consapevoli le giovani donne, spiegando e superando il disagio femminile nella transizione da bambine a giovani adulte.

“Considerammo i differenti fattori che influenzano le ragazze durante il delicato periodo della pubertà.” dice Judy John, CEO e Chief Creative Officer di Leo Burnett Canada “Nel corso di queste indagini, qualcuno attaccò alla lavagna un pezzo di carta con scritto come una ragazza”. Si comprese da subito la portata rivoluzionaria che quella frase, divenuta poi hashtag, avrebbe potuto assumere.

Si trattava di cambiare la percezione dell’espressione “come una ragazza”, da negativa a positiva, rompendo l’annosa relazione tra il genere femminile e i concetti di debolezza e inferiorità.

Relazione che le bambine non riescono ancora a cogliere appieno: pertanto, chiedendo loro di correre, o di combattere “come una ragazza”, avrebbero messo tutte se stesse nel farlo, dando quindi un senso tutto nuovo alla frase.

Dopo essere apparso nella vetrina pubblicitaria più appetibile, durante la finale del Super Bowl, è bastato poco perché il fenomeno #likeagirl prendesse piede sui social network, a partire da Twitter, dove post di varie figure femminili come atlete e soldatesse sono stati ritwittati centinaia di volte.

Leggi anche Guerrilla Marketing: la pubblicità diventa spettacolo

Il Buondì Motta

Viral Marketing Buondì Motta

L’ultimo spot del Buondì Motta, in passaggio sui piccoli schermi italiani da fine agosto, non è di certo passato inosservato. L’autore dell’ultima trovata di marketing dell’industria dolciaria è Alessandro Orlandi, direttore creativo della filiale italiana di Saatchi & Saatchi.

In un giardino da sogno una bambina elegante chiede alla madre, con eloquenza improbabile, “una colazione che possa soddisfare la sua voglia di leggerezza e gusto”. La risposta della madre è negativa: possa colpirla un asteroide se quella colazione esiste per davvero!

Il resto è già storia.

La potenza virale della pubblicità gioca su due registri: il piano comunicativo, che prende in giro la creatività “politically correct” della concorrenza, con un linguaggio, quello della bambina, parodistico fino al surreale. Il secondo quello del finale a sorpresa dell’asteroide che, con una strage non annunciata, colpisce l’immaginario del target e genera condivisioni e discussioni appassionate sui social network.

Su Facebook abbiamo assistito alla proliferazione di meme tratti dalla sequenza principale dello spot con rivisitazioni in chiave storica, politica e cinefila.

In generale, il trucco comunicativo è quello di cavalcare l’onda delle notizie che fanno tendenza, trovando il modo di renderle irresistibili e quindi virali.

A questo punto potremmo porci la domanda: il messaggio della mia azienda può diventare virale?

Esistono alcune caratteristiche che rendono alcuni messaggi più “forti” rispetto ad altri. Gli esempi che abbiamo mostrato oggi, ad esempio, fanno leva su messaggi emozionali: la simpatia, la risata ma anche il senso d’appartenenza e la solidarietà, tutti ingredienti che contribuiscono a rendere i contenuti irresistibili e degni di condivisione.

Rivolgiti a dei professionisti, contattaci allo 05771516860 per una consulenza gratuita sulla gestione della comunicazione aziendale.

Affidati ad MG Group Italia

, , ,

Grandi novità: Facebook come Tinder

All’annuale conferenza F8, il CEO Mark Zuckerberg presenta il nuovo sistema di controllo della privacy e annuncia un nuovo servizio di incontri sentimentali implementato direttamente sul social.

In questi giorni in California si è svolto il consueto keynote F8 di Facebook, evento dedicato agli sviluppatori per presentare le novità e le evoluzioni che la piattaforma implementerà nei prossimi mesi. Quest’anno l’evento F8 ha assunto particolare importanza per due questioni in particolare.

Clear History: come proteggere i dati

Dato scandalo di Cambridge Analytica, che l’ha visto testimoniare al Congresso americano, Zuckerberg ha raccontato del suo impegno in favore di una sempre maggiore protezione dei dati degli utenti. Il CEO ha annunciato l’elaborazione di un sistema, la Clear History, attraverso il quale gli utenti potranno visualizzare i dati raccolti durante la navigazione sul social o su siti ed app ad esso collegate e cancellare la cronologia di navigazione o disabilitare del tutto la raccolta di tali dati.

«Permetterà di vedere i siti e le applicazioni che inviano informazioni mentre voi li utilizzate, di cancellare le informazioni dal vostro account e di disattivare la nostra capacità di immagazzinarli in futuro».

La grande novità: Facebook come Tinder

Per risollevare l’animo degli users, poi, Mark Zuckerberg ha pensato al lancio un nuovo servizio dedicato appositamente agli incontri sentimentali, una nuova funzione di dating «destinata a costruire relazioni autentiche e durevoli, non solo di una serata».

Esattamente come il grande social di incontri online Tinder, i due miliardi e mezzo di utenti attivi su Facebook avranno la possibilità di accedere ad una nuova piattaforma di incontri, raggiungibile direttamente dalla normale applicazione. Si tratterà, però, di un servizio totalmente opzionale e aggiuntivo, una sezione a parte, utilizzabile solo da chi avrà intenzione di farlo; non interagirà in alcun modo con il profilo pubblico: l’area dating di Facebook avrà un canale parallelo e separato da quello che conosciamo fino a oggi per garantire agli utenti la massima privacy; chi vorrà accedere al tool, dovrà attivare una funzione e creare un profilo che sarà visibile solamente agli utenti che hanno attivato la funzione.

Leggi Come aumentare i “Mi Piace” su Facebook

I profili potranno anche in questo caso connettersi e conoscersi attraverso una chat dedicata che esiste separatamente da Messenger. Qui però sarà possibile soltanto dialogare. Niente immagini o videochat. Zuckerberg ha annunciato che le prime attivazione sono previste già nel corso di quest’anno, ma non ha specificato se si tratterà di un’opzione a pagamento.

Facebook è nato, come recita il suo stesso slogan, per mettere in contatto (o tenere in contatto) persone che si conoscono e poi, quasi subito, è diventato molto di più e molto più grande di quanto chiunque potesse prevedere. Con le acquisizioni di WhatsApp e Instagram Zuckerberg ha ucciso (quasi) nella culla i principali competitor (solo Snapchat ha resistito all’acquisizione) e adesso prova a entrare nel settore del dating on-line, continuando quel percorso preconizzato già nel 2014, per il quale l’obiettivo è sostituire internet con Facebook stesso, facendo in modo che qualsiasi contenuto e servizio sia veicolato direttamente nel social blu.

MG Group, Più grandi insieme

 

, ,

Ultime notizie sullo scandalo Facebook

Il social network si trova nel bel mezzo di una bufera dovuta alla polemica sollevata relativamente all’incidenza registrata nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti nel 2016.

Facebook, il social network creato da Mark Zuckerberg, deve affrontare un’enorme disputa legale perché accusata di uso indebito di dati personali. Secondo quanto rivelato da The New York Times, le informazioni di più di 50 milioni di usuari della rete sono state utilizzate con fini di propaganda politica con l’obiettivo ultimo di favorire la campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016. Oltretutto, il giornale inglese The Guardian ha rivelato che la campagna a favore della Brexit è stata ugualmente largamente sostenuta proprio a causa della manipolazione di questi dati.

Chi c’è dietro tutto questo?

La consulente Cambridge Analytica è la prima accusata dell’utilizzo dei dati degli usuari senza permesso. La compagnia, incaricata di raccogliere e analizzare dati per la realizzazione di campagne pubblicitarie, ha ottenuto le informazioni degli usuari del social network e ha successivamente costruito un programma per profilare votanti individuali. In questo modo è stato possibile “attaccare” milioni di utenti di Facebook con messaggi pubblicitari politici personalizzati, il che avrebbe influito sulle urne per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2016 e nel referendum Brexit nello stesso anno, nel Regno Unito.

Dietro l’azienda si leggono vari nomi vicini all’amministrazione Trump. Il fondatore di Cambridge Analytica è il plurimilionario statunitense Robert Mercer, il cui operato ha accresciuto enormemente le donazioni alla campagna dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Un altro nome che compare nella direzione dell’azienda è quello di Steve Bannon, lo stratega della campagna elettorale del repubblicano che figurava anche come vicepresidente di Cambridge Analytica.

Mercher e Bannon si sono messi in contatto con Cambridge Analytica per la realizzazione di uno strumento capace di profilare i votanti alle elezioni presidenziali e, chiaramente, di influenzarne il voto. Dal momento che l’azienda non era in possesso delle informazioni sufficienti per l’incarico, è stata coinvolta la figura di Aleksander Kogan.

Come sono state ricavate le informazioni?

Kogan è un professore dell’Università di Cambridge che nel 2014 ha sviluppato un sistema per ricavare dati attraverso una applicazione Facebook. I dati sono stati raccolti per mezzo di uno strumento inventato da Kogan, che funzionava allo stesso modo di un test della personalità che, una volta realizzato, consegnava le relative informazioni personali ad un database.

Facebook sottolinea che il professor Kogan aveva precisato che la raccolta di queste informazioni veniva realizzata con soli scopi accademici e che, nel 2015, quando il social network venne a conoscenza dei reali fini di queste operazioni, aveva sollecitato Cambridge Analytica ad eliminare le informazioni ricavate. L’azienda di consulenza, dal canto suo, nega di aver ricevuto questa segnalazione. Kogan ha spiegato di recente che, se anche all’inizio i dati venivano elaborati per fini accademici, dopo un aggiornamento delle condizioni, l’azienda aveva ricevuto l’autorizzazione per la vendita ed il trattamento dei dati. In ogni caso, alla fine i dati sono stati utilizzati al fine di realizzare la campagna politica di Trump e avrebbero influito sulla vittoria.

Che cos’ha fatto Facebook?

Tanto il Regno Unito quanto gli Stai Uniti sono sotto accusa per la cattiva gestione del social network e, soprattutto, per non essere intervenuti in alcun modo per evitare questa situazione. Facebook sostiene che “la gente ha consegnato le proprie informazioni coscientemente, nessuno si è infiltrato nel sistema e password e dati delicati non sono stati rubati” motivo per cui il social network ha agito nella norma. Il problema è che, secondo la stessa rete sociale, non è comunque possibile che un’applicazione abbia l’accesso all’informazione personale e, di conseguenza, non si spiega come l’applicazione di Kogan abbia potuto raccogliere i dati.

Secondo Facebook, nel momento in cui è stata sviluppata l’applicazione di Kogan, la configurazione della privacy dipendeva da ciascun usuario. Ovvero, era responsabilità di ogni singola persona fornire le proprie informazioni, così che non si è verificato alcun errore di sicurezza di rete. Comunque, quando Facebook si è reso conto delle operazioni di Cambridge Analytics, sostiene di averli sollecitati perché si cancellassero i dati informatici, nonostante questi non siano a quanto pare mai stati cancellati e si indaghi, oggi, proprio su questo.

Come è esploso lo scandalo?

Il resoconto di Christopher Wylie, un lavoratore dell’Università di Cambridge è stata la chiave per scoprire l’uso indebito dell’informazione privata. Oltre alla sua testimonianza, Wylie somministrò ai governi del Regno Unito e degli Stati Uniti informazioni fondamentali per l’indagine. Dentro i documenti consegnati si distingue una lettera degli avvocati di Facebook in cui vengono sollecitati alla distruzione dei dati raccolti dall’azienda di Kogan.

I giornali The New York Times e The Observer hanno pubblicato un documento in cu veniva spiegato come la firma Cambridge Analytica aveva fatto uso di dati personali per favorire la campagna di Trump alla presidenza e l’esito della Brexit alle urne.

Quali sono le conseguenze?

Mark Zuckerberg, direttore di Facebook, è stato citato al Congresso dell’EE.UU. per scandalo di violazione di dati. Gli scandali relativi all’uso dell’informazione sono nuovi in casa Facebook. Comunque, questa volta, gli enti internazionali hanno risposto in modo deciso e si è peraltro registrato un grave calo in borsa. Il Parlamento Britannico ha chiamato in causa Mark Zuckerberg. Il primo ministro del Regno Unito, Theresa May, ha appoggiato l’indagine riguardo la questione e ha aggiunto che oltre a quelle condotte per mano del Parlamento, i responsabili dovranno aspettare l’indagine della giustizia. D’altra parte, Maura Healey, fiscale generale del Massachusetts ha aperto un’inchiesta sul caso in cui cita in causa tanto l’azienda di Zuckerberg quanto la consulenza di dati per rendere conto del trattamento dei dati personali.

Un fatto particolare che macchia l’amministrazione di Zuckerberg sono le dimissioni di Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook, in disaccordo con il trattamento di scarsa trasparenza della rete sociale rispetto all’implicazione russa nelle elezioni presidenziali del 2016 degli Stati Uniti.

Come risultato dell’indagine contro l’azienda, le azioni Facebook hanno registrato una strepitosa caduta in borsa da lunedì, giorno in cui si sono registrate perdite fino a $537.000 milioni. Questo segna probabilmente solo l’inizio di future perdite economiche per l’azienda per le multe che potrebbe dover pagare per la violazione al regolamento dell’informazione.

Qual è il ruolo di Facebook?

Il social network serve a promuovere servizi a determinati target nel rispetto dei tre compiti di profilare, orientare e persuadere. Se mai venissero confermate le accuse rivoltegli, Facebook avrebbe raggiunto un altro livello, arrivando a permettere che terzi orientino le decisioni politiche. In mezzo alla bufera che ha lanciato lo scandalo relativo alla campagna di Trump, è possibile che si registrino diversi cambiamenti per quel che riguarda la gestione della sicurezza di Facebook, con un incremento della privacy e della sicurezza dell’informazione.

MG Group Italia 

,

Social Network e aziende; tra condivisioni, like e negozi virtuali

Che piaccia o no la presenza sui canali Social, è per l’azienda una strategia fondamentale per acquisire clienti, sia durante la fase di start up, sia per incrementare il business di chi è già sul mercato da tempo. Il numero degli utenti dei social parla chiaro, si tratta di milioni di persone che trasformano la pagina della tua Azienda in una vetrina che si affaccia sul mondo, o sulla fetta di mercato che più ti interessa.

La presenza nei Social è ormai un obbligo sia per i grandi Brand che per le PMI

Le varie piattaforme social, permettono alla tua azienda di relazionarsi con i potenziali clienti, mostrando loro i tuoi prodotti o servizi, tramite appunto, una vetrina che funge da vero e proprio negozio virtuale, così da condurli alla fase di acquisto.

Il primo Social sul quale dovrai puntare le tue attenzioni è ovviamente Facebook, che solo in Italia ha 30 milioni di utenti attivi.

Facebook è un potente strumento di promozione e un modo efficace per aumentare il numero di clienti della tua azienda

Permette di far conoscere il tuo Brand a potenziali nuovi clienti che verranno a conoscenza di quelli che cono i tuoi prodotti e servizi.

Facebook ti permette in oltre di raggiungere i tuoi abituali clienti e interagire con loro, per accogliere un suggerimento, oppure una richiesta di aiuto su come utilizzare un certo prodotto.  Attraverso i loro contatti si potrà fare network così da raggiungere anche futuri clienti.

Il punto forte delle Social Community e di Facebook in particolare, è l’interazione tra i membri della community e il relativo scambio di informazioni. Ogni volta che un tuo cliente mette un like su un post o sulla pagina della tua azienda verrà anche da tutti i suoi contatti.

Facebook rispetto al sito web dell’azienda, è un mezzo più amichevole per permettere un’interazione meno formale con l’utente.  Attenzione però a non sbagliare approccio per non rischiare di creare un danno di immagine, perché la presenza su Facebook espone l’azienda anche alla non facile gestione di reclami e opinioni negative. Questo è uno dei motivi per cui è opportuno far gestire la pagina da professionisti del settore.

Creare una Pagina Facebook è facile ma senza un’adeguata strategia per gestirla non porterà i risultati sperati

La prima cosa che viene in mente dopo aver aperto una pagina Facebook è quello di avere più contatti e like possibili.

Questo è sicuramente corretto ma solo se si tratta di interazioni genuine e non forzate in alcun modo. Molto meglio avere numeri più contenuti ma utenti che sono veramente interessati al nostro business.

Un utente genuino ti può aiutare a capire se un tuo prodotto è apprezzato oppure non piace così da poter cambiare le future strategie aziendali, quando necessario.

Da non sottovalutare che, fra i criteri che Google utilizza nell’indicizzazione di un sito web c’è anche l’attività sui social network. Questo significa che una costante attività su Facebook aiuterà il nostro sito o blog aziendale a scalare le prime posizioni nella Serp di Google.

Facebook come vetrina e negozio virtuale

Facebook non è solo comunicazione e interazione tra utenti, ma una piattaforma che sempre più si sta orientando verso l’e-commerce.

Negli Stati Uniti è già possibile acquistare direttamente da una pagina Facebook effettuando la transazione direttamente sul Social.

Al momento, in Italia, la pagina vetrina si può sfruttare come negozio virtuale ma per l’acquisto vero e proprio si sarà indirizzati verso il sito esterno dell’azienda che vende.

Nonostante questa limitazione, Facebook è una piazza potenzialmente straordinaria per promuovere quello che vende la tua Azienda.

La vendita attraverso questo canale è il risultato del rapporto di fiducia instaurato con il cliente, che vede i negozi virtuali su Facebook come una presenza molto gradita, quando sono ben realizzati.

La Vetrina fa si che le Pagine Facebook, realizzate in modo professionale, siano più efficaci, rendendole uno strumento in grado di portare risultati apprezzabili.

Anche le forme di pubblicità presenti su Facebook aiutano a promuove la tua Azienda, e ad un costo minore rispetto alle campagne Pay Per Click come AdWords

Facebook Ads sfrutta i dati rilasciati dall’utente quando si è iscritto a Facebook

Facebook Ads, la piattaforma pubblicitaria di Facebook è uno dei mezzi pubblicitari più utilizzati, perché sfrutta la grande quantità di dati che gli utenti rilasciano spontaneamente nel proprio profilo, come l’età, località di provenienza e interessi personali. Con simili informazioni a disposizione non è difficile ricostruire il profilo di un utente e capire a cosa è interessato.

Facebook Ads ha un costo variabile che dipende da quello che viene pubblicizzato e dal target al quale si rivolge.

Bisogna creare inserzioni efficaci per non sprecare soldi. Stabilire un budget e gestirlo nel miglior modo possibile in modo da raggiungere il target di potenziale clientela che più sia attinente al proprio business.

Ogni volta che deciderai di lanciare una campagna, questa dovrà poi essere analizzata con attenzione così da poter apporre le modifiche necessarie per trovare il giusto equilibrio.

Fare business con Instagram

Un canale Social che sta prendendo sempre più piede anche tra le aziende è Instagram. Anche attraverso questa piattaforma è possibile fare business, ma il tutto sta nel saper coinvolgere i propri clienti attraverso immagini di qualità e d’effetto.

Il Social si è reso conto che è più facile per l’utente, interagire e vedere i prodotti tramite immagini rispetto ad altri canali.

Le immagini, se di qualità, sono un piacere per gli occhi e su Instagram le persone cercano soprattutto belle immagini.

Dovrai quindi postare non solo belle foto dei tuoi prodotti ma anche realizzarne di creative dove il prodotto verrà mostrato in diverse situazioni che rispecchiano il suo utilizzo. Tutto ciò senza sacrificare la chiarezza dell’informazione.

E’ notizia di questi giorni dell’integrazione della nuova funzione Shopping di Instagram. Shopping è uno strumento grazie al quale le aziende possono inserire tag nelle immagini postate, così che gli utenti potranno direttamente fare acquisti direttamente dal sito dell’azienda, senza essere dirottati sui vari siti di e-commerce.

Il servizio è gratuito e per ora riservato alle aziende

La funzione dei tag per lo shopping, farà si che cliccando sulla foto verranno visualizzati i dettagli del prodotto ed il suo prezzo.

Fare marketing con Twitter

Questa piattaforma di mini blogging, rappresenta una concreta opportunità di crescita e promozione per le aziende che riescono a coglierne le potenzialità.

Twitter ha la capacità di raggiungere gli utenti in tempo reale, interagendo con loro al punto che alcune aziende lo usano come servizio clienti.

Lo scopo di aprire un account aziendale su Twitter è generalmente quello di fare promozione e indirizzare gli utenti verso il sito web dell’azienda.

Grazie agli hashtag, Twitter si rivela particolarmente utile quando si tratta di promuovere un evento. Usare un hashtag nel modo giusto, permette di ottenere grande visibilità fino a riuscire a diventare virale.

I 140 caratteri a disposizione per i post, suggeriscono di usare toni amichevoli e diretti in modo da raggiungere subito il pubblico.

Inutile dire che anche su Twitter il materiale che pubblichiamo dovrà essere di qualità, così che venga visto e possibilmente condiviso da utenti interessati.

Anche la famiglia Google ha il suo Social, si chiama Google Plus

E’ un social network poliedrico, perché a seconda di come viene utilizzato, si possono condividere post, immagini e relativi commenti, oppure può venire usato come mezzo per promuovere la propria azienda.

Aprire un profilo business con Google Plus può fare si che la tua attività sia trovata facilmente perché più visibile.

Ricordiamoci che è sempre un prodotto Google e quindi la presenza o meno della tua Azienda in questa realtà, è strettamente legata alle visibilità online e alle regole posizionamento della grande G.

Aumentare la visibilità online della tua azienda

La condivisione è l’idea portante di ogni social network e Google Plus non viene meno a questa regola.

L’integrazione con la ricerca di Google e Gmail, Maps e Youtube rende questo canale molto diverso e più versatile rispetto agli altri social.

Uno degli strumenti esclusivi e più potenti di Google Plus è Hangouts. Una sorta di chat multiutente che permette di gestire anche diverse videoconferenze. Un bel risparmio di tempo e denaro per fare riunioni o briefing, che se vorrai potrai decidere di mettere in streaming su Youtube, così da rendere visibile il tuo lavoro e aumentare la visibilità del tuo brand.

Curare le pubbliche relazioni con Linkedin

Se Facebook e Instagram sono importanti per dare un contributo diretto e rapido al tuo business, con Linkedin, viene curato l’aspetto delle pubbliche relazioni.

Attraverso questo Social, pensato per il mondo del lavoro, l’azienda si ufficializza nella sua forma e attività, per ottenere maggior visibilità e credibilità nei confronti di partners e potenziali clienti.

Linkedin è un canale di comunicazione importante, perché le aziende possono acquisire visibilità così da raggiungere utenti interessati ad un settore specifico.

In oltre, potendo inserire link, diventerà una fonte di traffico verso il sito o il blog aziendale.

Dovrai aprire una pagina azienda (è gratuita) che riporterà la storia dell’azienda, spiegherà nel dettaglio l’attività che svolge e potrà essere collegata ai profili professionali di dipendenti e collaboratori.

Se è importante per un’azienda curare il proprio spazio Linkedin, è altresi importante interessarsi a cosa i propri dipendenti fanno su Linkedin. Senza essere particolarmente restrittivi, basterà stabilire delle linee guida, magari organizzando dei minicorsi su come si utilizza questo strumento.

Come tutti i Social anche Linkedin, per essere efficace richiede un certo movimento: scrivere post, condividerli, rispondere agli interventi di chi opera nel tuo stesso settore, ecc. richiedono una certa pianificazione e la stesura di una sorta di piano editoriale.

Come vedi, far entrare la tua Azienda nel mondo dei Social non è una cosa banale. E’ un operazione che richiede attenzione per avere riscontri positivi sul tuo business e che se gestita male potrebbe anche essere controproducente.

Se desideri che la tua Azienda abbia una forte presenza anche sui canali Social, contatta subito Mg Group, i nostri esperti sapranno consigliarti al meglio nel proporti soluzioni altamente professionali.