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Come Aumentare le Vendite creando un rapporto di Fiducia col Cliente

Come posso far sì che i miei clienti si fidino di me e continuino ad acquistare i miei prodotti?“: ogni imprenditore si è posto questa domanda tutti i giorni da quando gestisce la sua azienda.

Se è vero che non esiste una formula magica per costruirsi un Portafogli Clienti vasto e fidelizzato, esiste però il Marketing, che ci insegna che i clienti hanno bisogno di sentirsi sicuri, o meglio rassicurati, per spendere soldi e Comprare proprio il tuo Prodotto. Uno dei modi per far scattare nell’acquirente la molla dell’acquisto è quella di dargli delle garanzie.

Ci spieghiamo meglio. La Garanzia, nell’economia di una offerta fatta bene, ha uno scopo ben preciso: invertire il Rischio. Ovvero, è necessario togliere il rischio dalle spalle del cliente e caricarlo sulle nostre spalle.

Vediamo allora come poter creare un rapporto di Fiducia con il tuo Cliente costruendo un’offerta fondata sulla Garanzia.

Mano che scrive con pennarello verde "Trusted "cerchiato su sfondo grigio scuro

Mano che scrive con pennarello verde “Trusted “cerchiato su sfondo grigio scuro

Esci dalla convinzione che tutti  ti vogliano fregare

Abbiamo anticipato come la Garanzia sia una delle parti fondamentali da implementare nella tua Offerta di Vendita. Ma cosa intendiamo con “garanzia”?

Avete presente la classica formula “soddisfatti o rimborsati“? Ecco, questa è una forma di Garanzia. State cioè garantendo ai vostri Clienti che voi siete abbastanza coraggiosi, o meglio, siete così sicuri della qualità del prodotto/servizio che state vendendo da assumervi il Rischio di rimetterci in caso deluda le aspettative.

Questa Strategia è molto efficace, ma non sempre facile da applicare. Questo perché, in particolare in Italia, viviamo nella convinzione che tutti ci vogliano fregare: leggendo un’offerta che ci garantisce il completo risarcimento in caso il prodotto non ci piaccia, viene spesso automatico chiedersi “Dove sta la fregatura?“. La cosa poi è ambivalente, ovvero lo stesso problema di Fiducia lo hanno sia i clienti che i commercianti (“Questo mi vuole fregare!“).

Dal punto di vista dell’imprenditore, però, questo modo di ragionare è particolarmente dannoso, in quanto è lui il primo a doversi fidare ed affidare al suo pubblico per Fatturare. Devi quindi smettere di avere paura di garantire il tuo lavoro, il tuo servizio, il tuo prodotto, perché tu sai (e devi crederci fermamente) che il tuo lavoro/servizio/prodotto vale i soldi dei Clienti.

Caricarsi sulle spalle il rischio dei clienti, significa fare in modo che per loro sia più semplice dire “sì” piuttosto che dire “no”. Secondo il guru del Marketing, Jay Abraham, infatti:

“Ogni volta che due parti vengono a contatto per motivi di affari di qualunque tipo, c’è sempre una delle due che chiede all’altra (in maniera cosciente oppure no) di assumersi la maggior parte o tutto il rischio. Se chiedi a una persona di prendersi tutto il rischio, la prima inclinazione è di non comprare.

Quindi il tuo obiettivo è eliminare gran parte, se non tutto il rischio per il tuo cliente nella transazione. Così abbassi le barriere all’azione ed elimini il primo ostacolo all’acquisto.

Perciò sii determinato quando parli con i clienti e fagli sapere che se non sono soddisfatti gli ridarai i loro soldi indietro, o rifarai il lavoro gratis, o qualunque altra cosa dimostri la tua totale e appassionata dedizione alla loro soddisfazione.”

Questa tecnica può essere definita Inversione del Rischio e si basa tutto sulla convinzione che deve avere l’imprenditore di dovere essere lui a rischiare, non i suoi clienti.

Forse a questo punto sarete un po’ scettici pensando “ma se poi davvero qualcuno mi chiede di rimborsarlo, non ci sto rimettendo?“. Certo, potrà effettivamente capitare di dover adempiere alla garanzia rimettendoci dei soldi magari con qualcuno che se ne sta davvero approfittando. Questo, però, deve essere considerato il “Cost of doing business”, ovvero il Costo di Fare Affari: per qualcuno che fa il furbo ce ne saranno molti di più che saranno spronati a comprare. Il risultato sarà un Aumento delle Vendite e un effettivo aumento di quello che rimane in cassa dopo gli eventuali rimborsi che avrai dovuto dare.

 

Uomo sorridente davanti a un computer con post-it giallo in fronte con scritto "be happy" con

Uomo sorridente davanti a un computer con post-it giallo in fronte con scritto “be happy” con

Dai la Garanzia che fa al caso tuo

Ci sono diverse forme di garanzia e non tutte si basano sul “Ti restituisco tutti i soldi con cui mi hai pagato”. Tutte però si basano su una domanda comune:  “Qual è la preoccupazione maggiore del cliente che gli impedisce di acquistare da me e che non viene risolta nemmeno dagli altri?”. Se troverai la risposta a questa domanda, ovvero se capirai quale preoccupazione affligge il tuo clienti, dovrai essere in grado di rassicurarli che con te non avranno di questi problemi.

Garantisci una parte del prodotto/servizio

Ci sono settori in cui sembra impensabile garantire qualcosa perché la posta sembra troppo alta: ad esempio, se si pensa al mercato immobiliare, come si può garantire che se il cliente non è soddisfatto della casa che ha acquistato, gli verrà restituito il suo intero costo?

Tuttavia, in ogni settore si può trovare qualcosa da garantire, e se non è possibile garantire tutto il prodotto/servizio, se ne può garantire almeno una parte. Tornando all’esempio della casa, si potrebbe pensare di garantire un servizio di assistenza completa nello svolgimento delle pratiche burocratiche dell’acquisto e se questo servizio non dovesse soddisfare appieno il compratore, esso avrà la possibilità di non pagare la parcella dell’agente immobiliare secondo la formula “soddisfatto o rimborsato”.

Garanzia condizionata o incondizionata?

Se offri una garanzia incondizionata, devi ovviamente onorare la tua parola ad ogni costo.

Se invece dai una garanzia condizionata, puoi stabilire le condizioni per cui essa risulterà valida. Dovrai stabilirne di realistiche, in quanto dare condizioni per cui il cliente non potrà mai richiedere la garanzia o non gli converrà richiederla, significherebbe darsi la zappa sui piedi.

Questo secondo tipo di garanzia, in particolare, risulta particolarmente coinvolgente perché il Cliente, per ottenere la garanzia dovrà effettivamente fare qualcosa, dovrà attivarsi: sarà, allo stesso tempo, una garanzia e una Call To Action che crea engagement.

In conclusione

Abbiate il coraggio di garantire il vostro prodotto/servizio, stabilendo la Garanzia in base alla domanda “Qual è la preoccupazione maggiore del cliente che gli impedisce di acquistare?“. Se troverete la risposta e sarete in grado di eliminarla dalla testa del cliente, ci avrete stabilito un rapporto di Fiducia tale che non potrà che Acquistare da voi.

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Come trovare nuovi clienti in Settori Difficili

Come trovare nuovi clienti?“, “Come farli diventare clienti paganti?” e “Come Fidelizzarli?” sono alcune delle frasi a cui cerca di dare costantemente una risposta qualsiasi imprenditore.

Far crescere il proprio Portafoglio Clienti e rendere questi nuovi clienti dei Clienti Fidelizzati significa infatti Vendere di Più e Aumentare il Fatturato della tua azienda.

Certo il quesito non è semplice. Molti esperti hanno provato ad illustrare agli imprenditori alcune strategie per accrescere il numero dei propri clienti, ma si sono spesso dovuti scontrare contro un muro mentale che caratterizza molti di coloro che non hanno una mente improntata al Marketing e che si può riassumere con una frase: “Ma il mio Settore è Diverso”. Molti impresari pensano dunque di avere difficoltà a trovare nuovi clienti perché il loro è un Settore Difficile.

Ma è davvero così? Esistono veramente Settori “Diversi” e Settori Difficili?

Pannello trasparente con schema rosso target su sfondo con un uomo che disegna lo schema e due donne che lo guardano

Pannello trasparente con schema rosso target su sfondo con un uomo che disegna lo schema e due donne che lo guardano

Trasformare il “Settore Diverso” in una “Visione Diversa delle cose”

Le persone che non riescono ad immaginare l’applicazione di una strategia di marketing indistintamente per la vendita di cappottini per animali e per un servizio di assicurazioni sulla vita, probabilmente non riescono a guardare più in là del proprio naso. Infatti, spesso chi vuole vendere ma non ha una mente aperta si rifugia nella giustificazione del “Settore Differente” del suo caso rispetto a quello di casi di successo; a seconda del contesto, osserverà che:

  • la zona in cui si muove è differente,
  • il pubblico a cui si rivolge è differente,
  • il prodotto che offre è differente,
  • i clienti che comprano sono differenti

e così via. In realtà, lo sguardo del marketing è rivolto principalmente alle modalità con le quali le persone prendono decisioni e scelgono i fornitori e ai principi universali che rendono un’azienda una “macchina da clienti”, piuttosto che alle qualità specifiche del settore in cui una certa azienda è posizionata.

Nel concreto, infatti, si può osservare che tutte le aziende hanno la maggioranza delle funzioni in comune:

  1. Si rivolgono a un cliente, che sia un consumatore, uno studente, un ospite o un paziente.
  2. Vendono un prodotto, un servizio o entrambi.
  3. Accolgono i clienti nelle loro location o si recano a casa dei clienti o nelle loro aziende o li raggiungono telefonicamente.
  4. Devono avere un metodo per attrarre nuovi clienti potenziali.
  5. Devono avere un metodo per vendere a questi potenziali per trasformarli in clienti paganti.
  6. Devono avere un metodo per rendere i clienti paganti, clienti fissi ed evitare di perderli.

Il giusto approccio per evitare il tranello mentale del “Settore Differente” sta dunque nel chiedersi:“Come posso adattare una certa strategia vincente al mio caso specifico e farla funzionare al meglio?”. Il ruolo dell’imprenditore intelligente è proprio quello di trovare strategie di marketing di riprovata efficacia, testarle e adattarle finché non funzionano.

Puzzle bianco con pezzo mancante

Puzzle bianco con pezzo mancante

6 Tecniche per trovare Nuovi Clienti e non inciampare nel tranello del “Settore Difficile”

1.”Ruba” idee da altri settori

Secondo esperti di marketing come Jay Abraham e Dan Kennedy, una buona strategia per Trovare Nuovi Clienti consiste nell’osservare quello che hanno fatto gli altri per riuscirci. In un certo senso suggeriscono di “rubare” buone idee ad aziende di successo, purché appartengano a settori diversi (in questo caso, inteso come “altri”) da quello in cui tu ti muovi.

Nonostante la scelta di tecniche, mezzi e persino slogan già usati nel tuo settore possa sembrare una garanzia di successo, poiché in passato hanno effettivamente funzionato, non c’è niente di più sbagliato. Bisogna evitare di guardare ai propri concorrenti diretti perché si rischia di ripetere qualcosa di già visto e dunque, risultare sicuramente meno appetibile per un Cliente. Farsi ispirare da strategie di successo in Altri Settori significa proporre qualcosa di inedito nel tuo campo d’azione.

2. Per partire, affidati ad uno specialista del Settore

Abbiamo detto fino ad ora che guardare a quello che si fa negli altri settori è un ottimo modo di trovare strategie di marketing innovative per acquisire nuovi clienti. Per arrivare a questo step, però, è necessario essere dapprima ferrati nel Proprio Settore.

Per questo è consigliabile affidarsi inizialmente ad uno Specialista per apprendere nozioni pratiche del Tuo Settore. È intuitivo capire infatti che se non si sa come accogliere i clienti, gestire il personale, contattare i fornitori e così via, il marketing vero e proprio è l’ultimo dei problemi da affrontare.

È necessario partire dalle basi perché conoscere il proprio settore significa capire qual è il nostro Target ma anche sapere come funzionano i nostri Concorrenti: solo da qui si può realizzare il Posizionamento sul mercato.

3.Infrangi le Regole del tuo Settore

Guarda ad altri settori per trovare nuove strategie, sì, ma prima assicurati di conoscere bene i tuoi Competitors. Per distinguerti da loro e imporre il Posizionamento della tua Azienda, studia attentamente le loro “best practices” per assicurarti di non essere superato o surclassato nelle cose fondamentali che appartengono al tuo Settore. È solo in questo momento che potrai fare un balzo in avanti e differenziarti da loro infrangendo le regole. Per agire in modo nuovo e migliore, è necessario prima di tutto conoscere quelle regole e proporre un modo di superarle che dia ai Clienti un motivo per venire da te.

Un buon esempio è quello di Walt Disney, che nei negozi di vestiti brandizzati all’interno dei suoi parchi giochi, ha scelto di distribuire i suoi prodotti in modo inedito: se gli altri davano al cliente una busta con dentro la maglietta acquistata, lui ha deciso di appallottolarla e consegnarla agli acquirenti in un piccolo contenitore sferico. La compattezza del prodotto è andata incontro all’esigenza dei suoi clienti di eliminare l’ennesima borsa da trasportare, sostituendola con la comodità di poter infilare quel prodotto in altre buste o nel proprio zaino.

4. Fai in modo di non pensare al Marketing

Un modo di evitare di pensare al Marketing nella convinzione che “il proprio settore sia differente”, è quello di adottare una formula nella quale il marketing sia già incluso. Un classico esempio di “azienda in scatola” è quella del franchising, in cui le strategie e gli strumenti di marketing per il tuo specifico settore sono già pronti e collaudati.

L’aspetto negativo di molti franchising è però che non si focalizzano sul Marketing, quanto sul “Settore” e quindi si limitano a fornire una serie di procedure e prodotti da poter vendere, mentre il come trovare nuovi clienti è lasciato comunque alla buona iniziativa del singolo gestore.

5.Inganna la percezione dei tuoi Clienti

Per evitare il tranello del “Ma il mio Settore è Differente”, è possibile creare un Modello Pre-Impostato che inganni la percezione dei clienti. In pratica, è possibile fornire un pacchetto uguale per tutti, nel quale

  • gli annunci per attrarre il cliente,
  • il primo video e
  • la prima testimonianza

sono specifici per settore, dando così l’illusione di star comprando qualcosa di specifico e adatto alle proprie esigenze.

6.Zoomma il tuo problema guardandolo dall’alto

Secondo la tecnica che Seth Godin chiama “Zooming“, devi imparare a guardare il tuo problema e, più in generale, il tuo prodotto e la tua azienda, guardandoli da una certa distanza per vedere cosa c’è intorno. Infatti, chi è bloccato con lo sguardo e la mente al proprio Settore, lo giudica Particolare e Difficile perché conosce solo quello. Un imprenditore riuscirà a praticare del buon Marketing nel momento in cui riuscirà a distaccarsi dalle convinzione pre-esistenti nel proprio settore e guardare oltre.

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Una Strategia di Marketing sempre efficace: la Unique Selling Proposition per differenziarsi dalla concorrenza

La Unique Selling Proposition, traducibile come “argomentazione esclusiva di vendita“, è un concetto che sta alla base della teoria pubblicitaria ideata da Rosser Reeves negli anni ’40. In breve, l’USP è una frase che spiega cos’è che caratterizza il tuo prodotto/servizio che lo rende unico e, di conseguenza,  attraente agli occhi del consumatore.

L’USP è un concetto di Marketing a Risposta Diretta, ovvero una forma di Marketing Elementare, che è in grado di dare una risposta immediata alle necessità del consumatore.

Negli ultimi anni, però, si è messa in dubbio l’efficacia dell’USP nel Marketing contemporaneo, così come quella della leva del “Reason Why“. Niente di più sbagliato: La Unique Selling Proposition è una strategia che ancora oggi funziona e aiuta a differenziarsi dalla concorrenza.

Zoom su unico omino giallo sorridente

Lente di ingrandimento in primo piano con zoom su omino giallo sorridente in una fila di omini grigi tristi

Perchè USP e Reason Why sono ancora fondamentali

Il concetto di “Reason Why” è strettamente connesso a quello di USP. È “la ragione per la quale” un consumatore dovrebbe comprare proprio il vostro prodotto e risponde ad un’esigenza elementare della psiche umana, quella di dare una spiegazione razionale a qualsiasi azione.

Perciò, è impossibile dire che questo concetto, alla base del processo di acquisto nella mente del consumatore, non funzioni più. La scelta di una persona di spendere denaro per un prodotto o servizio è sempre condizionata da un’impulso emotivo, che ha poi però bisogno di essere giustificata a livello razionale. La Reason Why fornisce tutte le motivazioni che provano la veridicità del messaggio promozionale, o meglio, dell’USP.

L’USP è in grado infatti di comunicare al consumatore l’unica e fondamentale cosa che gli interessa e che, di conseguenza, ricorderà. Spiega cioè il perché il tuo prodotto o servizio risolve i suoi problemi, esaudisce i suoi desideri o soddisfa i suoi bisogni. Questa sarà la spiegazione, la “Reason Why”, dell’acquisto.

Concetti “primitivi” del Marketing come Unique Selling Proposition e Reason Why risultano dunque essere non solo concetti ancora utili, bensì pilastri fondamentali nel processo di costruzione di una campagna promozionale.

 

Ombrello giallo su sfondo di cielo e ombrelli in bianco e nero

Ombrelli in bianco e nero su sfondo di cielo nuvoloso con focus su ombrello giallo

Le critiche alla Unique Selling Proposition che non stanno in piedi

Appare evidente già da quello che abbiamo anticipato che le attuali critiche verso il funzionamento dell’USP risultano sterili e irragionevoli. Esse si fondano principalmente sull’idea che essendo il mercato di oggi pieno di concorrenti che puntano a svalutare a affossare gli altri, ciò che diventa importante è come tu riesca a differenziarti rispetto a loro per primeggiare e vendere di più. In pratica, focalizzano la loro attenzione esclusivamente sul Posizionamento del Brand anziché sul reale motivo che li spinge a fare marketing, ovvero il loro prodotto.

L’USP e il Brand Positioning sono due concetti divergenti: FALSO

Il primo punto su cui le critiche risultano particolarmente inadeguate è il mettere l’USP e il Brand Positioning in contrapposizione. Infatti, sia l’uno che l’altro servono per comunicare ai clienti la tua promessa di vendita. Si può dire dunque che i due concetti hanno molti punti in comune e sono interconnessi tra loro; la principale differenza è ciò su cui focalizzano la loro attenzione.

  • L’USP è uno strumento nato in un periodo in cui la concorrenza non era agguerrita come oggi poiché il mercato lasciava scoperte molte nicchie: parlare esclusivamente dell’unicità del prodotto/servizio che vendevi era sufficiente per entrare nella mente del consumatore come risposta ai suoi bisogni.
  • Il Brand Positioning è invece un concetto nato in epoca più recente, dal momento in cui prodotti offerti e aziende concorrenti hanno iniziato a comparire sul mercato in gran numero e in poco tempo. Il focus del posizionamento si è spostato dunque sulla concorrenza: il punto di partenza diventa la comunicazione avversaria. Tu dovrai andare ad occupare il posto che il concorrente ha lasciato scoperto e differenziarti per essere l’unico del settore a produrre un certo prodotto/servizio e risolvere uno specifico problema del consumatore.

L’altra differenza è sulle tempistiche: se l’USP, essendo uno strumento di Marketing a Risposta Diretta ha effetti verificabili nel breve periodo, il Brand Positioning impiega più tempo per avere efficacia e ha obiettivi  a medio-lungo termine.

L’USP non funziona in un mercato altamente concorrenziale: FALSO

L’errore in questo ragionamento sta nel non capire che nella definizione stessa di USP risiede il concetto di differenziazione. Ricordiamo infatti che secondo il suo ideatore, Reeves, l’USP deve rispettare tre criteri principali

  1. Deve dire all’acquirente: “Se compri questo prodotto, otterrai questo specifico beneficio“,
  2. Deve proporre qualcosa di diverso da ciò che offrono i tuoi concorrenti o qualcosa che loro non possono offrire
  3. Deve avere così tanta efficacia da riuscire ad attirare nuovi clienti verso il tuo prodotto/azienda.

Noi aggiungiamo un quarto punto, che è un cardine della comunicazione aziendale, ma che tuttavia non è mai scontato:

4. Devi idearlo avendo in mente il tuo potenziale cliente e ciò che interessa a lui

In poche parole, l’USP è la base per costruire tutta la tua Strategia di Marketing, perché è il modo più diretto e immediato di avvantaggiarti nel posizionamento sul mercato e dunque, di avere una possibilità di vendere più degli altri.

Diventa dunque uno strumento di differenziazione anche e soprattutto in un mercato altamente competitivo.

 

Lavagna con disegno di strategia

Lavagna con disegno di lampadine gialle sommato a disegno di ingranaggi colorati che sono uguali a un grafico in crescita

L’USP come strumento del Brand Positioning che sfida la concorrenza

L’evoluzione dei mercati ha fatto crescere ed evolvere l’USP, che si adatta perfettamente alle necessità di un mercato globale, concorrenziale e in rete. Questo strumento “primitivo” per gli impulsi che scatena nei consumatori, ha un valore particolare se considerato in una strategia più amplia in funzione del Brand Positioning.

Si potrebbe dire che l’USP rende operativo e funzionante nel breve termine il Brand Positioning. Questo perché, quando si utilizzano strategie di Marketing a Risposta Diretta, si comunica il proprio messaggio differenziante in modo immediato ed impattante e si mettono i propri fattori di unicità costantemente davanti agli occhi dei propri clienti.

E quelli che sono già tuoi clienti, che dunque seguono il tuo Brand e conoscono sia i tuoi prodotti che la tua Immagine Aziendale, si sentiranno ribadire continuamente perché proprio il tuo brand è perfetto per loro. È in questo modo, come “effetto secondario” di tante azioni di Marketing a Risposta Diretta, che realizzerai Brand Positioning.

Viceversa, si può dire che mentre costruisci la tua Immagine Aziendale e ti affermi come occupante di una certa nicchia di mercato, spingi le persone a fare costantemente qualcosa, nello specifico, a consumare il tuo prodotto.

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Nuove occasioni di business con l’IOT, l’Internet delle cose

Quando ci occupiamo di telecomunicazioni sentiamo spesso parlare di Internet Of Things o, più semplicemente, Internet Delle Cose. Chiamato anche internet degli oggetti, è una parola che fa riferimento alla possibilità di internet di estendersi al mondo reale degli oggetti e dei luoghi concretamente esistenti.

Introdotto da Kevin Ashton, direttore esecutivo del Centro di Auto-ID del MIT (Massachusetts Institute of Technology), durante una presentazione per Procter&Gamble nel 1999.

Che cos’è l’IOT?

L’Internet delle cose è un’evoluzione dell’uso della rete internet: gli oggetti che ci circondano si collegano, si rendono identificabili e acquisiscono intelligenza grazie all’accesso ai dati e alle informazioni aggregate da parte di altri.

Qualsiasi oggetto può acquisire un ruolo attivo e interattivo, grazie al collegamento con la rete Internet.

È così che le confezioni di farmaci ci ricordano di prendere le medicine, le sveglie suonano prima la mattina se c’è più traffico del solito e le scarpe si collegano a quelle degli altri per permetterci di gareggiare a distanza.

Gli oggetti connessi alla rete vengono chiamati smart objects, vale a dire oggetti intelligenti.

Le caratteristiche principali di questi oggetti smart, sono la possibilità connettersi, di essere identificati in maniera univoca e di elaborare e sviluppare capacità per interagire con l’ambiente esterno.

Per fare questo, gli oggetti e i luoghi sono muniti di etichette identificative a radio frequenza, chiamate Rfid. Si tratta di una tecnologia di tipo Auto-Id (identificazione univoca), non molto conosciuta da chi non si occupa del settore IOT, ma alla base di piccoli strumenti che certamente ognuno di noi utilizza senza rendersene conto: barcode, QRcode, Nfc (per il pagamento senza contatto).

Grazie a queste tecnologie gli smart objects comunicano informazioni in rete oppure a dispositivi mobili come i telefoni cellulari.

Dove può essere applicata l’IOT?

All’inizio, gli smart objects erano connessi ma non possedevano molte funzioni; di fatto, non venivano sfruttate tutte le reali potenzialità offerte dalla connessione.

Ora invece, all’oggetto connesso stanno iniziando ad abbinarsi sempre più servizi, che sono il valore aggiunto del prodotto e lo trasformano in un’occasione di business.

Per capire meglio questo cambiamento, è utile fare qualche esempio concreto.

Amazon Dash Button

Il bottone “Dash” di Amazon, conosciuto anche come “Dash Button”, ne è un esempio. È un oggetto dotato di connessione che viene posizionato nei pressi della lavatrice e, quando necessario, schiacciando il bottone si può ordinare del detersivo in quantità prefissate.

Home Speakers

Un altro esempio di come lo sviluppo della tecnologia IOT abbia completamente cambiato il panorama delle telecomunicazioni, sono gli “home speaker”, dispositivi che consentono di impartire ordini agli oggetti connessi attraverso comandi vocali.

Sono equipaggiati con sistemi basati sull’intelligenza artificiale, sempre più efficienti, identici a quelli installati ormai di default sugli smartphone (Google Assistant, Cortana di Microsoft, Alexa di Amazon).

Questa nuova declinazione IOT sembra essere tra i settori di mercato più coinvolti dalla rivoluzione digitale; addirittura, secondo i dati raccolti dall’osservatorio ne sono usciti nel 2017 almeno 50 modelli diversi, da un gran numero di produttori, e ne sono stati venduti globalmente oltre 40 milioni di pezzi.

Smart Metering

Anche lo Smart Metering rientra tra le applicazioni più produttive dell’Internet Of Things. Si tratta di sistemi che consentono la telelettura e telegestione dei contatori di energia elettrica, gas e acqua.

I vantaggi di questi sistemi sono numerosi: a partire dalla riduzione di costi per le letture e per le operazioni di gestione del contratto che possono essere effettuate in modo automatico a distanza senza un intervento in loco dell’operatore.

Smart Building

L’applicazione però che più di tutti ha cambiato (positivamente) le abitudini delle persone, spopolando negli ultimi anni, è stata quella dello Smart building, l’edificio intelligente.

Un edificio costruito per pensare e prendersi cura, in completa autonomia e da remoto, delle esigenze di chi vi abita: dall’illuminazione, al riscaldamento, passando per l’accensione e lo spegnimento di luci, condizionatori, musica, TV, finestre, tende ed elettrodomestici.

Quanto vale il mercato IOT? Sveliamo un po’ di numeri.

L’Internet of Things – in italiano “internet delle cose” – nel 2017 ha toccato i 3,7 miliardi di euro, +32% rispetto all’anno precedente. Una cifra tutt’altro che trascurabile in virtù di un trend in costante crescita.

L’incredibile ascesa di questa tecnologia all’avanguardia deve molto all’arrivo della connettività in oggetti prima esclusi.

Non solo più connettività cellulare, che comunque vede un + 29% per un valore di 2.2 miliardi di euro, ma anche tecnologie di comunicazione, che registrano un incremento del 36%, toccando la cifra di 1,5 miliardi di euro di crescita.

In Italia, la crescita dell’Internet of Things è pari e, in alcuni settori superiore, a quella dei Paesi dell’area occidentale. Questo mercato, nel 2017 è aumentato soprattutto per effetto degli obblighi normativi legati allo Smart Metering, vale a dire i sistemi che consentono la telelettura e tele gestione dei contatori di energia elettrica e gas.

Lo Smart Metering ha così toccato i 980 milioni di euro nel 2017, segnando un + 3% rispetto al 2016 e occupando il 26% del marcato.

Seguono Smart Building, Smart Home e Industrial IoT, rispettivamente in aumento del 45%, 40% e 35% rispetto al 2016, e che rappresentano i settori che offriranno degli ampi tassi di crescita anche nel 2018.

Come può essere utile l’IOT per le aziende? Quali sono le opportunità da cogliere?

Visti i numeri dietro a questo incredibile mercato in ascesa, non stupisce che le aziende siano in competizione per accaparrarsi i servizi migliori e le tecnologie più interessanti.

L’intelligenza artificiale, unita ad un uso delle tecnologie di ultima generazione e a un Internet sempre più efficace e pervasivo, amplia il ventaglio di nuovi servizi a portata di azienda.

La diffusione sempre più capillare di questa nuova tecnologia ha permesso la nascita di aziende di nuovo tipo e nuova concezione, maggiormente orientate allo sviluppo di prodotti e servizi.

La maggior concentrazione di queste imprese è negli Stati Uniti, ma esistono anche interessanti casi italiani.

Nonostante tutto, dobbiamo scontrarci ancora con un problema di fruibilità.

Gli smart object richiedono competenze che nella maggior parte dei casi l’utilizzatore non possiede e avrebbero bisogno di tecnici in grado di installarli e di attivarli.

IOT, smart object, intelligenza artificiale. A volte sembra quasi di parlare di un mondo fantascientifico. Eppure questo il nostro futuro più prossimo. Se vuoi continuare a conoscere tutte le nuove tendenze marketing, digital e non, continua a seguire il Blog di Mg Group Italia.

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Come e perché utilizzare Facebook Lead Ads

Che cos’è Facebook Lead Ads?

La Lead Generation nasce da un’esigenza aziendale molto semplice: incrementare i contatti potenzialmente interessati al nostro business.

Per farlo Facebook mette a disposizione uno strumento in grado di attingere da un pubblico di oltre 2 miliardi di utenti attivi ogni giorno.

Grazie a Facebook Lead Ads le aziende possono creare annunci specifici per la raccolta di contatti.

Con l’aggiornamento di marzo 2016 questo strumento è stato ulteriormente potenziato, permettendo l’inserimento di una Call To Action per l’iscrizione alla newsletter aziendale, senza che l’utente debba per forza lasciare la piattaforma. La scelta è dovuta al fatto che gli utenti sono molto pigri e preferiscono compiere poche azioni.

Prima dell’aggiornamento, era necessario uscire dall’ecosistema di Facebook, magari per collegarsi ad una landing page e compilare il form per lasciare i propri dati. In molti casi, davanti a questa richiesta, l’utente abbandona l’idea ed esce dalla pagina, a meno che non gli si dia qualcosa in cambio.

Gli annunci Facebook Lead Ads aiutano a risolvere questo problema: l’utente dovrà semplicemente cliccare sull’annuncio e in questo modo si aprirà una finestra con i dati del profilo già precompilati. L’utente non dovrà fare altro che cliccare nuovamente e il gioco è fatto: avremo il contatto di un nuovo potenziale cliente.

Facebook Lead Ads: come si usa?

Per poter utilizzare questo strumento bisogna per prima cosa accedere al proprio account pubblicitario e aprire una nuova campagna. Gli obiettivi che si possono selezione per le pubblicità a pagamento di Facebook sono diversi, a noi interessa la voce “Generazione di Contatti”.

Procedendo, possiamo continuare con la normale creazione di una campagna Facebook per la quale dovremo definire gli annunci che vogliamo mostrare, il target, la durata e il budget.

A questo punto basterà semplicemente scegliere il tipo di inserzione: scorrimento di immagini, immagine singola, video o slideshow.

Infine, inseriamo il testo e il link da inserire all’interno della campagna ed il “gioco” sarà quasi fatto.

A questo punto dovremo selezionare la CTA di cui abbiamo parlato all’inizio e personalizzare i campi del form che vogliamo far compilare ai potenziali clienti.

L’inserzione è completa! Dopo aver superato l’analisi finale di Facebook, sarà pronta per raccogliere contatti.

Perché la Lead Generation dovrebbe essere sempre presente nelle nostre strategie online?

L’acquisizione di nuovi contatti è necessaria per ampliare la propria rete di clienti e il solo sito web non è sufficiente a crearne di nuovi.

Gli utenti inoltre sono costantemente bombardati di informazioni e stimoli e attirare la loro attenzione è sempre più difficile. Riuscire a differenziarsi con una pubblicità diversa, più coinvolgente e interattiva è fondamentale per invogliarli a lasciare i propri dati.

Facebook Leads Ads permette di scegliere diverse CTA: Iscriviti (ad una Newsletter), Richiedi Subito (nel caso di un buono sconto o una promozione particolare) oppure Scarica (un file, una guida o un e-book). Queste azioni rendono più interattivo l’annuncio e creano, fin da subito, un legame di scambio con il potenziale cliente che beneficerà di un piccolo regalo da utilizzare subito.

Qual è il ruolo di Facebook Lead Ads nella strategia aziendale?

L’utente non acquista solo perché ha visto un annuncio, il processo è molto più articolato e complesso.

Facebook Lead Ads, permette di incontrare il potenziale client in una fase successiva alla semplice visualizzazione dell’annuncio: cliccando egli già manifesta interesse nei nostri confronti e se poi decide di usufruire del nostro regalo (coupon, guida, e-book etc) significa che abbiamo già creato una connessione.

Facebook Leads Ads: i pro

Il principale vantaggio è quello di essere immediato. Dopo la visualizzazione ed il primo click, già si passa al form precompilato: l’utente non deve fare nulla, legge e se lo desidera clicca una seconda volta per ottenere il regalo. Questa immediatezza, dovuta soprattutto ai campi precompilati, rende questo strumento un ottimo alleato per vincere la distrazione dell’utente.

Il fatto di non costringere l’utente ad uscire dalla piattaforma è un ulteriore punto a suo favore.

Uscendo da Facebook per raggiungere il sito web o una landing page, si rischia di andare incontro ad ostacoli come, il caricamento lento della pagina o la compilazione manuale. Tutti elementi che creano disturbo alla navigazione e distraggono l’utente.

Ricordiamoci che gli utenti non hanno pazienza di aspettare, se non trovano subito quello che cercano andranno da qualche altra parte.

Facebook Leads Ads: i contro

Non si tratta esattamente di uno svantaggio quanto più di un’inevitabile conseguenza del fare pubblicità online.

Possiamo circoscrivere e selezionare il target quanto vogliamo ma nessuno ci darà la garanzia che i contatti che abbiamo raccolto siano effettivamente qualificati ed interessati.

In questo senso, paradossalmente, qualche ostacolo in più ci aiuterebbe a fare una scrematura più reale, perché se anche dopo l’uscita da Facebook e la compilazione manuale del form di contatti l’utente non demorde, allora significa che è davvero interessato a ciò che gli stiamo proponendo ed è un contatto con altissime probabilità di conversione in vendita.

Hai visto quante sono le potenzialità di Facebook Lead Ads? Vuoi utilizzarlo nelle tue strategie online per incrementare i contatti qualificati e avere più occasioni di vendita?

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L’importanza del Blog aziendale nella strategia di marketing

Perché la tua azienda dovrebbe avere un blog?

Un blog aziendale è un sito, o una parte di esso, che dà la possibilità di scrivere e pubblicare contenuti nel tempo.

Il content marketing soprattutto se fatto attraverso articoli interessanti e di qualità, può fornirci un grande aiuto nelle nostre strategie di business.

In particolare, grazie a questo strumento, potremo:

  • Mostrare il volto umano della nostra azienda. Grazie ad articoli costanti puoi far percepire della tua azienda le emozioni e il volto umano che non riesci trasmettere di solito; puoi parlare del tuo business, dei tuoi prodotti, della tua attività e molto altro, in modo semplice e più vicino ai tuoi utenti
  • Fidelizzare il pubblico. Il blog aziendale è una realtà imprescindibile se vuoi raccogliere il pubblico intorno al tuo brand. Scrivendo con regolarità e utilizzando gli strumenti più adeguati a creare una linea editoriale interessante. Attraverso i social, i commenti e le newsletter, potrai riproporre questi contenuti in forme diverse per interagire con i tuoi utenti su più piattaforme
  • Costruzione del Brand. L’importanza del blog aziendale si sviluppa con la pubblicazione dei contenuti di qualità. Ogni articolo online è un piccolo mattone indispensabile per comunicare competenza e professionalità rispetto a un argomento.
  • Posizionamento SEO. Attraverso il Blog aziendale, puoi ottenere grandi vantaggi anche dal punto di vista del posizionamento nei motori di ricerca, che privilegiano contenuti di qualità, utili e soprattutto aggiornati.

Quali caratteristiche deve avere il Blog aziendale?

Per aiutarti a comunicare un volto diverso della tua azienda, il Blog e gli articoli devono avere determinate caratteristiche:

  • I contenuti devono essere interessanti e di qualità, ma soprattutto, devono essere utili per chi li legge, cioè l’utente de visita il nostro sito
  • Il tono con cui scriviamo gli articoli non deve mai essere autoreferenziale, ma bisogna privilegiare un tono di voce colloquiale e amichevole
  • Deve essere integrato con i social. Essendo i social network tra i principali canali tramite cui gli utenti arrivano al sito, è necessario collegare il Blog aziendale ai profili social e condividere i contenuti in modo semplice e leggero, tenendo sempre a mente che ogni social ha il suo stile di comunicazione e ile sue caratteristiche

Il blog aziendale nasce come canale bidirezionale dove il lettore può interagire con l’azienda e conoscerne il lato più umano. Saper scrivere un buon testo non basta però per accontentare gli utenti e coinvolgerli.

Bisogna saper toccare le corde giuste e parlare degli argomenti giusti. Altrimenti si rischia di creare il peggior incubo degli utenti: il blog autoreferenziale che serve solo a celebrare la capacità e i successi dell’azienda. Ricordiamoci sempre che oggi è l’utente ad essere al centro di tutto, per questo non ha senso una prospettiva che veda l’azienda come protagonista.

Mg Group Italia può aiutarti a creare e gestire il tuo Blog Aziendale grazie a figure professionali dedicate che sapranno parlare della tua azienda e del tuo lavoro con un approccio semplice e diretto, capace di trasmettere i tuoi valori in modo coerente.

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Quanto vale l’E-commerce in Italia?

Il valore dell’E-commerce in Italia e nel mondo

Che l’E-commerce sia ormai una realtà economica inarrestabile è indubbio, e dati dell’ultimo Black Friday ne sono una prova.

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, il valore dell’E-commerce è aumentato del 16% andando ad incrementare il fatturato di oltre 3 miliardi di euro rispetto al 2017.

Tiriamo dunque le fila di questo anno, analizzando insieme dati e implicazioni di questa inarrestabile ascesa economica in Italia e nel mondo.

In Italia

Al termine del 2018, il valore dell’E-commerce in Italia ha superato i 27,4 miliardi di euro con un incremento di circa 3,8 miliardi (+16%) rispetto ai 12 mesi precedenti.

Nonostante questi numeri, il nostro paese fatica ancora a raggiungere gli standard e i livelli di qualità che caratterizzano lo shopping online Europeo.

Sono ancora molte le aziende italiane che si scoraggiano di fronte alle incredibili potenzialità del mercato online e, persi tra dubbi e preoccupazioni, si lasciano sfuggire le potenzialità dell’E-commerce e di strumenti come il dropshipping in grado di aiutare anche i più inesperti.

I prodotti ci sono, a partire dalle eccellenze del Food&Grocery che nel solo 2018 ha raggiunto 1,1 miliardo di euro (+34%) di fatturato; manca però la capacità di coprire in modo capillare la territorialità: ancora 4 italiani su 5 non possono fare la spesa da “supermercato” con un livello di servizio adeguato.

Differenze tra Nord, Centro e Sud

Il valore dell’E-commerce è in costante e generale aumento in tutta Italia, tuttavia, esso è il risultato dello sviluppo di dinamiche completamente diverse che caratterizzano il Nord, il Centro e il Sud del nostro paese.

E’ così che lo shopping online italiano ha una concentrazione maggiore al Nord con il 56% dei volumi totali, rispetto al Centro (23%) e al Sud e alle isole (21%).

Il valore del retail

Grazie ad una crescita maggiore rispetto al negozio fisico, il retail (ossia la vendita al dettaglio) è riuscito a guadagnare, rispetto al 2017, un punto percentuale, sfiorando il 6,5%.

Possiamo concludere quindi che il retail si sta lentamente conquistando una fetta maggioritaria dell’aumento dei consumi totali.

La penetrazione, ossia la percentuale di persone che hanno scelto lo shopping online sul totale dei compratori, passa dal 4% al 5% per i prodotti e raggiunge il 10% per i servizi.

I prodotti

Possiamo notare significative differenze anche per quanto riguarda il dispositivo utilizzato per gli acquisti online e i settori merceologici collegati.

Il 31% (+6%) degli acquisti effettuati online è generato da smartphone che così accorcia la distanza dal suo principale concorrente, il desktop che, pur rimanendo in testa, perde alcuni percentuali rispetto al 2017 e scende al 62% (-5%).

Anche il tablet mostra una lieve perdita, scendendo dall’8% al 7%.

Il valore dello shopping online effettuato da smartphone supera gli 8,4 miliardi di euro, con un incremento del 40% (204 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente.

Nonostante resti secondo nella classifica dei dispositivi maggiormente utilizzati per lo shopping online, lo smartphone è comunque lo strumento più utilizzato per l’acquisto in alcuni specifici settori.

Nel settore del Food&Grocery, ad esempio, lo smartphone ha un valore rispetto al totale dell’E-commerce del 32%; nell’abbigliamento registra invece il 45%.

Per quanto riguarda i servizi, la percentuale è minore: 9% per le Assicurazioni e 18% per il Turismo e i trasporti; questi numeri sono tuttavia influenzati da un processo di acquisto più lungo e complesso che in molti casi scoraggia l’acquirente.

Export: la voce più interessante

La voce più interessante (e scoraggiante) del report sul valore dell’E-commerce nel mercato italiano, resta l’Export, inteso come il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri.

Con un valore di circa 3,9 miliardi di euro, l’export costituisce il 16% delle vendite E-Commerce totali; di questi, 1,3 miliardi provengono dal settore dei servizi (spinto dal settore del Turismo) e 2,6 miliardi dai prodotti.

In ogni caso, resta l’abbigliamento il settore di punta dell’export italiano.

Visto il valore del Made In Italy, c’è da chiedersi come mai l’export sia la voce più debole del report relativo al valore dell’E-commerce in Italia.

Il motivo risiede nelle complessità operative, tra cui obblighi e oneri logistico-distributivi, e legislative che spaventano le piccole realtà economiche.

Insomma, puntare all’estero con l’E-commerce resta ancora una strada difficile da percorrere nonostante la fiducia attorno al digitale si in aumento. Eppure, i motivi per investire su un E-commerce sono molti, a partire dal risparmio economico.

Il valore dell’E-commerce nel mondo

Rispetto a quanto avviene in Italia, si stima che, al termine del 2018, il valore dello shopping online possa superare i 2.500 miliardi di euro (+20%) rispetto all’anno scorso.

In questo panorama di forte crescita, Cina e Stati Uniti sono leader incontrastati.

La Cina si conferma il primo mercato mondiale in assoluto con oltre 1.000 miliardi di euro (+19%) e un tasso di penetrazione del 18%.

Al secondo posto troviamo gli Stati Uniti, con 620 miliardi di euro (+12%) e una penetrazione del 17%.

Infine, al terzo posto, l’Europa con 600 miliardi di euro e una penetrazione del 10%.

Come hai visto, l’E-commerce si sta imponendo come una realtà inarrestabile e per restare competitivi e non perdere queste nuove opportunità occorre aggiornarsi e affidarsi a chi da sempre si occupa di questo settore. Mg Group Italia può aiutarti ad entrare nel mercato del futuro, strutturando E-commerce in grado di darti la giusta visibilità. 

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Social Media Strategy per B2B: quale social scegliere?

Hai un’azienda coinvolta nella rete commerciale B2B? Ti sei mai chiesto quali possano essere le opportunità social per il tuo business?

I social network sono diventati un elemento imprescindibile per qualsiasi attività che desideri farsi notare e trasmettere il proprio messaggio, non solo B2C, ma anche B2B.

I social ci aiutano a comprendere quali siano le aspettative del nostro pubblico, ad ottenere informazioni utili su di lui, a dialogare con lui e a comunicare informazioni, iniziative e promozioni coinvolgendolo.

Questo vale anche per le aziende che vogliono comunicare con altre aziende.

Solo in questo anno, le persone attive in internet hanno raggiunto quota 4 miliardi e di questi, ben 3 hanno dimostrato di essere attivi sui social. In Italia oltre il 73% della popolazione (circa 43 milioni) è online e oltre 30 milioni di questi sono quotidianamente connessi ad uno o più social.

È ovvio quindi che non essere presenti sui social network equivale ad eliminare una notevole fetta di mercato dalle nostre strategie aziendali.

Facebook, Twitter, Linkedin e gli altri: sono tutti uguali?

Bisogna essere sui social. Ok, ma quali social? Ce ne sono alcuni meglio di altri? Alcuni che magari danno più visibilità o sono più efficaci?

Ogni social è nato con uno scopo, certo, molti di essi hanno subito profonde trasformazioni nel tempo, ma di base tutti hanno cercato di mantenere la loro natura.

Per scegliere bisogna essere consapevoli di quali siano le reti migliori per far crescere il proprio business (quali social utilizzare?) e quali siano le azioni da mettere in pratica (come utilizzarli?)

La scelta dipende dagli obiettivi che abbiamo

I social a disposizione sono tantissimi e ognuno ha delle caratteristiche specifiche legate sia alle potenzialità che ai limiti, e perdersi nel “labirinto social” è un attimo.

Per sviluppare una Social Media Strategy coerente con il nostro business bisogna prima capire: quali sono gli obiettivi della mia azienda?

Con chi comunichiamo?

Che risultati vogliamo ottenere? Vogliamo avere più visibilità? Vogliamo cercare nuovi clienti oppure fidelizzare quelli che già abbiamo?

Vogliamo più interazione con gli utenti? Vogliamo coinvolgerli di più?

Oppure, vogliamo promuovere qualcosa? Se si, cosa esattamente?

Rispondere a queste domande può aiutarci a fare chiarezza su quali possano essere le caratteristiche che cerchiamo nei tanti social disponibili online.

Ogni social ha i suoi punti di forza e i suoi limiti, ed ogni Social Media Strategist dovrebbe esserne consapevole per pianificare le strategie giuste e per non sbagliare platea o trasmettere un messaggio nel modo sbagliato.

Facebook

Caratteristiche principali: famoso, frequentatissimo, preciso

Tono della comunicazione: colloquiale, informale, amichevole

Tra tutti i social esistenti è certamente il più conosciuto e probabilmente il più utilizzato.

Come dice il nome stesso, è un libro da leggere e consultare; chiunque può potenzialmente sapere tutto di tutti e la comunicazione è alla base del suo funzionamento. Non a caso è un social nato per mantenere vivi i rapporti tra le persone.

Facebook è la soluzione adatta se vogliamo sviluppare interazioni e costruire con le persone dei rapporti personali.

Permette di dialogare con i nostri utenti attraverso la bacheca, con messaggi privati oppure all’interno di gruppi. Possiamo utilizzare video, immagini, sondaggi oppure semplicemente del testo.

La possibilità di interazione con i clienti si genera ascoltando e rispondendo ai commenti ricevuti e analizzando il trend dei like.

Twitter

Caratteristiche principali: politico, culturale, rapido

Tono della comunicazione: formale, istituzionale, accademica

Dato spesso per spacciato, Twitter rappresenta, nonostante tutto, una realtà social molto forte per i professionisti e per le informazioni.

Per uscire dal coro e farsi ascoltare, bisogna guadagnare autorevolezza e diventare influenti.

È un social rapido e dinamico, che vive della condivisione dei contenuti visualizzabili nell’immediato e che poi si perdono tra migliaia di altri tweet, è sintetico poiché legato ai 280 caratteri di testo a disposizione ed è molto utile a livello aziendale per relazionarsi con i clienti e la customer care.

Uno degli utilizzi più consigliati per i profili aziendali infatti, è quello di poter comunicare in modo istantaneo con gli utenti, dando così una risposta pronta per risolvere i loro problemi.

Non solo, potrebbe essere molto utile anche per mantenere rapporti con altre aziende o brand attraverso lo scambio (pubblico) di tweet ed avere una buona cassa di risonanza.

Linkedin

Caratteristiche principali: professionale, di settore, serio

Tono della comunicazione: specialistico, formale, istituzionale

Linkedin è un social particolarmente indicato per i professionisti che desiderano parlare di ciò che conoscono e mettersi in contatto con figure altrettanto preparate per intrecciare rapporti di business produttivi.

Su questa piattaforma si diventa influenti per ciò che si ha da dire e se non si ha nulla da dire, si consiglia qualcosa che abbiamo trovato interessante.

Le aziende possono crearsi uno spazio dove celebrare la propria professionalità e rendersi autorevoli nel loro settore. Di solito viene utilizzato per il business networking, il recruiting del personale e per la ricerca del lavoro.

Qui non c’è posto per creatività e leggerezza, le aziende devono mostrare il loro volto ufficiale e istituzionale.

Infine, in ottica SEO, Google premia Linkedin e i suoi iscritti con una buona indicizzazione online e una certa visibilità ai profili più aggiornati.

Tra quelli proposti, questo è forse il social più adatto alle aziende che vogliono intrecciare relazioni (professionali) con altre aziende magari del medesimo settore.

Per concludere

Esistono molti altri social al di là di quelli di cui abbiamo parlato in questo articolo e scegliere quello più adatto alla nostra strategia B2B non è semplice. Dobbiamo tenere conto di numerosi fattori e analizzare attentamente rischi e opportunità.

Molti imprenditori ritengono ancora che i social non servano a nulla e siano soltanto una perdita di tempo, senza rendersi conto che ogni social è una rete di contatti importante!

Ora che hai visto quali sono le caratteristiche di questi social, quale pensi sia il più adatto alla comunicazione della tua azienda?

Se ancora non sei sicuro della tua scelta oppure preferisci pianificare una strategia social che utilizzi più piattaforma, Mg Group Italia può aiutarti a fare chiarezza e stabilire la linea editoriale più adatta al tuo business.

Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, i nostri Social Media Strategist saranno a tua completa disposizione per 

 

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Lo shopping è molto più divertente (ed economico) con Wish!

Quando facciamo acquisti, non tutti compriamo allo stesso modo. C’è chi si concentra di più sulla qualità del prodotto, chi sulla sua provenienza, chi è un fan sfegatato del packaging e sarebbe disposto anche a comprare un pessimo regalo di Natale se ben impacchettato, e chi invece preferisce prestare più attenzione al prezzo.

Per fortuna, per ogni utente esiste l’E-commerce su misura.

Se anche voi siete sempre a caccia del prezzo imbattibile, allora continuate a leggere quest’articolo perché parliamo di Wish, l’E-commerce americano dai prezzi cinesi.

Wish: un E-commerce da 2 miliardi di dollari

Fondato nel 2010 da Peter Szulczewski e Danny Zhang (ex programmatori rispettivamente di Google e Yahoo) con il nome di Context Logic, è diventato l’attuale Wish nel 2013.

Inizialmente questo e-commerce dava la possibilità di vedere in tempo reale prodotti simili a quelli cercati online dagli utenti su altri siti internet.

Dopo la trasformazione è diventato un E-commerce per prodotti scontati (anzi, scontatissimi!) a piccoli prezzi.

Oggi Wish è il 6° E-commerce al mondo, con un fatturato previsto per la fine del 2018 di 2 miliardi di dollari e un valore di mercato pari a 8,5 miliardi.

È utilizzato da oltre 500 milioni di utenti in tutto il mondo e l’applicazione mobile è nella top 5 delle shopping app in oltre 50 paesi.

Come funziona Wish?

Questo E-commerce è molto semplice da usare, ha un’interfaccia essenziale e immediata.

Si inserisce il nome del prodotto che desideriamo comprare nella barra di ricerca in alto e si scorre la news feed dei risultati. Questi non possono essere filtrati manualmente, ma vengono ordinati a partire da un algoritmo che si basa sulle preferenze manifestate dall’utente.

Se abbiamo appena aperto un account e non abbiamo ancora effettuato nessuna ricerca, i risultati che ci verranno mostrati potrebbero (almeno inizialmente) essere poco attinenti a ciò che cerchiamo.

Non sono visibili i nomi di venditori né la marca dei prodotti; piuttosto, sono le immagini l’elemento centrale insieme alle incredibili percentuali di sconti posizionate in bella vista.

Prezzi bassi, gamification e nessuna responsabilità. Ecco le caratteristiche di Wish

Il prezzo, quasi uguale a quello di produzione, è indubbiamente il fattore determinante. Talmente tanto determinante da non incidere in alcun modo neppure sui lunghi tempi di spedizione; per una consegna infatti, è possibile attendere anche fino a 4 mesi.

Ma anche il gioco viene premiato. Tramite la “gamification”, ossia l’utilizzo di elementi tipici del gioco in contesti diversi dal gioco, si dà la possibilità agli utenti di vincere sconti e abbassare il prezzo dei prodotti.

Se questo non bastasse, è possibile ridurre ulteriormente il prezzo acquistando i prodotti insieme ad altri utenti.

Un altro elemento che distingue l’E-commerce californiano da tutti gli altri grandi mercati online, è il fatto che Wish si dichiara completamente estraneo alle transazioni svolte dagli utenti per l’acquisto dei prodotti. L’E-commerce non ha nessun tipo di controllo relativamente ai prodotti, la loro sicurezza o qualità, il loro essere legale o meno e non garantisce in alcun modo che i prodotti visualizzati e poi ordinati siano uguali a quelli recapitati.

Questo accade perché Wish non è un negozio online che vende direttamente gli oggetti, ma piuttosto una piattaforma che concentra migliaia di venditori, cinesi e non solo.

Allora, perché Wish è un’E-commerce vincente?

Molto semplicemente Wish è riuscito a sfruttare le potenzialità di un mercato ignorato e dimenticato dagli altri giganti dello shopping online: il mercato degli utenti interessati unicamente al prezzo e non alla marca.

Facendo leva su questo fattore e su modalità di acquisto impulsivo legate a sconti strabilianti spesso a scadenza, questo piccolo grande E-commerce si è fatto rapidamente strada tra i big del mercato online come E-bay e Amazon e il suo successo è testimoniato dall’offerta di 10 miliardi di dollari che Amazon ha fatto nel 2017 per rilevare la piattaforma.

È indubbio che il caso di questo E-commerce dai prezzi incredibilmente bassi possa insegnare molto.

A partire dalla sua storia: Wish non è nato solo da un’intuizione, ma da un utilizzo scrupoloso dei dati che hanno fatto strada a questa geniale intuizione. L’elemento vincente non è dunque solo il prezzo, ma la consapevolezza del valore dei dati e della strategia Data-Driven.

Comprare o non comprare su Wish?

Settimane di attesa per la spedizione, customer care praticamente inesistente, prodotti quasi sempre di origine cinese e non sempre di qualità. Conviene davvero comprare su Wish?

Si, se si tiene conto di alcuni fattori:

  • Se i prezzi sono così bassi la qualità non può essere alta. Non è un problema, ma bisogna tenerlo bene a mente quando si acquistano oggetti a basso costo
  • Occorre avere pazienza: il prezzo così basso è giustificato anche da lunghi tempi di attesa
  • Attenzione alle taglie! La maggiorparte dei prodotti proviene da paesi orientali che utilizzano misure completamente differenti da quelle Europee

Se si tengono a mente questi pochi consigli, comprare non solo sarà economico, ma anche molto divertente!

Tutti possiamo entrare nel promettente mercato online se utilizziamo le giuste leve per attrarre l’utente. Sappiamo che ogni utente compra in maniera diversa e questo ci dà un grandissimo vantaggio: ci permette di creare strategie su misura per ognuno di essi in base alle loro preferenze.

Se anche tu vuoi testare le incredibili possibilità dell’E-commerce, Richiedici una Consulenza Gratuita e Senza Impegno, pianificheremo insieme a te la strategia migliore per costruire il tuo E-commerce e ti aiuteremo valorizzare nel modo giusto il tuo business online.

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Sharing economy: valore reale o semplice illusione?

Economia della collaborazione o della condivisione, peer economy, economia on-demand e consumo collaborativo; questi sono solo alcuni dei termini con i quali viene spesso chiamata la Sharing Economy.

Ma che cos’è esattamente la Sharing Economy?

Non è facile rispondere a questa domanda. Un po’ perché si tratta di un fenomeno abbastanza recente, un po’ perché dietro a questa parola ci sono conetti e realtà diverse.

Cos’è la sharing economy?

Proviamo così: Uber? Air B&B? BlaBlaCar? Forse adesso è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Quasi tutti almeno una volta avrete sentito parlare, oppure addirittura utilizzato, questi servizi. Si tratta di esempi concreti di Sharing Economy.

Un nuovo modello economico che parte direttamente dai bisogni degli utenti. Parliamo di utenti e non di soli clienti, perché il secondo fattore che caratterizza la Sharing Economy, è proprio il suo essere digitale.

La Sharing Economy è un’economia all’interno della quale professionisti e consumatori mettono a disposizione tempo, competenze, beni e conoscenze per creare relazioni virtuose di scambio reciproco che implicano un utilizzo della tecnologia digitale.

In altre parole, la Sharing Economy è un esempio perfetto di economia circolare, ossia di un’economia che, grazie al suo stesso modo di funzionare, è in grado di rigenerarsi da sola. È un’economia che unisce la tecnologia alle competenze delle persone comuni per soddisfare delle necessità.

Grazie poi all’utilizzo di smartphone e applicazioni la Sharing Economy ha trasformato le città in grandi e generose comunità virtuali. Comunità all’interno delle quali un po’ tutti possiamo essere protagonisti.

Il valore sociale della sharing economy

Basandosi sulla condivisione e sulla compartecipazione, la Sharing Economy assume anche un valore sociale.

Se per soddisfare le necessità degli utenti, la comunità online si impegna a mettere a disposizione di tutti, tempo, risorse e conoscenze, in cambio di un piccolo pagamento (anch’esso condiviso nella maggior parte dei casi), è chiaro che il valore sociale assume un aspetto di fondamentale importanza.

Questo nuovo modello economico promuove il riuso, il riciclo, il risparmio, una certa redistribuzione di denaro e perché no, anche la socializzazione e la salvaguardia ambientale.

Ecco perché per molte persone quest’economia ha rappresentato, sin dall’inizio, l’opportunità per ricostruire il valore sociale della collettività.

Si, perché l’idea di unire le proprie forze a quelle degli altri per risolvere un problema comune non è certo nata ieri.

Già in epoche storiche più antiche villaggi e chiese mettevano in pratica questi concetti.

Questo valore “sociale” è reale oppure è una scusa per sfruttare lavoro a basso costo?

Al servizio di tutti, con l’aiuto di tutti. Così potremo definire la Sharing Economy in breve.

Detto così, assomiglia più ad un bellissimo sogno che ad un’economia reale, e per alcuni infatti, si tratta proprio solo di un sogno.

In molti sostengono che dietro a questo nuovo modello economico si celi in realtà la volontà, per chi gestisce questi servizi, di manipolare e controllare forza lavoro a basso costo senza per altro garantirne alcuna tutela lavorativa.

Per capire meglio i possibili sviluppi di questa nuova economia circolare dobbiamo chiarire quale sia il suo effettivo valore, sia in termini economici che politici.

Quanto vale la Sharing Economy?

I settori che guideranno l’esplosione dell’economia della condivisione sono principalmente cinque:

  • Trasporti
  • Alloggi (a breve termine)
  • Finanza collaborativa
  • Servizi domestici
  • Servizi professionali on-demand (su richiesta)

A livello geografico invece i paesi più attivi e coinvolti in questa trasformazione sono quelli del Nord Europa: Gran Bretagna e Germania in primis con oltre 50 imprese operative e Olanda e Spagna a seguire con un numero di attività comprese tra 15 e 30.

I ricavi lordi delle piattaforme impiegate per offrire servizi di Sharing Economy rappresentano un trend in crescita: sono stati calcolati in 28 miliardi di euro nel 2015 e si prevede che, continuando a crescere a questo ritmo, raggiungeranno i 300 miliardi entro il 2025.

La Sharing Economy e la tutela della legge

Pur trattandosi di un fenomeno sociale antico, la tecnologia ha avuto su di esso un effetto distruttivo, rendendo indispensabile la revisione di leggi obsolete e inadatte a gestire questa trasformazione digitale.

La vicenda di Taxi Uber ne è un esempio. Nato come servizio di Car Sharing, ossia di condivisione di auto (o di alcuni posti liberi su di essa) si è arrivati a Uber, un servizio in cui di condiviso c’è ben poco e gli autisti di fatto sono dei professionisti che svolgono un lavoro dipendente ma senza godere di alcuna tutela.

Lo stesso discorso vale per i fattorini che fanno le consegne a domicilio, le persone che fanno le pulizie per Helping (servizio di pulizie a domicilio su prenotazione) oppure per i freelance di Upwork.

Gig Economy, economia dei “lavoretti”, per indicare tutti quei modelli di business in cui la forza lavoro è rappresentata da appaltatori indipendenti e liberi professionisti invece che da impiegati a tempo indeterminato.

In tutti i casi si tratta di lavori temporanei, pagati a prestazione e non tutelati.

E il futuro?

Abbiamo potuto vedere come questa nuova economia del consumo collaborativo abbia tutte le carte in regola per diventare un modello di rilievo nel futuro.

Le potenzialità sono molte, così come lo sono rischi e i problemi da risolvere.

Ma perché la Sharing Economy possa davvero realizzarsi, dobbiamo riflettere sul suo reale significato sociale e passare dal concetto di “condividere guadagnando” a quello di “guadagnare condividendo”.

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