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Come cambierà il Web nel 2019

Il nuovo anno appena iniziato, per il World Wide Web, si apre con un retaggio degli anni passati abbastanza pesante.

Dagli scandali legati alla diffusione dei dati degli utenti , al cambiamento della legge sulla privacy, alla sempre più massiccia disinformazione che circola sul web (quelle che erroneamente ma più comunemente chiamiamo Fake News), il mondo di Internet sembra sia andato a scontrarsi proprio contro i pericoli intrinsechi che la sua natura prospettava.

Il Web, che è costruito e plasmato dagli internauti che lo navigano, è parte integrante, se non dominante, della società contemporanea e va a coinvolgere i paradigmi della politica, dell’economia e persino dell’etica. Il 2019 si apre dunque su un panorama vasto e piuttosto burrascoso e siamo tutti curiosi di vedere come accoglierà le novità o sarà scenario delle evoluzioni già in corso.

schermo azzurro, blu e bianco con icone di internet

schermo azzurro, blu e bianco con icone di internet

Facebook e gli altri casi di diffusione dei dati

Negli anni scorsi, l’azienda di Mark Zuckerberg è stata investita dallo scandalo di Cambridge Analytica, ormai ampiamente sdoganato e pesante come un grande macigno sulle spalle di Facebook. Per fare un esempio, nel 2018 il Regno Unito ha multato l’azienda di Menlo Park con una cifra di 500.000 sterline per il suo coinvolgimento nella vicenda, che per quanto nei conti della società risultino poco più che spiccioli, danno un chiaro segnale di come i governi si siano intromessi (o meglio, dovuti intromettere) negli affari del Social Network.

Guardando oltre il campo d’azione strettamente di competenza di Facebook, però, nel 2018 ci sono stati altri casi di problemi con la diffusione dei dati degli utenti. Sullo scadere dell’anno un’inchiesta di Privacy International, l’organizzazione britannica che difende i diritti dei cittadini digitali, ha portato alla luce l’attività di almeno 7 data broker che, alla guida di aziende pressoché sconosciute, hanno rubato e monetizzato un’enorme quantità di dati sugli utenti a scopi commerciali.

Cybersecurity

Il 2018 è stato un anno nero per la sicurezza informatica, tanto da poter essere definito l'”anno dei data breach“. Diversi attacchi di hacker, ma anche strutture di protezione fallaci e disattenzione da parte di chi ha la responsabilità di controllo, hanno messo a repentaglio i dati di molte persone. Oltre al celebre caso di Facebook, si ricorda il caso della catena di hotel Marriot, quello di Quora, di Google+ e molti altri ancora.

Si prospetta dunque un 2019 abbastanza cupo in fatto di cybersecurity, in quanto i numerosi casi scatenatisi hanno acceso i riflettori sull’argomento e, si spera, risvegliato l’attenzione della politica e dei Governi. L’Australia per prima, ad esempio, ha proposto una legge molto controversa che fa la guerra alla crittografia sul web.

Schermo nero con scritta "security" azzurra con manina bianca che la clicca

Schermo nero con scritta “security” azzurra con manina bianca che la clicca

Unione Europea: nuova normativa sulla privacy e sul copyright

Il 2018 ha visto anche alcune novità per l’Europa in fatto di legislazione del Web. Innanzitutto, c’è stata l’introduzione della General data protection regulation (Gdpr) in tutti i paesi dell’Unione e durante il 2019 potremo avere delle risposte più chiare riguardo l’efficacia di questa iniziativa.

Inoltre, di grande interesse per il 2019 c’è l’esito della discussione sulla direttiva UE sul copyright, introdotta nel settembre scorso ma ora al varo di Commissione Europea, Consiglio delle Nazioni e Parlamento che dovrebbero trovare un accordo per scrivere il testo definitivo da sottoporre a voto finale. La direttiva è già andata incontro a diverse critiche, una su tutta quella mossa da Wikipedia, che si scaglia contro la link tax e gli upload filter.

La fine della Net Neutrality negli Stati Uniti

Una decisione della la Federal communications commission (Fcc) statunitense ha posto fine a quella che si definisce Net Neutrality, ovvero il principio secondo il quale tutti i dati devono essere trattati allo stesso modo e non si possono creare delle “linee preferenziali” per determinati servizi, discriminando la velocità di altri.

Questo provvedimento ha ovviamente scatenato l’ira di molti, che stanno provando a cambiare le cose. Dall’esterno, gli stakeholder provano a convincere il Congresso a intervenire utilizzando lo strumento legale del Congressional Review Act (Cra), mentre il Senato ha già varato una legge a favore della Net Neutrality nel maggio scorso. Certo, con il clima burrascoso che gravita attorno alla Casa Bianca in questo periodo, le cose potrebbero non essere così facili.

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Google Maps: arrivano i messaggi per negozi e aziende

Gli utenti di Google Maps da sempre utilizzano primariamente l’app per avere informazioni su come raggiungere fisicamente luoghi sparsi sul Globo Terrestre. Col tempo però, la piattaforma è diventata un vero e proprio prontuario per scoprire giorni e orari di apertura, dati di contatto nonché le recensioni dei clienti di negozi e aziende individuabili sulle mappe.

Tuttavia, per entrare in contatto con un’attività commerciale fino ad oggi era sempre stato necessario abbandonare l’app per affidarsi a servizi di messaggistica esterna. Da oggi, Google risolve questa disfunzione, integrando dentro Maps una piccola piattaforma di messaggistica che servirà agli utenti per richiedere informazioni direttamente ai gestori delle strutture.

La novità era stata anticipata dall’azienda di Mountain view nei mesi scorsi ma fino ad oggi era stata fatta provare in versione beta solo in alcuni paesi. Adesso il servizio sembra confermato e in arrivo a breve sugli smartphone  con sistemi Android e iOS.

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Smartphone da cui escono in modo scomposto molte lettere colorate

Messaggistica di Google Maps: guida per gli utenti

La nuova funzione di messaggistica figurerà nell’App con la dicitura “Messaggi” e verrà inserita nel menù a tendina che compare sulla sinistra dello schermo, sia su smartphone che su PC, quando si clicca sulla localizzazione di un’attività commerciale sulla mappa.

Pare che per avviare la conversazione, per gli utenti sarà sufficiente fare swype da sinistra verso destra. Cliccando invece sull’icona “Messaggi”, si aprirà una sorta di storico delle conversazioni in cui l’utente potrà visualizzare tutte le comunicazioni intercorse con l’attività commerciale.

La nuova sezione di Google Maps non avrà quindi l’aspetto di una piattaforma di messaggistica istantanea, come del resto non ne ha lo scopo. Infatti, poiché i messaggi scambiati con negozi e aziende saranno di natura tecnica e informativa, si presume che le persone usufruiscano di questa funzionalità prima, o comunque in differita, rispetto all’uso di Maps come navigatore. “Messaggi” assomiglierà dunque più ad una casella di posta collegata a filo diretto con le attività commerciali.

Grazie a “Messaggi” potremo scoprire comodamente da casa e soprattutto direttamente su Google Maps, se i nostri negozi preferiti fanno promozioni o se hanno riassortito un prodotto che ci interessa, se fanno aperture straordinarie o se accettano animali e così via.

Indiscrezioni parlano della possibilità, in futuro, di poter “seguire” le attività commerciali direttamente sull’App per sapere in tempo reale degli sconti o delle offerte a tempo limitato riservate a chi usa l’app di Google.

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Uomo che con due mani regge uno smartphone illuminato

Messaggistica di Google Maps: guida per le aziende

Sull’altro versante, le aziende che vorranno interagire con i propri clienti grazie a questo nuovo strumento, dovranno scaricare la nuova applicazione Google My Business, per registrare la propria attività ed abilitarla alla ricezione di questo tipo di messaggi. In questo modo i negozi verranno indicizzati sul motore di ricerca direttamente con il pulsante per i messaggi integrato.

La comodità di “Messaggi” di Google Maps sta anche nel fatto che non è necessario per le aziende possedere un sito internet preesistente per ottenere questa funzione. Basterà che il gestore dell’attività scarichi sul proprio smartphone Google My Business e colleghi la sua attività al proprio profilo Google.

Inoltre, Google sta aggiornando l’applicazione lato business per consentire agli imprenditori o ai proprietari di locali di creare sull’app una loro piccola scheda sull’attività che consenta di visualizzare delle particolari promozioni, aggiornabili ogni giorno.

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Il pessimo 2018 di Facebook

L’anno appena trascorso è stato per Facebook tutt’altro che idilliaco: scandali, errori grossolani e ingenti cali in borsa hanno fatto tremare il re dei Social Network.

Il suo fondatore, Mark Zuckerberg, ha scritto un lungo post sulla sua bacheca personale, per riassumere il lavoro svolto e i traguardi raggiunti dal suo punto di vista. Quello che ne è venuto fuori, è stata una lista di azioni realizzate dall’azienda che ha suscitato non poche critiche.

Uomo che indica logo di Facebook

uomo iconizzato che indica logo di facebook

Cosa ha fatto di buono Facebook nel 2018 secondo Mark Zuckerberg

Nel messaggio a cuore aperto ai suoi follower, e per questo al tempo stesso consumatori del suo prodotto, Zuckerberg ha aperto il discorso dichiarando che ci sono state diversi risultati conseguiti dalla sua azienda nel 2018 a renderlo orgoglioso, fra le quali

  • Prevenire le interferenze elettorali
  • Fermare la diffusione dei discorsi d’odio e la disinformazione
  • Essere certi che gli utenti abbiano il controllo delle proprie informazioni
  • Assicurare che i nostri servizi migliorino il benessere delle persone

In questa prima parte del suo discorso, il punto che ha suscitato più critiche è stato indubbiamente quello che riguarda la sicurezza per gli utenti di avere l’esclusiva conoscenza delle proprie informazioni.

A partire dallo scandalo di Cambridge Analytica, seguito poi da numerosi altri casi di diffusione illecita dei dati personali degli utenti, Facebook ha risentito di un grosso calo di popolarità, perdendo utenti e sostanziose quotazioni in borsa.

Prevenendo in un certo senso le critiche che gli sarebbero poi arrivate, Zuckerberg affronta di petto la questione delle sicurezza delle informazioni. Ci dice che:

  • È stato ridotto il numero di informazioni a cui possono accedere app esterne
  • Sono stati indetti nuovi controlli per il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati  (GDPR)
  • È stato chiesto ai singoli utenti di controllare le proprie impostazioni sulla privacy
  • Sono state ridotte alcune delle informazioni di terze parti usate negli annunci pubblicitari
  • È nato uno strumento di “Cronologia Esplicita” che offrirà alle persone maggiore trasparenza nella cronologia della loro navigazione
  • Continua lo sviluppo di servizi di messaggistica e condivisione criptati e effimeri

 

Loghi di Facebook sovrapposti

Loghi di Facebook sovrapposti

La lotta di Facebook alla disinformazione e ai contenuti dannosi

Interessante è però anche l‘attenzione che Mark Zuckerberg riserva alla questione della disinformazione, altro grande cruccio del suo Social Network di punta. Alcune delle iniziative più importanti:

  • Sono stati costruiti sistemi di intelligenza artificiale per identificare e rimuovere automaticamente i contenuti relativi al terrorismo, ai discorsi di incitamento all’odio e altri contenuti dannosi 
  • È stato migliorato il News Feed in modo che mostri solo contenuti attendibili
  • È in corso lo sviluppo di sistemi per ridurre automaticamente la distribuzione di contenuti borderline, che riguardano sensazionalismo e disinformazione.
  • Sono state triplicate le dimensioni del team di revisione dei contenuti per gestire casi più complessi che l’IA non può giudicare e costruito un sistema di appelli per quando vengono prese decisioni sbagliate.
  • È stata avviata una collaborazione con i governi (per prima, la Francia), per stabilire norme efficaci sui contenuti per le piattaforme Internet.

Insomma, dalle parole del suo fondatore, sembra che Facebook si sia dato molto da fare per riempire le sue falle. I numeri in caduta libera, però, non sono d’accordo con lui.

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La Fatturazione Elettronica B2B: un’occasione per snellire e risparmiare

Dopo il successo dell’introduzione nel marzo 2015 della fatturazione digitale nella Pubblica Amministrazione, dal 1 gennaio 2019 è diventato obbligatorio l’utilizzo della Fattura Elettronica anche per i privati. Ciò significa che dall’inizio di quest’anno, l’emissione della fattura in formato cartaceo non è più valida e dunque l’eventuale documento si considera come non emesso.

Ad essere interessati a questo nuovo regime di fatturazione saranno circa 5 milioni di partite IVA (ad eccezione dei contribuenti a Regime Forfettario e di quelli a Regime Minimo), non solo nelle loro collaborazioni professionali con le PA ma anche con altri privati, in quello che viene definito rapporto commerciale “Business to Business” (B2B).

Con l’introduzione della fatturazione elettronica per (quasi) tutti, la stima di risparmio per il nostro Paese è notevole. Se l’intero sistema funzionasse alla perfezione (anche se in Italia, per sua natura, potrebbe volerci diverso tempo perché tutto si adegui) si ipotizza un beneficio raggiungibile di circa 60 miliardi di euro all’anno, da investire nel recupero di competitività per l’intero Sistema Paese.

Smarphone che mostra una fattura elettronica posato su cartelle di documenti

Smarphone che mostra una fattura elettronica posato su cartelle di documenti

Cos’è la Fattura Elettronica B2B

Innanzitutto, chiariamo che con “Fatturazione Elettronica” si identifica l’intero processo digitale che genera e gestisce le Fatture nel corso del loro ciclo di vita: dalla generazione, all’emissione/ricezione, fino alla conservazione (che per norma è di 10 anni). Si distinguono poi le Fatture emesse verso una PA e quelle destinate invece alle imprese.

In particolare, le Fatture Elettroniche B2B, secondo il quadro legislativo, possono essere di tre tipi differenti:

  1. Analoghe alle Fatture emesse verso la PA, dunque a loro volta obbligatoriamente:
    • Firmate digitalmente
    • Compilate in formato strutturato con linguaggio standard (chiamato XML “Tracciato FatturaPA”)
    • Conservate in forma digitale a norma, con l’apposizione di un’ulteriore firma digitale e una marca temporale della durata di 10 anni sull’archivio elettronico delle Fatture
  2. Inviate via EDI (Electronic Data Interchange), non necessariamente firmate, ma in formato strutturato e conservate a norma
  3. Semplicemente “non cartacee”, non necessariamente firmate né redatte in formato strutturato

Nell’ottica dell’intero Sistema Paese, tuttavia, per arrivare a godere effettivamente dei benefici della Fatturazione Elettronica è necessario che tutte le Fatture Elettroniche siano in formato elaborabile dai sistemi informativi (senza alcun intervento manuale di inserimento di dati). Perciò, la forma più efficace di Fatturazione Elettronica è quella del primo tipo, che prevede la costruzione di un processo digitale per la generazione, l’emissione, la ricezione, la gestione e la conservazione delle Fatture.

Per diffondere la Fatturazione Elettronica tra le imprese italiane, sono anche stati previsti dal decreto fiscale 127/2015  incentivi fiscali per chi la utilizza: chi ricorre alla Fatturazione Elettronica nel B2B può infatti evitare l’invio trimestrale dei dati IVA (attiva e passiva) previsto dal decreto 193/2016.

Evidenziamo, brevemente, quali sono le caratteristiche che rendono la Fattura Elettronica un ottimo strumento di gestione finanziaria:

  • Costituisce un documento fondamentale e unificato nelle relazioni con i partner commerciali
  • “Spalanca le porte del pagamento”, nel senso che l’emissione di Fattura Elettronica certifica tutti gli scambi commerciali B2B
  • Ha valore fiscale
  • È utilizzabile come documento valido per ottenere finanziamenti;
  • Ha un importante valore giuridico garantito dalla Direttiva 2014/55/UE del 16 aprile 2014
Mani di donna con calcolatrice davanti a un pc poggiato su un tavolo con bicchiere e cartella arancione

Mani di donna con calcolatrice davanti a un pc poggiato su un tavolo con bicchiere e cartella arancione

Il Sistema di Interscambio (SDI), che agirà come principale attore nel processo di fatturazione elettronica, è il sistema informatico gestito dall’Agenzia delle Entrate che si occuperà di controllare e recapitare le Fatture emesse in formato digitale. Proprio il suo utilizzo garantirà 5 importanti vantaggi per le imprese.

I 5 principali vantaggi della Fatturazione elettronica B2B

1. Semplificazione Amministrativa e Fiscale

La gestione delle Fatture Elettroniche tramite il SDI, consentirà un sostanziale snellimento burocratico e agevolerà l’Agenzia delle Entrate nel controllo dei flussi di fatturazione, per cui sarà possibile ridurre le tempistiche dai precedenti 18 mesi di verifica delle fatture cartacee, agli attuali 3 mesi stimati.

2. Risparmio dei Costi e dei Tempi di Fatturazione

Secondo i rilevamenti del giugno 2018 dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e eCommerce B2B della School of Management del Politecnico di Milano, sia le grandi aziende italiane che le PMI guadagneranno dal passaggio alla fatturazione elettronica. Il beneficio per imprese che producono/ricevono un volume di Fatture superiore alle 3.000 annue, si assesta tra7,5 e gli 11,5 euro a fattura, mentre per quelle che fatturano meno, il risparmio è tra 1,8 e 3,7 euro l’una. Questi vantaggi derivano principalmente da risparmi legati alla riduzione dell’impiego di manodopera per attività di stampa e imbustamento, gestione della relazione con il cliente e gestione della conservazione degli archivi cartacei delle fatture.

3. Incentivo alla Digitalizzazione dei Processi Amministrativi delle aziende

L’introduzione della Fatturazione Elettronica aiuterà ad innescare un “effetto domino” all’interno della struttura aziendale. L’implementazione del nuovo gestionale per la Fattura Elettronica, darà modo alle imprese di avviare processi di smaterializzazione e digitalizzazione di altri documenti dell’azienda, nell’ottica di migliorare l’efficienza organizzativa attraverso una “rivoluzione digitale”.

4. Stimolo a trovare tecniche innovative nella gestione finanziaria della Supply Chain

Sempre secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica B2B del Politecnico di Milano, l’introduzione della fatturazione elettronica consentirà di risparmiare per ogni ciclo intero ordine-pagamento, tra i 25 e i 65 euro. Questo fungerà da stimolo per la ricerca di soluzioni innovative che consentano una gestione più efficace ed efficiente dell’intera Supply Chain.

5. Lotta all’evasione fiscale

Secondo le stime del DEF (Documento di Economia e Finanza) 2018, con la Fatturazione Elettronica si riuscirebbero a recuperare in un solo anno, ben 13 miliardi di euro dalla riscossione dell’IVA fin’ora omessa dagli evasori fiscali. Ciò è possibile soprattutto grazie alla tracciabilità garantita dall’utilizzo del SDI da parte dell’Agenzia delle Entrate, che riuscirà a rintracciare gli errori e le omissioni in un tempo nettamente più breve rispetto al passato.

Al di là di questi vantaggi concreti e monetizzabili, il valore dell’introduzione della Fatturazione Elettronica B2B consiste, in sostanza, nel creare cultura digitaleSi rende oggi necessario far abituare le imprese del nostro Paese (storicamente lente e poco convinte nella digitalizzazione delle relazioni B2B)  a gestire tutti i documenti in ingresso o in uscita in formato elettronico elaborabile da sistemi standardizzati. L’Europa infatti pone la Fattura Elettronica al centro dell’evoluzione del suo Mercato Unico Digitale Europeo e i nostri imprenditori, oltre alle PA nazionali, devono essere promotori in prima persona del cambiamento.

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Il colosso russo Yandex sbarca sul mercato degli smartphone

Pochi giorni fa, il colosso informatico Yandex, alter ego di Google in Russia, ha annunciato il lancio del suo primo smartphone.

Il nuovo telefono costerà 17.990 rubli (l’equivalente di circa 240 euro), avrà OS Android, doppia telecamera e un’intelligenza artificiale di nome Alice.

Il nuovo Yandex Phone

Per chi non la conoscesse, Yandex è una società ICT russa che possiede il più grande motore di ricerca del paese, classificato come l’ottavo nel mondo; un Google russo insomma.

Proprio come Google, anche Yandex offre una serie di servizi e prodotti per internet come Yandex Search per la ricerca internet, Yandex Maps per consultare le mappe, Yandex Metrica per analizzare il flusso di visite al proprio sito, Yandex News per recuperare le notizie e molti altri.

Caratteristiche tecniche:

Il nuovo smartphone lanciato dalla società russa Yandex sarà un telefono di fascia media, senza troppe pretese.

Lo schermo sarà un IPS da 5,65 pollici con risoluzione Full HD, un processore Snapdragon 630, 4 GB di RAM e 64 GB di storage, espandibili con microSD fino a 128 GB.

Sarà dotato di una doppia fotocamera posteriore con sensori da 16 e 5 megapixel e di una fotocamera frontale con 5 megapixel di risoluzione.

Il codec audio Qualcomm Aqustic garantisce un suono di qualità per giochi e streaming di video e musica.

Il nuovo smartphone russo sarà inoltre dotato anche di lettore per le impronte digitali, di porta USB Type-C, jack audio da 3,5 millimetri e una batteria con ricarica rapida.

La connettività invece avverrà attraverso WiFi, Bluetooth 4.1, GPS, NFC (per consentire i pagamenti senza contatto) e LTE.

Infine, il sistema operativo sarà Android 8.1.

L’intelligenza artificiale “Alice”

Una delle caratteristiche più interessanti del nuovo smartphone è la presenza dell’assistente intelligente Alice, un’intelligenza artificiale leader del mercato russo.

A differenza dei suoi fratelli americani (Google assistant, Siri e Alexa di Amazon), Alice non funziona attraverso un’applicazione, ma è integrata in tutto il telefono. Ciò significa che è possibile utilizzare Alice anche mentre stiamo utilizzando altre App del telefono. Non sarà necessario aprire singole app per risolvere un compito, basterà chiedere ad Alice.

Questo nuovo smartphone utilizza l’intelligenza artificiale per offrire un’esperienza mobile personalizzata in base alla posizione, alla routine e al modello di utilizzo degli utenti.

E’ in grado di fornire aggiornamenti sul traffico per il tragitto giornaliero, suggerire playlist personalizzate e inviare aggiornamenti sulle previsioni.

Gli utenti potranno inoltre interagire con Alice da remoto, poiché l’assistente risponderà alle richieste vocali quando si troverà nel raggio d’azione dell’utente. 

Gli utenti del nuovo smartphone avranno a disposizione oltre 34.000 competenze di Alice per essere aiutati in ogni genere di attività, come ordinare cibo, prenotare voli e chiamare un taxi.

Non solo App

Con l’acquisto del nuovo smartphone Yandex, i proprietari riceveranno un abbonamento gratuito di sei mesi a Yandex Plus, che fornisce accesso illimitato a Yandex Music e sconti per Taxi e Yandex Drive.

Quando arriverà Yandex Phone in Europa?

Yandex Phone è disponibile dal 6 dicembre presso lo store di Mosca. 

Dal 7 dicembre invece, è disponibile anche attraverso Beeline, uno dei principali fornitori di servizi di telecomunicazione della Russia, e in tutti i negozi di elettronica.

Infine, è possibile acquistare il telefono anche attraverso il nuovo mercato dell’e-commerce di Yandex, con consegna gratuita in tutta la Russia.

E in Europa? Per il momento il nuovo smartphone non sarà disponibile né in Italia né in altri paesi Europei, rimanendo un’esclusiva tutta russa.

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Emoji 2019: inizia il countdown

Il 2018 sta per giungere al termine ed è arrivato il momento di dare uno sguardo alle emoji in lizza per il nuovo aggiornamento 2019.

Come tutti gli anni, Unicode, l’ente internazionale con il compito di standardizzare i caratteri fra i dispositivi di produttori diversi e che usano sistemi operativi differenti, ha stilato una lista di emoji che potrebbero potenzialmente entrare a far parte di quelle già esistenti.

Per il momento il gruppo è composto da 236 emoji.

Vediamo insieme quali sono le candidate ad essere le nuove emoji 2019!

Emoji 2019: le candidate

Disabilità e protesi

Tra le new entry più interessanti potrebbero esserci numerose emoji dedicate alla disabilità: persone con apparecchi uditivi, bastoni guida per cieco-sordi e carrozzine normali o motorizzate.

Sempre all’interno della sfera della disabilità, ma nel gruppo degli animali, potrebbero aggiungersi anche i cani guida dotati di guinzaglio, per aiutare non vendenti e persone in difficoltà, e i cani assistente.

Anche le protesi a braccia e gambe sono state inserite nella lista delle potenziali nuove emoji 2019.

Cibo e alimenti

Tra le emoji candidate per la sezione cibo e alimenti, potrebbero invece essere aggiunte la cipolla, l’aglio, l’ostrica, il cubetto di ghiaccio e il succo di frutta nel brick di cartone.

Non mancano poi i cibi di origine straniera, come il waffle americani, i falafel mediorientali, il mate (un infuso sudamericano) e il più semplice e conosciuto burro.

Animali

Tra i più attesi per le emoji 2019 però, ci sono sicuramente gli animali.

La puzzola, il koala appeso ad un ramo, la lontra e l’orangotango i più gettonati inseriti nella lista dei candidati per il prossimo anno.

Infine, non può mancare, come sempre, il fenicottero rosa. Più volte proposto e mai accettato, resta un ever green.

Attività, sport e vestiti

Potrebbero arrivare anche lo yo-yo, l’aquilone, la maschera da sub e il paracadute nella sezione attività e sport per il 2019.

Per quanto riguarda invece la sezione dei vestiti, le proposte più gettonate sono: il giubbotto di emergenza, il sari indiano, il costume intero, gli shorts e le mezze punte per ballare.

Oggetti medici

Incredibile ma vero, tra le emoji dedicate al settore medico-sanitario non erano ancora presenti i cerotti, la goccia di sangue e lo stetoscopio.

Infine, (correte pure a controllare), tra le numerose facce disponibili tra le emoji, manca ancora la faccia annoiata che sbadiglia! Niente paura, è stata inserita tra le candidate emoji 2019!

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Il manager di Huawei arrestato ieri a Vancouver

Vancouver, Canada.

Poche ore fa, la figlia del fondatore di Huawei, Meng Wanzhou, attuale vicepresidente e direttore finanziario della società cinese impegnata nello sviluppo e commercializzazione di sistemi telecomunicazioni, è stata arrestata dal governo canadese su richiesta degli Stati Uniti.

L’accusa è di aver eluso le sanzioni americane imposte all’Iran.

L’arresto del CFO di Huawei non ha tardato a far sentire le proprie conseguenze: nel giro di poco i mercati orientali, da Hong Kong (-2.9%) a Tokyo e Shanghai (-1.9%), hanno accusato perdite pesanti.

Arresto Huawei: i fatti

Per comprendere l’estensione della vicenda è necessario tornare indietro di qualche anno.

Nel 2015 il governo degli Stati Uniti di Obama firma l’accordo nucleare tra l’Iran e i paesi del cosiddetto “5+1”, cioè i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina più la Germania).

L’accordo prevedeva di eliminare progressivamente le sanzioni economiche imposte all’Iran negli ultimi anni, in cambio di una limitazione al programma nucleare da parte dell’Iran, il quale avrebbe permesso periodici controlli da parte dell’ONU alle installazioni nucleari (ad uso civile non militare sostiene il paese).

Passano 3 anni, cambia il governo e nell’agosto di quest’anno il presidente Trump elimina l’accordo nucleare e reintegra le sanzioni all’Iran per costringerlo ad abbandonare il programma nucleare e adottare un atteggiamento meno aggressivo in materia di politica estera.

Torniamo al presente.

Secondo le accuse statunitensi, Meng Wanzhou, avrebbe utilizzato il sistema bancario mondiale per eludere le sanzioni americane imposte all’Iran. Lo avrebbe fatto attraverso la HSBC Holding Plc che, tuttavia, non risulta al momento indagata.

A seguito di questi fatti, il CFO di Huawei è stata arrestata dalle autorità canadesi.

L’ambasciata cinese in Canada ha protestato formalmente contro l’arresto di Meng Wenzhou, sostenendo una forte violazione dei diritti umani e chiedendone l’immediato rilascio.

Intanto Huawei, in una lettera aperta pubblicata sul China Daily, afferma che nonostante il comportamento “irragionevole” degli Stati Uniti, non cambierà le sue partnership globali. 

Ulteriori implicazioni della vicenda Huawei

L’arresto del dirigente di Huawei non è una storia isolata, ma giunge a poche settimane dall’invito del Presidente Trump a non utilizzare la compagnia cinese per “rischio spionaggio”.

L’attenzione maggiore tuttavia è indirizzata all’impatto che l’arresto del CFO di Huawei potrebbe avere sul delicato equilibrio appena trovato dal Presidente Trump e Xi Jinping, Segretario generale del Partito Comunista Cinese e attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, durante il G20 a Buenos Aires.

Dopo l’arresto, Meng Wenzhou è in attesa dell’udienza, che si terrà nella giornata di oggi, per la sua (possibile) estradizione.

Il governo canadese ha infatti reso noto che il procedimento avverrà in modo completo e assolutamente regolare, e che il Canada non eseguirà l’estradizione solo perché la richiesta è pervenuta dalle autorità statunitensi.

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Quanto paga Google per essere il motore di ricerca esclusivo di Apple?

Secondo i report della Goldman Sachs, Google ha pagato ad Apple ben 9 miliardi di dollari per l’anno 2018.

Che Apple abbia numerosi accordi con diversi motori di ricerca è un fatto ampiamente risaputo, tuttavia, non è mai stato ammesso pubblicamente quanto essi potessero fruttare.

Tra i rapporti più noti (e travagliati) c’è sicuramente quello con il motore di ricerca Bing, utilizzato in principio da Apple come opzione base per le ricerche web di Siri, del sistema operativo iOS e di Spotlight per Mac.

Nel settembre dell’anno scorso, Apple ha poi deciso di cambiare partner e affidarsi a Google.

Bing resta comunque legato ad Apple per quanto riguarda la ricerca di immagini di Siri e ad altre grandi aziende come Yahoo e Amazon.

I rapporti tra Apple e Google

Secondo le indiscrezioni emerse durante la causa legale del 2014, in cui la Oracle Corporation accusava Google di aver utilizzato senza licenza alcuni brevetti Java, già all’epoca Google pagava ad Apple 1 miliardo di dollari l’anno per rimanere l’opzione esclusiva di ricerca per IPad e IPhone.

La cifra è poi aumentata considerevolmente negli anni: nel 2017 è arrivata a 3 miliardi l’anno, nel 2018 a 9 e si stima che possa raggiungere i 12 miliardi di dollari per il 2019.

In pratica, l’accordo che permette a Google di essere il motore di ricerca predefinito di Apple è costato a Google ben 9 miliardi di dollari per il 2018.

In realtà, attraverso quest’accordo, Google paga Apple non tanto per essere il suo motore di ricerca predefinito, quanto per acquistare il più importante canale di traffico al mondo: iOS.

È stimato infatti che oltre il 50% degli utenti di Google provenga da dispositivi iOS; perciò, essere il motore di ricerca predefinito di milioni di dispositivi Apple in tutto il mondo significa acquisire un canale di traffico imbattibile e avere accesso ad una risorsa pressoché inesauribile: i dati degli utenti.

Ecco spiegata l’origine di una cifra tanto alta.

Tuttavia, secondo il The Wall Street Transcript, considerato che i pagamenti di Google sono quasi totalmente profitti netti per Apple, si può ipotizzare che Google contribuisca quasi al 5% dei profitti operativi totali di Apple.

Questo, unito alla grande popolarità di Google, potrebbe portare Apple ad essere comunque disponibile a mantenere l’accordo anche per cifre più basse.

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Cyber Monday e Black Friday 2018: i Numeri in Italia e i Prodotti più Venduti

Qual è stato il prodotto più comprato in assoluto durante il Black Friday 2018? Quali sono i numeri di incassi e vendite durante la Settimana “Nera” in Italia e nel mondo?

Scopriamolo insieme con un po’ di numeri e statistiche sul Black Friday 2018!

Una tradizione tutta americana: il Black Friday 2018

Il detto “Paese che vai usanza che trovi” sembra non essere più così vero. Qualcuno potrà non essere d’accordo ma è un dato di fatto che, nell’ultimo decennio, alcune delle tradizioni americane più conosciute al mondo siano entrate prepotentemente nel nostro calendario.

Insieme ad Halloween, la festa del noto “dolcetto o scherzetto?”, il successo maggiore è stato raggiunto con il Black Friday e il Cyber Monday, due giornate interamente dedicate agli sconti e allo shopping prenatalizio.

Negli Stati Uniti, queste due giornate seguono un’altra importante festa nazionale, il “Thanksgiving Day”, il Giorno del Ringraziamento, che si festeggia ogni 4° giovedì di novembre.

I giorni che abbracciano questi tre importanti eventi americani, quest’anno da lunedì 19 a lunedì 26 novembre 2018, formano la “Black Week”, la settimana nera dello shopping, durante la quale, in vista del Natale, è possibile comprare una grandissima varietà di prodotti a prezzi super convenienti, sia offline che online.

Questo è stato l’anno di nuovi record, visti i numeri raggiunti,  e questa usanza a stelle strisce, giunta ormai al suo 6° anno col Black Friday 2018, sembra essere destinata ad entrare nella walk-of-fame dello shopping.

Black Friday 2018: i numeri

Adobe Analytics stima che nella settimana nera dello shopping, soltanto negli Stati Uniti, sia stato generato un volume di incassi pari a 7,9 miliardi di dollari, circa il 19,3% in più rispetto al 2017. Di questi, 6,2 miliardi di dollari sono stati spesi solo durante il Black Friday 2018.

Nei giorni che vanno dalla festa del Ringraziamento al Cyber Monday, ossia da giovedì 22 a lunedì 26 Novembre 2018, la società di Jeff Bezos ha affermato di aver venduto oltre 180 milioni di oggetti, in assoluto la cifra maggiore mai raggiunta sino ad ora, e che il Cyber Monday è stato il giorno con maggiori vendite della settimana.

Anche in Italia è stato registrato un forte aumento d’interesse per gli sconti offerti nel periodo immediatamente precedente al Natale: l’intenzione di acquisto è aumentata del +25,1% rispetto al Black Friday dell’anno scorso e del +173,6% rispetto alla settimana precedente al Black Friday 2018.

Inoltre, il comparatore di prezzi Idealo, ha stimato che l’utilizzo della funzione “prezzo ideale”, disponibile sul sito, è aumentato del +73.4% rispetto ai giorni precedenti al Black Friday 2018.

Ciò che rende davvero interessante questi dati è il fatto che un terzo delle vendite del Black Friday 2018 sia stato fatto da mobile che, con il 52,8% di acquisti, ha superato l’uso del PC (41,1%). Un dato veramente importante per chi nutrisse ancora dei dubbi sulla strada da percorrere in materia di shopping online.

Black Friday 2018: l’utente italiano

Secondo i dati forniti dalle analisi del portale Idealo, l’intenzione di acquisto maggiormente registrata nei confronti di questo Black Friday 2018 si è avuta nella regione Lombardia (+25.9%), seguita da Lazio (17.6%), Emilia- Romagna (6.7%), Veneto e Piemonte (rispettivamente +6.6% e +6.2%).

Come accade nell’E-commerce in generale, gli uomini sono in prima linea in quanto a interesse manifestato per il venerdì nero dello shopping (+63.6%) rispetto alle donne (+36.4%).

Ciò che stupisce (e forse nemmeno poi troppo) sono le fasce d’età più interessate agli sconti offerti dal Black Friday 2018 e dal Cyber Monday 2018.

Al primo posto troviamo gli utenti compresi tra i 35-44 anni (+29.6%), seguiti da quelli nella fascia 25-44 (+22.2%) e quelli tra i 45-54 (+20.8%). La battaglia per l’ultimo posto si combatte invece tra gli utenti della fascia giovanissima 18-24 anni (+8.4%) e la fascia over 60, che comprende gli utenti tra i 55-64 anni (+12.2%).

Il Black Friday 2018, nonostante le straordinarie offerte, è ancora un evento per dedicato a coloro che hanno a disposizione un budget medio-alto e che, ovviamente, sono maggiormente abituati all’acquisto online.

Black Friday 2018: i prodotti più acquistati

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i prodotti più venduti durante il Black Friday 2018 non sono stati tech, o almeno, non esclusivamente tech.

Negli Stati Uniti i due prodotti maggiormente venduti per il Black Friday 2018 sono stati: Echo Dot, versione mini dell’assistente virtuale Alexa (alter ego di Google Assistant e Google Home) e l’ormai best seller di Michelle Obama, Becoming.

In Italia invece, in questo Black Friday 2018, ha trionfato l’interesse per il settore casalingo: è la confezione da 110 tavolette di Finish All in One il prodotto più venduto in assoluto, seguito da I Robot Roomba 650, l’aspirapolvere robotico di ultima generazione che non utilizza il sacco e da FIFA 19 per Playstation 4.

Black Friday: sai già cosa desideri?

Se da una parte il Black Friday 2018 è stato il più redditizio della storia dei venerdì neri, entrando ufficialmente a far parte anche delle tradizioni italiane, dall’altra significa gettarsi in un mare di sconti e offerte dalle quali è difficile uscire illesi.

Con le offerte lampo di Amazon poi, disponibili per sole 6 ore, acquistare è diventato una vera e propria guerra più che una soddisfazione.

Se non si hanno le idee chiare insomma, per il Black Friday si rischia di fare come su Netflix: restare tutta la serata a cercare qualcosa da vedere e andare a letto senza aver visto nulla.

 

Hai potuto vedere con i tuoi occhi come i numeri dello shopping online siano in costante aumento. Orientarsi in questo mondo e restare competitivi in questo nuovo settore non è né semplice, né veloce. Mg Group Italia può aiutarti ad investire al meglio il tuo tempo e le tue risorse attraverso un team di persone qualificate, in grado di indicarti la direzione giusta da seguire per il tuo business. 

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Facebook rilascia Unsend per cancellare i messaggi inviati su Messenger

A chi non è mai capitato di inviare un messaggio e desiderare, subito dopo, di cancellarlo?

Magari eravamo di fretta e lo abbiamo scritto in maniera del tutto incomprensibile, oppure in un momento di rabbia abbiamo detto cose inappropriate o, addirittura, persi nella marea delle conversazioni, abbiamo finito con lo sbagliare il destinatario.

Purtroppo, “Verba volant, Scripta Manent”. O forse no?

Facebook ha da poco introdotto una nuova funzione, Unsend (annulla invio), che permette di cancellare definitivamente i messaggi inviati su Messenger.

Come si cancellano i messaggi inviati di Messenger?

Nulla di più semplice! Per cancellare i messaggi inviati con Messenger, basterà entrare nella chat che ci interessa, individuare ciò che desideriamo eliminare e cliccare sui tre puntini accanto al messaggio, selezionando “elimina”.

Il nostro messaggio verrà cancellato istantaneamente.

Attenzione però, Facebook sottolinea che i messaggi saranno comunque conservati per un certo periodo di tempo per questioni relative a eventuali segnalazioni.

Cancellare si, e senza lasciare traccia

Ciò che rende particolarmente appetibile la nuova funzione di Messenger, è la possibilità di non lasciare alcuna traccia.

Già WhatsApp, un altro servizio di messaggistica istantanea entrato a far parte della numerosa famiglia di Facebook a partire dal 2014, aveva visto l’introduzione di una funzione simile nel 2017.

Attraverso questa App, però, ciò che resta del nostro messaggio eliminato, è la prova stessa della sua cancellazione: la scritta “hai eliminato questo messaggio” appare infatti ben visibile a tutti i partecipanti della chat.

Con la nuova funzione di Messenger, Unsend, il nostro messaggio sarà cancellato senza lasciar posto a nient’altro.

Per questo motivo è estremamente allettante la possibilità offerta da Mark Zuckenberg, il quale, per altro, non è del tutto nuovo a questo genere di attività ambigue.

Messenger e i messaggi cancellati di Mark Zuckemberg

Nell’Aprile di quest’anno, la dirigenza di Facebook, all’insaputa del suo amministratore delegato, ha eliminato dal software di messaggistica istantanea alcuni vecchi messaggi privati di Mark Zuckemberg.

Il sito di tecnologia TechCrunch ha scoperto l’accaduto grazie alla testimonianza di tre fonti, rimaste poi anonime, che affermavano la scomparsa di alcuni messaggi da vecchie conversazioni avute con il CEO di Facebook.

Un bel problema di trasparenza, se consideriamo la situazione che all’epoca stava vivendo l’azienda statunitense dopo lo scandalo di Cambridge Analytica.

L’Ufficio Stampa del Social Network si è poi difeso affermando che si trattava di una precauzione informatica presa in seguito all’attacco informatico avvenuto ai danni della Sony Pictures nel 2014.

In quell’occasione, un gruppo di hacker noti come G.O.P, Guardians Of Peace, avevano paralizzato i pc della nota azienda giapponese e prelevato illegalmente più di 100 terabyte di informazioni.

Tra queste, c’erano contenuti di e-mail, numeri di previdenza sociale dei dipendenti, password degli account social e molto altro.

In virtù di questo, Facebook ha ritenuto opportuno tutelarsi, oscurando alcuni messaggi in forma precauzionale.

Vero o no, Mark Zuckemberg si è affrettato a dare notizia della nuova funzione Unsend disponibile per Messenger. Non solo, sembra che Facebook stia lavorando ad un’ulteriore aggiornamento: l’invio messaggi differiti nel tempo.

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