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Come e perché utilizzare Facebook Lead Ads

Che cos’è Facebook Lead Ads?

La Lead Generation nasce da un’esigenza aziendale molto semplice: incrementare i contatti potenzialmente interessati al nostro business.

Per farlo Facebook mette a disposizione uno strumento in grado di attingere da un pubblico di oltre 2 miliardi di utenti attivi ogni giorno.

Grazie a Facebook Lead Ads le aziende possono creare annunci specifici per la raccolta di contatti.

Con l’aggiornamento di marzo 2016 questo strumento è stato ulteriormente potenziato, permettendo l’inserimento di una Call To Action per l’iscrizione alla newsletter aziendale, senza che l’utente debba per forza lasciare la piattaforma. La scelta è dovuta al fatto che gli utenti sono molto pigri e preferiscono compiere poche azioni.

Prima dell’aggiornamento, era necessario uscire dall’ecosistema di Facebook, magari per collegarsi ad una landing page e compilare il form per lasciare i propri dati. In molti casi, davanti a questa richiesta, l’utente abbandona l’idea ed esce dalla pagina, a meno che non gli si dia qualcosa in cambio.

Gli annunci Facebook Lead Ads aiutano a risolvere questo problema: l’utente dovrà semplicemente cliccare sull’annuncio e in questo modo si aprirà una finestra con i dati del profilo già precompilati. L’utente non dovrà fare altro che cliccare nuovamente e il gioco è fatto: avremo il contatto di un nuovo potenziale cliente.

Facebook Lead Ads: come si usa?

Per poter utilizzare questo strumento bisogna per prima cosa accedere al proprio account pubblicitario e aprire una nuova campagna. Gli obiettivi che si possono selezione per le pubblicità a pagamento di Facebook sono diversi, a noi interessa la voce “Generazione di Contatti”.

Procedendo, possiamo continuare con la normale creazione di una campagna Facebook per la quale dovremo definire gli annunci che vogliamo mostrare, il target, la durata e il budget.

A questo punto basterà semplicemente scegliere il tipo di inserzione: scorrimento di immagini, immagine singola, video o slideshow.

Infine, inseriamo il testo e il link da inserire all’interno della campagna ed il “gioco” sarà quasi fatto.

A questo punto dovremo selezionare la CTA di cui abbiamo parlato all’inizio e personalizzare i campi del form che vogliamo far compilare ai potenziali clienti.

L’inserzione è completa! Dopo aver superato l’analisi finale di Facebook, sarà pronta per raccogliere contatti.

Perché la Lead Generation dovrebbe essere sempre presente nelle nostre strategie online?

L’acquisizione di nuovi contatti è necessaria per ampliare la propria rete di clienti e il solo sito web non è sufficiente a crearne di nuovi.

Gli utenti inoltre sono costantemente bombardati di informazioni e stimoli e attirare la loro attenzione è sempre più difficile. Riuscire a differenziarsi con una pubblicità diversa, più coinvolgente e interattiva è fondamentale per invogliarli a lasciare i propri dati.

Facebook Leads Ads permette di scegliere diverse CTA: Iscriviti (ad una Newsletter), Richiedi Subito (nel caso di un buono sconto o una promozione particolare) oppure Scarica (un file, una guida o un e-book). Queste azioni rendono più interattivo l’annuncio e creano, fin da subito, un legame di scambio con il potenziale cliente che beneficerà di un piccolo regalo da utilizzare subito.

Qual è il ruolo di Facebook Lead Ads nella strategia aziendale?

L’utente non acquista solo perché ha visto un annuncio, il processo è molto più articolato e complesso.

Facebook Lead Ads, permette di incontrare il potenziale client in una fase successiva alla semplice visualizzazione dell’annuncio: cliccando egli già manifesta interesse nei nostri confronti e se poi decide di usufruire del nostro regalo (coupon, guida, e-book etc) significa che abbiamo già creato una connessione.

Facebook Leads Ads: i pro

Il principale vantaggio è quello di essere immediato. Dopo la visualizzazione ed il primo click, già si passa al form precompilato: l’utente non deve fare nulla, legge e se lo desidera clicca una seconda volta per ottenere il regalo. Questa immediatezza, dovuta soprattutto ai campi precompilati, rende questo strumento un ottimo alleato per vincere la distrazione dell’utente.

Il fatto di non costringere l’utente ad uscire dalla piattaforma è un ulteriore punto a suo favore.

Uscendo da Facebook per raggiungere il sito web o una landing page, si rischia di andare incontro ad ostacoli come, il caricamento lento della pagina o la compilazione manuale. Tutti elementi che creano disturbo alla navigazione e distraggono l’utente.

Ricordiamoci che gli utenti non hanno pazienza di aspettare, se non trovano subito quello che cercano andranno da qualche altra parte.

Facebook Leads Ads: i contro

Non si tratta esattamente di uno svantaggio quanto più di un’inevitabile conseguenza del fare pubblicità online.

Possiamo circoscrivere e selezionare il target quanto vogliamo ma nessuno ci darà la garanzia che i contatti che abbiamo raccolto siano effettivamente qualificati ed interessati.

In questo senso, paradossalmente, qualche ostacolo in più ci aiuterebbe a fare una scrematura più reale, perché se anche dopo l’uscita da Facebook e la compilazione manuale del form di contatti l’utente non demorde, allora significa che è davvero interessato a ciò che gli stiamo proponendo ed è un contatto con altissime probabilità di conversione in vendita.

Hai visto quante sono le potenzialità di Facebook Lead Ads? Vuoi utilizzarlo nelle tue strategie online per incrementare i contatti qualificati e avere più occasioni di vendita?

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L’importanza del Blog aziendale nella strategia di marketing

Perché la tua azienda dovrebbe avere un blog?

Un blog aziendale è un sito, o una parte di esso, che dà la possibilità di scrivere e pubblicare contenuti nel tempo.

Il content marketing soprattutto se fatto attraverso articoli interessanti e di qualità, può fornirci un grande aiuto nelle nostre strategie di business.

In particolare, grazie a questo strumento, potremo:

  • Mostrare il volto umano della nostra azienda. Grazie ad articoli costanti puoi far percepire della tua azienda le emozioni e il volto umano che non riesci trasmettere di solito; puoi parlare del tuo business, dei tuoi prodotti, della tua attività e molto altro, in modo semplice e più vicino ai tuoi utenti
  • Fidelizzare il pubblico. Il blog aziendale è una realtà imprescindibile se vuoi raccogliere il pubblico intorno al tuo brand. Scrivendo con regolarità e utilizzando gli strumenti più adeguati a creare una linea editoriale interessante. Attraverso i social, i commenti e le newsletter, potrai riproporre questi contenuti in forme diverse per interagire con i tuoi utenti su più piattaforme
  • Costruzione del Brand. L’importanza del blog aziendale si sviluppa con la pubblicazione dei contenuti di qualità. Ogni articolo online è un piccolo mattone indispensabile per comunicare competenza e professionalità rispetto a un argomento.
  • Posizionamento SEO. Attraverso il Blog aziendale, puoi ottenere grandi vantaggi anche dal punto di vista del posizionamento nei motori di ricerca, che privilegiano contenuti di qualità, utili e soprattutto aggiornati.

Quali caratteristiche deve avere il Blog aziendale?

Per aiutarti a comunicare un volto diverso della tua azienda, il Blog e gli articoli devono avere determinate caratteristiche:

  • I contenuti devono essere interessanti e di qualità, ma soprattutto, devono essere utili per chi li legge, cioè l’utente de visita il nostro sito
  • Il tono con cui scriviamo gli articoli non deve mai essere autoreferenziale, ma bisogna privilegiare un tono di voce colloquiale e amichevole
  • Deve essere integrato con i social. Essendo i social network tra i principali canali tramite cui gli utenti arrivano al sito, è necessario collegare il Blog aziendale ai profili social e condividere i contenuti in modo semplice e leggero, tenendo sempre a mente che ogni social ha il suo stile di comunicazione e ile sue caratteristiche

Il blog aziendale nasce come canale bidirezionale dove il lettore può interagire con l’azienda e conoscerne il lato più umano. Saper scrivere un buon testo non basta però per accontentare gli utenti e coinvolgerli.

Bisogna saper toccare le corde giuste e parlare degli argomenti giusti. Altrimenti si rischia di creare il peggior incubo degli utenti: il blog autoreferenziale che serve solo a celebrare la capacità e i successi dell’azienda. Ricordiamoci sempre che oggi è l’utente ad essere al centro di tutto, per questo non ha senso una prospettiva che veda l’azienda come protagonista.

Mg Group Italia può aiutarti a creare e gestire il tuo Blog Aziendale grazie a figure professionali dedicate che sapranno parlare della tua azienda e del tuo lavoro con un approccio semplice e diretto, capace di trasmettere i tuoi valori in modo coerente.

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Quanto vale l’E-commerce in Italia?

Il valore dell’E-commerce in Italia e nel mondo

Che l’E-commerce sia ormai una realtà economica inarrestabile è indubbio, e dati dell’ultimo Black Friday ne sono una prova.

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, il valore dell’E-commerce è aumentato del 16% andando ad incrementare il fatturato di oltre 3 miliardi di euro rispetto al 2017.

Tiriamo dunque le fila di questo anno, analizzando insieme dati e implicazioni di questa inarrestabile ascesa economica in Italia e nel mondo.

In Italia

Al termine del 2018, il valore dell’E-commerce in Italia ha superato i 27,4 miliardi di euro con un incremento di circa 3,8 miliardi (+16%) rispetto ai 12 mesi precedenti.

Nonostante questi numeri, il nostro paese fatica ancora a raggiungere gli standard e i livelli di qualità che caratterizzano lo shopping online Europeo.

Sono ancora molte le aziende italiane che si scoraggiano di fronte alle incredibili potenzialità del mercato online e, persi tra dubbi e preoccupazioni, si lasciano sfuggire le potenzialità dell’E-commerce e di strumenti come il dropshipping in grado di aiutare anche i più inesperti.

I prodotti ci sono, a partire dalle eccellenze del Food&Grocery che nel solo 2018 ha raggiunto 1,1 miliardo di euro (+34%) di fatturato; manca però la capacità di coprire in modo capillare la territorialità: ancora 4 italiani su 5 non possono fare la spesa da “supermercato” con un livello di servizio adeguato.

Differenze tra Nord, Centro e Sud

Il valore dell’E-commerce è in costante e generale aumento in tutta Italia, tuttavia, esso è il risultato dello sviluppo di dinamiche completamente diverse che caratterizzano il Nord, il Centro e il Sud del nostro paese.

E’ così che lo shopping online italiano ha una concentrazione maggiore al Nord con il 56% dei volumi totali, rispetto al Centro (23%) e al Sud e alle isole (21%).

Il valore del retail

Grazie ad una crescita maggiore rispetto al negozio fisico, il retail (ossia la vendita al dettaglio) è riuscito a guadagnare, rispetto al 2017, un punto percentuale, sfiorando il 6,5%.

Possiamo concludere quindi che il retail si sta lentamente conquistando una fetta maggioritaria dell’aumento dei consumi totali.

La penetrazione, ossia la percentuale di persone che hanno scelto lo shopping online sul totale dei compratori, passa dal 4% al 5% per i prodotti e raggiunge il 10% per i servizi.

I prodotti

Possiamo notare significative differenze anche per quanto riguarda il dispositivo utilizzato per gli acquisti online e i settori merceologici collegati.

Il 31% (+6%) degli acquisti effettuati online è generato da smartphone che così accorcia la distanza dal suo principale concorrente, il desktop che, pur rimanendo in testa, perde alcuni percentuali rispetto al 2017 e scende al 62% (-5%).

Anche il tablet mostra una lieve perdita, scendendo dall’8% al 7%.

Il valore dello shopping online effettuato da smartphone supera gli 8,4 miliardi di euro, con un incremento del 40% (204 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente.

Nonostante resti secondo nella classifica dei dispositivi maggiormente utilizzati per lo shopping online, lo smartphone è comunque lo strumento più utilizzato per l’acquisto in alcuni specifici settori.

Nel settore del Food&Grocery, ad esempio, lo smartphone ha un valore rispetto al totale dell’E-commerce del 32%; nell’abbigliamento registra invece il 45%.

Per quanto riguarda i servizi, la percentuale è minore: 9% per le Assicurazioni e 18% per il Turismo e i trasporti; questi numeri sono tuttavia influenzati da un processo di acquisto più lungo e complesso che in molti casi scoraggia l’acquirente.

Export: la voce più interessante

La voce più interessante (e scoraggiante) del report sul valore dell’E-commerce nel mercato italiano, resta l’Export, inteso come il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri.

Con un valore di circa 3,9 miliardi di euro, l’export costituisce il 16% delle vendite E-Commerce totali; di questi, 1,3 miliardi provengono dal settore dei servizi (spinto dal settore del Turismo) e 2,6 miliardi dai prodotti.

In ogni caso, resta l’abbigliamento il settore di punta dell’export italiano.

Visto il valore del Made In Italy, c’è da chiedersi come mai l’export sia la voce più debole del report relativo al valore dell’E-commerce in Italia.

Il motivo risiede nelle complessità operative, tra cui obblighi e oneri logistico-distributivi, e legislative che spaventano le piccole realtà economiche.

Insomma, puntare all’estero con l’E-commerce resta ancora una strada difficile da percorrere nonostante la fiducia attorno al digitale si in aumento. Eppure, i motivi per investire su un E-commerce sono molti, a partire dal risparmio economico.

Il valore dell’E-commerce nel mondo

Rispetto a quanto avviene in Italia, si stima che, al termine del 2018, il valore dello shopping online possa superare i 2.500 miliardi di euro (+20%) rispetto all’anno scorso.

In questo panorama di forte crescita, Cina e Stati Uniti sono leader incontrastati.

La Cina si conferma il primo mercato mondiale in assoluto con oltre 1.000 miliardi di euro (+19%) e un tasso di penetrazione del 18%.

Al secondo posto troviamo gli Stati Uniti, con 620 miliardi di euro (+12%) e una penetrazione del 17%.

Infine, al terzo posto, l’Europa con 600 miliardi di euro e una penetrazione del 10%.

Come hai visto, l’E-commerce si sta imponendo come una realtà inarrestabile e per restare competitivi e non perdere queste nuove opportunità occorre aggiornarsi e affidarsi a chi da sempre si occupa di questo settore. Mg Group Italia può aiutarti ad entrare nel mercato del futuro, strutturando E-commerce in grado di darti la giusta visibilità. 

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Social Media Strategy per B2B: quale social scegliere?

Hai un’azienda coinvolta nella rete commerciale B2B? Ti sei mai chiesto quali possano essere le opportunità social per il tuo business?

I social network sono diventati un elemento imprescindibile per qualsiasi attività che desideri farsi notare e trasmettere il proprio messaggio, non solo B2C, ma anche B2B.

I social ci aiutano a comprendere quali siano le aspettative del nostro pubblico, ad ottenere informazioni utili su di lui, a dialogare con lui e a comunicare informazioni, iniziative e promozioni coinvolgendolo.

Questo vale anche per le aziende che vogliono comunicare con altre aziende.

Solo in questo anno, le persone attive in internet hanno raggiunto quota 4 miliardi e di questi, ben 3 hanno dimostrato di essere attivi sui social. In Italia oltre il 73% della popolazione (circa 43 milioni) è online e oltre 30 milioni di questi sono quotidianamente connessi ad uno o più social.

È ovvio quindi che non essere presenti sui social network equivale ad eliminare una notevole fetta di mercato dalle nostre strategie aziendali.

Facebook, Twitter, Linkedin e gli altri: sono tutti uguali?

Bisogna essere sui social. Ok, ma quali social? Ce ne sono alcuni meglio di altri? Alcuni che magari danno più visibilità o sono più efficaci?

Ogni social è nato con uno scopo, certo, molti di essi hanno subito profonde trasformazioni nel tempo, ma di base tutti hanno cercato di mantenere la loro natura.

Per scegliere bisogna essere consapevoli di quali siano le reti migliori per far crescere il proprio business (quali social utilizzare?) e quali siano le azioni da mettere in pratica (come utilizzarli?)

La scelta dipende dagli obiettivi che abbiamo

I social a disposizione sono tantissimi e ognuno ha delle caratteristiche specifiche legate sia alle potenzialità che ai limiti, e perdersi nel “labirinto social” è un attimo.

Per sviluppare una Social Media Strategy coerente con il nostro business bisogna prima capire: quali sono gli obiettivi della mia azienda?

Con chi comunichiamo?

Che risultati vogliamo ottenere? Vogliamo avere più visibilità? Vogliamo cercare nuovi clienti oppure fidelizzare quelli che già abbiamo?

Vogliamo più interazione con gli utenti? Vogliamo coinvolgerli di più?

Oppure, vogliamo promuovere qualcosa? Se si, cosa esattamente?

Rispondere a queste domande può aiutarci a fare chiarezza su quali possano essere le caratteristiche che cerchiamo nei tanti social disponibili online.

Ogni social ha i suoi punti di forza e i suoi limiti, ed ogni Social Media Strategist dovrebbe esserne consapevole per pianificare le strategie giuste e per non sbagliare platea o trasmettere un messaggio nel modo sbagliato.

Facebook

Caratteristiche principali: famoso, frequentatissimo, preciso

Tono della comunicazione: colloquiale, informale, amichevole

Tra tutti i social esistenti è certamente il più conosciuto e probabilmente il più utilizzato.

Come dice il nome stesso, è un libro da leggere e consultare; chiunque può potenzialmente sapere tutto di tutti e la comunicazione è alla base del suo funzionamento. Non a caso è un social nato per mantenere vivi i rapporti tra le persone.

Facebook è la soluzione adatta se vogliamo sviluppare interazioni e costruire con le persone dei rapporti personali.

Permette di dialogare con i nostri utenti attraverso la bacheca, con messaggi privati oppure all’interno di gruppi. Possiamo utilizzare video, immagini, sondaggi oppure semplicemente del testo.

La possibilità di interazione con i clienti si genera ascoltando e rispondendo ai commenti ricevuti e analizzando il trend dei like.

Twitter

Caratteristiche principali: politico, culturale, rapido

Tono della comunicazione: formale, istituzionale, accademica

Dato spesso per spacciato, Twitter rappresenta, nonostante tutto, una realtà social molto forte per i professionisti e per le informazioni.

Per uscire dal coro e farsi ascoltare, bisogna guadagnare autorevolezza e diventare influenti.

È un social rapido e dinamico, che vive della condivisione dei contenuti visualizzabili nell’immediato e che poi si perdono tra migliaia di altri tweet, è sintetico poiché legato ai 280 caratteri di testo a disposizione ed è molto utile a livello aziendale per relazionarsi con i clienti e la customer care.

Uno degli utilizzi più consigliati per i profili aziendali infatti, è quello di poter comunicare in modo istantaneo con gli utenti, dando così una risposta pronta per risolvere i loro problemi.

Non solo, potrebbe essere molto utile anche per mantenere rapporti con altre aziende o brand attraverso lo scambio (pubblico) di tweet ed avere una buona cassa di risonanza.

Linkedin

Caratteristiche principali: professionale, di settore, serio

Tono della comunicazione: specialistico, formale, istituzionale

Linkedin è un social particolarmente indicato per i professionisti che desiderano parlare di ciò che conoscono e mettersi in contatto con figure altrettanto preparate per intrecciare rapporti di business produttivi.

Su questa piattaforma si diventa influenti per ciò che si ha da dire e se non si ha nulla da dire, si consiglia qualcosa che abbiamo trovato interessante.

Le aziende possono crearsi uno spazio dove celebrare la propria professionalità e rendersi autorevoli nel loro settore. Di solito viene utilizzato per il business networking, il recruiting del personale e per la ricerca del lavoro.

Qui non c’è posto per creatività e leggerezza, le aziende devono mostrare il loro volto ufficiale e istituzionale.

Infine, in ottica SEO, Google premia Linkedin e i suoi iscritti con una buona indicizzazione online e una certa visibilità ai profili più aggiornati.

Tra quelli proposti, questo è forse il social più adatto alle aziende che vogliono intrecciare relazioni (professionali) con altre aziende magari del medesimo settore.

Per concludere

Esistono molti altri social al di là di quelli di cui abbiamo parlato in questo articolo e scegliere quello più adatto alla nostra strategia B2B non è semplice. Dobbiamo tenere conto di numerosi fattori e analizzare attentamente rischi e opportunità.

Molti imprenditori ritengono ancora che i social non servano a nulla e siano soltanto una perdita di tempo, senza rendersi conto che ogni social è una rete di contatti importante!

Ora che hai visto quali sono le caratteristiche di questi social, quale pensi sia il più adatto alla comunicazione della tua azienda?

Se ancora non sei sicuro della tua scelta oppure preferisci pianificare una strategia social che utilizzi più piattaforma, Mg Group Italia può aiutarti a fare chiarezza e stabilire la linea editoriale più adatta al tuo business.

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Lo shopping è molto più divertente (ed economico) con Wish!

Quando facciamo acquisti, non tutti compriamo allo stesso modo. C’è chi si concentra di più sulla qualità del prodotto, chi sulla sua provenienza, chi è un fan sfegatato del packaging e sarebbe disposto anche a comprare un pessimo regalo di Natale se ben impacchettato, e chi invece preferisce prestare più attenzione al prezzo.

Per fortuna, per ogni utente esiste l’E-commerce su misura.

Se anche voi siete sempre a caccia del prezzo imbattibile, allora continuate a leggere quest’articolo perché parliamo di Wish, l’E-commerce americano dai prezzi cinesi.

Wish: un E-commerce da 2 miliardi di dollari

Fondato nel 2010 da Peter Szulczewski e Danny Zhang (ex programmatori rispettivamente di Google e Yahoo) con il nome di Context Logic, è diventato l’attuale Wish nel 2013.

Inizialmente questo e-commerce dava la possibilità di vedere in tempo reale prodotti simili a quelli cercati online dagli utenti su altri siti internet.

Dopo la trasformazione è diventato un E-commerce per prodotti scontati (anzi, scontatissimi!) a piccoli prezzi.

Oggi Wish è il 6° E-commerce al mondo, con un fatturato previsto per la fine del 2018 di 2 miliardi di dollari e un valore di mercato pari a 8,5 miliardi.

È utilizzato da oltre 500 milioni di utenti in tutto il mondo e l’applicazione mobile è nella top 5 delle shopping app in oltre 50 paesi.

Come funziona Wish?

Questo E-commerce è molto semplice da usare, ha un’interfaccia essenziale e immediata.

Si inserisce il nome del prodotto che desideriamo comprare nella barra di ricerca in alto e si scorre la news feed dei risultati. Questi non possono essere filtrati manualmente, ma vengono ordinati a partire da un algoritmo che si basa sulle preferenze manifestate dall’utente.

Se abbiamo appena aperto un account e non abbiamo ancora effettuato nessuna ricerca, i risultati che ci verranno mostrati potrebbero (almeno inizialmente) essere poco attinenti a ciò che cerchiamo.

Non sono visibili i nomi di venditori né la marca dei prodotti; piuttosto, sono le immagini l’elemento centrale insieme alle incredibili percentuali di sconti posizionate in bella vista.

Prezzi bassi, gamification e nessuna responsabilità. Ecco le caratteristiche di Wish

Il prezzo, quasi uguale a quello di produzione, è indubbiamente il fattore determinante. Talmente tanto determinante da non incidere in alcun modo neppure sui lunghi tempi di spedizione; per una consegna infatti, è possibile attendere anche fino a 4 mesi.

Ma anche il gioco viene premiato. Tramite la “gamification”, ossia l’utilizzo di elementi tipici del gioco in contesti diversi dal gioco, si dà la possibilità agli utenti di vincere sconti e abbassare il prezzo dei prodotti.

Se questo non bastasse, è possibile ridurre ulteriormente il prezzo acquistando i prodotti insieme ad altri utenti.

Un altro elemento che distingue l’E-commerce californiano da tutti gli altri grandi mercati online, è il fatto che Wish si dichiara completamente estraneo alle transazioni svolte dagli utenti per l’acquisto dei prodotti. L’E-commerce non ha nessun tipo di controllo relativamente ai prodotti, la loro sicurezza o qualità, il loro essere legale o meno e non garantisce in alcun modo che i prodotti visualizzati e poi ordinati siano uguali a quelli recapitati.

Questo accade perché Wish non è un negozio online che vende direttamente gli oggetti, ma piuttosto una piattaforma che concentra migliaia di venditori, cinesi e non solo.

Allora, perché Wish è un’E-commerce vincente?

Molto semplicemente Wish è riuscito a sfruttare le potenzialità di un mercato ignorato e dimenticato dagli altri giganti dello shopping online: il mercato degli utenti interessati unicamente al prezzo e non alla marca.

Facendo leva su questo fattore e su modalità di acquisto impulsivo legate a sconti strabilianti spesso a scadenza, questo piccolo grande E-commerce si è fatto rapidamente strada tra i big del mercato online come E-bay e Amazon e il suo successo è testimoniato dall’offerta di 10 miliardi di dollari che Amazon ha fatto nel 2017 per rilevare la piattaforma.

È indubbio che il caso di questo E-commerce dai prezzi incredibilmente bassi possa insegnare molto.

A partire dalla sua storia: Wish non è nato solo da un’intuizione, ma da un utilizzo scrupoloso dei dati che hanno fatto strada a questa geniale intuizione. L’elemento vincente non è dunque solo il prezzo, ma la consapevolezza del valore dei dati e della strategia Data-Driven.

Comprare o non comprare su Wish?

Settimane di attesa per la spedizione, customer care praticamente inesistente, prodotti quasi sempre di origine cinese e non sempre di qualità. Conviene davvero comprare su Wish?

Si, se si tiene conto di alcuni fattori:

  • Se i prezzi sono così bassi la qualità non può essere alta. Non è un problema, ma bisogna tenerlo bene a mente quando si acquistano oggetti a basso costo
  • Occorre avere pazienza: il prezzo così basso è giustificato anche da lunghi tempi di attesa
  • Attenzione alle taglie! La maggiorparte dei prodotti proviene da paesi orientali che utilizzano misure completamente differenti da quelle Europee

Se si tengono a mente questi pochi consigli, comprare non solo sarà economico, ma anche molto divertente!

Tutti possiamo entrare nel promettente mercato online se utilizziamo le giuste leve per attrarre l’utente. Sappiamo che ogni utente compra in maniera diversa e questo ci dà un grandissimo vantaggio: ci permette di creare strategie su misura per ognuno di essi in base alle loro preferenze.

Se anche tu vuoi testare le incredibili possibilità dell’E-commerce, Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, pianificheremo insieme a te la strategia migliore per costruire il tuo E-commerce e ti aiuteremo valorizzare nel modo giusto il tuo business online.

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Sharing economy: valore reale o semplice illusione?

Economia della collaborazione o della condivisione, peer economy, economia on-demand e consumo collaborativo; questi sono solo alcuni dei termini con i quali viene spesso chiamata la Sharing Economy.

Ma che cos’è esattamente la Sharing Economy?

Non è facile rispondere a questa domanda. Un po’ perché si tratta di un fenomeno abbastanza recente, un po’ perché dietro a questa parola ci sono conetti e realtà diverse.

Cos’è la sharing economy?

Proviamo così: Uber? Air B&B? BlaBlaCar? Forse adesso è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Quasi tutti almeno una volta avrete sentito parlare, oppure addirittura utilizzato, questi servizi. Si tratta di esempi concreti di Sharing Economy.

Un nuovo modello economico che parte direttamente dai bisogni degli utenti. Parliamo di utenti e non di soli clienti, perché il secondo fattore che caratterizza la Sharing Economy, è proprio il suo essere digitale.

La Sharing Economy è un’economia all’interno della quale professionisti e consumatori mettono a disposizione tempo, competenze, beni e conoscenze per creare relazioni virtuose di scambio reciproco che implicano un utilizzo della tecnologia digitale.

In altre parole, la Sharing Economy è un esempio perfetto di economia circolare, ossia di un’economia che, grazie al suo stesso modo di funzionare, è in grado di rigenerarsi da sola. È un’economia che unisce la tecnologia alle competenze delle persone comuni per soddisfare delle necessità.

Grazie poi all’utilizzo di smartphone e applicazioni la Sharing Economy ha trasformato le città in grandi e generose comunità virtuali. Comunità all’interno delle quali un po’ tutti possiamo essere protagonisti.

Il valore sociale della sharing economy

Basandosi sulla condivisione e sulla compartecipazione, la Sharing Economy assume anche un valore sociale.

Se per soddisfare le necessità degli utenti, la comunità online si impegna a mettere a disposizione di tutti, tempo, risorse e conoscenze, in cambio di un piccolo pagamento (anch’esso condiviso nella maggior parte dei casi), è chiaro che il valore sociale assume un aspetto di fondamentale importanza.

Questo nuovo modello economico promuove il riuso, il riciclo, il risparmio, una certa redistribuzione di denaro e perché no, anche la socializzazione e la salvaguardia ambientale.

Ecco perché per molte persone quest’economia ha rappresentato, sin dall’inizio, l’opportunità per ricostruire il valore sociale della collettività.

Si, perché l’idea di unire le proprie forze a quelle degli altri per risolvere un problema comune non è certo nata ieri.

Già in epoche storiche più antiche villaggi e chiese mettevano in pratica questi concetti.

Questo valore “sociale” è reale oppure è una scusa per sfruttare lavoro a basso costo?

Al servizio di tutti, con l’aiuto di tutti. Così potremo definire la Sharing Economy in breve.

Detto così, assomiglia più ad un bellissimo sogno che ad un’economia reale, e per alcuni infatti, si tratta proprio solo di un sogno.

In molti sostengono che dietro a questo nuovo modello economico si celi in realtà la volontà, per chi gestisce questi servizi, di manipolare e controllare forza lavoro a basso costo senza per altro garantirne alcuna tutela lavorativa.

Per capire meglio i possibili sviluppi di questa nuova economia circolare dobbiamo chiarire quale sia il suo effettivo valore, sia in termini economici che politici.

Quanto vale la Sharing Economy?

I settori che guideranno l’esplosione dell’economia della condivisione sono principalmente cinque:

  • Trasporti
  • Alloggi (a breve termine)
  • Finanza collaborativa
  • Servizi domestici
  • Servizi professionali on-demand (su richiesta)

A livello geografico invece i paesi più attivi e coinvolti in questa trasformazione sono quelli del Nord Europa: Gran Bretagna e Germania in primis con oltre 50 imprese operative e Olanda e Spagna a seguire con un numero di attività comprese tra 15 e 30.

I ricavi lordi delle piattaforme impiegate per offrire servizi di Sharing Economy rappresentano un trend in crescita: sono stati calcolati in 28 miliardi di euro nel 2015 e si prevede che, continuando a crescere a questo ritmo, raggiungeranno i 300 miliardi entro il 2025.

La Sharing Economy e la tutela della legge

Pur trattandosi di un fenomeno sociale antico, la tecnologia ha avuto su di esso un effetto distruttivo, rendendo indispensabile la revisione di leggi obsolete e inadatte a gestire questa trasformazione digitale.

La vicenda di Taxi Uber ne è un esempio. Nato come servizio di Car Sharing, ossia di condivisione di auto (o di alcuni posti liberi su di essa) si è arrivati a Uber, un servizio in cui di condiviso c’è ben poco e gli autisti di fatto sono dei professionisti che svolgono un lavoro dipendente ma senza godere di alcuna tutela.

Lo stesso discorso vale per i fattorini che fanno le consegne a domicilio, le persone che fanno le pulizie per Helping (servizio di pulizie a domicilio su prenotazione) oppure per i freelance di Upwork.

Gig Economy, economia dei “lavoretti”, per indicare tutti quei modelli di business in cui la forza lavoro è rappresentata da appaltatori indipendenti e liberi professionisti invece che da impiegati a tempo indeterminato.

In tutti i casi si tratta di lavori temporanei, pagati a prestazione e non tutelati.

E il futuro?

Abbiamo potuto vedere come questa nuova economia del consumo collaborativo abbia tutte le carte in regola per diventare un modello di rilievo nel futuro.

Le potenzialità sono molte, così come lo sono rischi e i problemi da risolvere.

Ma perché la Sharing Economy possa davvero realizzarsi, dobbiamo riflettere sul suo reale significato sociale e passare dal concetto di “condividere guadagnando” a quello di “guadagnare condividendo”.

Continua a seguirci e resta aggiornato su tutte le ultime news e tendenze del mondo digitale, con il Blog di Mg Group Italia.

 

 

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La SEO ci aiuta ad apparire tra i primi risultati di Google

SEO, è acronimo di Search Engine Optimization e indica tutte quelle attività di ottimizzazione, come la Link Building, di un sito web finalizzate a migliorare il suo posizionamento tra i risultati generati dai motori di ricerca come Google.

In poche parole, quando effettuiamo una ricerca, Google, utilizzando formule e algoritmi in continuo cambiamento, decide quali risultati restituirci tra quelli che ha a disposizione, prediligendo quelli più coerenti con ciò che stiamo cercando.

Tramite l’utilizzo di più tecniche e di più strumenti, la SEO ha l’obiettivo di migliorare la posizione del nostro sito per cercare di farlo apparire tra le primissime posizioni dei risultati di ricerca.

Perché è così importante apparire tra i primi risultati?

Perché essere online non è sufficiente, bisogna che gli utenti riescano a trovarci e poiché l’utente medio è pigro e non ha pazienza di aspettare, essere tra i primi risultati della ricerca ci permette di avere una visibilità senza pari.

Secondo uno studio, gli utenti che effettuano una ricerca spendono 1,17 secondi ad analizzare ogni voce restituita da Google. Ciò significa che quello è esattamente il tempo che abbiamo a disposizione per attirare la sua attenzione e convincerlo che noi abbiamo la risposta che stanno cercando, noi abbiamo la soluzione ai loro problemi.

In più, comparire nelle prime posizioni della SERP (l’insieme dei risultati della nostra ricerca che Google ci propone) significa intercettare quasi il 91% del traffico organico.

In altre parole, non solo gli utenti non dedicano tempo a scegliere il sito ma in pochissimi casi andranno oltre la prima pagina.

Quali primi risultati?

Esattamente, dove dovremo comparire?  Google suddivide la prima pagina dei risultati in 3 sezioni:

  • Nella parte subito sotto la barra di ricerca, troviamo gli annunci creati con Google Ads, vale a dire gli annunci a pagamento che hanno ricevuto un ottimo punteggio di qualità da Google.
  • Sotto questi annunci iniziano i risultati organici, cioè quelli non a pagamento.

L’utente non va generalmente al di là di questi risultati.

Ecco quindi che fare buon uso degli strumenti SEO per ottenere un’indicizzazione migliore, è indispensabile per farsi trovare dagli utenti.

Come fare quindi per migliorare la posizione del nostro sito?

Gli strumenti migliori per avere una buona indicizzazione online sono certamente la produzione di contenuti di qualità che attirino gli utenti e una buona rete di link interni ed esterni per veicolarli sulle nostre pagine.

Per utilizzarli in modo produttivo serve però esperienza e conoscenza della materia.

Mg Group Italia possiede, all’interno del proprio staff, figure specifiche adatte a questo scopo. I nostri Copy Writer si occuperanno della produzione di contenuti interessanti e attrattivi per i tuoi utenti e gli sviluppatori penseranno alla parte più tecnica e complessa per correggere eventuali errori di codice che possono penalizzare il tuo sito e creare un network di link in entrata e in uscita. Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno per iniziare subito la tua scalata sui motori di ricerca.

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App e fidelizzazione dei clienti: che legame c’è?

Per chi possiede un’azienda, la ricerca di nuovi contatti e la fidelizzazione di quelli già acquisiti sono entrambe esigenze di primaria importanza.

Lo sviluppo di un’applicazione aziendale può essere una strategia di marketing vincente e può aiutarci a risolvere tutti e due i problemi.

Il motivo è semplice: l’app aziendale ha la caratteristica di creare un canale preferenziale tra l’utente e l’azienda, permettendo al primo di usufruire di un prodotto rapidamente e in modo leggero e intuitivo.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo di un’App aziendale?

L’utilizzo di una app all’interno delle nostre strategie di acquisizione e fidelizzazione dei clienti, gode anche di altri vantaggi:

  1. L’utilizzo di App aziendali è in costante ascesa (perché lo è l’utilizzo di dispositivi mobile) e questo significa che dobbiamo approfittare di questa enorme possibilità di intercettare gli utenti con questa modalità
  2. Chi utilizza la nostra App diventa in automatico “Brand Ambassador” rendendo la sua comunicazione virale
  3. Notifiche push: permette di trasmettere informazioni interessanti e pertinenti in un momento specifico

Tutti questi elementi hanno qualcosa in comune: cercano di soddisfare il cliente mettendo in comunicazione il marketing con il piano operativo, piuttosto che convincerlo attraverso una pubblicità invasiva.

L’app aziendale deve essere utile!

In linea generale, bisogna tenere in considerazione che il ciclo di vita di un’app è strettamente connesso alla sua utilità: se l’applicazione viene giudicata inutile dagli utenti verrà disinstallata entro breve tempo.

L’Applicazione aziendale inoltre, non dovrà essere un semplice contenitore nel quale inserire parte dei contenuti già presenti sul sito web aziendale, al contrario, dovrà essere uno strumento per diffondere ulteriori contenuti di qualità e migliorare la user experience dell’utente.

Per tutti questi motivi, e molti altri, le App aziendali devono essere pianificate e studiate accuratamente.

Mg Group Italia sviluppa App funzionali, intuitive e facili da usare per qualsiasi utente. Adattabili con tutti i sistemi operativi, possono aiutarti ad entrare in contatto con i tuoi clienti in modo nuovo e più interattivo. Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno per sapere come progettare la tua nuova app aziendale.

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Privacy ed esperienze personalizzate: esiste un equilibrio?

Navigare in rete implica “lasciare” sempre nuove tracce di noi ad ogni nuovo passo.

Queste tracce non vanno perse, ma vengono raccolte ed utilizzate dalle aziende per fornire agli utenti esperienze sempre più personalizzate e su misura.

Se da una parte questi contenuti ad hoc permettono all’utente di vivere esperienze sempre più performanti e immersive con i brand, dall’altra generano non poca preoccupazione attorno alle modalità con cui vengono trattati i dati raccolti per la loro creazione.

Privacy online: cosa pensano gli utenti?

A proposito della percezione che gli utenti hanno sulla vulnerabilità dei propri dati, uno studio condotto da Selligent Marketing Cloud ha evidenziato che:

  • una parte dei consumatori, il 33% pensa che i brand debbano pianificare strategie di marketing per anticipare i desideri degli utenti;
  • il 77% ritiene invece che le aziende dovrebbero agire nei confronti degli utenti con maggiore umanità, invece di considerarli solo un dato all’interno del target oggetto di vendita;

La preoccupazione degli utenti in materia di privacy online è evidente:

  • il 75% degli utenti teme che avvenga o sia avvenuta una violazione attorno alle proprie informazioni;
  • un altro 88% invece pensa che i dati forniti ad un’azienda siano poi stati condivisi ad altri partner senza un consenso esplicito;

Un pensiero ragionevole se si tiene conto di alcuni recenti scandali in materia di privacy online.

WhatsApp e la nuova informativa privacy di Mark Zuckemberg

In un’intervista rilasciata a Forbes, l’ex-proprietario di WhatsApp, Brian Acton, si era dichiarato pentito della scelta di vendere la nota App di messaggistica istantanea, in quanto la transazione aveva comportato l’inevitabile passaggio dei dati degli utenti nelle mani del nuovo proprietario: Mark Zuckemberg.

Una volta avvenuto il passaggio, la nuova società aveva cambiato le condizioni relative alla privacy per entrare in possesso delle informazioni degli utenti circa:

  • frequenza e modalità d’uso delle App appartenenti al nuovo gruppo;
  • account abusivi e potenzialmente pericolosi;
  • informazioni utili alla promozione di prodotti e inserzioni pubblicitarie;

Per l’ultimo punto, WhatsApp richiedeva addirittura di manifestare il proprio consenso entro 30 giorni, pena l’interruzione del servizio di messaggistica.

Facebook e le “terze parti”

Dopo Cambridge Analytica, pochi giorni fa, un nuovo scandalo ha travolto il CEO di Facebook, Mark Zuckemberg.

Durante un’indagine condotta nel Regno Unito relativamente alle fake news, sono state divulgate alcune e-mail private scambiate all’interno della piattaforma social.

Nelle e-mail incriminate si fa riferimento alla possibilità, messa a disposizione da Facebook, per terze parti, di accedere alle informazioni degli utenti senza che loro ne siano a conoscenza.

Questa è in sostanza l’accusa di Damian Collins, politico inglese che, dopo aver pubblicato online le e-mail incriminate, sottolinea come la società di Mark Zuckemberg abbia omesso una parte dell’informativa privacy agli utenti e abbia reso difficile cambiarne le impostazioni per il sistema Android una volta accettata.

La conferma (parziale) di queste accuse sarebbe arrivata direttamente dal social che, per ostacolare alcuni aggiornamenti dei rivali, aveva chiuso l’accesso ai dati degli utenti a queste “terze parti”.

In particolare, la manovra aveva lo scopo di bloccare l’accesso al rivale Twitter che, grazie ad uno strumento di video-sharing, sarebbe stato in grado di rintracciare le amicizie di Facebook.

LinkedIn e la vendita di e-mail alle agenzie di marketing

Anche Linkedin, noto social network finalizzato alla ricerca di un nuovo lavoro, non è uscito illeso dalla “guerra per i dati” degli utenti.

Meno di due settimane fa si è infatti trovato al centro di un’indagine irlandese sull’utilizzo improprio degli indirizzi e-mail dei propri utenti.

Pare infatti che Linkedin abbia condiviso, a scopo pubblicitario, 18 milioni di indirizzi e-mail con agenzie di marketing.

In realtà, fino all’entrata in vigore del nuovo GDPR, non era un problema per i social condividere i profili degli utenti per ottimizzare i propri annunci, ma dopo l’entrata in vigore del regolamento queste azioni sono vietate in difesa della privacy degli utenti.

Tuttavia, la violazione dei dati fatta da Linkedin sembra essere avvenuta poco prima dell’effettiva entrata in vigore del GDPR mettendo il social a riparo da qualsiasi contestazione.

Qwant: il broswer che protegge la tua privacy

C’è modo quindi di proteggere i dati degli utenti durante la navigazione? Qualcuno si è già mosso in questa direzione. 

Brave, broswer open-source annunciato dal co-fondatore di Mozilla e dal creatore di JavaScript, ha stretto un accordo con Qwant, motore di ricerca europeo fornito dalla omonima società francese, conosciuto per non profilare gli utenti, né usare bolle di filtraggio per presentare i risultati della ricerca.

L’accordo vedrà Qwant come motore di ricerca predefinito di Brave, a partire da Francia e Germania.

Si tratta di un progetto molto importante poiché entrambe puntano verso lo stesso obiettivo: proteggere la privacy degli utenti su Internet.

Privacy e consenso: c’è una soluzione?

Nonostante quanto appena detto, trovare un equilibrio tra l’accesso ai dati degli utenti e la creazione di esperienze personalizzate non è un’impresa impossibile.

Se gli utenti sono soddisfatti delle esperienze personalizzate, cambiare strategia non ha senso.

Ha molto più senso sfruttare questo atteggiamento positivo e cercare di costruire un rapporto di fiducia con gli utenti che permetta di accedere alle informazioni in modo naturale, senza violazioni.

Se l’utente percepisce un valore aggiunto in questa transazione di dati, le aziende potranno utilizzarli senza paura di ripercussioni per costruire esperienze su misura delle quali possano beneficiare entrambe le parti.

Violare la privacy dell’utente o non tener conto della sua volontà può solo danneggiare il tuo business. Creare un rapporto di fiducia può aiutarti invece a costruire tattiche vincenti.

Mg Group Italia è una web agency specializzata nella pianificazione di strategie ad alto tasso di engagement, in grado di appassionare i tuoi utenti e creare situazioni di dialogo e reciproca comprensione. Contattaci per una Consulenza Gratuita e Senza Impegno per ideare le tue strategie d’impatto e coinvolgenti.

 

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La nuova chiave del processo d’acquisto: il Biomarketing

Battito cardiaco, respirazione e sudorazione: sono le sensazioni che tutti proviamo inconsapevolmente al momento dell’acquisto. Il Biomarketing cerca di analizzare e studiare queste emozioni per fare entrare il brand in intimità con l’utente.

Il Biomarketing per utenti irrazionali, impazienti ed emotivi

Il mercato di oggi è un mercato estremamente competitivo, e a fare la differenza non è più solo il prodotto in sé, ma anche, e soprattutto, il processo di acquisto e l’interazione con il brand.

L’azienda deve entrare in intimità con il cliente e cercare di fornirgli la miglior esperienza possibile, oppure egli si rivolgerà altrove. In questo senso, il processo d’acquisto è fondamentale.

I Big Data ci aiutano a raccogliere grandi quantità di dati relativi agli utenti e ai loro interessi, per costruire esperienze altamente personalizzate e su misura.

Il Neuromarketing, attraverso lo studio dei processi mentali che stanno alla base delle decisioni, ci aiuta a comprendere i meccanismi celebrali durante l’acquisto per esercitare una certa influenza sulle scelte del consumatore.

Tuttavia, questi strumenti da soli non bastano.

Più del 90% degli acquisti proviene da impulsi irrazionali ed emotivi ai quali non riusciamo spesso a dare una spiegazione. Nonostante questo, le aziende continuano a lavorare su logiche strettamente legate al prezzo, come se i loro clienti fossero razionali.

Si ha spesso la convinzione che la rete abbia reso i consumatori più razionali grazie alla possibilità di accedere a informazioni sempre più complete, ma il consumatore razionale non esiste.  

La rete non ha reso l’utente più razionale anzi, eliminando le barriere spazio-temporali, la rete ha reso l’utente più impaziente, più emotivo e quindi, irrazionale.

Malgrado si operi in un contesto completamente immerso nella tecnologia, l’uomo deve comunque restare al centro delle strategie di marketing.

Per questo motivo il Biomarketing rappresenta la nuova chiave dei processi d’acquisto.

Il Biomarketing al di là dei Big Data

Senza rendercene conto, la maggior parte degli acquisti che facciamo sono guidati dall’istinto e dalle emozioni. Il regalo dell’amico che ci siamo dimenticati, il dolce che non dovremo mangiare, la borsa che non possiamo permetterci.

Questi sono solo alcuni esempi di come le emozioni ci inducono ad effettuare degli acquisti incontrollati.

Queste sensazioni, che si manifestano con l’aumento del battito cardiaco, della sudorazione cutanea e del respiro, sono alla base degli studi compiuti dal Biomarketing.

I Big Data, a questo punto, non sono più sufficienti se non si inseriscono in un’analisi più ampia che comprenda anche i dati biometrici che indagano sull’acquisto irrazionale del consumatore.

L’analisi integrata dei dati biometrici che possano qualificare in modo chiaro le emozioni percepite dal consumatore deve unirsi all’uso dei Big Data: il connubio di questi nuovi dati e delle tradizionali strategie di marketing è la base del Biomarketing.

Il Biomarketing rappresenta quindi la risposta alla crescente necessità di superare i limiti delle normali ricerche di marketing che si basano principalmente sui dati raccolti.

Gli esseri umani sono influenzati dalle loro emozioni, perciò servono strumenti adeguati che diano alle imprese la possibilità di entrare in contatto con queste emozioni.

Abbandonare la visione prodotto-centrica

Per poter usare correttamente i dati biometrici è indispensabile cambiare la mentalità alla base della pianificazione delle strategie.

E’ indubbio che il prodotto, soprattutto se personalizzato, sia un elemento centrale nel processo di acquisto, e possa fare la differenza, ma non è il solo.

Dobbiamo abbandonare la visione prodotto-centrica e cominciare a vedere il consumatore come il punto nel quale tutti i dati della nostra analisi trovano una spiegazione.

Per affermare una nuova cultura orientata verso la centralità del cliente e del processo d’acquisto, bisogna estendere il concetto di internet.

La rete non è più solo uno strumento, ma un alimentatore di base, come lo è la corrente elettrica. È la spina dorsale di tutte le strategie di marketing e non è più solo un insieme di elementi tecnici, è un fenomeno sociale in continua evoluzione che deve essere studiato per comprendere il consumatore. 

Due obiettivi diventano perciò centrali più di altri:

L’intimità collettiva: una prospettiva di lungo periodo che ha come fine la costruzione di un brand capace di appassionare e generare risonanza emotiva.

Love Times: una prospettiva di breve periodo che serve ad intuire quali siano i cosiddetti “love times”, ossia quei momenti in cui il consumatore ha più probabilità di recepire lo stimolo del brand.

L’obiettivo del Biomarketing

Il Biomarketing, insieme ai Big Data, ci permettono di entrare in intimità con il cliente e far leva sulle sue emozioni e i suoi istinti durante il processo d’acquisto.

Così facendo saremo in grado di interpretare tempestivamente le esigenze degli utenti e creare esperienze all’altezza dei loro standard e maggiormente performanti.

In altre parole, avremo l’occasione di incrementare le vendite e il fatturato, perché proporremo il prodotto sfruttando le emozioni e gli istinti che innescano il processo d’acquisto.

Le potenzialità del Biomarketing sono indubbiamente affascianti, perché aprono le porte a nuovi ed entusiasmanti scenari, tuttavia si tratta di territori ancora inesplorati e densi di misteri.

Procedere da soli è rischioso e può condurre a risultati controproducenti.

Mg Group Italia possiede le competenze professionali per aiutarti a non sbagliare. Contattaci per una Consulenza Gratuita e Senza Impegno per creare esperienze d’acquisto coinvolgenti e dense di emozioni indimenticabili.