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Ti stai chiedendo chi è il nuovo cliente e il nuovo business per il tuo business online? Di seguito le risposte che cercavi.

Internet ha spaccato il mondo in due: nativi digitali e immigrati digitali.

Ultimamente si parla spesso di generazione Y, una fonte di grandi risorse e aspettative per le aziende viste le sue competenze digital.
Ma non bisogna necessariamente essere nati fra il 1980 e il 2000 per essere digital.

Quelli di cui parliamo infatti fanno parte di un’altra generazione, la Generazione C.
Cosa significa?
In base alla persona a cui si fa riferimento, la “C” può significare “collaborazione”, “community”, “computerizzato” e “contenuti”.
Si tratta della generazione connessa: è un concetto che non ha a che vedere con l’età, ma è legato alla modalità di connessione ed espressione.
La generazione C è riuscita a integrare completamente la tecnologia nella propria routine quotidiana.
Questo è il futuro del genere umano e del business.

Il modo di esprimersi è cambiato totalmente grazie ai nuovi media multimediali.
Il cambiamento non è stato, né è, imminente, ma è collocato in un futuro imprecisato.

Chi appartiene a questa generazione non è solo online, ma è attivo e coinvolto nelle community online: dai social network più conosciuti ai siti dove recensisce spesso i prodotti.
Non si limita a usufruire dei contenuti esistenti, ma ne crea e cura di nuovi.
La Generazione C è la generazione di prosumer: crea e condivide contenuti sul Web, è parte attiva nelle varie community, esprime le proprie opinioni e racconta le proprie esperienze attraverso i media digitali.

L’età diventa quindi un semplice fattore anagrafico senza significato, perché questo stile di vita e di connessione può appartenere a chiunque.
Il fattore che fa la differenza è la padronanza del mezzo, in cui i nativi digitali sono agevolati.

La generazione C è costantemente connessa, fortemente comunicativa e contenuto-centrica, con la necessità continua di scrivere, postare e commentare quello che fa e pensa.

In questa società iperconnessa, i protagonisti non sono più i brand, ma le persone che condividono costantemente esperienze che riguardano i brand stessi.
Ogni singola esperienza condivisa diventa un’opinione importantissima per guidare il processo di scelta e acquisto degli altri.

Quante volte le tue scelte sono state influenzate dalle recensioni di TripAdvisor?
Dai commenti che hai letto su Facebook o Twitter a qualche locale?
Quante volte una foto di un piatto accattivante su Instagram ti ha fatto prenotare per il weekend?
Quante volte prima di acquistare qualcosa leggi le recensioni di quel prodotto sulla Rete?
I pareri degli altri online diventano ogni giorno sempre più incisivi sulle nostre scelte.

Purtroppo non tutte le aziende riescono a stare al passo con le esigenze e le modalità comunicative della Generazione C: questa specifica evoluzione nel comportamento del consumatore è complessa da cogliere e gestire. Un’altra immane difficoltà è allinearvisi e soprattutto come farlo bene.

Questa nuova generazione di consumatori gioca in casa sul digitale e non è possibile abbindolarla.
Per colpirla c’è bisogno di ripensare totalmente strategie e obbiettivi, mettendo totalmente al centro il consumatore con queste nuove caratteristiche.

Ogni azienda deve capire come, quando e dove entrare a far parte dei racconti che gli utenti regalano gratuitamente alla Rete.

Ti eri accorto di questo cambiamento?


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